Facciata della nuova stazione ferroviaria di Montecarlo

Munich / Monaco / 1999

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Lo studio di progettazione al servizio della SNCF, la società delle ferrovie francesi, guidato da Jean Marie Duthilleul, ha risolto in modo complessivamente molto interessante le problematiche poste da questo progetto, sia per quanto riguarda l’aspetto degli spazi dedicati a questo tipo di funzione (qui privati della serialità,dell’anonimato e del senso di disorientamento tipici di luoghi di questo genere) sia per quanto riguarda il sito,topograficamente difficile ed urbanisticamente controverso, quale la costa superedificata del Principato di Monaco, risolto attraverso il recupero di aree preesistenti e nuove, sbancate nella roccia, sul sito della vecchia stazione, e risolvendo, al contempo, il problema della disponibilità di aree edificabili. Tale progetto, che si guadagna brillantemente spazio nella roccia, trasformando il suo interno in ambienti dal sapore quasi magico, traduce con un linguaggio contemporaneo l’atmosfera piacevolmente rilassata del luogo. Ciò è evidente non solo negli interni, non opprimenti benché interrati attorno all’unico lungo tunnel di collegamento ferroviario tra la Francia e la Costa Azzurra, ma anche nello sbocco in superficie, rappresentato dall’affaccio degli ambienti d’ingresso e di servizio sul Vallone di Sainte Dévote, ricavato in una spaccatura di quest’ultimo. In questo edificio di approdo, a cui è possibile un unico affaccio verso il mare, vista la posizione sul pendio,inevitabilmente si concentrano tutte le esigenze che può avere l’interfaccia tra un immenso spazio sotterraneo –benché piacevole e vario – e un’interessantissima vista sulla famosa costa. E la facciata vetrata, protetta da brise-soleil in materiale composito di marmo e vetro, sembra interpretare questa necessità di comunicazione interno/esterno fin nell’uso degli elementi costruttivi, nonché del materiale stesso. I pannelli brise-soleil si sovrappongono ad una facciata completamente vetrata e sono fissati solidamente a dei semplici telai metallici, a loro volta inclinati in modo amovibile ad una serie di sottili montanti verticali. È interessante la ricerca, in tutto ciò, di un materiale nuovo, che sia caratterizzante come il marmo e che sottolinei,fin sulla facciata, l’indiscussa appartenenza di quell’architettura alla roccia del suo sito, ma che, nel contempo, non neghi la trasparenza, la luce, il senso del dialogo col paesaggio – mare e città – come il vetro schermato dalla traslucenza di un marmo adeguato, tra l’altro lo stesso utilizzato per il resto della facciata, nella quale l’impianto della vetrata rappresenta un enorme arco ribassato. Il materiale alla base dei brise-soleil è un composito di un sottile strato di marmo venato molto chiaro (il turco“Ayfon Sugar”) e vetro, laminati insieme attraverso un’interfaccia polimerica, che garantisce la trasparenza dell’unione, laddove un tradizionale incollaggio rischierebbe un antiestetico ingiallimento. La scelta di questo tipo di laminato marmo/vetro, la cui tecnologia ha rivoluzionato l’utilizzo dei materiali lapidei,soprattutto di quelli più fragili e chimicamente vulnerabili (come, per es., quelli venati e colorati), e di quelli dalle caratteristiche di traslucenza (come i marmi cristallini), va incontro, in questo caso, a particolari esigenze di continuità del sistema di ancoraggio metallico e di svincolamento degli elementi marmorei da dimensioni obbligate. Il marmo è laminato su tre lati ed il sistema del brise-soleil è montato ad una certa distanza (poco più della profondità dei montanti) dalla facciata vetrata. In questo caso, inoltre, il controllo di qualità, visto l’uso sperimentale del composito, ha riguardato sia l’adesione tra vetro e marmo sia il funzionamento degli ancoraggi. L’innovazione tecnologica, però, di questa realizzazione sta soprattutto nell’unione molecolare (e perciò strutturale) tra le due superfici, marmo e vetro, unione che differisce profondamente dal tradizionale incollaggio,permettendo di ottenere alla fine un materiale unico e saldato. Questo sistema, sviluppato dalla SDI, oltre al rinforzo generatosi, garantisce soprattutto una qualità molto importante per un’architettura, in particolare per le applicazioni in esterno, perciò sottoposte a sollecitazioni ambientali, e cioè un’interessante protezione chimico-fisica del materiale lapideo ed una durabilità dello stesso,anche attraverso la conservazione nel tempo, senza alterazioni, dell’unione dei due materiali, il che permetterà a questo interessante progetto di conservare in queste sottili lamine di marmo traslucido la loro soffusa luminosità.
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    Lo studio di progettazione al servizio della SNCF, la società delle ferrovie francesi, guidato da Jean Marie Duthilleul, ha risolto in modo complessivamente molto interessante le problematiche poste da questo progetto, sia per quanto riguarda l’aspetto degli spazi dedicati a questo tipo di funzione (qui privati della serialità,dell’anonimato e del senso di disorientamento tipici di luoghi di questo genere) sia per quanto riguarda il sito,topograficamente difficile ed urbanisticamente...

    Project details
    • Year 1999
    • Work finished in 1999
    • Status Completed works
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