Soumaya museum: F. Romero's architectural sculpture

The formless building is covered by 16,000 hexagonal aluminium modules

by Malcolm Clark
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The Soumaya Museum in Mexico City by Fernando Romero was opened in March 2011. Built by Carlos Slim Helú, the wealthy Mexican tycoon who wanted to dedicate it to his wife, Soumaya, who died in 1999, the museum houses the family's private art collection with 66,000 works, the largest in Latin America.

Fernando Romero describes his Museum as a building born out of the need for a structure that was a neutral and functional art container and, at the same time, an iconic structure that represents the city in a particular historical moment. The result is an amorphous architectural sculpture, perceived differently from every angle, covered by about 16,000 hexagonal modules of reflective aluminium.

The building includes 20,000 square metres of exhibition space divided among five floors, as well as an auditorium, bars, offices, a gift shop and a multi-purpose hall. The upper floor is the largest space of the museum, with its cantilevered roof suspended on the square.

Comments
  • bernardo re

    Ormai è evidente che ci troviamo di fronte sempre più ad una sorta di manierismo digitale, in cui le infinite possibilità di discretizzazione plastica del continuo e della facilità ed immediatezza della rappresentazione finiscono per allontanare l'architetto dal rapporto triunivoco materiale-forma-funzione: la lettura dell'interno è sempre più difficile dall'esterno, spesso impossibile; la lettura della struttura, sempre più nascosta e marginale, è anche questa spesso impossibile. La discretizzazione del progetto in ambiti discreti diversi di competenze sta allontanando sempre più l'opera dall'essere "unicità architettonica". arch. Bernardo Re

  • Magda Logan

    interessante appunto dell'architetto re; io non sarei in grado di articolare una lettura così complessa, ma di fronte alle immagini (che comunque mi piacciono molto) e soprattutto al titoletto in inglese "this formless building" mi viene da chiedere: perché?

  • bernardo re

    Anche a me piacciono molto gli esterni, altrimenti non avrei aperto l'articolo. Il problema, e chiarisco, è che vedendo le forme esagonali della discretizzazione della superficie, la prima cosa che ho immaginato è che fossero degli elementi monolitici in calcestruzzo collegati fra loro negli spigoli; che fra i lati di essi filtrasse la luce ad illuminare gli interni; che la struttura degli orizzontamenti trovasse appoggio su di essi e definendo lo spazio interno con variazioni cromatiche e luminose molto particolari; gli interni invece sono bui, bianchi ma bui, le statue per essere chiare debbono essere nere. Tutto ciò, sia ben chiaro, può essere certamente voluto dall'abile architetto, ma non è quello che a prima vista, leggendo l'immagine si percepisce. una simile forma giometrica ha una notevole portanza (per forma) che poteva essere sfruttata, è un peccato che non lo sia ma che sia semplicemente la pelle di "un edificio senza forma". Detto ciò, complimenti al progettista che in ogni caso ci ha provato ed il risultato è comunque singolare. arch. Bernardo Re

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Soumaya Museum 59

Soumaya Museum

Mexico City / Mexico / 2011