Riqualificazione del Convento Francescano di Miglionico

Miglionico / Italy / 2012

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Introduzione: stato di fatto


Il complesso del convento francescano di Miglionico è arrivato a noi in uno stato totalmente alterato sia nella struttura che nei materiali, nelle finiture e negli elementi della plastica minore, avendo subìto nel tempo diversi interventi di manomissione e alterazione. L’edificio è interessato da un forte degrado per l’incuria e l’abbandono in cui versa a partire dal trasferimento della sede del Municipio avvenuto ormai più di trent’anni fa. Le principali alterazioni di strutture, elementi e materiali, rilevati dai rilievi e dalla documentazione fotografica messa a disposizione per il concorso, possono sintetizzarsi secondo i seguenti punti di maggiore criticità.

Per gli ambienti interni si segnalano:

Cedimenti di carattere strutturale, rilevabili in particolar modo nella parte orientale del fabbricato, che hanno portato al parziale crollo delle volte a crociera poste sul corpo longitudinale adiacente l’ex teatro, nonché al cedimento parziale dei solai laterocementizi di copertura;

parziale compromissione statica e materica di numerosi elementi architettonici, in particolar modo degli elementi di copertura (sia le strutture delle falde che il manto di copertura);

corrosione ed ossidazione di elementi di partizione metallici e di legno (infissi, porte originali in legno e ferri finestra di recente inserimento).

Depositi superficiali ed accumulo di materiali di varia natura sulle pareti interne, quali: polvere, terriccio, guano.

Per i prospetti interni e per la corte:

de-coesione caratterizzata da distacco di granuli o intere parti di facciata sotto minime sollecitazioni meccaniche;

Efflorescenze, formazione di sostanze, di colore biancastro e di aspetto cristallino o polverulento o filamentoso, sulla superficie del manufatto;

Patine biologiche, strati sottili aderenti alla superficie di evidente origine biologica;

Prospetti compromessi da una serie di rifacimenti, tamponamenti e riaperture, che hanno reso, dall’esterno, compromessa la lettura dell’edificio.

Criteri generali di intervento

Al di là di un’analisi storica in senso stretto, rispetto ad esempio alle testimonianze di architetture monastiche presenti nel materano, il valore monumentale dell’ex convento di Miglionico è da ricondurre, in primo luogo, al suo significato civile e alla sua collocazione rispetto al centro storico della città e agli altri monumenti che essa conserva (Castello del Malconsiglio, Chiesa Madre, etc.). Infatti, il convento costituisce un punto di riferimento architettonico preciso rispetto alla città e la sua collocazione rivela ancora oggi il senso logico del disegno del centro storico. Estrema propaggine settentrionale della città, il convento, già fortificazione medievale, è difatti un punto di vista privilegiato sulla vallata sottostante, verso il materano e l’oasi naturale di San Giuliano, ma anche verso il paesaggio urbano interno ed il sistema di torri difensive del Comune. Mantenere il convento intatto nelle sue relazioni spaziali e temporali con il proprio tessuto edilizio, con l’emergenza architettonica della chiesa di San Francesco ed il panorama circostante, in quanto punti privilegiati di comprensione dell’evoluzione urbana di Miglionico nel tempo, resta perciò un imperativo fondamentale pur nella trasformazione funzionale dell’edificio. Perché allora il convento torni a tessere relazioni con il proprio contesto occorre operare con scelte formali e funzionali puntuali, che rinuncino ad un disegno di impianto o a una destinazione d’uso univoca.

Per tornare a far parte della vita della città bisogna infatti individuare funzioni in grado di coinvolgere e rappresentare il maggior numero di attori urbani possibili, destinazioni d’uso compatibili tra loro che possano eventualmente anche fungere da punti di attrazione per l’esterno. La vocazione civica del convento è del resto ben testimoniata dalle sue vicende storiche e dal rapporto tra frati e cittadinanza, costante sino al secolo scorso. La possibilità di ricondurre l’edificio ad una funzione pubblica, civica e didattica è sembrata dunque al tempo stesso una scelta dal valore architettonico ed urbano strategico.

