Concorso di idee diga per la riqualificazione della foranea di La Spezia

La Spezia / Italy / 2012

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1. Riqualificazione urbanistica dell’area e proposta dei modelli architettonici 1.1. – L’idea-forza e il programma architettonico - paesaggistico. La sostenibilità tecnica e ambientale L’idea forza che fonda la proposta è nell’intenzione di trasformare la barriera della diga da elemento difensivo di resistenza passiva ad opportunità attiva di riqualificazione ambientale e paesaggistica capace di integrare in un unico nuovo organismo Natura Energia Architettura e Paesaggio, mediante le tecnologie più avanzate (architettoniche, ingegneristiche e impiantistiche) e più sensibili al tema universale della sostenibilità ambientale. Il paesaggio è inteso come prodotto di sguardo esteticamente attivo sulla Natura artefatta dalla dinamica dei bisogni e degli usi; il mare è visto come energia potenziale e in atto e come risorsa materiale e culturale. Il Mare è certamente il principale protagonista della vicenda naturale e storica di questo specifico sistema ambientale, urbano e territoriale. L’elemento marino è per sua natura dinamico: profondità, temperature, venti, correnti, moto ondoso sono i fattori di una dinamica incessante che agiscono non solo sulla sua stessa forma, ma persino sulla forma delle linee di costa della terra ferma, sulla forma delle sue città. L’azione dell’uomo (la Tecnica) può e deve governare tali fattori per poter pervenire, ogni volta che è necessario, ad assetti di equilibrio adatti alla vita delle comunità. Queste hanno imparato, nel tempo, non tanto a “sottomettere” le forze di Natura quanto a coesistere con esse, a comprenderle con l’intelligenza di una Tecnica non arrogante e non velleitaria. Nuovi assetti relativamente (e sempre provvisoriamente) armonici possono essere raggiunti: in ciò sta un metamorfismo dialettico tra Natura e Artificio su cui si fonda un’idea contemporanea ed evolutiva dei Luoghi e delle figure del paesaggio costiero. L’altro elemento di Natura chiamato ad agire nella proposta di trasformazione è il Sole e la sua energìa che la proposta integra nella riconfigurazione stessa della nuova diga. Questa scogliera è attualmente ridotta ad una sorta di spartitraffico marino e di chiusura di uno specchio d’acqua e di una linea di costa fin troppo sovraccarichi di usi produttivi/portuali, che limitano di fatto il diritto delle popolazioni al godimento e alla fruizione delle risorse naturalistiche e del mare stesso in primo luogo. Il mare e il sole sono dunque le forze principali che attiveranno le energie necessarie per un processo di riconversione funzionale e rigenerazione ambientale sostenibile anche dal punto di vista economico-finanziario. Due nuovi impianti: un sistema di dighe a turbine e un impianto fotovoltaico integrati nella riconfigurazione architettonica della lunga scogliera produrranno l’energia elettrica necessaria per alimentare lo stesso processo di costruzione (i vari cantieri per le attrezzature) e, insieme all’utilizzo di geotermia a bassa entalpìa, non solo potranno soddisfare i fabbisogni dei nuovi usi ipotizzabili (portualità, ospitalità, tempo libero) ma produrranno un surplus di energia da reimmettere in rete per le esigenze del contesto territoriale e urbano di riferimento. La proposta di una isola lineare-porto-diga energetica non intralcerà in alcun modo il traffico della navigazione attuale nel golfo, ma anzi sfrutterà anche il moto ondoso prodotto dal passaggio dei natanti in corrispondenza delle testate e dei moli di progetto, incrementando la produzione di energia. Così, la lunga inerte scogliera potrà trasformarsi in una infrastruttura socialmente utile ed ecosostenibile : isola lineare abitabile autosufficiente e generosa produttrice di energia, di lavoro e di nuova qualità ambientale. 1.2.