Palazzo Contestabile

Progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e direzione dei lavori Taurianova / Italy / 2008

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Cenni storici Il paese di Taurianova si sviluppa alle pendici dell’Aspromonte immediatamente a ridosso della Piana di Gioia Tauro. Il suo territorio, proprio per la posizione che occupa, è quindi solo parzialmente pianeggiante. Il nostro oggetto di studio, Palazzo Contestabile, è stato edificato presumibilmente, vista la mancanza d’informazioni a riguardo, nei primi anni del 1700 in una contrada che un tempo costituiva un vero e proprio nucleo a sé. Iatrinoli, infatti, con R. Decreto del 16 febbraio 1929 è stato integrato ai comuni di Radicena e Terranova Sappo Minulio, costituendo l’attuale comune di Taurianova, nome peraltro contestato dagli intellettuali dell’epoca che evocava significati diversi da quelli che avevano spinto alla formulazione di quel nome, intendendo loro suggerire Taurianova, da Bis Tauri, in altre parole città del toro, quindi Tauro e non Tauria. Questo nucleo urbano fu più volte raso quasi completamente al suolo dai devastanti terremoti che infierirono a distanza di pochi decenni sul nostro già traballante patrimonio architettonico. Difatti, con il terremoto del 1783 avvenne quasi un azzeramento dell’edificato, rimanendo però, il nostro palazzo soltanto parzialmente coinvolto. La parte posteriore che costeggia la via San Giuseppe rimase dissestata dalle scosse sismiche al punto da richiederne l’abbattimento. Al suo posto fu costruita una struttura meno massiccia definita all’epoca “antisismica”, di tipo baraccata, tuttora esistente, che avrebbe dovuto rappresentare un rifugio in caso di nuovi terremoti. Successivamente, verso i primi anni del 1800, sulla stessa via fu eretto un nuovo palazzo adiacente, la parte baraccata, più basso del precedente, destinato ad una parte della famiglia Contestabile, struttura ripetutamente sottoposta a rimaneggiamenti nell’ultimo secolo. Dalle consultazioni bibliografiche effettuate non è risultato, a carico del palazzo dei marchesi Contestabile (da “Conestabile”, in altre parole ufficiale della corona con importanti incombenze civili successivamente insignito del titolo di marchese) alcuna notizia storica che potesse far anche solo intuire l’autorevolezza che questa famiglia esercitava all’epoca della costruzione di detta residenza. Quest’ultima, infatti, era circoscritta da una serie di piccole costruzioni basse senza alcuna pretesa architettonica, edificate negli “orti” del colano, destinate alle servitù degli stessi marchesi. Nella progettazione di questa costruzione era stata prevista la possibilità, in caso di insorgenze o conflitti, di potersi dileguare senza attraversare gli elementi di distribuzione verticale principale. E’ stata realizzata, infatti una botola che, dal piano nobile attraversando una grossa muratura, si collega, tramite un angusto tunnel, agli scantinati provvisti di aperture verso il giardino. Leggende metropolitane narrano le vicissitudini di questo palazzo che ancora oggi incute un certo timore. Sull’androne si aprono due piccole feritoie poste sui lati delle scale interne. Nel 1912, un accordo stipulato tra i Contestabile ed i dirimpettai sulla Via San Giuseppe, vede l’abbattimento del livello superiore della parte definita baraccata e dell’ultimo livello della costruzione di fronte al fine di eliminare la disarmonia che imperava tra gli edifici e di migliorarne i requisiti di benessere quali aria, luce. Il palazzo fu completamente abbandonato intorno al 1950 allorché gli eredi decisero di trasferirsi in America, lasciandolo in balia d’usurpatori che ne hanno favorito il collasso. RELAZIONE TECNICA Premessa. Per meglio descrivere la situazione attuale del palazzo Contestabile, si è scelto di suddividere lo stesso in tre corpi di fabbrica identificati con le lettere A – B – C Corpo A. Le strutture verticali dell’edificio sono in buono stato di conservazione, non sono state riscontrate lesioni di particolare importanza ne