Casa di Confine

Border Crossing House Polverigi / Italy / 2019

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Una residenza privata come congegno analogico e sistema ambientale che riprende l’ortografia della casa contadina e le sperimentazioni delle avanguardie radical italiane.


Le aree suburbane, le aree interne, le campagne, sono da anni al centro di un dibattito e oggetto di una specifica politica pubblica. Dopo i recenti eventi e l’emergenza sanitaria, oltre all’atavico vantaggio della salubrità dell’aria, l’isolamento da elemento critico ha assunto un connotato positivo in questa rivalutazione della distanza.
Il cambiamento di rotta può avvenire anche senza grandi e costose trasformazioni infrastrutturali. L’abitudine a pensare in termini di infrastrutture, sempre insufficienti e carenti per definizione, è stata per un momento superata da questa situazione inattesa, l’evento pandemico, che ci ha mostrato che esistono trasformazioni che potremmo attuare subito se solo volessimo.


L’urgenza e l’importanza di questi temi si ritrovano anche nei progetti di scala architettonica come Border Crossing House (“Casa di confine”) in cui la logica del rispetto dell’ambiente e dell’integrazione della vita dell’uomo con quella della natura sono gli elementi cardine che guidano le scelte progettuali in macro e microscala.
Dopo anni di grande attenzione verso l’aspetto tecnologico applicato all’architettura sembra ormai necessario attuare un’inversione di tendenza. Per cui abbiamo a pensato un oggetto poetico inteso come ‘macchina analogica a misura d’uomo’, concepita in funzione del clima del luogo in cui sorge, che riduce al minimo la necessità energetica e le dotazioni impiantistiche, anche e soprattutto in virtù delle antiche regole della bioclimatica passiva.



Border Crossing 1_Paesaggio, contesto ed ecotono


Il progetto si inserisce nel paesaggio al margine del costruito, al limitare dei campi, dove non è più città ma non è ancora aperta campagna. Un progetto che diventa, sia concettualmente che nella sua realizzazione un ecotono, in grado di svolgere un ruolo di transizione tra spazio abitativo e spazio naturale, anche produttivo e agricolo. La permeabilità del terreno è lasciata al suo grado massimo, con la vegetazione che arriva a toccare la casa e con la minima superficie di pavimentazione esterna che è isolata dall’abitazione. Non c’è recinzione che delimiti e distingua l’esterno dai campi coltivati a ridosso. Una fascia seminata a graminacee, che si contamina con le coltivazioni vicine -una sorta di terzo paesaggio, di “jardin de resistence”, come definito da G.Clement- ingloba idealmente la casa nel campo coltivato allargandolo. L’obiettivo è quello di debordare, rompere i confini, senza seguire il protocollo per cui lo spazio abitativo privato, è separato dallo spazio naturale e dell’agricoltura. Il carattere scarsamente tecnologico della casa, la sua scarnificata levità rimanda a uno stile di vita nomadico, transitorio, come se da un momento all’altro potesse spostarsi e ripartire con il blocco in tessuto microforato agganciato come un piccolo rimorchio.


Border Crossing 2_ Un confine “labile”


Il progetto ragiona sul tema del confine e dell’attraversamento.
Il corpo lungo e compatto, che permette la visione simultanea da ogni ambiente sui due versanti del crinale, è un confine, la soglia da attraversare. Lo spazio creato abbraccia l’esterno permettendogli di entrare e agli abitanti di fruire con semplicità e naturalezza dello stesso. Un’ ideale linea di energia, un “asse cosmico”, di cui ci si può nutrire, passa, attraversa la casa in maniera filtrata, da sud a nord, dai monti Sibillini al Mare Adriatico.  Lo spazio, l’ambiente e quindi il vuoto sono più importanti del pieno. Nel sistema dialettico esterno-interno del progetto, delimitato dai diaframmi e dai muri il vuoto che ne scaturisce è importante. Lo spazio creato abbraccia l’esterno permettendogli di entrare e agli abitanti di fruire con naturalezza e semplicità dello stesso. 
L’oggetto architettonico è però compiuto, senza perdere la propria costruita artificialità. Percorrendolo longitudinalmente, è protettivo in alcuni punti e completamente scoperto in altri. Sospensione e vertigine sono due sensazioni ricercate; anche nei dettagli: un’eterea rete da pollaio sostituisce un normale parapetto.
Ai due livelli corrispondono differenti caratteristiche relazionali con l’esterno. Nel piano terra la teoria ciclica dei tagli verticali (segue una legge sinusoidale) consente la permeabilità visiva e fisica. Il corpo dell’edificio può essere attraversato in più punti, nel patio di ingresso, in tutto il living-pranzo-cucina, nel bagno/spa e nella piccola palestra.
Un riferimento alla struttura dei rustici nelle campagne italiane e alla tipica “porta morta” che attraversa la casa da parte a parte. Un tempo questa apertura serviva come passaggio coperto per i contadini che dalla strada principale andavano a verso i campi. Anche la scelta e l’uso dei materiali contribuiscono a sottolineare l’idea di vuoto ed il vetro è usato in modo tale da scomparire alla percezione facendo un passo indietro (letteralmente) a favore del chiaroscuro, della dialettica pieno/vuoto, della plasticità. Le lame che sorreggono il volume superiore e spezzano la continuità visiva negli ambienti a piano terra, oltre ad offrire la sede di tutte le ante in posizione aperta, servono a smaterializzare il vetro. 