- Finalità La proposta tende ad integrare in un processo attuativo progressivo una infrastruttura inerte di difesa passiva dalla forza marina secondo una strategìa di azioni sostenibili, mediante azioni costruttive per esaltare le risorse naturalistiche in termini di usi ecocompatibili e di connotazione contemporanea del paesaggio. L'intento è quello di rendere utilizzabile l'infrastruttura idraulica della diga foranea, amplificandone la dimensione fino a renderla "spazio" flessibile, accogliente, vivibile e dinamico. Per garantire l'utilizzo in sicurezza dei nuovi spazi, si è ritenuto necessario prevedere il sistema di doppia difesa idraulica: • la prima, che delimita il nuovo ambito dedicato alla miticoltura, è prevista su pali per un'altezza complessiva di 8 ml ed ha il compito di "rompere" l'onda e di ridurre del 50% il moto ondoso a protezione dello specchio d'acqua interno. • la seconda. posta sulla massicciata esistente, ha un'altezza complessiva superiore a 10 ml SLM, al fine di garantire l'utilizzo in sicurezza anche in caso di evento particolarmente sfavorevole (onda anomala). Al fine di dimensionare ed orientare correttamente l'impostazione di tali infrastrutture, si è tenuto conto dei dati del moto ondoso degli ultimi 15 anni. Di seguito sono illustrati i dati relativi all'altezza massima ed all'orientamento del moto ondoso relativi alla boa di La Spezia. Saranno necessarie pertanto le seguenti azioni progettuali: 1. Dislocazione della mitilicoltura nello specchio a sud della diga previa costruzione di necessarie difese foranee e piattaforme per la gestione dell’attività produttiva; 2. ristrutturazione/ potenziamento della scogliera con nuova piattaforma lungo il suo sviluppo e costruzione dell’impianto energetico a turbine; 3. realizzazione delle opere marittime necessarie alla portualità stanziale e stagionale e alla balneazione; 4. realizzazione della struttura modulare in acciaio di sostegno per l’impianto fotovoltaico e di protezione delle attrezzature di servizio e delle prime attrezzature di base e di innesco; realizzazione del sistema generale della rete degli impianti di alimentazione idrica (incluso recupero delle acque meteoriche), elettrica, isole ecologiche e compostaggio; 5. realizzazione di un consistente impianto vegetazionale come elemento principale di naturalizzazione del sito per l’equilibrio dell’ecosistema locale nel processo di antropizzazione; 6. insediamento progressivo delle attività, dei servizi alla portualità e delle attrezzature per l’ospitalità, la balneazione, lo sport, per la cultura e la formazione/ricerca ambientale. 1.3. – Criteri generali per la progettazione Nella riconfigurazione del sito i caratteri morfologici e linguistici assumono come riferimento figurativo una rappresentazione futurista del dinamismo: l’opera pittorica “Dinamismo”,( 1922 ), di Vittorio Corona pittore futurista. In questo “Golfo dei Poeti” frequentato ed esaltato dallo stesso Marinetti, il movimento d’avanguardia futurista ha lasciato peraltro una significativa eredità culturale, una certa sensibilità estetica per un “poetica del produttivismo” che spesso segna la laboriosità dei Liguri nel rapporto con i propri luoghi. Secondo tale visione, in una tradizione del Moderno, la linea indifferente e lunghissima di una nuda scogliera si può animare in una metamorfosi virtuosa che rende “visibile” l’energia. Gli obiettivi di riconversione funzionale (produzione di energia, portualità, ospitalità, balneabilità, cultura e tempo libero) e ambientale si ricompongono e si rappresentano nella principale nuova figura della spina lineare lungo la quale si dispongono le serie dei volumi funzionali protetti da una sorta di pergola leggera e continua, la cui forma dinamica è generata dalla superficie di un’onda (virtuale) che sembra tendere a sommergere (ma in realtà a coprire e proteggere) gli spazi sottostanti. La fascia lineare di spina (larga complessivamente circa 60 m e lunga quanto l’attuale scogliera) interseca un ampio anello che circoscrive gli specchi d’acqua balneabile - da un lato - e la banchina di servizio alla mitilicoltura dal lato opposto, mentre dalle testate di essa si estendono i moli portuali e di attracco dei natanti per il trasporto pubblico da e per la terraferma. Il sistema continuo della vegetazione di progetto (con essenze arboree, arbustive e floreali mediterranee autoctone o adatte alle specifiche condizioni e caratteristiche dell’ambiente litoraneo) penetra