sui muri perimetrali ne sui muri di spina, fatta eccezione in alcuni punti all’ultimo piano dovute essenzialmente alla spinta del tetto. La muratura è mista, ovvero, mattoni pieni e pietre, fatta eccezione per il prospetto principale costruito per la quasi totalità in mattoni pieni. In pessimo stato di conservazione si presentano invece le strutture orizzontali quali solai e struttura lignea portante della copertura infatti, si sono verificati dei cedimenti di alcune travi componenti i solai a causa dell’ammaloramento delle stesse dovuto all’infiltrazione dell’acqua piovana sia dal tetto sia dalle aperture essendo queste ultime privi di infissi o con infissi senza vetri. Si è avuto di recente il crollo di parte dei solai in corrispondenza dell’ingresso al piano nobile, questo crollo ha interessato oltre al citato piano, anche il solaio di calpestio del piano ammezzato e delle pareti divisorie da esso sostenute. Al piano primo, o nobile , sono stati negli anni 30 del secolo scorso, realizzati dei solai in calcestruzzo armato in alcuni ambienti, precisamente nel salone e nel vano attiguo. Complessivamente comunque, ci troviamo di fronte ad un edificio che versa in uno stato di degrado avanzato dovuto essenzialmente all’assoluta mancanza di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. Il progetto mira al vasto campo che interessa l’aspetto della conservazione e del consolidamento. L’intervento prevede il restauro degli aspetti compositivi ­architettonici ed il ripristino delle parti alterate dei fronti interni ed esterni, degli ambienti interni, e la conservazione dell’impianto distributivo originale e degli spazi liberi; il consolidamento, con sostituzione delle parti non recuperabili senza modificare la quota, la materia e l’essenza degli elementi strutturali che compongono l’edificio; l’eliminazione delle superfetazioni definite come parti dell’edificio incongrue all’impianto originale; l’inserimento degli impianti tecnologici ed igienico - sanitari essenziali nel rispetto delle normative vigenti. Pertanto la scelta ricade sul Restauro Conservativo che riduce al minimo gli interventi e non sulla Cristallizzazione. La struttura si compone di tre piani più la copertura realizzata in coppi e tegole. Il piano terra, con pavimentazione in battuto di cemento, un tempo adibito a scuderie, rimesse per le carrozze e magazzini, oggi è completamente abbandonato ed è diventato deposito d’oggetti di varia natura. I locali sul lato sinistro del portone principale sono stati per molti anni adibiti ad officina, con immaginabili conseguenze, su cui si aprono degli archi a tutto sesto che collegano la parte retrostante, i locali a destra invece sono stati adibiti a sartoria ed officina per biciclette, e sottoposti a rimaneggiamenti in chiave moderna. Dal portale principale, attraversando un androne pavimentato con lastre in granito di pregevole fattura, si accede alla corte interna su cui si apre l’ingresso alla parte baraccata (corpo B) e a due ambienti di cui uno seminterrato. Sotto la scala principale, vi sono una serie di volte a botte realizzate con mattoni sistemati di piatto. Nell’androne, la cui copertura è costituita da due volte a crociera in mattoni a spina di pesce intonacate con malta di calce parzialmente distaccata e separate da un arco a tutto sesto, si aprono due ingressi, anch’essi sormontati da archi identici, le cui scale consentono rispettivamente a destra l’ingresso al piano ammezzato, a sinistra oltre al precedente anche al piano nobile. L’imponente scala principale di granito è rimasta pressoché inalterata in ogni sua proprietà. La grande finestra che si apre su essa, priva di vetri, è una delle principali cause di degrado, l’infiltrazione d’acqua piovana, infatti ha provocato il distacco dell’intonaco ed ha favorito lo sviluppo della vegetazione infestante. La ringhiera in ghisa, così come il lampione si presenta incrostata e con depositi di polvere. L’ultimo piano, quello nobile, con importanti ambienti a stucchi quali l’ampio salone, presenta lo scollamento di