La Cantina Bortolin Angelo

by Roberta Pedrotti
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Sono stati recentemente resi noti i risultati del concorso "La Cantina Bortolin Angelo", bandito da Bortolin Angelo Spumanti Sas con il coordinamento di Agatv (associazione giovani architetti treviso). Obiettivo del concorso era quello di ripensare gli spazi della sede storica, per le attività di spumantizzazione e imbottigliamento, e di ampliare con nuovi spazi da dedicare alle attività commerciali, di magazzino, di accoglienza e di rappresentanza.
La commissione giudicatrice, composta dal titolare della cantina Desiderio Bortolin, il vicesindaco del Comune di Valdobbiadene Pietro Giorgio Davì e gli architetti Carlo Cappai, Carlo Palazzolo e Camillo Botticini, ha dichiarato all’unanimità il progetto “ARCHETIPO RIFLESSO” dell’Architetto Italo-Portoghese Monica Sofia Alves Margarido (Milano) come vincitore del concorso in quanto ritenuto quello che affronta e risolve in modo più efficiente tutti i temi e le questioni poste dalla committenza attraverso un linguaggio architettonico moderno capace di dialogare con il paesaggio circostante. Al secondo posto si è posizionato il progetto “I VERI INTENDITORI NON BEVONO VINO: DEGUSTANO SEGRETI” dell’Architetto Matteo Facchinelli (Brescia) e al terzo posto il progetto “BOLLICINE DI LUCE” del raggruppamento formato degli architetti Francesco Cacciatore e Fabrizio Foti (Siracusa).  L'azienda in fase di ampliamento e da sempre orientata all'innovazione e alla valorizzazione dei giovani talenti, ha deciso di coinvolgere l'associazione giovani architetti di Treviso, sicura tramite questa scelta di poter ottenere una progettualità più efficiente e moderna. Mirabile e lungimirante la scelta di Bortolin. Ci si augura che iniziative di questo genere diventino sempre più frequenti e che soppiantino la pratica tipicamente italiana di affidare l'incarico ai soliti noti o al miglior offerente. I concorsi garantiscono il miglior risultato per tutti: per i giovani architetti che hanno così l'opportunità di mettersi alla prova, di mostrare ciò che sono in grado di fare e di misurarsi con gli altri; per i committenti, che possono scegliere tra varie proposte, quella che ritengono più valida; infine anche per la cittadinanza, che vede arricchirsi le città di edifici interessanti, scelti in base al loro valore e non in base al loro costo o al nome di chi ha progettato. Le immagini dei progetti finalisti di questo concorso sono la migliore prova a sostegno di questa tesi: il livello dei lavori presentati è infatti molto alto.

A partire dal lavoro della vincitrice (Margarido), che presenta degli spazi di notevole eleganza e raffinatezza, inseriti in modo naturale nel contesto esistente. All’esterno i prospetti principali, verso il piazzale e verso il patio, conferiscono una forte identità all’edificio. Al vetro continuo viene sovrapposta una griglia modulare in acciaio inox satinato che divide e organizza la facciata in moduli regolari. L’obiettivo di questa soluzione è mantenere una forte continuità visiva con il paesaggio, che a sua volta viene riflesso nel prospetto. Il prospetto ovest, lungo la rampa, e parte del prospetto est sono rivestiti in pietra locale, in continuità con quelli esistenti e con la tradizione locale.

Interessante è anche il lavoro dei terzi classificati (Foti e Cacciatore), che hanno proposto la configurazione di due corti attraverso la costruzione di due volumi, che generano due mondi: quello lapideo del lavoro e quello vegetale del piacere. La corte di lavoro, con il fondale architettonico delle “bollicine” e con la gradonata che garantisce lʼaccesso diretto alla terrazza-belvedere in copertura allʼedificio dellʼaccoglienza, si tramuterebbe, nelle ore di quiete in una suggestiva arena per concerti, rappresentazioni teatrali, esposizioni dʼarte.

Trovo suggestiva anche la proposta di Lopes Brenna Architetti, che parla di un luogo che esiste e non aggiunge protagonisti a quelli già presenti: la collina, le vecchie case a ridosso delle vigne, la valle. Il sistema di terrazzamenti proposto si articola in modo da accogliere inferiormente le funzione necessarie, mentre superiormente grandi spazi vuoti, accessibili da caveau e abitazioni, si offrono come momenti per catturare il paesaggio. Le aperture, sia verso l’esterno che verso l’interno, formano dei corridoi visivi che permettono la percezione contemporanea di più spazi. La semplicità formale del progetto permette di utilizzare un sistema murario capace di risolvere le questioni strutturali e climatiche garantendo il contenimento dei costi di costruzione. Il perimetro esterno, una geometria libera e indefinita, in continuità con l’esistente è rivestito in pietra. All’interno, le diverse materialità divengono scenografie per i  diversi spazi, ognuno dei quali possiede atmosfera, proporzioni e luce proprie.

Mi soffermo infine sul progetto di EXIT che prevede un nuovo corpo edilizio formato da quattro strutture principali, per frammentare un volume che potenzialmente assumerebbe dimensioni notevoli e non adatte a un contesto denso ma frastagliato. Il rivestimento in pannelli in legno di larice e la scansione delle lamelle derivano da una scelta progettuale specifica: garantire ai volumi una mutevolezza cromatica e materica di cui nessun altro materiale dispone. Ogni fronte in questo modo assumerebbe cromie diverse con il passare degli anni, dal rosso al grigio, tonalità calde nei fronti soleggiati e fredde in quelli in ombra.

http://thethingsoul.blogspot.it/2012/11/la-cantina-bortolin-angelo.html

 

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