e unifica la sequenza degli spazi, e a volte è protetto in alcuni ariosi giardini d’inverno mentre più spesso risulta en plein air, come negli ampi spazi aperti, liberi o protetti da frangisole. Il verde è disposto in modo tale da garantire ombreggiamento delle estese aree di banchina, ma anche gradevolezza climatica e visuale ai percorsi e alle soste all’aperto degli utenti delle numerose attrezzature. La fascia lineare supporta lungo il proprio sviluppo le diverse attività e costituisce la piattaforma di imposta per le attrezzature a terra corrispondenti alle seguenti aree funzionali , in sequenza: 2. Definizione degli spazi di ormeggio Le caratteristiche specifiche del sito, con pescaggio di circa 10 m, consentono di individuare una potenziale utenza, attualmente non servita da adeguate strutture di portuali turistiche integrate nel raggio di oltre 50 km, in particolare: • imbarcazioni monoscafo e catamarani a vela di dimensioni superiori a 15 metri, con derive fino a 8 m; • yacht da 40 a 100 m, Per tali tipologie il costo di rimessaggio e trasporto è particolarmente elevato e pertanto, nella valutazione costi/benefici, lo stazionamento annuale in ambito portuale consente all'utente di ridurre i costi di gestione e al Concessionario/Gestore del porto turistico di acquisire utenza fidelizzata con favorevoli ritorni sul piano finanziario. La proposta progettuale individua, nell’ambito della sua forte caratterizzazione morfologica, tre distinte aree destinate all’ormeggio: A – Porto turistico stanziale – (posti barca capacità max n. 600, per imbarcazioni, monoscafo e catamarani, da 100 a 25 m, la profondità di pescaggio consente lo stazionamento di imbarcazioni a vela di grandi dimensioni e deriva profonda). A questa area corrispondono sul suolo artificiale: Posto di intervento VV.FF.; Capitaneria - Circomare; ASL Sanità marittima; Dogana; GG.FF.; Polizia di Stato; Officina navale; Vasche di alaggio (n. 2 per natanti fino a 60 m; n. 2 per natanti fino a 30 m); Deposito carburante; Isola ecologica 1; Officina di manutenzione generale; Uffici di gestione Autorità portuale; Banca cambio-bancomat; Foresteria; Club nautici; Circoli sportivi (vela, canottaggio, palestre, officine deposito); Mensa (min. 50 coperti); Negozi, bar e ristoranti (per almeno 10 unità). B – Attracco turistico stagionale – (posti barca capacità max n. 700, per lunghezze da 15 a 5 m). Su suolo artificiale corrispondono: Ufficio di gestione; n. 2 officine, n. 3 club nautici, almeno 8 negozi e 1 supermarket; Bar ristoranti/self-service; servizi igienici e docce pubbliche (diurno); isola ecologica. C – Attracco traghetti, mezzi di servizio e soccorso – L’area, per le quale è prevista una banchina di 160+320 m, è servita da: Biglietteria; Uffici di gestione e Capitaneria; Officina navale manutenzioni; mensa personale; negozi; bar/self-service; medicherìa pronto soccorso; wc pubblici; impianto di compostaggio; deposito carburante. 2 bis. Altre aree di progetto La proposta progettuale comprende inoltre le seguenti altre aree: D – Balneazione e “leasure”- Questa parte è limitata e protetta da una sottile “piattaforma–atollo”, secondo una semicirconferenza di ampiezza tale (raggio > 200 m) da accogliere: una passeggiata lungomare alberata; le piccole attrezzature di accesso, servizi, solarium e gestione dell’attività balneare, e due ampi bacini d’acqua marina depurata in continuo. Questa è contenuta in una membrana impermeabile rinforzata in fibra di vetro, ancorata in continuità lungo i bordi strutturali e zavorrata da corpi morti per garantirne la giacitura opportuna per le differenti profondità di esercizio (per principianti e portatori di handicap, e per nuotatori esperti). Gli impianti di filtrazione, depurazione e riciclo dell’acqua contenuta dalla membrana sono posti a corona, in parte nella piattaforma a supporto dell’area C e in parte lungo l’anello. Persino due lembi di spiaggia artificiale, realizzati con sabbia ricavata dalla macinazione dei massi della preesistente diga foranea non a contatto con gli inquinanti dispersi in mare (di opportuna granulometria e su verifica di idoneità da parte dell’ARPA competente), consentono di