Lipicanec Oskar Kogoj Sergio Pausig 2012 Archer's Tower Ljubljana, Slovenia

CAVALLI LIPPIZZANI DESIGN OSKAR KOGOJ IN PORCELLANA DIPINTE DA SERGIO PAUSIG 2012 Ljubljana / Slovenia / 2012

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Lipicanec Eleganti e docili, i lipizzani sono cavalli dal caratteristico mantello grigio chiaro, di frequente impiegati negli esercizi di alta scuola di equitazione. Sono il frutto di un incrocio tra razze di provenienze diverse che ha prodotto cavalli da esibizione, capaci di realizzare le figure più acrobatiche con grazia e leggerezza. A questi si ispira il lavoro realizzato a due voci da Oskar Kogoj e Sergio Pausig, accomunati da una prossimità geografica di nascita e di formazione (il Carso) e da una creatività cresciuta all’ombra della scuola veneziana, in particolare quella dello storico dell’arte Giuseppe (Bepi) Mazzariol, cui la rassegna è dedicata. I due artisti, vissuti divisi ma vicini ad una linea di confine oggi superata, hanno scelto il simbolo di un’eccellenza conosciuta da fine ‘500 in tutto il mondo per rappresentare un’opera che è il frutto di una collaborazione, di una contaminazione e di un incrocio. Lipicanec è infatti l’esito di un incontro tra sensibilità affini ma soprattutto è la testimonianza di un’amicizia – di lunga data e di elezione – tra due artisti che nel corso del tempo hanno più volte intrecciato il proprio percorso creativo. Su una porcellana bianca disegnata da Kogoj, Pausig interviene con il colore, quasi a voler apporre un ricamo sulla superficie vuota del cavallo. Colori tenui che, composti in ramage, rendono più lieve ed eterea la stazza di un cavallo dalla linea forte e affidabile, solida ma agile al tempo stesso. Un tessuto floreale veste il corpo possente del cavallo e richiama, nella sua trama, l’articolata ricchezza del mondo vegetale e della natura in genere, tema assai caro a Sergio Pausig. Una natura estraniata dalla realtà, sempre sospesa tra sogno e invenzione. Viene quindi da chiedersi dove siano diretti i cavalli di Kogoj e Pausig? Inseriti in un contesto neutro, senza segni o simboli, sembrano fluttuare in un spazio atemporale, come se fuoriuscissero dalla memoria dei due artisti. Il loro passo è in movimento, deciso, con il piglio di chi conosce la propria direzione e quindi il proprio destino, mentre il capo, lievemente reclinato, esprime docilità e forse una sorta di remissività che ricorda la consuetudine all’obbedienza e al controllo. Mi piace pensare che proprio in questo movimento verso una meta sicura stia l’omaggio al maestro di entrambi, Mazzariol, per averli guidati in un percorso artistico e professionale con sapienza e con la consapevolezza di chi sa leggere, nei travagli giovanili, una strada già scritta nel segno dell’arte. Marta Moretti Venezia 18.08.2013 Questi strani quadrupedi corrono verso la luce, sembrano quasi trasparenti, se non fosse per il colore che li rende materiali. I cavalli costruiti a due mani da Oskar Kogoj e Sergio Pausig ci guardano con aria quasi indifferente, potrebbero esser quelli scoperti a centinaia nella tomba dell’imperatore Qin Shi Huang o assomigliare a quelli della basilica di San Marco o a quello che Marco Aurelio monta con calma imperiale o ancora a quello che Colleoni cavalca con sguardo fiero a San Giovanni e Paolo a Venezia. Ma non sono niente di tutto questo. I cavalli di questi due artisti, da anni amici e ideatori in tandem d’operazioni culturali raffinate, sono semplicemente messaggeri di un volo pindarico che li rende inimitabili ed originali. Possenti e leggeri nel contempo, sono testimoni di una civiltà millenaria che vuole portarci un messaggio di pace. Sì, questi cavalli senza cavaliere sono semplicemente latori di un profondo e poetico atto d’amore che questi due artisti vogliono esprimere con l’unico linguaggio che conoscono, quello dell’arte. Nitriscono al suono di una musica immaginaria, sono docili, ma selvaggi nel contempo, naturali, ma assolutamente immaginari. Sono, com’ebbe a scrivere il naturalista Gorge Louis Buffon “..la più nobile conquista dell’uomo”. E sicuramente sarebbero piaciuti a Bepi Mazzariol, il grande storico dell’arte, del quale Oskar Kogoj e Sergio Pausig sono stati allievi e fedeli amici. Questa mostra vuole essere un omaggio a quest’uomo che amava gli artisti e che credeva fermamente nella forza catartica dell’arte. Questi lipizzani colorati sono come i lipizzani veri: intelligenti, focosi, ma docili da addestrare, dotati di memoria eccezionale e sicuramente saranno, come quelli reali, longevi, perché l’arte vera, come questa, è quella che sopravvive alle mode. Un’operazione artistica che ci riconcilia con l’arte, un’arte contemporanea che spesso fatichiamo a decifrare in tutti i suoi aspetti, e che Bepi Mazzariol avrebbe apprezzato: un omaggio, un affettuoso ricordo da parte di due artisti che non l’hanno dimenticato. Stefano Stipitivich Venezia 2013 Allestimento a cura del Designer Toni Kancijlia
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    Lipicanec Eleganti e docili, i lipizzani sono cavalli dal caratteristico mantello grigio chiaro, di frequente impiegati negli esercizi di alta scuola di equitazione. Sono il frutto di un incrocio tra razze di provenienze diverse che ha prodotto cavalli da esibizione, capaci di realizzare le figure più acrobatiche con grazia e leggerezza. A questi si ispira il lavoro realizzato a due voci da Oskar Kogoj e Sergio Pausig, accomunati da una prossimità geografica di nascita e di formazione (il...

    Project details
    • Year 2012
    • Status Completed works
    • Type Museums / self-production design
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