Si propone pertanto di fare del convento la sede del polo civico di Miglionico. Con la dizione di polo civico, si intende sottolineare l’insieme di attività pubbliche che più di tutte contribuiscono alla formazione della civis, di un cittadino che faccia del senso di appartenenza di una comunità e di riconoscimento nel proprio patrimonio artistico ed architettonico la propria caratteristica maggiore. Le tre funzioni principali localizzate nel nuovo complesso, scelte perché attualmente localizzate lontano dal centro storico o perché del tutto assenti nel comune sono: il Municipio, il Museo Civico, l’Archivio Storico.

L’inserimento del Municipio nel complesso quattrocentesco è pensato attraverso la proposta di trasferimento degli uffici comunali, collocati ancora oggi al di fuori del nucleo urbano storico (via Dante 12), riportandoli nel centro di Miglionico. L’accesso principale su via Extramurale Municipio accoglie tutte le funzioni comunali di relazione con il pubblico, distribuendo le zone di rappresentanza al primo livello. Il Municipio, per una superficie utile di circa 700 mq, posto sui due piani fuori terra, è costituito dalla portineria, gli uffici aperti al pubblico al piano a quota 0.00 e le segreterie, l’ufficio tecnico e la ragioneria al piano +4.00 (vedi vista n.6, Tav. A0). Sul piazzale antistante il prospetto principale del convento vengono posti, come valore di rappresentanza, gli uffici del sindaco, del segretario generale e la sala consigliare. Parte del piano interrato è utilizzato per ospitare un archivio generale del Municipio, una cantina e un garage dell’auto di rappresentanza.

Il Museo Civico, di 300 mq, che ospita i numerosi reperti archeologici del convento tuttora privi di sistemazione stabile, è posto su due livelli (piano interrato a quota – 5.45 e piano terra). Esso si snoda attraverso un percorso distribuito su due piani, dal chiostro al piano interrato sino al cortile di uscita posto verso Largo Pinerolo, attraverso una scala esterna di nuova costruzione. Al piano terra il museo si sostanzia in una grande sala longitudinale, ottenuta dall’accorpamento di unità ambientali irrecuperabili dal punto di vista statico e dalla demolizione delle strutture fatiscenti. La memoria della spazialità originaria è garantita dall’impiego di un controsoffitto ligneo posta alla stessa quota di imposta delle volte, usato per l’ospitare l’illuminazione a binari della sala. Gli spazi interrati, posizionati al di sotto del cortile, sono impegnati da una serie di ambienti museali a testimonianza di una contemporanea rilettura di antiche tecniche di sostenibilità edilizia rispettose dell’ambiente e della cultura abitativa locale. Infatti l’ambiente finale del percorso museale, ultimo vano del piano interrato, accoglie un serbatoio di raccolta delle acque (vedi vista n.4, Tav. A0), collegato direttamente al sistema dei collettori solari piani, installati sulla copertura dell’ex teatro (ora sala conferenze) e scelti per conformazione e colore al fine di mimetizzarsi con l’esistente. Questo spazio di raccolta e distribuzione delle acque, chiamato ad alimentare tutto il riscaldamento e il raffreddamento di cui necessita la struttura, è l’unico spazio di nuova edificazione dell’edificio, collocato al di sotto del cortile del convento e disegnato nel totale rispetto dell’equilibrio statico della preesistenza (contrafforti e strutture di sostegno aggiuntive). Tale ambiente ospita una vasca di acqua fredda tenuta a temperatura grazie all’isolamento garantito dalla sua condizione di interramento e dall’impiego di muri di contenimento realizzate in terra battuta.

