TIPOLOGIA DI CASA

Studio Tipologico Nicolosi / Italy / 2008

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LA NORMATIVA ITALIANA E L’ARCHITETTURA
- IL PROLOGO DI UN FLAGELLO APOCALITTICO -
(Liberi Pensieri – 6/aprile/2008 – Capo Passero)
Chi esercita la professione di architetto, nella realtà italiana, sicuramente si sarà imbattuto su una verità incontrovertibile la Normativa: le più grandi imprese urbanistiche e le opere di architettura più significative che il passato ci ha dato in eredità sarebbero oggi decisamente bocciate, basti pensare ai regolamenti edilizi di qualunque ufficio tecnico di tutta la penisola, isole comprese, che il verdetto è sicuramente negativo, nessuna opera di architettura con la A maiuscola resisterebbe all’indagine di una commissione edilizia e di un geometra munito di copia delle norme di attuazione del piano regolatore generale. Vedreste rotolare, Dio non me ne voglia, e persino rivoltare nella tomba, le illustri e venerante teste di Bramante, Brunelleschi, Bernini, Boromini, Michelangelo, Leon Battista Alberti, il Palladio et. ecc. solo per citarne alcune. Qualcuno, naturalmente di animo puro e buono non avvezzo a queste questioni, potrebbe pensare che la Normativa in Italia è servita e serva come straordinario strumento di controllo della qualità architettonica, niente di più falso, la sua applicazione, bisogna dirlo senza remora al costo di sembrare arroganti ed ineducati, è stata coronata si da successo essendo ormai arrivati, allo stato attuale, ad una banalizzazione e ad un rimbambimento tali da non poter più, per nessuna ragione, venir confinati con sufficienza nel limbo del cretin-ismo in-effettuale, avendo perduto pure la possibilità dell’ismo. La Norma allo stato attuale è uno strumento di salvaguardia del progettista medio che non capendo un accidente di architettura, è sempre documentato su qualsiasi sospiro legislativo, e quindi per una sorta di destino diabolico produrrà sozzerie vomitevoli con impeccabile “professionalità” e per di più con l’aggravante di essere state create a perfetta Norma di Legge e solo per questa ragione, per essere state fatte a Norma, noi tutti volenti o nolenti dobbiamo convivere con queste sozzerie, avendo sua maestà Mediocrità, molto diligentemente, rispettato la normativa, e non ci sarà nessuno in grado di dimostrare ciò che a messo in essere, cioè una schifezza che renderà sicuramente ancora di più sciancato un’altro pezzo di quartiere della nostra tanto amata città. D’altra parte, non c’è da stupirsi, la Norma fornendo a sua maestà Mediocrità indicazioni, su tutto e su tutti, per impostare il suo progetto (misura degli aggetti per lungo e per largo, tipologia da rispettare, distanze da qui e da li, tipo di copertura badando che presenti almeno una falda variamente inclinata con la percentuale massima già stabilita e non presenti abbaini perché antiestetici, elmetto di protezione per il padrone di casa come dispositivo di protezione individuale da utilizzare esclusivamente nel caso di eventuali crolli, materiali più o meno bio come prefisso eco come riverbero del passato logici per essere utilizzati con la testa quanto questa c’è, colori, sigarette per la signora corte e lunghe dure o morbide, ampiezza delle aperture, quoziente di intelligenza del cane da guardia da sguinzagliare nel caso di intrusioni estranee, disegno del ferro battuto, e cosi via). Pertanto, stando cosi le cose, non è necessario che egli affatichi il suo cervellino e progetti, perché questo non è chiesto e finirebbe per complicargli fastidiosamente la vita. Ma cosa capita, invece al cervello dell’architetto che senza rendersi conto ne possiede uno (credetemi visto in una sezione mediosagittale è una vera meraviglia della natura) e ha il talento che serve per usarlo nella progettazione?
