Contro l'architettura, Franco La Cecla

Un excursus coerente e brillantemente esplicativo visto con gli occhi dell'uomo, di chi vive l'architettura

by Luca Bonci
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“Perchè non sono diventato architetto? […] In realtà lo sono anche diventato, ma poi mi ha preso un fastidio, un malessere che mi ha impedito di andare avanti, di fare l'architetto, di farlo come mestiere.”

Queste sono le prime frasi con cui l'antropologo (un grandissimo scrittore, tra i miei preferiti) Franco La Cecla, dà il via ad un saggio quanto mai critico ed illuminante nei confronti del mare (evito qualsiasi aggettivo) in cui sta navigando l'architettura negli ultimi anni.
In fondo, basta leggere il titolo per cogliere una prima velatura di amarezza e la conseguente volontà dell'autore di giudicare ed esporre al popolo di lettori la sua visione strettamente personale, dettata ed ampliata dalle sue esperienze trascorse. Ed è questo il punto di forza del libro: non ci sono paragrafi aulicamente incomprensibili degni dei più accademici scrittori, bensì si susseguono considerazioni di un carattere che definirei puramente “pratico”, nel senso che ogni deduzione può essere riscontrabile nella vita di tutti i giorni, da chiunque sia abbastanza curioso da guardarsi intorno.
Ciò deriva soprattutto dall'impronta antropologica che l'autore imprime in ogni paragrafo: l'architettura viene finalmente vista con l'occhio di chi la vive quotidianamente, non soltanto dal punto di vista del turista per caso o del giornalista di qualche famoso mensile pornografico di architettura (un discorso su cui torneremo nel nostro blog).
Parte dalla sua concezione del sistema odierno fino ad arrivare all'analisi della situazione di alcune grandi città, e di come il loro (sotto)sviluppo possa essere diagnosticato come sintomo dei mali di altri grandi centri urbani; un excursus coerente e brillantemente esplicativo.

Ancora una volta la semplicità colpisce in pieno il vero significato che sta alla base del saper illustrare concetti quanto mai complicati in un attimo, in un modo non soltanto comprensibile, ma che lascia spazio al lettore per ragionare insieme, facendo in modo che il percorso logico sia chiaro, ma allo stesso tempo permetta l'insorgere di quei piccoli dubbi che stimolano la curiosità, la voglia di capire, di ricercare, di conoscere.

Contro l'architettura, Franco La Cecla, Bollati Boringhieri, 2008

Punti, spunti & appunti...

“Il problema non è la modernità, ma la sopravvivenza di un barlume di comunità in equilibrio con le risorse e il paesaggio, è quel barlume di con-cittadinzanza che bisogna reinventare in un presente pericolosamente violento e intollerante, qui come in Cina, come a Dubai.”
“Insomma, l'architetto è un artista, ma, in senso rinnovato, è più che altro un “trend-setter” […] non lavora per la moda, diventa moda egli stesso e dunque brand, logo, garanzia per potere firmare un pezzo di città, un museo, un negozio, un'isola di Dubai come se fosse una T-shirt.”
“Agli studenti non vengono dati strumenti di osservazione, di analisi, di lettura dell'impatto sociale dei propri progetti. A stento è passata la parola d'ordine della “sostenibilità” ambientale, come se fosse una pura conoscenza tecnica. […] così produciamo frustrati che continuano a perpetuare pratiche di autoerotismo di fronte a una città che richiederebbe invece una forte attitudine al confronto diretto, una capacità di rapporto corpo a corpo.”
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