limitate zone di soffittatura a rete, con relativo dilavamento del colore degli intonaci in corrispondenza dello squarcio della copertura.. Anche i pavimenti, in cotto e graniglia, riflettono questa situazione critica. Infatti oltre a presentare uno strato di detriti, presentano diverse patologie, quali lacune, microfratturazioni e lesioni, erosione dei giunti di malta, macchie di umidità da infiltrazione. Anche qui l’assenza dei vetri agli infissi favorisce inevitabilmente l’ingresso di acqua, che è l’agente naturale i cui effetti negativi hanno gli influssi più ampi sui materiali da costruzione. La copertura presenta un’orditura lignea a due ordini nella parte anteriore aggettante ed una a tre ordini, a capriate, lungo le ali laterali. L’orditura lignea della parte centrale, cui si accede tramite una scala a chiocciola di ferro oramai corroso, è in stato di forte marcescenza. L’intervento di conservazione prevede: MURATURE Per quanto riguarda la muratura portante in mattoni pieni, priva di intonaco esterno, se ne prevede il miglioramento delle caratteristiche meccaniche previa la stilatura dei giunti con malta di calce, mediante l’utilizzo di materiale consolidante (acrilico, silanico) da realizzarsi con un semplice procedimento di bagnatura della superficie con resine a bassa viscosità che per capillarità sono richiamate verso l’interno. Questo composto chimico dovrà penetrare in profondità fino a raggiungere lo strato di materiale sano. Per bloccare le piccole crepe nella parte alta del prospetto, da attribuire sicuramente alla spinta del tetto, è previsto l’inserimento di catene metalliche. Quest’ operazione si compie mediante la realizzazione di fori passanti di diametro 25-30 mm per mezzo di carotiere nella muratura con conseguente inserimento delle barre e delle piastre di spessore come da calcolo strutturale, e la messa in tensione, mediante chiavi dinamometriche, dei tiranti alloggiati entro speciali guaine nelle quali sarà iniettata una sostanza chimica che li preserva dagli attacchi degli agenti atmosferici. Per limitare i danni causati dall’umidità da infiltrazione si prevede, laddove è possibile raggiungere le fondazioni, la realizzazione di zone aerate (scannafossi) di separazione tra la struttura e le superfici di contatto umide. E’ presente anche umidità ascendente o di risalita specialmente nei muri esposti a nord, dove, proprio per la posizione di scarso soleggiamento, si manifestano le tipiche patologie da umidità. Per le parti di muratura esterna rivestite da intonaco in malta cementizia realizzato probabilmente nei primi decenni del ‘900, se ne prevede l’asportazione totale e la protezione della muratura con malta di calce al fine di rispettare la coerenza di intervento sull’ identica struttura muraria. Per gli scantinati, i quali presentano una scialbatura a calce non databile per via del degrado che ne ha provocato il quasi totale distacco, viene preferito ripetere la stessa operazione di “scialbo” con malta di calce fluidissima passata a pennello atta ad isolare l’ambiente dall’umidità da contatto col terreno in quanto impedisce il formarsi di muffe. SOLAI I solai in legno a causa delle infiltrazioni dell’acqua piovana si presentano in uno stato di conservazione pessimo. Molti sono i cedimenti dell’orditura principale, non è possibile recuperarli anche in considerazione del fatto che le travi sono sottodimensionate rispetto al carico cui sono sottoposte, di conseguenza si prevede la totale demolizione con recupero della pavimentazione originaria, ed il rifacimento sempre con struttura lignea, in legno di quercia o rovere, in modo tale da non alterare l’equilibrio statico dell’ edificio. COPERTURA Danni notevoli sono riscontrabili a livello della copertura dove manca un ordinato sistema di smaltimento delle acque meteoriche, oltre allo squarcio presente nella parte anteriore da cui il libero flusso dell’acqua piovana determina il progressivo decadimento strutturale della orditura lignea per ammaloramento oltre ad interessare anche le strutture sottostanti. Difatti