Design e Ready-made

Quando il design si ispira all’arte

by Stefania Lampedecchia
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“Ogni progetto, per essere interessante deve essere figlio del proprio tempo”

Ho sempre pensato che questa frase, pronunciata ai tempi dell’Università dal mio professore, sia la base per comprendere il Design. Che cos’è il design se non la sintesi di tecnologia, stile, bisogni generazionali e arte?

Spesso la storia del disegno industriale ha incrociato la via dell’arte, trasformando idee e concetti in oggetti destinati ad avere una funzione ma allo stesso tempo ricchi di storie da raccontare.

Qualche giorno fa ero in uno showroom di arredamento, passeggiavo tra i vari allestimenti alla ricerca di ispirazioni per la nuova casa di una coppia di amici e mi sono fermata a guardare la sospensione che era stata utilizzata per illuminare la zona notte, era la Falkland di Bruno Munari per Danese Milano. Ho ripensato alla storia di quell’incredibile lampada e alla famosa lezione allo IUAV in cui Munari ne racconta l’origine, al suo modo di gesticolare così tenero, quasi che la sua creazione fosse proprio lì davanti e lui ne stesse ridisegnando la forma con l’immaginazione.

La lampada è fatta di filanca, un materiale che fino ad allora aveva una destinazione d’uso totalmente diversa, ovvero la produzione di calze da donna. Munari l'aveva scelta dopo un'attenta ricerca finalizzata alla creazione di un oggetto simile ad una nassa e che riprendesse l’idea delle lanterne cinesi ma fosse resistente e quindi duraturo.

La Falkland fa parte di una serie di creazioni legate al concetto di "ready made", un termine che nasce nel mondo dell’arte e trova poi un proprio spazio nella storia del disegno industriale.

Inizia a parlarsi di Ready-made nel XX secolo quando si fa strada un nuovo modo di concepire l'arte che va oltre l'abilità di manipolare la materia ma piuttosto quella di attribuirle dei significati.

All'interno dell'estetica dadaista il Ready-made rappresenta uno dei meccanismi di maggior dissacrazione dei concetti tradizionali d'arte e Marcel Duchamp che ne è il precursore, inizia a proporre le sue più celebri opere: dalla Ruota di Bicicletta (1913), allo Scolabottiglie (1914), alla Fontana, ovvero un orinatoio (1917). Lo scopo di Duchamp era quello di decontestualizzare oggetti di uso comune, allontanarli dalla loro funzione considerata prima di allora dato imprescindibile per la loro esistenza, rendendoli così opere d'arte.

Nell'ambito del design il concetto alla base cambia, gli oggetti di uso comune vengono decontestualizzati per scoprirne nuove possibilità d'uso.

I fratelli AchillePier Giacomo Castiglioni hanno spesso adottato questo approccio nell'ideazione di alcuni dei loro prodotti, tanto che nella mostra "A Castiglioni" tenutasi nel 2018 alla Triennale di Milano, vi era un’intera sezione intitolata "Ready Making".

Tra i prodotti mostrati al suo interno vi erano alcune lampade prodotte oggi da Flos: la lampada da terra Toio, composta da un faro d'automobile come sorgente luminosa e uno stelo cromato esagonale dotato di passanti da canna da pesca per la struttura e Lampadina, una speciale lampada che sfrutta nella base le bobine utilizzate in ambito cinematografico. L’inusuale base, come racconta la stessa Giovanna Castiglioni, è stata per molto tempo presente sulla scrivania di suo padre Achille, il tempo giusto per comprendere che, come per i nastri dei vecchi film, sarebbe stata la componente utile ad arrotolare il cavo della lampada in modo da renderlo regolabile.

Toio by FlosLampadina by Flos

 

Tra i celebri oggetti di design originati dal ready-making e firmati dai fratelli Castiglioni ci sono due icone del catalogo Zanotta: lo sgabello Mezzadro composto dalla seduta di un trattore fissata tramite un grilletto da bicicletta ad una balestra in acciaio inox, a cui si aggiunge poi una base in legno recuperata in ambito nautico per assicurare la stabilità della seduta e Sella, lo sgabello a dondolo per le chiamate brevi. La seduta è costituita da una sella di bicicletta da corsa in cuoio, regolabile in altezza, un'asta di acciaio verniciato di colore rosa, omaggio al colore della maglia del vincitore del Giro d'Italia e un basamento a calotta sferica in fusione di ghisa. Lo sgabello, non particolarmente comodo, aveva lo scopo di garantire una seduta durante le chiamate, che all'epoca avvenivano in prossimità di telefoni a parete, e fare in modo allo stesso tempo che queste non si prolungassero troppo.