godere di un ambito balneare pseudo naturale, senza alcun conflitto con le aree portuali contigue. A fronte del grande bacino balneabile, sulla piattaforma si aggregano le principali attrezzature e gli spazi aperti per il tempo libero, gli spettacoli, gli eventi culturali: una grande piazza affacciata sull’acqua verso cui guardano le coperture gradonate delle parti destinate a ristoranti, bar selfservice, fitness, negozi e spazi destinati a meeting, dà luogo ad un’arena da 2000 posti a sedere, oltre a una discoteca al coperto con proprie pertinenze all’aperto. E – Mitilicoltura – Questa attività produttiva, di cui si propone lo spostamento a sud della diga, rimane parte integrante e non secondaria della nostra generale impostazione di riconversione funzionale e riqualificazione ambientale, e trarrà significativi vantaggi dalla nuova posizione . I mitili coltivati oggi in Italia provengono prevalentemente da allevamenti a mare (long-line), solo in minima parte da acque lagunari; le modalità operative per la pesca dei molluschi sono simili in ambedue le tipologie. La coltura si avvale di impianti posti in mare aperto e di strutture complementari di appoggio poste sulla terraferma. Queste comprendono in genere: area per il deposito di attrezzature (boe, funi, attrezzature per i lavori subacquei,…); una banchina di ormeggio; imbarcazioni attrezzate per le operazioni da svolgersi nell’impianto a mare; un’officina. Possono essere presenti a bordo e/o a terra una cella frigorifera e/o una macchina fabbrica ghiaccio. Nel caso restassero necessarie (nonostante l’eventuale nuova classificazione per requisiti microbiologici della coltura in acque “A”-mare, e non più in acque “B”-laguna) tali strutture, queste troverebbero luogo sulla piattaforma in area E, nelle acque più aperte a sud della diga, relativamente protette dai tratti foranei (come indicato nello schema di zonizzazione delle aree funzionali). Le parti terminali delle dighe-turbine foranee offrono alcune superfici protette, utilizzabili per le attività di lavorazione/preparazione dei mitili, mentre la piattaforma più estesa può accogliere le strutture complementari di ricezione e consentire agevole movimentazione del pescato per eventuali imbarchi. 3. Studio di eventuali percorsi pedonali La proposta garantisce una mobilità interna all’area senza significative interferenze tra percorsi pedonali e/o ciclabili e percorsi di servizio, gestione ed emergenza che - dato lo sviluppo longitudinale dei sistemi funzionali principali e le caratteristiche gestionali delle utenze previste - saranno praticabili, ove necessario con mezzi a propulsione convenzionale (autobotti, ambulanze), ma prevalentemente elettrica. Sono previste limitate aree di rimessa e parcheggio per i mezzi elettrici di servizio e per le bici. In sintesi, la mobilità pedonale e ciclabile potrà godere del lungo boulevard tra il verde del parco lineare e la serie varia e colorata dei club, dei negozi, dei bar e dei ristoranti, fino e oltre la grande piazza-arena per gli spettacoli e i meeting. Inoltre, nella stessa fascia di vegetazione (larga almeno 12 m) si sviluppano piste ciclabili e sentieri ombrosi di andamento variato, e si dispongono alcune suggestive piattaforme-belvedere in legno sopraelevate (collegate con passerelle aeree ai terrazzi praticabili di copertura delle attrezzature) per l’osservazione dello straordinario paesaggio della riviera, mentre la mobilità veicolare si potrà sviluppare senza barriere lungo le ampie banchine e i moli. 4. Razionalizzazione dell’illuminazione Nelle previsioni progettuali relativi ai sistemi illuminanti è stata privilegiata la tematica della sicurezza nei settori: • navigazione, con la realizzazione dei nuovi fari di segnalazione alle bocche di accesso al bacino portuale del golfo di La Spezia ed individuazione, con illuminazione diffusa ad intensità controllata, delle nuove dighe e banchine; • mitilicoltura, con l'illuminazione diffusa ad intensità controllata delle dighe di protezione del nuovo specchio d'acqua esterno ed individuazione dei canali di accesso segnalati da volumi cuneiformi utilizzabili sia per le lavorazioni connesse all'attività