RESTAURO DEL CASTELLO DI VERCHIANO E DELLE SUE MURA

RESTAURO Foligno / Italy / 2007

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Vicende storiche, Ricostruzione storica su documenti

Il paese di Verchiano è posto lungo l’antichissima via della spina (la quale deriverebbe il suo nome dal villaggio di Spina di origine Etrusca).La via della spina collegava Spoleto attraverso il valico di Colfiorito (m 821) , con l’alta Umbria e Camerino. Dopo Spoleto il tracciato della via segue sino al valico (m 938) di S. Pietro e Paolo (situato tra la Spina Vecchia e la Spina Nuova ), il Torrente Spina, poi il fosso di Piè di Cammoro e, giunto a Terne (m707),segue il fosso delle Terne. Quindi , dopo aver superato il Piano di Verchiano, arriva all’abitato omonimo; qui la strada si biforca: un ramo risale la ripida dorsale calcarea di Val Castellana per giungere al Castrum Popoli (attuale Popola ), un altro ramo si dirige verso Rasiglia, centro a cui giunge da sud un tronco della stessa strada proveniente dalla valle del fiume Menotre ( dopo Rasiglia il detto ramo all’altezza di Casenove si riunisce alla via Plestina , proveniente da Foligno, secondo il tracciato Foligno, S.paolo, Scopoli, Leggiana, Casenove. (1) Secondo un autorevole studioso di etruscologia ( M. Pallottino) la via della Spina ricalcava un’antichissima pista, preesistente all’insediamento etrusco, la quale serviva a collegare il territorio dei Piceni (Marche) con l’antico Latium.(2) L’esistenza di un bivio stradale, che rende più facili le comunicazioni, spiega la fondazione di Verchiano, forse in epoca romana (poiché si hanno documenti certi dell’esistenza di questo paese solo a partire dal terzo secolo A.C.) proprio sull’altopiano omonimo. Lo stesso nome dagli studiosi viene ritenuto di chiara derivazione romana (prediale in anum) (3). La via della Spina nel periodo romano era abbastanza transitata ciò spiega perché anche Annibale se ne servisse. Infatti, dopo aver raggiunto tramite la Via Plestina i fianchi del monte Trella,presso Colfiorito,dove sconfisse le truppe romane, comandate da Centenio (primavera del 217 a.c), egli cercò di dirigersi verso Spoleto tramite la via della Spina . Sennonché, prima di arrivare al bivio, cioè all’abitato di Verchiano, incontrò delle milizie spoletine (fedeli al dominio romano) che gli sbarrarono il cammino, costringendolo a percorrere il tratto nord della via della Spina, tramite il quale raggiunse il territorio dei Camerti (l’odierna Camerino) (4). L’umbria era passata sotto il dominio romano in seguito alla battaglia di Sentino (295a.C) e tale rimase fino al 476 D.C. (5). Attraverso la via della Spina giunge a Verchiano il messaggio Cristiano. L’evangelizzazione del territorio folignate risale addirittura ai tempi apostolici. Gli Apostoli S.Pietro e S.Paolo, secondo una secolare tradizione, si fermarono nel villaggio di Cancelli, sopra Scopoli, e proseguirono poi il loro viaggio lungo la via della Spina. L’evangelizzazione fu quindi continuata da S.Crispoldo, da S.Brizio e da S.Feliciano Vescovi di Foligno. (6) Nell’alto medioevo anche il territorio di Verchiano fu invaso dai barbari,in modo particolare dai Longobardi , che erano arrivati a Spoleto attraverso la strada consolare Flaminia e si servivano della via della Spina perché molto più breve e meno ripida della via Plestina proveniente da Foligno(36 chilometri contro 50). Essa inoltre consentiva loro di arrivare di sorpresa durante le operazioni di attacco dirette verso le Marche , dato che si svolgevano in una zona quasi deserta (7). Verchiano fece parte dell’episcopato di Spoleto fin dall’inizio del sesto secolo e seguì le vicende storiche spoletine durante l’occupazione longobarda (8). Per la sua posizione Verchiano divenne sede di una pieve (antenata della parrocchia) ed estese il suo controllo sulle chiese del territorio