Mezzadro by ZanottaSella by Zanotta

 

Il mondo delle automobili e del ciclismo ha ispirato la nascita di altri oggetti di design che ancora oggi rappresentano veri e propri best seller per le aziende e in cui ci imbattiamo spesso sfogliando cataloghi e riviste o visitando musei e showroom di design.

FontanaArte dal 1993 presenta all'interno del suo catalogo il tavolo Tour di Gae Aulenti, riconoscibile per le grandi ruote da bicicletta alla base. Le ruote oltre ad offrire un design unico e originale, sfruttano la loro funzione primaria permettendone il facile spostamento.

È proprio un omaggio al mondo automobilistico il primo e iconico lavoro di Ron Arad: la poltrona Rover Chair. Il celebre designer israeliano prende un sedile di una Rover P6 lo pone su una struttura in tubolare recuperata da una stalla e crea una poltrona, la stessa che si dice sia stata acquistata dal fashion designer Jean-Paul Gaultier quando ancora i due erano agli esordi e non sapevano nulla l'uno dell'altro. Ron Arad ricorda il fashion designer come "un ragazzo divertente che volle acquistare sei delle sue poltrone da spedire a Parigi".

Tour by FontanaArte

 

Pensando al ready made mi vengono poi in mente due tavoli la cui base è costituita da oggetti nati per tutt'altro scopo: Flower Pot di Jasper Morrison e Vespa Table di Giulio Iacchetti.

Il tavolo Flower Pot per Cappellini è stato uno dei primi lavori di Jasper Morrison, è costituito da un piano circolare in vetro su una base di otto vasi in terracotta impilati tra loro e di dimensioni diverse, il risultato è una base conica che segue l'andamento dei vasi e restituisce l'effetto materico proprio della terracotta.

Vespa Table è un oggetto ironico frutto del lavoro di Giulio Iacchetti: il piano e la base sono due antine trovate per strada e il sostegno centrale è costituito da una serie di libri posti l'uno sull'altro, tutti accomunati dal nome dell'autore: Bruno Vespa. Riguardo il tavolino lo stesso Giulio Iacchetti afferma:

“Un tavolino realizzato con materiale di risulta: piano e base sono ricavati da antine trovate in strada, la gamba è una pila di libri di Bruno Vespa: li ho scelti perché facili da reperire nei negozi dell’usato, sempre in ottimo stato, praticamente mai letti. Molti amici sono stati contenti di disfarsene per realizzare il mio progetto. Inoltre, hanno sempre lo stesso formato e la copertina rigida aiuta la statica del tavolino…”.

 

La possibilità di sfruttare oggetti in disuso per dare loro nuova vita ha generato interessanti proposte vicine al tema “green”, è il caso di Ecolo di Enzo Mari per Alessi.

Nel 1992 Mari propone un libretto di istruzioni per realizzare vasi da fiori a partire dalle bottiglie di plastica dei detersivi e dell'acqua, un progetto di quasi trent'anni che potrebbe tranquillamente essere riproposto oggi e sapere ancora di incredibile contemporaneità perché vicino al moderno concetto di upcycling, per definizione l’utilizzo di materiali di scarto, destinati ad essere gettati, per creare nuovi oggetti dal valore maggiore del materiale originale. 

Parlando di ready-made e design non può mancare il contributo di Ingo Maurer e del suo omonimo brand.

Il geniale e irriverente designer crea Porca Miseria!, una grande lampada a sospensione costituita da piatti, posate e cocci rotti e Luzy, un guanto colorato le cui dita vengono utilizzate per direzionare la luce.

Raffaele Celentano per il brand Ingo Maurer progetta poi la Campari Lamp, una sospensione il cui paralume è costituito da un insieme di bottigliette di Camparisoda. La celebre bottiglietta a forma di calice rovesciato, sfruttando la presenza della colorata bevanda conferisce agli ambienti una calda atmosfera rossastra. Una lampada nata per un brand che ha fatto della line extension e della pubblicità le basi per il proprio successo, un esempio di come la riconoscibilità sia diventata iconicità, tanto che potremmo considerare lampade come la Campari Lamp non solo oggetti d'arredo per i monomarca ma anche un must per illuminare nostalgici locali in stile vintage.

Come queste sono tante le aziende che possiedono ancora nel loro catalogo oggetti nati dal ready-made, sono oggetti che portano dietro una storia, nati per sfruttare le caratteristiche di un materiale, per trovarne una nuova funzione, per dar vita a qualcosa di nuovo. Lo stesso Bruno Munari, consapevole che oggetti come la lampada Falkland a distanza di tempo avrebbero continuato ad arredare i nostri ambienti, la definisce "uno di quegli oggetti che si venderà sempre perché è arrivato alla sua essenzialità" e per questo immortale icona simbolo della storia del design.

 

 

Cover image: Falkland by Danese Milano

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