In antitesi al concetto di Glass House, trasparente ma impermeabile (e spesso con un nucleo ostruttivo all’interno) Casa di Confine è concepita per essere vissuta aperta e attraversabile.
Al piano primo, nel blocco più protettivo, il rapporto con l’esterno è invece mediato da particolari dispositivi visivi quadrati inseriti nelle pareti: le “finestre caleidoscopio”. Una sorta di mirini che puntano sul paesaggio e che servono a traguardare i due versanti contrapposti dallo stesso punto dello spazio interno: dal ballatoio, dallo spazio studio in testata che si affaccia sul living o dalle stanze da letto). La relazione con l’esterno cambia avvicinandosi ad essi permettendo al paesaggio di entrare, moltiplicato in infiniti frammenti.
Nelle stanze ciò è permesso da una doppia porta: un’anta a vetro con sezione del telaio ridotta al minimo e un’anta in legno scorrevole esterna per una privacy totale. Lo spazio ibrido, chiuso da una membrana microforata pretesa-il ”fienile”- è un living alternativo a quello canonico oltre che giardino d’inverno. Qui il rapporto interno-esterno è mediato dall’effetto garza della membrana, per cui di giorno non c’è introspezione dall’esterno. Tale spazio acquista la funzione e la sua identità di volta in volta, a seconda di chi lo vive. Può essere uno spazio di lavoro, di lettura, di meditazione, sicuramente uno spazio in cui svolgere la propria attività lavorativa e utilizzabile parecchi mesi all’anno.
E’ uno spazio ideale, fuori dalla casa ma incorporato in essa.


Tradizione senza replica. “Zero Lusso”


Uno spazio leggero, flessibile, come preesistente e di cui all’improvviso ci si può riappropriare; senza orpelli e senza lusso proprio degli edifici casa-lavoro della tradizione contadina. Il lusso è sostituito dalla moltiplicazione dei sensi e dall’amore per la vita che lo spazio genera, favorisce. Il progetto recupera l'ortografia essenziale delle case rurali locali, la compattezza e lo sviluppo longitudinale del corpo di fabbrica con gli spazi abitativi in linea e allo stesso tempo evoca le sperimentazioni radical degli anni sessanta e settanta giocando con suggestioni plurime e contrastanti, in cui è l’idea di bricolage che guida le scelte progettuali; un’ars combinatoria in grado di assemblare materiali e forme dando pari valore agli uni e agli altri.
Questo approccio consente di plasmare i riferimenti della memoria evitando l’approccio vernacolare e la riproposizione di elementi figurativi e postmoderni. La necessità è quella di tornare ad una modalità di fare architettura che abbia anche a che fare anche con il gioco abbandonando la consequenzialità della logica modernista e funzionalista.
In Casa di Confine si possono individuare i blocchi e le singole parti che costituiscono l’edificio aventi le proporzioni di un kit di una scatola di montaggio, un gioco di costruzioni fuori scala composto di pezzi nei due colori, bianco e rosso, di cui se ne può immaginare la scomposizione il processo di assemblaggio.
 Alla falda del tetto sud, più grande e meno inclinata, corrispondono gli spazi destinati alla permanenza; alla falda nord, più piccola e inclinata corrisponde lo spazio longitudinale di collegamento, compresa la scala.
Il disegno nell’insieme è ridotto al minimo, secondo una scrittura elementare che segue un approccio “concettuale” piuttosto che le scelte formali. 