circostante tra il decimo e l’undicesimo secolo (9). Nel frattempo la Flaminia aveva perso la sua importanza strategica: nel secolo decimo infatti i primi imperatori tedeschi giungevano a Roma attraverso la via Francigena (Parma, Passo della Cisa, Lucca). Lo studio della viabilità umbra del medioevo ci consente di capire la distribuzione dell’insediamento rurale e lo sviluppo dell’ordinamento pievano delle diocesi. Fin dall’alto medioevo, dunque, Verchiano fece parte integrante sia dal punto di vista politico che religioso, del ducato longobardo di Spoleto, il quale gravita nella sfera pontificia fin dall’inizio del secolo XII (si hanno infatti documenti che provano ciò risalenti al IV secolo). Nello stesso secolo il ducato si diede delle istituzioni comunali (il papa Adriano IV riconobbe tali ordinamenti nel 1157). (10) La stessa Foligno fu sotto il ducato di Spoleto fino al 1198, quando fu conquistata da Papa Innocenzo III ed il territorio entrò a far parte del patrimonio di S. Pietro. Il periodo di massima autonomia della città si ebbe verso la metà del secolo XIII , quando Foligno parteggiò apertamente per l’imperatore (fu cioè ghibellina). Sorse ,in questo periodo, la figura del “capitano del popolo” che segnò il passaggio dal comune alla signoria. Nel medesimo secolo poi Foligno come comune,si diede degli Statuti che furono riconosciuti. In essi si fa menzione più volte a Verchiano; da ciò si deduce che furono scritti in epoca posteriore riguardo alla data di acquisto della rocca da parte di Foligno nel 1262 (10 bis). L’acquisto della rocca da parte di Foligno aumentò l’importanza strategica di Verchiano come si desume dagli Statuti del Comune dove si nomina più volte l’abitato di Verchiano; in particolare si parla di Castrum Verchiani. Nella prima parte di detti Statuti (nella Rub. XLV) si parla della nomina del Castellano, nella terza parte e precisamente nella Rub. XI si proibisce a chiunque abbia dimora in Castro Collisfloreti, Verchiani, Seu Popule, di vendere la propria casa. Nel secondo volume di tali Statuti si parla dei lavori di restauro e ampliamento del Castrum Verchiani. (11). Lo sviluppo di Verchiano, come borgo fortificato, si spiega con il fatto che la popolazione contadina si era ritirata in massa sui colli per difendersi non solo dai nemici , ma anche dalle febbri malariche diffusesi a causa di fattori igienici e climatici in quanto , nel medioevo, in Umbria, come in altre regioni il clima era più caldo e secco di quello attuale. (12). La pieve di S.Maria Assunta di Verchiano in questo periodo comprende ben 48 chiese (secolo XIV) (12) bis. Il territorio di Verchiano ,dopo il mille, è interessato da una rinascita dell’agricoltura (dopo le distruzioni subite dalle invasioni barbariche) grazie all’opera divulgativa dei monaci. Nel territorio folignate prevalevano i conventi dei monaci benedettini, la cui regola si riassumeva nella frase: ora et labora (prega e lavora). Il lavoro , ovviamente, consisteva nel dissodare i campi e nell’introdurre colture (soprattutto cereali). I monaci fornivano un’assistenza tecnica poiché essi sapevano come condurre determinati lavori e mettevano a disposizione la quasi totalità del terreno da coltivare che avevano ricevuto per lasciti testamentari. L’esecuzione manuale era affidata ai contadini, ai quali veniva richiesta la decima (cioè la decima parte del raccolto). Ricordiamo l’abbazia di S. Salvatore meta tuttora di pellegrini (13). Parallelamente si ha lo sfruttamento del bosco mentre il disboscamento vero e proprio cominciò durante il dominio pontificio (nel XV secolo ). Ciò provocò la riduzione dei numerosi animali selvatici che in quei boschi trovavano sicuro asilo(14). Dal 1262 (acquisto della rocca da parte di Foligno), Verchiano seguì politicamente le vicende della città di Foligno.Fu sotto la dinastia degli Anastasi (ghibellini), fino al 1305 e quindi dei Trinci (guelfi). Ai Trinci si deve la costruzione del Castrum Verchiani (il castello) intorno alla preesistente rocca (1387) per opera di Ugolino Trinci . Nello stesso periodo egli fece costruire altri castelli ( castrum di Rasiglia , di Civitella, di Casenove) per difendere il suo territorio. Nel 1396 Verchiano subì danni ad opera dei nemici di Ugolino Trinci . Dalla rilevanza di tali danni (che interessavano soprattutto il Castrum Verchiani e il territorio coltivato, nonché località vicine come Roccafranca), lo stesso Ugolino riferisce in alcune lettere scritte in latino al papa BonifacioIX (15). Del Castrum si fa menzione in documenti del 1421, come possesso del crudele e sanguinario signore di Foligno Corrado Trinci, il quale aveva collocato nel castello dei “castellani salariati” e due o tre uomini armati a guardia del castello stesso. Il dominio dei Trinci cessò nel 1439 , quando fu cacciato Corrado Trinci , nemico della Chiesa, e il territorio folignate fu riconquistato da un esercito mandato dal Pontefice (16). La chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta , intorno alla metà del XIV secolo, diventò sede di una confraternita di laici che accolse membri da tutta vicaria ( cioè dai vicini borghi le cui chiese dipendevano dalla chiesa di S. Maria Assunta ) (17). A tale confraternita , secondo l’uso del tempo, si deve la fondazione di un ospedale all’interno del paese (secolo XIV) (19). Verchiano, entrato a far parte dello Stato della Chiesa insieme a Foligno , salvo una piccola parentesi del dominio Napoleonico, ci rimase fino al 1860 anno in cui l’Umbria fu conquistata dall’esercito sabaudo in seguito alla battaglia di Castelfidardo (Ancona). Nel 1861 fu incorporato nel regno d’Italia. Prima dell’annessione Verchiano restò tagliato fuori dalle vicende storiche dell’Umbria , perché la via della spina aveva perso definitivamente d’importanza in quanto erano venute a mancare le condizioni storiche e ambientali (invasioni barbariche e clima malsano in pianura) che ne avevano fatto l’unica via praticabile. Per tale motivo non si riscontra più menzione nei documenti della via della Spina , sostituita ormai dalla consolare Flaminia , il cui tracciato è di gran lunga più praticabile (22). Il Castello, di proprieta’ della Comunanza Agraria di Verchiano, versa in stato di abbandono già dal 1800 come si può desumere dalla foto 2, la vegetazione comunque era tenuta sotto controllo in quanto la zona veniva utilizzata come pascolo, oggi invece dopo la piantumazione di pino nero effettuata negli anni ‘50/’60 e con l’abbandono quasi totale dell’attività pastorizia il sito si presenta immerso in una vegetazione ad alto fusto che in parte ha garantito la stabilità contro l’erosione del sito stesso, ma che ha anche danneggiato in modo grave alcune delle strutture murarie delle mura esterne e degli edifici che si trovano all’interno delle mura. La tipologia planimetrica del castello è quella tipica dei castelli di pendio, la forma desunta dal rilievo topografico è a cinque lati con al vertice a monte del sito una torre quadrata di vedetta e con mura degradanti intervallate da torri difensive. Al centro del castello probabilmente come si può notare dalla pergamena risalente alla metà del ‘600 che rappresentava le principali postazioni difensive delle montagne al confine con le Marche c’era la presenza di un edificio di una certa importanza probabilmente un cassero. Questo verrebbe confermato dalle depressioni sul terreno presenti all’interno delle mura, depressioni, che indicano la presenza di edifici con una dimensione superiore a quella di normali residenze. Questa relazione si conclude rimandando ad un lavoro più approfondito cioè quando emergeranno informazioni maggiori dallo studio delle murature e dalla ricerca storica d’archivio.