Anche per quel poveretto di cervello dell’architetto, la Norma agisce sistematicamente con precisione ed efficacia: egli vedrà messa a repentaglio la propria salute mentale, con tutto quello che ne consegue psichiatra compreso, da una labirintica e aggrovigliata sequela di stupidaggini prescrittive del tipo “il progettino di sistemazione ……… da lei presentato va assolutamente bloccato ai sensi delle Norme che regolamentano le distanze, aggetti e linee di gronda oltretutto e come quell’altro progettino …….. che lei ha presentato tempo addietro non è ammissibile da questo ufficio tecnico, per via delle pareti inclinate e soprattutto per il mancato rispetto dell’articolo 37/bis, quarto comma, della legge n. 12 del 15 agosto 1979 cosi come recepito dall’articolo 27/quater, terzo comma della legge regionale n. 19 del 15 settembre 1979 e riportato per filo e per segno nelle norme di attuazione del piano regolatore generale di questo comune. La Norma architetto, la Norma! Io, fosse per me, glielo lascerei fare, tanto ……, ma la Norma! Giacché prescrive l’allineamento sulla verticale e il comma impone la ri-sega nello stipite, affinché ci possa comodamente passare il naso di pinocchio, quindi e bene che lei ……”. L’architetto, naturalmente non accettando queste stupidaggini, essendo munito di quella poca pazienza che ancora gli è rimasta, tenda di giocarsi l’ultima carta facendo notare timidamente e rispettosamente che “pinocchio non è di questa città”, e che comunque “il Collodi da buon medico educatore scrisse la storia di pinocchio per evitare che ……, il naso lungo sbattesse sugli stipiti”. Per questa sua affermazione quel poveretto di architetto si sentirà dire che “essendo la nostra città ricca di monumenti del passato “visitabili” non si sa mai chi arriverà dall’estero”. Così progressivamente e ineluttabilmente si finisce col parlare di urbanistica spostando l’attenzione dal dato concreto di quella particolare Architettura, fatta in un certo modo, con quei materiali, ecc. all’aspetto affaristico della gestione urbanistica con davanti, appesa al muro come se fosse un quadro naif, la planimetria di piano campita di colori; così inizia il discorso sull’urbanistica; per colloquiare su questo argomento non bisogna essere particolarmente intelligenti, basta avere un poco di fiuto sugli affari e contestualmente abbandonarsi agli automatismi verbali del tipo: “cementificazione”, “verde urbano”, “conservazione”, “riuso”, “salvaguardia del centro storico”, “salvaguardia del territorio”, “il paesaggio urbano e extraurbano”, sono queste le paroline chiave, se imparate ad usarle con marinismo, siete al sicuro, nessuno vi caccerà via a pesci in faccia dall’ufficio. Negli anni gli urbanisti hanno fatto un gran parlare di “tradizione locale” altre di quelle paroline chiave che dominano la scena contemporanea. Le tradizioni vengono tirate fuori come per incanto dal dimenticatoio, il mago Eliodoro con le sue imprese temerarie non è paragonabile, qui si va oltre, vengono addirittura resuscitate; la pietra locale da qualunque parte essa provenga, tira almeno quanto le ceramiche di Santo Stefano di Camastra o di Caltagirone, e il coppo siciliano, solo il soprano però, rivestito da quella patina di licheni che gli dà quel senso vetusto, impazza, e l’intonaco fatto con la sabbia di Centuripe folleggia. Ma, a pensarci bene, fino a poco tempo fa, il mio Nonno costruiva cosi, perché aveva sotto casa don Turi il muratore, l’unico Mastro del Villaggio in grado di mettere su una fabbrica e soprattutto lavorava solo in quella determinata maniera, e perché un poco più in la, tra la traversa e la retta, abitava don Micio il fabbro che lavorava il ferro battuto come lo faceva suo padre e non aveva idea che lo si potesse lavorare diversamente. La Norma, nessuno sapeva cosa fosse: si costruiva in quel modo, perché costruire in quel modo era insito nelle cose e faceva parte del buonsenso. Oggi, invece, per costruire secondo tradizione locale, bisogna affrontare costi elevatissimi da emirato e far giungere maestranze tunisine via mare con delle scialuppe approntate alla meno peggio.
Ma che importa, se il paziente è crepato?
La cosa importante è che il cadavere si mantenga al fresco per farlo durare di più, e, ogni tanto, fargli battere le mani con delle scariche elettriche, magari seduto su un elegante sofà per non dare troppo all’occhio.
Per un paio di inquadrature, basta e avanza.
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    Project details
    • Year 2008
    • Client N.
    • Status Unrealised proposals
    • Type Modular/Prefabricated housing
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