Gli arredi funzionali -come mobili bagno e cucina- sono elementi “freestanding”, centro stanza, per non complicare o appesantire lo spazio. Il flusso “di energia” esterno-interno-esterno deve continuare a fluire, lo spazio geometrico progettato deve rimanere puro e flessibile, per cui abbiamo evitato persino di realizzare dei blocchi, sostituiti invece da elementi svuotati, da tavoli. Anche la scala è una leggera palafitta smontabile poggiata su gambe e la stanza armadio nella camera padronale è un volume indipendente in legno che funge da testata del letto. I materiali utilizzati sono legno di frassino massello (utilizzando anche le parti di corteccia o con nodi e spaccature) e pannelli listellari di abete (per le porte, le ante e per le separazioni “secondarie”: cabina armadio e blocco wc/bagno turco a piano terra), tutto tinto bianco in trasparenza.
I piani di lavoro della cucina, il lavello e i lavabi sono realizzati su disegno in cemento e quarzo.


 


Un edificio dall’aspetto non tecnologico ma altamente performante


Permette un guadagno termico nei mesi freddi e di media stagione e il raffrescamento naturale nei mesi caldi grazie alla ventilazione incrociata e all’effetto camino che compensa nei mesi caldi un effetto serra controllato. Non è prevista aria condizionata.
Per cui, anche tramite l’impiego di pannelli fotovoltaici in posizione remota, l’edificio è svincolato dalla rete gas metano ed è autosufficiente per parecchi mesi all’anno. 
Lo spazio living ibrido al piano primo, non si surriscalda grazie alla microporosità della membrana.


Le ante del piano terra possono rimanere in posizione aperta senza costituire intralcio, poggiandosi sulle lesene. Un sistema di tende microforate retrattili, a scomparsa, è pronto a filtrare eventuali eccessi di energia solare o di ventilazione.
Le lesene contengono la struttura verticale secondaria, pluviali e areazioni.

La costruzione è a secco e quasi totalmente smontabile. I pannelli modulari di finitura interna ed esterna sono in ferro zincato finito con un primer rosso antiruggine. 
Il blocco puro del piano superiore è finito con intonaco auto-pulente in tutte le sue superfici.
La struttura portante è in acciaio.


 


Progetto architettonico e di interni


Simone Subissati Architects

Gruppo di progettazione
architetto Simone Subissati, architetto Alice Cerigioni


Progetto strutture e impianti
ingegner Domenico Lamura, ingegner Matteo Virgulti
Impresa principale
Montagna costruzioni
Dati dimensionali
Area del lotto: 4.337 metri quadrati
Area costruita: 350 metri quadrati
Dimensioni: 33 metri x 8,4 metri

Materiali
Struttura dell’edificio: acciaio
Rivestimento esterno nel basamento: pannelli di ferro zincato e verniciato con un
primer antiruggine
Rivestimento parte superiore: intonaco autopulente Capatect Thermosan della
Caparol
Pavimento piano terra: cemento industriale a basso spessore
Pavimento piano primo, interno: parquet in doghe massello di frassino verniciato
Pavimento piano primo, esterno: parquet frassino termo-trattato verniciato
Pergolato in legno di pino lamellare trattato in autoclave, verniciato
Rivestimento del pergolato: tessuto microforato Soltis della Serge Ferrari
Arredi in legno di frassino massello e pannelli prefiniti listellari in pino

Fornitori
Struttura in acciaio: Steel Form, Modena
Infissi: Secco Sistemi
Lucernari: Schüco
Realizzazione pavimento in cemento: Renato Sebastianelli, Ostra (Ancona)
Rubinetterie: CEADESIGN
Impianto hammam: EffeGiB
Membrana in pvc microforata: Soltis della Serge Ferrari, importata in Italia da
Giovanardi
Realizzazione sistemazioni esterne e giardino: Vivai Manfrica, San Severino
(Macerata)
Impianto termico: Clivet
Fornitura corpi illuminanti: Renzo Serafini
Impianto Fotovoltaico: Green Energy Service
Calendario
Progetto di massima e esecutivo: 2014-2016
Inizio cantiere: 2016
Completamento struttura principale: 2018
Completamento progetto con sistemazioni esterne: aprile 2019

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    Una residenza privata come congegno analogico e sistema ambientale che riprende l’ortografia della casa contadina e le sperimentazioni delle avanguardie radical italiane. Le aree suburbane, le aree interne, le campagne, sono da anni al centro di un dibattito e oggetto di una specifica politica pubblica. Dopo i recenti eventi e l’emergenza sanitaria, oltre all’atavico vantaggio della salubrità dell’aria, l’isolamento da elemento critico ha assunto un...

    Project details
    • Year 2019
    • Work finished in 2019
    • Contractor Montagna Costruzioni- Grandinetti tende - Vivai Manfrica- Cifa snc -Red Legno- Sparviero srl-Green Energy Service- cancello- Renato Sebastianelli
    • Status Completed works
    • Type Single-family residence / Interior Design
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