L’Archivio Storico, di 60 mq, è localizzato direttamente nei tre ambienti affacciati sul chiostro al piano terra. Quest’ultimo, quale luogo di relazione tra le varie funzioni inserite, ospita un antiquarium con il posizionamento di oggetti di spolio e i frammenti ripristinati del ciclo di affreschi sulla vita di San Francesco, attualmente in stato di degrado (vedi vista n.3, Tav. A0). Il cortile posteriore del fabbricato è stato pensato come luogo pubblico, con accesso indipendente da Largo Pinerolo, di connessione con la sala convegni posta nell’ex teatro e di uscita a conclusione del percorso museale da una scala esterna di progetto.

A queste tre istituzioni, gravitanti tutte intorno allo spazio comune del chiostro, si associano una foresteria al piano primo, di quattro stanze mq e una sala conferenze di 85 mq, direttamente accessibile dall’ingresso di progetto al cortile da Largo Pinerolo.

Il progetto, pur mirando ad un intervento di conservazione del manufatto, non registra pedissequamente la necessità dell’insieme di strutture ed elementi architettonici di essere riportati ad una condizione originale. Pertanto l’atteggiamento rivolto nei confronti degli elementi di degrado si pone in maniera critica a qualsiasi ipotesi di ripristino strutturale, materico e tipologico preventivo. Rappresentativo di tale atteggiamento è la decisione di risolvere la complessa situazione statica lungo il lato nord dell’edificio (parete settentrionale attualmente puntellata dai contrafforti del genio civile) attraverso la demolizione delle quattro volte a crociera interne e la costruzione di un nuovo solaio ligneo più leggero, ambiente destinato nel nuovo progetto a sala principale del museo civico (vedi vista n.3, Tav. A0).

Per quanto riguarda invece gli interventi nelle strutture architettoniche riconosciute come idonee ad ospitare nuove funzioni, si pensa ad interventi caratterizzati da una reversibilità, per quanto possibile, delle opere previste. Il tutto agisce nella massima compatibilità con le caratteristiche meccaniche e chimico fisiche dei materiali preesistenti, e con le tecniche costruttive tradizionali, per cui i materiali aggiunti per integrazione o riparazioni sono scelti uguali agli originali o forniti di analoghe caratteristiche; ciò per garantire all’insieme omogeneità di comportamento nel tempo.

L’edificio sceglie così di mostrarsi, attraverso le scelte di progetto, in tutta la sua processualità storica (fortificazione medievale, convento quattrocentesco, edificio rappresentativo postunitario), senza rinunciare a proiettarsi verso il futuro.

Tecniche costruttive

La scelta delle tecniche costruttive si divide nella duplice relazione che intercorre tra la preesistenza e il progetto ex novo. Per quanto riguarda il recupero della parte esistente si prevedono una serie di operazioni di conservazione e reintegrazione della struttura, degli elementi architettonici e dei materiali nel totale rispetto della stratificazione temporale e della conseguente situazione attuale che interessa il complesso, quali:

operazioni di asportazione preliminare: rimozione manuale e/o meccanica (materiali decoesi, materiali di restauro), estirpazione frenata della vegetazione superiore);

operazioni di pulitura secondaria: rimozione dei depositi superficiali coerenti, solubili e non, depositi biologici e chimici, attraverso una duplice modalità, a seconda della storicità e della posizione degli ambienti da restaurare. Asportazione manuale, tramite opportuni utensili, per gli ambienti di comprovata storicità (chiostro, celle del piano primo, ex sala consigliare e altri ambienti storici del convento); asportazione tramite sistema a bassa pressione di acqua (2,5 bar) e granulato finissimo di carbonato di calcio (sistema Jos) per gli ambienti interni ex cinema teatro e prospetti principali;

operazioni di consolidamento: impregnazione, reincollaggio, aggrappaggio di decorazioni ed elementi di finitura pregiata;

operazioni di reintegrazione: reintegrazione in opera, con stampi, stuccatura, completamento, integrazione;

operazioni di preparazione e finitura: preparazione delle superfici, scialbatura, sagomatura, tinteggiatura, finiture superfici.

