Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

Concorso per la progettazione delle aree di accoglienza,dei servizi accessori e dell' immagine coordinata Turin / Italy / 2015

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1.    CONCEPT


 


Un museo incubatore di conoscenze ed esperienze, spazio aperto ad una fruizione non solo specialistica. Spazio di relazione, disponibile a contaminazioni e ibridazioni, calato nel tessuto urbano e sociale della città e del territorio, di cui diviene parte integrante.


L’ex Ospedale di San Giovanni Battista ha già subito in passato un processo di ibridazione mutando la sua funzione originaria. Il passo successivo sarà una maggiore permeabilità e capacità attrattiva: diversificazione dell’offerta culturale, introduzione di elementi ludici e/o spettacolari, interattività, multimedialità, comfort.


Abbiamo provato a metterci nei panni di un adolescente, a guardare quegli spazi austeri e imponenti con gli occhi curiosi di chi, affamato di stupore e meraviglia, sta per vivere una esperienza nuova. Ed ecco che sono affiorati i ricordi: le cellule viste al microscopio, il prisma di cristallo che scompone la luce…


La scienza può ridiventare quel mondo magico che tutti abbiamo frequentato da ragazzi. Nonostante computer e videogames. Anzi, grazie anche a loro, alla tecnologia digitale, ai materiali hi-tech, alla creatività degli operatori.


E lo spazio reinterpretato dell’ex Ospedale sarà il maestoso esoscheletro di un organismo nuovo, vivo, comunicante.


 


1.    OBIETTIVI E SCELTE


Aspetti ambientali


Armonizzare i principi ispiratori accennati con le esigenze di tutela dell’immobile storico – che non deve risultarne snaturato ma valorizzato – ci è apparso subito come il nodo principale da sciogliere.


La risposta è stata un intervento teso da una parte a depurare gli spazi da addizioni funzionali che ne hanno in parte compromesso i caratteri (come le “trincee” che tagliano i due cortili), dall’altra a concepire un allestimento capace di rendere la visita al museo una vera esperienza sensoriale, oltre che conoscitiva. Spazi confortevoli in cui ci si orienti facilmente, percorsi fluidi, ambienti dedicati alla fruizione di contenuti multimediali, al relax, alla musica.


I cortili diventano spazi urbani, senza smarrire la specificità del luogo: le allusioni alla riproduzione cellulare, al DNA, ai codici che regolano la chimica e la biologia, divengono allestimento giocoso e stupefacente, propulsore di una nuova attrattività.


 


Aspetti funzionali e fruibilità


L’intera ala su via Giolitti, svincolata dalle attività strettamente museali, ospita il desk info/tickets, la caffetteria (nell’antica farmacia: non più preparazioni galeniche ma infusioni), il bookshop, un gadget-shop scientifico, uno spazio multimediale, un magazzino, i servizi igienici (rivisitati e ampliati).


I loggiati chiusi vengono liberati da funzioni espositive divenendo passeggiate con spazi di sosta e accesso alle attività commerciali e ai cortili.


Questi ultimi acquistano una marcata centralità rispetto all’offerta complessiva del museo: il cortile lato via Accademia Albertina, sul quale si affaccia il nuovo laboratorio didattico, resta principalmente al servizio di attività didattiche e allestimenti temporanei; l’altro cortile ospita, invece, un bar con tavolini all’aperto e una pedana/palcoscenico parzialmente coperta per piccoli concerti o eventi culturali.


Sul piano distributivo si è cercato di liberare e ampliare gli snodi di passaggio tra la manica centrale e le due maniche laterali garantendo accessibilità alle persone con difficoltà motorie.


Le partizioni trasversali presenti nei loggiati sono state sostituite da diaframmi trasparenti con caratteristiche antincendio, così da garantire la continuità percettiva.


Le aperture a vasistas delle due trincee vengono rimosse, sostituite da cannon à lumière e evacuatori di fumo integrati nell’allestimento degli spazi esterni.


 


Comunicazione e immagine coordinata


Si è accennato in precedenza all’utilizzo in chiave allusiva di elementi tratti dal repertorio scientifico.


Mentre alcuni di questi restano a livello di pura suggestione (i volumi organici che evocano una cellula in fase di riproduzione, nel cortile lato San Massimo, la matrice che genera per estrusione gli elementi tridimensionali, nel cortile lato Accademia Albertina), altri assurgono a vero e proprio sistema di comunicazione: ci riferiamo in particolare alla doppia spirale del DNA e alle sette regioni dello spettro luminoso.


La prima diviene elemento strutturante del sistema di comunicazione visiva dislocato lungo i percorsi, le seconde costituiscono il codice cromatico che identifica le sette aree del museo.


Ogni area è identificata con una regione luminosa veicolata dai bastoncini in PMMA opalino che collegano le due spirali portanti. I colori, ottenuti attraverso sorgenti led RGB, possono essere gestiti dinamicamente.


Allo stesso modo le facciate, e in particolare quella che dà sul grande vuoto urbano di Piazzale Valdo Fusi, comunicheranno con l’esterno utilizzando lo stesso codice luminoso strutturato sul ritmo del doppio ordine di finestre: una sorta di alfabeto dinamico, mutevole, la cui interpretazione sarà occasione per un ulteriore gioco ancora tutto da giocare…

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    1.    CONCEPT   Un museo incubatore di conoscenze ed esperienze, spazio aperto ad una fruizione non solo specialistica. Spazio di relazione, disponibile a contaminazioni e ibridazioni, calato nel tessuto urbano e sociale della città e del territorio, di cui diviene parte integrante. L’ex Ospedale di San Giovanni Battista ha già subito in passato un processo di ibridazione mutando la sua funzione originaria. Il passo successivo sarà una maggiore...

    Project details
    • Year 2015
    • Status Competition works
    • Type Museums / Pavilions / Exhibitions /Installations / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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