Nuova sede CNA

Rome / Italy / 2013

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Verso un’architettura di razionalità nella trasformazione urbana L’intervento per la nuova sede della CNA, in via Oreste Tommasini, angolo via Giorgi, si definisce con caratteri progettuali marcati e significanti. L’edificio preesistente, a sette piani, si situa in un’area che la normativa comunale inquadra all’interno della zona storica, al di là della cinta muraria, come “tessuto di espansione novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforme”. Il contesto urbano ed edilizio, quindi, è costituito da un insediamento a notevole densità abitativa, con costruzioni che insistono sui lotti con uno sviluppo a singola “palazzina”, anche di rilevanti dimensioni, seguendo ed ampliando una tradizione costruttiva romana, che nel corso del Novecento ha visto un notevole concorso di casi. Il processo d’elaborazione progettuale di Open Project per la nuova sede CNA si indirizza ad una analisi complessa, che inquadra questioni teoriche e di convergenza logica e architettonica, riferite all’edificio stesso, al suo contesto urbano, alla caratterizzazione ambientale in senso lato della costruzione esistente, alle modalità operative dell’architettura contemporanea nei contesti storici. L’analisi puntuale dell’edificio, da un lato, denuncia immediatamente una carente condizione delle strutture portanti, e, dall’altro, lascia intravedere una conformazione ambientale dotata di caratteri importanti. Il progetto prende forma e sviluppo da queste riflessioni, che uniscono prospettiva urbana e carattere architettonico. E la definizione compositiva si appropria del valore direzionale dell’incrocio viario, individuando nella forza di un aggetto sul marciapiede la componente qualitativa che introduce un luogo di passaggio protetto e prospettico, fra interno ed esterno, fra accesso all’edificio e transito protetto, luogo di sosta e di interrelazione urbana. Per comporre un innesto qualitativo all’interno del normale tessuto “d’espansione”, ancorché storicizzabile alla metà del Novecento, i caratteri architettonici determinano una costruzione lineare, che accetta la geometria del lotto senza stravolgerne la forma, ma si preoccupa di chiarire un nuovo rapporto fra pieni e vuoti, che si trasforma, nelle filanti geometrie lineari dei prospetti laterali, in una correlazione fra superfici trasparenti e superfici opache: moduli finestrati, con vetri basso-emissivi, dotati di serramenti tecnologici in alluminio ad elevate prestazioni d’isolamento termico, parallelamente a moduli opachi, in lastre di gres con coloritura beige chiaro, altrettanto definite in senso tecnologico. Un involucro rigoroso, una geometria specchiata, su cui si insinua la composizione di un elemento distintivo, che spezza l’orditura regolare e ne determina un carattere precipuo: sul prospetto ovest, la lastra in vetro strutturale va ad interrompere lo schema di correlazione modulare, altera la composizione geometrica iterata, si dilata ed allarga verso i piani superiori. Un’ulteriore forma di compressione dell’intreccio fra spazi urbani e spazi interni, la lastra vetrata si apre sulla distribuzione verticale dell’edificio, interloquendo sugli spazi interni di correlazione, in un’architettura rappresentativa, che si propone come luogo direzionale di un’associazione a rilievo nazionale. La prospettiva del “risparmio energetico”, nucleo di riflessioni dell’architettura contemporanea alla ricerca di soluzioni congruenti fra esigenze linguistiche e tecnologiche, si integra alla composizione architettonica, ne è una sorta di componente assorbita nella coerenza del ragionamento progettuale, utilizzando l’innovazione come forma d’architettura. I pannelli fotovoltaici integrati alla copertura trasformano l’esigenza ecologica in un “normale” fattore operativo, una componente necessaria e interna alla progettazione nella direzione di una rappresentazione qualitativa. E allo stesso modo, le esigenze di coibentazione e d’isolamento termico fanno parte del progetto come gli impianti e le attrezzature di servizio, in un’ottica di normalizzazione della procedura. L’architettura della nuova sede della CNA a Roma, nella riflessione del linguaggio di contemporaneità meditativa e rigorosa, introduce soluzioni d’ampio respiro, consente la convergenza di valori innovativi nel paesaggio urbano, lavorando sui dati analitici, per sviluppare soluzioni di trasformazione del tessuto edilizio ed urbano, in cui la “visibilità” si coniuga alla razionalità, in una prospettiva storica complessa. (Francesco Pagliari)
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