ADEGUAMENTO LITURGICO DEL DUOMO DI ACERRA

NUOVO PIANO ICONOGRAFICO Acerra / Italy / 2013

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L’ adeguamento liturgico della Cattedrale di Acerra crea un compromesso tra storia e contemporaneità, tra esigenze liturgiche e esigenze di tutela, tra vocazione dello spazio e aspettative del popolo credente, pervenendo ad una diversa articolazione dello spazio e agevolando, al tempo stesso, la partecipazione all’azione liturgica comunitaria. Il nuovo presbiterio, sotto la volta della Cupola, adeguatamente rialzato su due gradini, ha forma ad arco di circonferenza che accompagna il disegno del rosone della pavimentazione, secondo una configurazione che rispetta l’impianto e la simmetria dell’architettura del Duomo. Attorno ad esso si sviluppa radialmente la seduta dei fedeli, a creare un abbraccio simbolico tra il credente e il Cristo. Punto centrale del progetto è la realizzazione del nuovo altare, fuoco visivo dell’architettura e cuore dell’assemblea, uniformemente rivolto verso le quattro direzioni, che enfatizza il proprio ruolo di “centro” e fa convergere su di sé una doppia valenza simbolica: l’ara del sacrificio e la mensa dell’Ultima Cena. E’ realizzato in pietra di Trani (levigata, non lucidata), come masso unico e compatto, “staccato” da terra a mezzo di opportuna rientranza per accentuarne l’effetto di sospeso sul pavimento del Presbiterio. Sul fronte principale è abbozzata, a rilievo schiacciato, la sagoma di un Agnello, mentre sul lato posteriore è riprodotto, in piccole dimensioni, lo stemma del Vescovo, Mons. '>http://G.S.Rinaldi'> a mo’ di firma di tutto '>http://intervento.Sui'> lati dell’altare, sempre con tecnica a bassorilievo schiacciato ed in forma grafica sintetica, sono rappresentati San Cuono e Sant’Alfonso Maria de Liguori, che interpretano la dedicazione della Cattedrale e la devozione del popolo Acerrano. San Cuono è infatti il protettore della città e della Diocesi, mentre '>http://S.Alfonso'> è stato vescovo di Acerra. La sede del Ministro sulla sinistra, è ad una quota superiore rispetto all’altare. La posizione stabilisce “apertura” e contatto diretto del Ministro con l’Aula Liturgica e con i luoghi del Presbiterio, ivi inclusi il Coro e l’antica Cattedra Episcopale, nelle occasioni celebrative maggiori. E’ in pietra di Trani con foggia minimale e “solida”, adeguata a luogo di conduzione della Liturgia. La sede non è un trono fastoso bensì un luogo-segno che rappresenta il compito di presiedere l’assemblea: quindi semplice e severo, ma al tempo stesso solenne, in modo da esprimere tutta la sua valenza teologica. Il Crocefisso, sul lato opposto, una scultura in bronzo di fusione di circa 3 metri di altezza, è sospesa ed in posizione diagonale, ancorato ad un pilastro dell’arco trionfale. Cristo Crocefisso, con le braccia spalancate, sembra scivolare verso l’aula, mentre volge lo sguardo ai fedeli. L’ambone, sul lato destro, si protende verso la navata e poggia direttamente sul pavimento costituendo una cerniera tra presbiterio e navata. La relazione simbolica con l’altare è affidata alla forma e ai materiali. Anche l’Ambone, come l’Altare maggiore, è in pietra di Trani: come prua di nave, il Luogo della Parola è proteso verso i fedeli e si innalza di due gradini rispetto alla quota dell’altare, come elemento principale e prorompente dell’apparato liturgico. L’inserimento di alcuni gradini e il deciso orientamento della tribuna individuano inequivocabilmente l’assemblea come destinataria della Parola. La forma convessa è incrinata, spaccata verso il centro, in corrispondenza del leggio ove poggiano le Sacre Scritture, come Pietra del Sepolcro sbalzata via, quasi in bilico, con i bordi sbozzati a “roccia viva”, appena frantumata da forza immane. La scritta incisa sull’ambone, “ Chi cercate, Gesù Crocifisso? E’ risorto !” attribuisce alla pietra spaccata il ruolo della Pietra del Sepolcro, aperta, frantumata, protesa verso il mondo dei fedeli e dalla quale sgorga la Parola. La Sacra Tribuna si configura come dominante materiale e