che per riparo di emergenza in caso di improvvisi e sfavorevoli eventi meteomarini; • aree pubbliche, con la previsione di un sistema di illuminazione "tecnico", destinato a garantire la visibilità e controllo di tutte le aree sensibili anche in caso di emergenza, e di un secondo sistema di illuminazione dedicato agli spazi commerciali, percorsi a verde, piazza del mare e passeggiata, ispirato ai principi della mitigazione dell’inquinamento luminoso, opportunamente “sezionato” per modularne l’impiego allo stretto necessario e “ridotto” per quanto possibile, per evitare l’effetto “città” e affidare alle singole utenze l’indiretta illuminazione delle aree pubbliche, riproponendo, l’ambiente luminoso delle portualità “storiche”. Per i corpi illuminanti è previsto l'impiego di tecnologia a basso consumo e ridotto impatto ambientale (LED e similari) con opportune caratteristiche “ergonomiche” ed illuminotecniche, in particolare per la temperatura colore. 5. Individuazione di tipologia dei materiali dal punto di vista della sostenibilità ambientale 5.0. Riferimenti normativi di base I materiali da costruzione sono stati individuati secondo le indicazioni contenute nel REGOLAMENTO (UE) N. 305/2011 (Gazz. Uff. UE L 88/5) che sostituirà la Direttiva 89/106/CE, a partire dal 1° luglio 2013. Dove, in particolare, vengono definitivamente introdotte regole tecniche che attengono alla sostenibilità ambientale. Infatti il requisito di base n. 3 (Igiene, salute e ambiente) impone che “le opere di costruzione devono essere concepite e realizzate in modo da non rappresentare, durante il loro intero ciclo di vita, una minaccia per l'igiene o la salute e la sicurezza dei lavoratori, degli occupanti o dei vicini e da non esercitare un impatto eccessivo, per tutto il loro ciclo di vita, sulla qualità dell'ambiente o sul clima, durante la loro costruzione, uso e demolizione,…” Altresì cogenti sono le indicazioni del requisito di base n. 6 (Uso sostenibile delle risorse naturali) che prescrivono che “Le opere di costruzione devono essere concepite, realizzate e demolite in modo che l'uso delle risorse naturali sia sostenibile e garantisca in particolare quanto segue: a) il riutilizzo o la riciclabilità delle opere di costruzione, dei loro materiali e delle loro parti dopo la demolizione; b) la durabilità delle opere di costruzione; c) l'uso, nelle opere di costruzione, di materie prime e secondarie ecologicamente compatibili. Pertanto vengono individuati i criteri di selezione e indicate le tipologie di materiali-prodotti le cui caratteristiche di produzione-costruzione e prestazionali meglio soddisfano i requisiti di progetto secondo le indicazioni del bando, fornendo in sintesi gli elementi e le motivazioni delle scelte operate anche in termini di comparativi tra soluzioni alternative esaminate. Si tratta con evidenza di scelte di tipo multi-criteria che interessano diversi aspetti: in via generale sono stati valutati rispetto al ciclo di vita utile dell’opera i diversi impatti sull’ambiente in relazione - a sensi dell’Art. 15 c.1 del D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del DL 12 aprile 2006, n. 163) - ai requisiti di : 5.1 minimizzazione dell’impegno di risorse materiali non rinnovabili e di massimo riutilizzo delle risorse naturali impegnate dall’intervento; 5.2 miglioramento del rendimento energetico; 5.3 durabilità dei materiali e dei componenti; 5.4 sostituibilità degli elementi; 5.5 compatibilità tecnica ed ambientale dei materiali; 5.6 agevole controllabilità delle prestazioni dell’intervento nel tempo. 