la porosità dei mattoni, la loro capacità di imbibizione portano inevitabilmente allo sgretolamento della struttura del materiale stesso, il sintomo di questa patologia è rappresentato proprio dalla bollatura con conseguente distacco dell’intonaco e dalla presenza di muffe ed efflorescenze anche sugli intonaci interni a malta di calce. Dal sopralluogo effettuato non risultano esserci a carico dell’orditura primaria della copertura fenomeni di fessurazione e spaccatura verticali trasversali che destino particolare preoccupazione tranne la parte centrale che richiede un massiccio intervento di ricostruzione con sostituzione di tutti quegli elementi che, esposti alle intemperie presentano fenomeni di marcescenza. Le parti in buono stato saranno trattate con sostanze ignifughe ed antitarlo previa un’accurata pulitura. Vista la totale assenza di un regime di canalizzazione delle acque meteoriche ne é prevista la progettazione dell’intero sistema con la conseguente raccolta ed allontanamento nelle condotte comunali delle acque bianche.Il tetto sarà coimbentato con pannelli tipo Isotec dello spessore di cm 5. PAVIMENTI Quest’intervento di conservazione prevede il mantenimento dell’intera pavimentazione esistente, negli ambienti dove saranno rifatti i solai sarà necessario smontare la stessa per poi rimontarla ed integrarla con degli elementi nuovi di uguale materiale e dimensione. La pavimentazione dove i solai non saranno demoliti, non presenta di per sé patologie che richiedano lo smontaggio e la sostituzione tranne qualche piccola lacuna integrata, allo stato attuale, con delle toppe di malta cementizia. In questo caso quest’ultima sarà sostituita con elementi di uguale dimensione e materiale simili ai precedenti ma non invecchiati e facilmente riconoscibili come moderni. Per le pavimentazioni del piano terreno, prive di strato coibentante ed isolante, attualmente costituite, tranne nell’androne e nel cortile interno, da un massicciato di cemento tutt’altro che pregiato, si prevede la rimozione dello stesso, creazione di un vespaio aerato, con elementi in PVC tipo “granchio”, rifacimento del massetto in calcestruzzo con tutti gli accorgimenti necessari per lo sbarramento dell’umidità da risalita. OPERE di FERRO Le opere di ferro quali ringhiere ed inferriate risentono del passaggio del tempo mostrando segni di ossidazione superficiale, con incrostazioni e depositi di polvere.L’intervento si configura con una semplice operazione di pulitura con microsabbiatura, per rimuovere lo strato superficiale di incrostazioni e ruggine e tinteggiatura con vernici antiruggine volte a proteggere il ferro dagli attacchi degli agenti patogeni. INFISSI Gli infissi costituiti esternamente da serramenti a due ante in legno con vetri semplici e scuroni , ed internamente da porte in legno, ove possibile saranno recuperati con integrazione dello stesso legno, delle parti mancanti o ormai marce , o con nuovi infissi di eguale materiale. INTONACI ESTERNI L’intonaco a base cementizia della zoccolatura dell’edificio presenta una sofferenza diffusa sia a causa dell’umidità di risalita che per dilavamento dovuto alla mancanza dei pluviali di raccolta delle acque meteoriche del tetto. Pertanto, dato lo scarso valore artistico di questa superficie, l’intervento ne prevede la rimozione e il rifacimento con tecniche e materiali tradizionali a base di calce che presenta un ottimo grado di compatibilità con la muratura esistente. Proprio la mancanza di regimentazione ha provocato il formarsi di croste nere localizzate principalmente nella cornice di coronamento del prospetto anteriore per le quali si prevede la rimozione attraverso l’impiego di spazzole di saggina. Il prospetto principale che oggi si presenta in muratura a faccia vista, sicuramente un tempo è stato intonacato quantomeno la parte corrispondente al piano nobile, sono infatti evidenti tracce d’intonaco in particolar modo sotto il cornicione dove la pioggia battente non lo ha potuto scalfirlo e dilavarlo, l’immagine è ormai consolidata come faccia a