CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZIONE, COMPLETAMENTO E SISTEMAZIONE DELLA PIAZZA MATTEOTTI

CZalCUBO Catanzaro / Italy / 2007

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Uno dei dati più significativi che contraddistingue il panorama architettonico attuale è il fenomeno del pluralismo linguistico, probabilmente il principale responsabile dell’appiattimento generalizzato dei valori più propri e specifici della società e della sua storia.
L’aspetto più interessante nella produzione architettonica contemporanea è la tendenza a travalicare gli ambiti netti e definiti degli stili a vantaggio di un’architettura che riduce al minimo il linguaggio formale traendo le proprie regole dalla costruzione logica e razionale del progetto e dalla reinterpretazione del luogo inteso in senso concreto e fenomenologico del termine; un’attenzione al contesto che oggi appare fondamentale essendo chiamati sempre più frequentemente ad operare, ormai non più secondo una logica di espansione della città ma principalmente tesa a ridefinire l’assetto nell’ambito di un processo di adeguamento e modificazione della struttura fisica e miglioramento della sua qualità, dove il concetto di innovazione o invenzione si è sostituito a quello di adattamento e/o reinterpretazione del contesto.
Vale a dire porsi con un concetto non deduttivo di tradizione e contemporaneità che ha in sé il senso della reinterpretazione e del dialogo contro l’invenzione, del silenzio e dell’assenza contro la ridondanza.

Piazza Matteotti appare percettivamente per coloro che giungono a Catanzaro come un limite, come margine e porta verso la città storica.
Allo stesso tempo per la sua collocazione la piazza risulta essere un delicato nodo della viabilità, che allo stato attuale prende spazialmente e visivamente il sopravvento sullo spazio pedonale.
Il vuoto, definito da fondali prospettici che vi si confrontano nella loro profonda diversità, risulta strutturato per addizioni e ripetuti rimaneggiamenti che hanno sconvolto l’aspetto unitario che si poteva percepire ad inizio novecento quando era denominata piazza Indipendenza.
L’atteggiamento progettuale più corretto pare quello teso a rielaborare quegli aspetti già insiti nel contesto ma che non si relazionano tra loro: ciò può essere ottenuto attraverso la costruzione di vuoto urbano dotato di unitarietà in cui gli edifici costituiscano il polo attorno al quale si possano generare nuove dinamiche.
La proposta progettuale persegue i seguenti obbiettivi:
• Stabilire un’identità della piazza
• Ripensare il sistema della viabilità
• Definire lo spazio pubblico
• Sviluppare l’intervento Zagari

Per quanto concerne la viabilità si prevede di ridurre quantitativamente la superficie destinata alla strada carrabile, prevedendo ai bordi della piazza delle aree di parcheggio e per la fermata di auto e di mezzi pubblici; attraverso il restringimento della carreggiata e l’utilizzo di dissuasori di velocità si ottiene un minore impatto del traffico sull’area, ampliando in modo significativo la superficie destinata ai pedoni.
In fase di elaborazione progettuale è stata valutata la possibilità di interrare nel tratto d’incidenza sulla piazza di via Kennedy il principale asse viario che attraversa il vuoto urbano ma l’ipotesi è stata superata sia per l’elevato impatto economico che avrebbe avuto tale opera, sia perché si andava ad eliminare la possibilità di percepire la piazza per coloro che si muovono in auto, cosa importante per una piazza che ha la funzione di porta della città.
Lo spazio pubblico viene dilatato nella parte centrale del vuoto urbano fino ad avvicinarsi alla porzione di piazza in prossimità di via Kennedy, con il quale entra in diretto rapporto attraverso un asse trasversale rivestito in travertino e leggermente in rilievo rispetto alla sede stradale che consente un sicuro passaggio e collegamento tra le diverse aree della piazza.
La soluzione progettuale ha voluto poi rapportarsi alla città, alle sue piazze fortemente geometrizzate nel trattamento delle superfici ed anche e in particolar modo all’intervento Zagari e alla sua pavimentazione; da questi fattori ne ha tratto il suo linguaggio espressivo basato sulla riduzione, su di un unico elemento, il quadrato elevato a cubo, che si ripete, si combina e si modifica creando una nuova topografia della piazza (associazione simbolica, eco della morfologia su cui nasce la città), offrendo nuove relazioni ed un nuovo uso dello spazio.
Riassumendo, i concetti che hanno guidato il linguaggio architettonico sono tre:
OMOGENEITA’ che concede spazio alla particolarità
MOLTEPLICITA’, del singolo nell’ugualianza della specie
ASTRAZIONE come ambiguità che consente molteplici possibilità d’interpretazione (e di usi)
Attraverso questa struttura logica del progetto, che rifiuta l’idea di piazza con alberi ed aiuole, lo spazio pubblico si configura come un’architettura, un ambito costruito a cielo aperto che si offre alla soggettività dell’interpretazione e delle diverse modalità di fruizione.
E’ fondamentale per questo che la percezione della realtà divenisse frammentaria: l’architettura proposta viene percepita dal fruitore solo per parti invitandolo così a sostare e viverla per comprenderne l’unità .(E’ la medesima idea proposta nell’istallazione di Marcell Duchamp intitolata “Dati” che presenta un portone inciso e fessurato attraverso il quale si intravede per parti il corpo di una donna nuda, guidandoci fino all’innamoramento.)
Solamente a chi attraversa velocemente la piazza con un mezzo è lasciata la possibilità di percepirne il simbolico skyline .

L'intervento prevede l’utilizzo di materiali a diverso impatto visivo ed anche con diverse esigenze prestazionali; alla pavimentazione in cls e ghiaia (tipo cronofibra vba levocell o simili), realizzata utilizzando calcestruzzo con aggiunto coadiuvante comprendente pigmenti colorati, fibre sintetiche in propilene vergine e opportuni additivi predosati di spessore 6-7 cm, è affidato il continuum cromatico di base, alle porzioni pavimentate in travertino e marmo nero (i medesimi materiali utilizzati da Zagari) è affidato il ruolo di definire lo spazio pubblico; le unità di arredo preposte a diversi e svariati usi, sono previste con rivestimento in travertino con il quale si ottiene un maggiore materialità degli elementi manifestandone l’astrazione.
All’acqua, prevista in leggero movimento tra le varie vasche è affidato un ruolo più sensoriale : i frequentatori potranno sentirne il fluire che con la distanza si dissolve in un mormorio di fondo.
All’illuminazione, i cui elementi sono inglobati nelle unità di arredo in appositi tagli previsti nel rivestimento,è affidato il compito di creare diverse ambientazioni:
- quella posta ai piedi dei volumi, determinando un esile e decisa soglia di luce che sembra sorreggere la massa, disegna le geometrie della piazza accompagnando gli avventori nei movimenti,
- quella posta sulle superfici verticali determina il limite della piazza verso le strade e illumina i principali assi di collegamento tra le diverse zone.

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    Project details
    • Year 2007
    • Status Competition works
    • Type Public Squares / Urban Furniture
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