5.1. minimizzazione dell’impegno di risorse materiali non rinnovabili e di massimo riutilizzo delle risorse naturali impegnate dall’intervento La proposta progettuale si caratterizza per avere, per quanto possibile, ridotto l’utilizzo di calcestruzzo. In particolare la barriera della diga foranea è affidata per la maggior parte della sezione resistente, ad una struttura in acciaio inox e vetro stratificato che è disposta dalla quota 3,20 m s.l.m. fino alla quota di 12,00 m s.l.m. (essendo l’altezza minima di sicurezza di 10 m per un’altezza d’onda prevista di 8 m). Tale scelta consente di ridurre per tale fascia la sezione resistente che se realizzata in modo convenzionale in cls sarebbe stata di circa il 80% maggiore. Questo comporta una notevole riduzione degli impatti sul prelievo dall’ambiente degli aggregati come materia prima, considerando che per applicazioni strutturali il riutilizzo di inerti da riciclo di conglomerati cementizi è al più del 30% (fonte Federbeton). Diversamente per l’acciaio inox e il vetro che per i quali il riciclo porta ad un downgrading delle prestazioni, per confronto, trascurabili. La soluzione costruttiva proposta, anche soltanto su tale base, trascurando più complesse considerazioni sull’energia incorporata di produzione-trasporto, considerando l’elevato “rendimento strutturale” (rapporto peso/resistenza) utilizza materiali a basso impatto e ad alta riciclabilità in confronto alla soluzione costruttiva in cls. Tale vantaggio si estende anche alle parti che completano il profilo della copertura ad “onda”: Per queste, anche in considerazione della integrazione morfologica tra diga foranea e coperture aperte e chiuse, “serre”, che si estendono lungo l’asse della diga sono previste strutture in acciaio e vetro che comprendono anche pannellature per fotovoltaico. Ancora l’acciaio trova impieghi strutturali per i telai dei corpi di fabbrica delle diverse attrezzature. Qui la maglia strutturale varia da quella quadra di 7,50 m di lato, idonea alla utilizzazione di profili con sezioni “leggere”, adatta alla consistenza volumetrica che non supera i tre piani fuori terra, (l’ultimo a copertura eventualmente praticabile) come sottomodulo del modulo strutturale principale di 15 m sul quale sono impostate anche campate a modulo multiplo fino a luci di 75 m che in questo caso prevede l’uso di travi reticolari spaziali. Le chiusure trasparenti sono in vetro nelle diverse modalità di stratificato di sicurezza e vetro-camera, tali tecnologie “a secco” prevedono nelle chiusure opache coerenti soluzioni con pacchetti stratificati. In sintesi la tecnologia “a secco” consente di utilizzare materiali e componenti familiari alla “cultura materiale” delle produzione nautica, integrati da soluzioni ormai correnti di prodotti della “bio-edilizia” e nello stesso tempo offre flessibilità nel tempo dei corpi di fabbrica oltre a garantire le necessarie separazioni dei materiali nelle fasi di disassemblaggio per successivo eventuale recupero e il riciclo. 5.2. miglioramento del rendimento energetico (si rimanda al punto 6 Utilizzo di materiali individuazione di tecnologie ad alta efficienza energetica) 5.3. durabilità dei materiali e dei componenti Le condizioni ambientali proprie dell’ambiente marino combinate con l’esposizione ai venti configurano stress di natura termica e chimica particolarmente severe. Nebbie saline ed escursioni termiche unite alle sollecitazioni di tipo meccanico-vibrazionale indotte dall’azione dei venti conducono alla scelta obbligata dell’acciaio inox per la parti strutturali a sezione “pesante” e di acciaio zincato a caldo per le sezioni a minore sollecitazione (pilastri nella maglia del sottomodulo (7,50 m travi secondarie, telai di sostegno inglobati nelle pannellature stratificate) garantiscono prestazioni di durabilità idonee. Si tratta di materiali che adeguatamente collegati per evitare “pile di corrosione” offrono caratteristiche di durabilità superiori a quella dei materiali concorrenti quali il cls armato e il legno quest’ultimo inidoneo anche nelle soluzioni lamellari più performanti a garantire prestazioni strutturali comparabili e in assenza di cicli di manutenzione necessari a ripristinare le condizioni di impregnazione e trattamento superficiale necessarie, rispetto all’acciaio inox. Per le pannellature opache, essendo il vetro materiale d’elezione per quelle trasparenti, la tecnologia “a secco” consente l’impiego di materiali esterni in una gamma ampia dai lamierini in metallo o leghe auto passivanti (alluminio-zinco, rame) fino, con caratteristiche di durabilità meno significative pannelli in fibro-cemento rivestiti da idonei rivestimenti di intonaci armati con reti. Per le parti in cls armato in contatto diretto con il mare, la parte basamentale