Volkswagen e Archiproducts. Viaggio nell'Architettura dell'illusione

Il focus sull’anamorfismo culmina nell’installazione di Truly Design, in scena ad Archiproducts Milano dal 9 al 14 aprile

by Archilovers
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Giunge al termine il percorso narrativo che ha guidato i lettori alla scoperta di alcuni tra i luoghi più rappresentativi della tecnica anamorfica. Cinque momenti ispirazionali all’insegna dell’Architettura dell’illusione promossi da Volkswagen e curati dalla redazione di Archiproducts, nell’ambito di una collaborazione che si propone di esplorare gli aspetti della progettazione industriale applicata all’interior design e all’automotive.

Al cuore della partnership tra i due brand c’è la volontà di fare il punto sulla pluralità di funzioni del prodotto. “Il design industriale evolve per assecondare l’esigenza moderna di essere sempre più veloci, più capaci e più dinamici”, spiega Enzo Maiorano, Co-founder e Art Director di Archiproducts“Non esistono più oggetti solo belli o solo pratici, ma un singolo prodotto deve includere più funzioni.” 
 
Un prezioso momento di riflessione, iniziato online su Archiproducts e pronto a diventare reale, concreto, ad Archiproducts Milano durante la prossima edizione di Salone del Mobile. Forte del successo registrato con il Design Tour in Zona Tortona, infatti, Volkswagen si conferma main sponsor della location per il secondo anno consecutivo, mentre gli spazi del design shop milanese si preparano a vestire una nuova Design Experience e ad ospitare la presentazione di T-Cross, il City SUV della casa automobilistica tedesca.

Nello stesso contesto, andrà in scena l’installazione affidata allo studio torinese Truly Design, ad Archiproducts Milano dal 9 al 14 aprile. I creativi di Truly sono pronti a dare la giusta conclusione a questo viaggio virtuale nell’Architettura dell’illusione e a sorprendere i visitatori della design week milanese con la tecnica di cui sono maestri: l’anamorfismo.
 
L’anamorfosi, infatti, traduce in Architettura il tema dell’eclettismo caro a Volkswagen, che non a caso ha scelto lo slogan MoreThan1Thing per il lancio di T-Cross. Un concetto che ha ispirato il gruppo creativo torinese, come spiegano loro stessi alla redazione di Archiproducts.

Cosa vorreste comunicare con questa installazione?
Ad ispirare il progetto delle nostre installazioni è stato il concetto di More Than One Thing. L’anamorfosi può considerarsi la rappresentazione proprio di questo concetto: quello che a un primo sguardo può sembrare una rappresentazione unica, in realtà si scopre essere una rappresentazione poliedrica e sfaccettata.
 
Come si svilupperà questo progetto? Cosa prevede e quali step seguirete durante la creazione?
Il nostro progetto sarà diviso in tre installazioni: un’installazione anamorfica interna ad Archiproducts, una scultura anamorfica esterna su via Tortona ed infine la facciata decorata in collaborazione con Kriskadecor. L’anamorfismo indoor sarà frammentato sull’architettura interna, compresi i pavimenti ed il soffitto, sui complementi d’arredo e sui corpi illuminanti, nonché su di un grosso specchio poliedrico. Tutto sembrerà sconnesso ed ingloberà il fruitore, fino ad arrivare al punto di vista dove la composizione, come per magia, si rivelerà nella sua interezza.
 
Come si lega la vostra installazione all’identità di Volkswagen e Archiproducts Milano?
Sarà proprio il concept a legare le nostre tre entità. More Than One Thing difatti è anche il claim del nuovo City SUV T-Cross che Volkswagen presenterà da Archiproducts in occasione del Fuorisalone.

E di conseguenza: come l’anamorfismo, secondo voi, unisce due mondi apparentemente distanti come l’automotive e l’interior design?
L’anamorfismo definisce un contenuto visivo apparentemente unico che in realtà si rivela articolato e sfaccettato. La poliedricità di per sé definisce anche una delle grandi sfide di progettazione sia per il mondo dell’automotive che dell’interior design contemporaneo.
L’anamorfosi è un fenomeno ottico la cui applicazione in Arte è stata molto indagata in epoca Rinascimentale e Barocca. Ideato per arricchire semplici contenuti visivi di complessità e significati celati a prima vista, fu sperimentato dalle più brillanti menti del rinascimento per intrattenere le corti del tempo. In un’epoca connotata dal moltiplicarsi senza fine dei contenuti visivi digitali, l’anamorfismo continua a stupire e ad affascinare il pubblico proprio per la sua forza totalmente analogica e spazialmente immersiva.

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