vista, la scelta progettuale è quella di rifare l’intonaco a base di calce di uguale colore, comunque la discussione rimane aperta in attesa di definire l’intervento con la competente Soprintendenza. Sono stati effettuati delle analisi di laboratorio per capire la composizione degli intonaci sia esterni sia interni, dai risultati, riportati di seguito ed allegati in copia alla presente, si è riscontrata spesso una presenza di cloruri, fatto strano essendo la città di Taurianova abbastanza distanza dal mare, riconducibile sicuramente ad un utilizzo di materiali inerti impuri. Gli intonaci che saranno utilizzati sia all’interno che all’esterno dell’edificio saranno composti da calcari marnosi e silicei selezionati accuratamente cotti in forni verticali e precisamente, calce idraulica naturale a basso tenore di sali idrosolubili, ottenuta dalla cottura a bassa temperatura 900°C circa in forni tradizionali di calcari marnosi ricchi di silice. OPERE IN PIETRA Gli elementi in pietra granitica presenti nell’edificio lamentano tutti le stesse patologie. Le mensole, le lastre dei balconi, i portali, le soglie, la scala interna sono interessati tutti dalla presenza di croste nere e dal tallo, lichene costituito dall’associazione tra un microfungo ed un’alga. Data la durezza della pietra questo parassita non riesce a penetrare di molto all’interno del materiale ma va assolutamente eliminato con semplici procedimenti di pulitura quali quello per mezzo di getti di acqua a bassa pressione. Sono presenti incrostazioni di tipo calcareo, queste dovranno essere eliminate praticando degli impacchi con altapulgite, una componente neutra costituita da argille assorbenti, miscelata con acqua deionizzata a cui si addiziona una limitata quantità di ammonio carbonato. Tale impacco passato sul litoide per uno spessore medio variabile tra i due e i tre cm, viene lasciato agire per tempi variabili, ciò in funzione delle particolarità ambientali valutate momento per momento, e rimosso quando ha avuto inizio la sua essiccazione ed ha incominciato a perdere contatto con la pietra sottostante; a ciò utilizzando esclusivamente l’ausilio di spatole e spazzole con setole di saggina. Allo scopo di diminuire la velocità di evaporazione del solvente, gli impacchi sono coperti da pellicole di polietilene. L’impacco verrà ripetuto fino ad ottenere l’effetto desiderato. Edifico B (Struttura Baraccata) L’edificio B, ovvero il corpo centrale di Palazzo Contestabile, si sviluppa su tre piani fuori terra. Particolarmente interessante è la struttura che lo compone, sia verticalmente sia negli orizzontamenti, è infatti una struttura completamente in legno, ovvero “baraccata”. Questa rimane sicuramente una delle poche strutture edificate dopo il terremoto con sistema baraccato presente nella provincia di Reggio Calabria, che merita di essere conservata quale testimonianza di un modo di costruire, sicuramente di cultura nordica, ma molto utilizzato dopo i vari eventi sismici che nella nostra provincia vi sono stati (1783 – 1908).L’idea di fondo della casa baraccata riprese il concetto del più antico sistema di telaio, tipo Fachwerk, riproposto in quasi tutti i brevetti presentati dopo il terremoto del 1908. Nonostante fosse già il periodo dell’acciaio e, soprattutto del calcestruzzo, molti studiosi e sperimentatori fecero ancora ricorso all’intelaiatura in legno nelle strutture verticali, orizzontali e nelle coperture lignee. Complessivamente il nostro edificio è in buono stato di conservazione, solo una parte è interessata da fenomeni di marcescenza, precisamente la parte a confine con l’edificio C, dove, a causa del giunto tecnico tra i due edifici, non essendo lo stesso protetto dalle infiltrazioni dell’acqua piovana, nell’infiltrarsi si depositava al piano terra e veniva di conseguenza assorbita dalla struttura lignea. La pavimentazione è formata da listoni in legno ad incastro, lo stato di conservazione è buono, va comunque integrata in quelle parti che sarà necessario smontare per il controllo dei solai. Le pareti interne