spirituale del piano liturgico, proprio per la funzione di comunicazione e riflessione delle Scritture che l’Ambone, luogo dei luoghi, deve avere. Altare, ambone e sede si configurano come oggetti di valore plastico-scultoreo, il cui disegno ha valenza decorativa, pur essendo il riflesso di una logica costruttiva rigorosa ed essenziale. Gli elementi si distinguono dal contesto preesistente per le forme e le volumetrie nitide e assolute. Tuttavia, la gamma cromatica prescelta attiva delicate corrispondenze con la cornice architettonica preesistente. Pertanto, altare, ambone e sede si legano allo scenario circostante, creando un rapporto dialettico di arricchimento reciproco tra le parti antiche e quelle nuove. Le soluzioni formali, architettoniche e artistiche, sono improntate a un minimalismo in cui forte è il legame tra forma, funzione e simbologia. Come memoria e traccia dell’antica iconostasi, è ricollocata, sul vecchio tracciato la balaustra storica, salvata dalla demolizione degli anni ’90 e a lungo conservata nel Museo Diocesano. Ripristinando il “segno” della balaustra, risulta ancora più marcata la fuoriuscita del Presbiterio dai suoi antichi confini, la distanza tra vecchi e nuovi luoghi liturgici, mentre Cattedra Episcopale, Coro e Concelebranti restano sullo sfondo, un gradino più in alto, cornice dell’evento celebrativo. In quest’ottica di esaltazione della purezza stereometrica degli spazi e degli arredi, il pulpito, risalente ai lavori sul volgere degli anni ’50-‘60, in precedenza addossato al pilastro di navata centrale e transetto destro, è stato rimosso per garantire una perfetta visibilità del nuovo presbiterio e, al tempo stesso, rispettare la simmetria dell’originario impianto architettonico. Il battistero, posto sotto l’arcata di mezzo del portico di separazione fra navata destra e navata centrale, ha forme geometriche tondeggianti ed ellittiche che riflettono la morfologia dello spazio architettonico sovrastante e che consentono un “fluido” inserimento baricentrico fra due ambiti diversi per funzione e per dimensione. Il materiale usato è ancora una volta la pietra di Trani, in sintonia con gli altri elementi liturgici di nuova introduzione (altare, ambone, sede). Sul lato che volge verso la Navata centrale è rappresentato in fusione di alluminio, ed a rilievo schiacciato, l’episodio della Samaritana al pozzo, mentre, il cilindro del Fonte Battesimale è coperto e protetto da una scultura in fusione con il rilievo plastico di una colomba stilizzata che “avvolge” l’acqua battesimale. Al momento del Battesimo, la scultura, ribaltata ed incassata nel Fonte, diventa una bacinella che mostra sul fondo un graffito in forma di Pesce. Il Battistero, nella sua nuova posizione, è parte integrante dell’Aula liturgica, e quindi luogo non più isolato, ma di cerniera nel percorso liturgico interno al Duomo. Il Battesimo è il momento di accesso e di condivisione del Cristianesimo: la forza dell’adesione cristiana per mezzo del battesimo è resa ancor più evidente dalla scritta, posta sopra la rappresentazione di Gesù e della Samaritana, “Chi beve di quest’acqua non avrà più sete in eterno”, mentre la colomba-Spirito Santo, posizionata sul cilindro del Fonte Battesimale ad ”avvolgere” quest’ultimo, materializza il senso dell’ammissione di fede. Il fonte battesimale antico, posto in prossimità dell’entrata sinistra al Duomo, è stato opportunamente restaurato, e, liberato dalla invasiva recinzione in ferro, resta nella sua collocazione originaria come testimonianza storica ed artistica del patrimonio della Cattedrale. La configurazione artistica e l’interpretazione plastica di Altare e Battistero sono opera del Maestro Felice Spera, mentre il Crocefisso è stato realizzato dal Maestro Albano Poli.
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    Project details
    • Year 2013
    • Work started in 2012
    • Work finished in 2013
    • Client Diocesi di Acerra
    • Status Completed works
    • Type Churches / Restoration of Works of Art
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