Per la parte di progettazione ex novo, prevista lungo il prospetto est, si propone invece:
di reimpiegare gli elementi demoliti o recuperati all’interno dell’edificio a seguito del periodo di incuria e abbandono, nel risparmio dei costi di smaltimento di questi. Intento a cui si aggiunge un valore di completamento e fusione tra l’antico e il nuovo testimonianza della stratificazione storica dell’edificio. In particolare il nuovo muro, contenente gli elementi di risalita dal museo al livello interrato, si compone di materiali inerti di recupero e terra battuta (vedi viste n.2 e 5, Tav. A0).

Scelte impiantistiche

Il progetto assegna principalmente alle scelte impiantistiche il compito di raggiungere le prestazioni termiche, igrometriche ed acustiche necessarie ad espletare le funzioni pubbliche rappresentative e museali. Per quanto riguarda il sistema di riscaldamento e raffrescamento l’intervento è caratterizzato dall’impiego di un impianto a tutt’acqua funzionante a pavimento. Tale scelta è dovuta principalmente dalla possibilità di sfruttare i solai di nuova costruzione negli ambienti sul cortile, ristrutturati nel novecento, come base per il posizionamento di collettori solari. L’impiego congiunto di riscaldamento a pavimento e di collettori solari permette di operare con temperature del fluido termico più facili da raggiungere durante il periodo estivo ed invernale (inverno 40° C, estate 25° C). Un ulteriore elemento di criticità che ha favorito la scelta del riscaldamento a pavimento è dovuto alla volontà di non utilizzare controsoffittature negli ambienti del Municipio, dell’archivio e del museo per esaltare le volte preesistenti.

Il valore conferito alla scelte impiantistiche riveste inoltre l’importante ruolo di recuperare e portare alla luce le antiche metodologie proprie della struttura monastica francescana di sostenibilità dell’edifico. Il posizionamento di una neviera in uno dei locali interrati situati in prossimità del cortile, permetteva infatti di rispondere a scopi prettamente alimentari (celle frigorifere) e di favorire il raffrescamento nei periodi estivi, così come riportato da documentazioni e cronache del luogo. Tenendo perciò come riferimento tali attitudini alla sostenibilità e osservando la struttura dei pozzi francescani, si è immaginata una vasca di deposito e raccolta di acque piovane da utilizzare per diversi scopi. Tra questi si ricorda: impiego, previa filtrazione dei serbatoi, per l’acqua calda sanitaria; raffrescamento estivo, irrigazione delle alberature posate nel cortile e di eventuali piantagioni poste nel chiostro.

Si è pensato dunque di reinterpretare in chiave moderna le tecniche di sostenibilità dell’edificio mediante la progettazione di un sistema di produzione e distribuzione dell’acqua. Il posizionamento di un tappeto di collettori solari permette difatti il riscaldamento dell’acqua raccolta per poi distribuirla ai vari ambienti del complesso, (vedi esploso assonometrico Tav. A0).

Impianto elettrico
Per quanto concerne l’impianto elettrico il progetto adotta anche qui una soluzione che offre una ricaduta visibile nel progetto architettonico. La struttura esistente, per essere trasformata in polo civico della comunità di Miglionico, deve necessariamente dotarsi di un nuovo impianto elettrico che ne soddisfi le caratteristiche. L’impianto infatti deve essere idoneo sia per l’alimentazione dei normali consumi elettrici, sia per le nuove tecnologie di lavoro a supporto del Municipio (inclusa rete wi-fi e cavi lan Rj45 per la trasmissione delle informazioni on-line) nonché per l’alimentazione di un nuovo impianto di riscaldamento e climatizzazione. La potenza elettrica dell’impianto dovrà perciò essere aumentata. Per il progetto dell’impianto elettrico si rifiuta infatti di “tentare” il ripristino delle tracce originali del vecchio municipio, in quanto scelta inidonea dal punto di vista oltreché statico, anche economico. Si rifiuta inoltre di far passare i corrugati, se non in alcuni pochi punti necessari, all’interno di controsoffitti, per ragioni di carattere estetico, data la presenza di numerosi ambienti voltati, e pratici, per motivi legati al loro eventuale ispezionamento. Al fine di una minore invasività dell’impianto, il progetto opta, così, per la scelta di far passare i corrugati direttamente lungo la muratura esistente, nascosti alla vista all’interno di un sistema di boiserie (per gli ambienti del municipio e dell’archivio storico, vedi tav. A0, vista 6 e dettaglio costruttivo) e di contropareti (nelle sale allestite per il museo civico, vedi tav. A0 vista 3). I corrugati, posti ad un’altezza di 80 cm da terra sono così nascosti alla vista e facilmente ispezionabili grazie al disegno di pannelli ispezionabili anch’essi in legno posti nelle boiserie. Negli ambienti dove è previsto il passaggio dell’impianto elettrico nella controsoffittatura (nei corridoi, nei bagni, negli archivi per gli uffici comunali e in altri spazi di distribuzione) il passaggio dalla quota dei controsoffitti alle pareti orizzontali è garantito dalla presenza di portali da realizzarsi anch’essi in legno.