sono costituite da incannicciato rifinite a malta di calce al piano terra ed in legno al piano primo e secondo. Le pareti esterne al piano terra sono in muratura intonacate a malta di calce, all’interno delle stessi trova alloggio la struttura lignea dell’edificio. Al piano primo e secondo, le pareti esterne sono in lastre di lamiera zincata chiodate alla struttura lignea. Il tetto di copertura, con struttura lignea a capriate, è ricoperto di lamiere zincate. L’intervento prevede la conservazione della struttura portante sia verticale sia orizzontale, verranno sostituiti tutti quegli elementi che oramai hanno perduto la necessaria consistenza a causa del loro ammaloramento, saranno praticati tutti gli opportuni accorgimenti atti a preservare nel tempo il legno, trattandolo con vernici ignifughe, antitarlo e quant’altro sarà necessario e si renderà opportuno in fase di esecuzione dei lavori. Le pareti interne saranno sempre in legno, con interposto materiale isolante e fonoassorbente all’interno delle stesse. Le pareti esterne saranno rifatte in muratura ed intonacate con malta di calce, avendo cura di staccare le stesse dalla struttura lignea lasciando tra i due materiali un giunto tecnico pari ad almeno 5 cm, interponendo pannelli di materiale coibente onde ridurre al minimo la dispersione di calore. Gli infissi, in pessimo stato di conservazione saranno rifatti in legno,mantenendo la dimensione ed il disegno originario. Gli impianti tecnologici saranno rifatti nell’osservanza delle normative vigenti. Il manto di copertura sarà sostituito con coppi tradizionali in cotto, saranno utilizzati coppi e canali di recupero. Edificio C Questa parte del palazzo Contestabile, indicata come edificio C, e quella che negli anni ha subito interventi irreversibili non consoni al tipo di struttura..Si sviluppa su due piani fuori terra con tetto di copertura piano raggiungibile per mezzo di una scala realizzata in calcestruzzo armato. I solai, sono stati rifatti a “solettone” in calcestruzzo armato, ciò che rimane di originario sono le strutture verticali e parte della pavimentazione delle cantine.Di pregevole fattura è il portale d’accesso dalla via San Giuseppe.Parte della controsoffittatura realizzata su incannicciato è crollata. L’intervento di questa parte dell’edificio prevede, il rifacimento della copertura a falde con manto in coppi, e struttura portante in legno, uniformandolo così al resto dell’edifico, il rifacimento degli intonaci sia interni che esterni.La sostituzione degli infissi esterni con infissi di uguale dimensione, essenza e disegno.La messa a norma degli impianti tecnologici, secondo le normative vigenti in materia. Sarà riproposta la pavimentazione al piano terra in cotto posizionata come da pavimentazione originaria.Al primo piano sarà conservata la pavimentazione esistente in graniglia levigata.Al piano terra sarà realizzato un vespaio areato a protezione dall’umidità di risalita.I solai rimarranno in calcestruzzo armato, poiché non è consigliabile effettuare la demolizione di quanto è stato purtroppo fatto, si rischierebbe di compromettere la struttura verticale in maniera irreversibile, oltre ad essere una operazione dal punto di vista economico molto onerosa, saranno comunque riproposti le controsoffittature con gli stessi stucchi, parte di questi sono stati recuperati dopo il crollo, le parti mancanti saranno integrate con gli stessi materiali e gli stessi motivi. Le malte utilizzate saranno rigorosamente a base calci idrauliche sia per gli intonaci esterni sia per quelli interni. Oggi è stato completamente restaurato nel rispetto della tipologia costruttiva originaria con l'utilizzo di materiali naturali ed è ritornato agli antichi splendori
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    Project details
    • Year 2008
    • Work started in 2002
    • Work finished in 2008
    • Client Avv. Giovanni Contestabile
    • Status Completed works
    • Type Monuments / Recovery/Restoration of Historic Buildings
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