della diga foranea con il profilo ottimizzato per sfruttare il moto ondoso per la produzione mediante turbine di elettricità, si prevede l’impiego di moduli prefabbricati in calcestruzzo armato vibrato opportunamente additivato per ridurre le micro fessurazioni e curato con ciclo in autoclave. Per i pali di sostegno della banchina è prevista l’incamiciatura come cassaforma a perdere in acciaio Corten. Ancora lastre in Corten sono previste all’intradosso della piattaforma in cls armato della banchina con funzione di strato protettivo dall’aggressione dell’areosol marino a dal contatto col moto ondoso, nonché come cassaforma a perdere. Si ritiene con opportuna progettazione ed esecuzione di poter ottenere prestazioni di durabilità adeguate secondo le normative per le diverse opere con il contenimento degli interventi manutentivi e comunque con un rapporto costi benefici nel ciclo di vita utile non ottenibili con la scelta di materiali diversi. 5.4. sostituibilità degli elementi La filosofia costruttiva che ha orientato la proposta progettuale si è basata sulla consapevolezza che la natura dell’opera richieda come carattere essenziale una spiccata flessibilità, in grado di “tollerare” trasformazioni anche significative delle volumetrie e delle conseguenti articolazioni degli spazi all’aperto, all’interno di una regola “strutturale” dell’impianto generale che è dato dalla “sezione” dell’ “onda” che consente tre tipologie di base e dalla articolazione in pianta delle diverse “aree funzionali” nelle quali si articola la banchina. Pertanto la sostituibilità degli elementi non solo è prevista nella forte opzione per la costruzione “a secco” che facilita operazioni di sostituzione manutentiva di parti degradate, ma consente la loro riqualificazione in funzione di nuove esigenze prestazionali e/o conformative, sollecitate da nuove, ed imprevedibili nel tempo, destinazioni funzionali che dovessero emergere da opportunità di valorizzazione del patrimonio più adatte alla domanda e più attrattive. 5.5. compatibilità tecnica ed ambientale dei materiali I materiali individuati, nelle quantità previste dalla proposta progettuale, a dai gradi di libertà, che la stessa consente ed indirizza, a parte i calcestruzzi armati: metalli strutturali e di rivestimento, vetri, di provenienza in gran parte da processi di riciclo e sono a fine di ciclo di vita utile delle diverse parti in gran parte completamente riciclabili. A questi si accompagnano i pannelli utilizzati come riempimento per prestazioni termo-acustiche per i quali è previsto l’impiego di composti in fibra di legno e cemento. Materiali quali legno, fibre naturali, sughero, laterizi potranno essere ampiamente utilizzati nelle opere di completamento e di rivestimento interno. La tecnologia di costruzione “a secco”, con una opportuna definizione progettuale, consente una ormai consolidata compatibilità tecnica. Sul piano della compatibilità ambientale (in ottemperanza al requisito di base n.3 Igiene, salute e ambiente del citato regolamento UE) sono preclusi materiali a base di molecole di sintesi per la loro non bio-degradabilità e per gli effetti mutageni a carico degli organismi animali e sull’uomo, un attento programma di gestione delle attività manutentive consentirà il controllo delle fasi di dismissione e rifiuto con la raccolta nelle isole ecologiche previste per la loro corretta gestione. Pertanto, per la natura dei materiali scelti l’eventuale rilascio nell’ambiente si riduce ad ossidi metallici a base ferro, per le parti in Corten a contatto diretto con il mare. Da notare che i dispositivi previsti per il recupero delle acque piovane, consentono di raccogliere le parti “rilasciate” dalle superfici di captazione, delle coperture e della banchina, per la quale nelle parti meno soggette ad usura, per il transito e le movimentazioni dei mezzi di servizio, è previsto un massetto superficiale in calcestruzzo drenante ad alto albedo per mitigare l’effetto “isola di calore”, e di “concentrarne” i residui per gli opportuni trattamenti. 