Illuminotecnica
L’impianto illuminotecnico viene diversificato per la duplice funzione di ufficio e di spazio museale. Nelle sale museali, nella sala consigliare ed eventualmente nel chiostro, la luce è diffusa attraverso un binario trifase che permette di avere un’illuminazione indiretta (per illuminare ad esempio i soffitti affrescati e/o decorati) e una diretta per avere un’illuminazione mirata sulle opere d’arte e un’illuminazione di accento sul partito architettonico. Nella sala museale principale al piano terra e nella vasca al piano d’acqua al piano interrato (vedi vista 3 e 4 tav. A0) i binari sono incassati all’interno delle travi di sostegno del solaio di copertura e del controsoffitto. Tutte le fonti di luce, compresi gli uffici del Municipio e la foresteria, sono regolate attraverso dimmer di sala che permettono una diversa intensità luminosa secondo le differenti esigenze. L’illuminazione esterna è studiata per le moderne tecnologie LED di lunga durata, l’effetto generale deve essere caratterizzato da colori caldi, adatto ad accentuare il valore di monumentalità dell’edificio.

Servizi igienici
Riguardo i servizi igienici e l’impianto idraulico ad esso collegato, non potendo conoscere la loro attuale posizione nell’edificio, vengono ipotizzati al piano terra, per servire insieme le sale museali e il municipio. I servizi sono divisi per uomo e donna, entrambi i servizi sono accessibili al portatore di handicap. Al piano primo ci sono tre servizi separati, rispettivamente due per gli uffici ed uno per la foresteria.

Impianti elevatori
Sono rappresentati da due nuovi ascensori. Un primo nuovo ascensore per il pubblico è posto nell’atrio del Municipio (accesso dalla prima porta a sinistra sul prospetto principale al piano terra) e funge da collegamento con il piano interrato (sede degli archivi), il piano terra (portineria) ed il piano primo (corridoio uffici, segreterie, sala consigliare). Un secondo ascensore, utilizzato per collegare le sale museali al piano terra e primo, la foresteria, e per fungere anche da scala antincendio per il Municipio, è posto vicino alla nuova scala presso il cortile.
Entrambi gli ascensori sono predisposti per essere accessibili al portatore di handicap.
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    Introduzione: stato di fatto Il complesso del convento francescano di Miglionico è arrivato a noi in uno stato totalmente alterato sia nella struttura che nei materiali, nelle finiture e negli elementi della plastica minore, avendo subìto nel tempo diversi interventi di manomissione e alterazione. L’edificio è interessato da un forte degrado per l’incuria e l’abbandono in cui versa a partire dal trasferimento della sede del Municipio avvenuto ormai più di trent’anni fa. Le principali...

    Project details
    • Year 2012
    • Client Nòema snc dell’Ing. Michele Di Noia Via Fellini, 1 – 70029 Santeramo in Colle (BA) Cell. 339 2007212 Fax 080 3039115
    • Status Competition works
    • Type Town Halls / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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