RELAZIONE TECNICA
Premessa
Parlare del restauro del Castello di Verchiano è improprio se non si specifica che in questo caso il limite del restauro conservativo architettonico si fonde con quello archeologico. Sono giunti ad oggi infatti, solo i resti di quello che fu l’antico abitato fortificato di Verchiano ed il nostro intervento deve necessariamente mirare alla conservazione statica delle poche residue preesistenze unitamente all’indagine archeologica di ciò che è ormai sepolto. Lo svolgimento del futuro appalto dovrà necessariamente tenere conto di ciò, considerando la necessità di una variante sostanziale in corso d’opera, nel momento in cui gli scavi mostreranno i loro risultati.
Descrizione dei materiali e dello stato di fatto
Le preesistenze visibili sono riducibili ai resti delle quattro torri principali e in alcune modeste porzioni di muratura degli antichi manufatti. La presenza di una fitta vegetazione d’alto fusto contribuisce a celare ulteriormente i manufatti. Come bene si evidenzia dalla documentazione fotografica l’apparecchiatura muraria è del tipo “a sacco”, con paramenti interni ed esterni costituiti da conci abbastanza squadrati in calcare bianco locale e riempimento realizzato con pietrame sbozzato in matrice di malta di calce. Descrizione comune riguarda le torri, le quali mostrano originarie possenti murature, crollate in gran parte, con presenza di aperture per l’avvistamento o di passaggi di diverso tipo. Porzioni di masse murarie versano in situazioni di crollo incipiente, rappresentando oltretutto un pericolo per le aree immediatamente limitrofe. Una fitto cotico erboso ed il sottobosco celano cumuli di macerie costituiti dai crolli dei diversi edifici. La potenza e l’andamento degli stessi è stato ben rilevato dalle indagini sismiche svolte dall’osservatorio Bina. Merita in ultimo far osservare che, sempre per le porzioni murarie residue ed a causa del grave degrado delle caratteristiche meccaniche della malta, sono presenti fenomeni di instabilità dei paramenti murari con espulsioni degli stessi e fuoriuscita del “sacco” della muratura. Questa sequenza di cinematismo è destinata, se non si interviene opportunamente e tempestivamente, ad avere come epilogo il crollo di ulteriori ed ampie porzioni murarie.
Descrizione degli interventi proposti
A seguito di quanto descritto al precedente punto 2, sono stati individuati come prioritari i seguenti interventi, individuati anche negli elaborati grafici.
• Taglio ed asporto degli alberi di alto fusto in corrispondenza dell’area interessata;
• Scavo di tipo archeologico della coltre detritica, fino al ritrovamento dei manufatti e recuperando i conci lapidei di crollo;
• Reintegrazione di alcune porzioni murarie mediante l’utilizzo di conci di recupero prelevati in situ e malta di calce idraulica;
• Ricostruzione con materiale proveniente dal recupero degli elementi crollati;
• Debiotizzazione dei paramenti murari esistenti;
• Miglioramento delle caratteristiche meccaniche delle murature residue mediante scarnitura profonda dei giunti di malta, idropulizia in pressione, riempimento delle lacune con malta di calce eminentemente idraulica e sabbia locale, stilatura dei giunti;
• Bonifica strutturale della muratura mediante iniezioni in bassa pressione di miscele a base di calce;
• Reintegrazione della muratura mancante in corrispondenza delle porzioni in crollo incipiente (mensole murarie);
• Rimozione dei conci, previa loro numerazione, delle ultime due file e ricollocamento degli stessi con l’utilizzo di malta di calce eminentemente idraulica e sabbia locale;
• Realizzazione di cappa sommitale con calce additivata con componenti idrorepellenti.



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    Project details
    • Year 2007
    • Work started in 2004
    • Work finished in 2007
    • Client COMUNE DI FOLIGNO
    • Status Completed works
    • Type Archaeological Areas
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