5.6. agevole controllabilità delle prestazioni dell’intervento nel tempo Le tecnologie e i materiali utilizzati sono caratterizzati da elevata standardizzazione non solo con evidenza per le componenti a destinazione strutturale ma anche per quelle destinate a compiti edilizi quali involucro e partizioni essendo la costruzione “a secco” più vicina alle procedure costruttive di tipo meccanico-industriale che a quelle artigianali caratteristiche dell’edilizia tradizionale. Inoltre la costituzione per “pacchetti funzionali” dei diversi strati ne specializza i ruoli prestazionali, agevolando la diagnostica di eventuali decadimenti prestazionali, il controllo delle prescrizioni di progetto e l’intervento di riparazione. Per il sistema strutturale e la copertura modulare in vetro inoltre risultano a vista e facilmente accessibili tutte le giunzioni e le connessioni. 6. Utilizzo di materiali individuazione di tecnologie ad alta efficienza energetica L’approccio all’efficienza energetica è in via preliminare fondato sulla riduzione dei consumi per il riscaldamento-raffrescamento, affidata ad una attenta progettazione del comportamento “passivo” dell’involucro che, per le chiusure esterne opache dei manufatti prevedono strati coibenti e con buone capacità di accumulo termico necessarie per lo sfasamento termico (fibre legno-cemento, materiali a cambiamento di fase,..) e alla modulazione, anche servo-controllata (intelligent-building), delle radiazioni solari (riflessione-assorbimento-trasmissione) e della ventilazione. 6.1 la diga foranea e le coperture ad essa integrata La concezione di una struttura coerente offre notevoli gradi di libertà nella modulazione e controllo dell’irraggiamento solare e della ventilazione essendo concepita come un involucro a affetto coprente variabile (vedi grafico seguente), sia per morfologia della superficie sia per la gamma di elementi di filtro e o chiusura (serre 2, 6) utilizzabili con spiccate caratteristiche di integrazione. L’orientamento favorevole consente inoltre l’utilizzo di pannelli fotovoltaici (3) integrati nelle vetrature stratificate, che fungono anche da superfici di captazione (1), insieme a gran parte del suolo artificiale, per il recupero delle acque meteoriche, la tenuta all’acqua di dette superfici, consente la loro pulitura per dilavamento con un apposite canalizzazioni di distribuzione, in sommità, e di raccolta agli estremi. Tale accorgimento, unitamente all’utilizzo di vetri autopulenti, consente di ottimizzare il rendimento delle fotocellule, anche, grazie all’azione di regolazione della temperatura dei pannelli stessi, dovuta all’acqua per effetti di conduzione ed evaporazione superficiale. 6.2 produzione energia da fonti rinnovabili 6.2.1. pannelli fotovoltaici Sono previsti 20.000 mq utili (3) 6.2.3. pompe di calore a bassa entalpìa Possono essere installate e secondo delle necessità per alimentare circuiti per pavimenti radianti (5) produzione acqua calda sanitaria (4) 6.2.4. tecnologia REWEC (Resonant Wave Energy Converter) Per la produzione di energia elettrica si utilizza pressoché l’intero sviluppo lineare della diga foranea originaria e delle ulteriori barriere ad andamento curvilineo che proteggono la nuove portualità interne e all’esterno l’area della mitilicoltura. La sua parte basamentale, a contatto con il moto ondoso, prevede un dispositivo in grado di generare energia elettrica attraverso la rotazione di turbine (self-rectifying) mosse dallo spostamento oscillante dell’aria spinta e risucchiata in un apposito sifone dalle onde stesse. La tecnologia REWEC (Resonant Wave Energy Converter) offre un’efficienza, migliore del 20-30% dell'OWC( Oscillant Water Column), già impiegato da tempo. Un chilometro di diga produce nel Mediterraneo in media da 6 a 9 GWh l'anno. Per una produzione stimata (massicciata 2,2 Km) 16 GWh/anno + (su pali 3,5 Km) 19,5 GWh/anno pari in totale a 25,5 GWh/anno.
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    Project details
    • Year 2012
    • Main structure Steel
    • Client Autorità Portuale di La Spezia
    • Cost 300.000.000,00
    • Status Competition works
    • Type Port Areas / Swimming Pools / Beach Facilities / Leisure Centres / River and coastal redevelopment / Marinas
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