AULA MINERVA

Florence / Italy / 2008

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Ripensare ad una nuova destinazione per l’aula minerva ,nella sede dell’accademia, come aula ad uso degli studenti di architettura, è un operazione che parte dall’analisi delle esigenze e le richieste delle le sedi attuali e abitudinarie di S. Teresa e S. Verdiana. L’assenza di spazi in grado di supportare eventi diversi con un numero di persone maggiore rispetto alla capienza che le aule attuali (esempio l’aula 5) posso offrire, fanno pensare alla necessità per la facoltà di Architettura di un’ aula di rappresentanza , in cui è possibile svolgere attività e invitare ospiti senza problemi di organizzazione ,senza lamentele continue o imbarazzi nel farlo. L’idea progettuale nasce quindi dalla possibilità di predisporre l’aula minerva ad una serie di eventi di diversa natura e diversa organizzazione ,tra cui, discussione di tesi di laurea, incontri del mercoledì, conferenze, mostre, feste, lezioni o altre occasioni. L’operazione è quindi quella di dare a questa aula una nuova valenza come aula Magna per la facoltà o per meglio dire trasformarla nella nuova Aula 5 della sede di S. Teresa. L’approccio a questo tipo di predisposizione parte dall’idea di collocare all’interno dell’aula minerva un oggetto in grado di fornire al resto della stanza una serie di supporti per amplificare e migliorare i servizi che si possono svolgere al suo interno. Una MACCHINA in grado di aprirsi completamente a disposizione dell’aula o chiudersi interamente per diventare un enorme elemento di arredo. Un gioco di flessibilità al suo esterno e al suo interno che accentua la volontà all’uso sempre diverso della sala. Un TOTEM addossato su un lato della stanza che non vuole intaccare le proporzione “perfette” ,di un luogo che appartiene al suo tempo, e che si riproporziona su esso e assume conformazioni e piccoli dettagli che richiamano le presenze. Un PARALLELEPIPEDO , dalla forma pura, che al suo interno nasconde un mondo di movimenti e combinazioni differenti a seconda delle diverse funzioni che dovrà andare a supportare.. Una QUINTA FUNZIONALE che si accende e si mobilita solo quando il resto della sala si anima di persone. L’intervento è quindi concentrato sulla sola introduzione del oggetto e non sul resto della sale che rimane, volontariamente, vuota e flessibile a qualsiasi utilizzo creando la contrapposizione all’interno di uno spazio tra il “pieno” e il “vuoto”, così come una contrapposizione tra la luce naturale e artificiale, essendo il “pieno” di fronte alle finestre dell’aula. Posizionato sul lato sinistro della sala rispetto alla porta d’ingresso , l’oggetto non ha contatto materiale con nessun lato che lo circonda, proprio nell’intento di non andare a modificare l’equilibrio di quei due cubi tredici per tredici per tredici che compongono l’aula minerva. Nella parte bassa l’enorme parallelepipedo bianco si scosta da terra, e presenta tre fughe che scavano di qualche centimetro l’oggetto, e che richiamano il loop generato dalle modanature dalla sala. Come già motivato il prisma è in grado con un sistema di ante a libro con scorrimento di cambiare la sua morfologia diventando da quinta chiusa, a palcoscenico di vicende legate al resto della sala. Al piano terra l’apertura delle ante scopre una piccola saletta , spazi store e magazzini, servizi igienici, zona di stoccaggio sedute, e i collegamenti per i due piani superiori. Alcuni meccanismi di scorrimento/incastro [gira] [spingi] [tira] permettono di trasformare l’assetto iniziale del piano all’interno del parallelepipedo, smascherando un bancone , sia ad uso bar che per un servizio informativo, in più permettendo ad una serie di pannellature di essere sfilate per mostre o tesi o, in fine facendo scorrere una parete, riducendo uno spazio attrezzato per catering, e facendo comparire un tavolo. Ai due piani superiori, accessibili da una scalinata lunga tutto l’oggetto e da un ascensore ad uso anche montacarichi, anch’esse mascherate da pannellature apribili all’occorrenza, due sale posso ospitare mostre, esposizioni, sempre grazie al meccanismo di scorrimento di pannelli e tavoli. Al primo piano è anche prevista una stanza per possibili interpreti/traduttori, fonici, o controllo luci. L’aula minerva è stata controsoffittata al fine di riproporre le proporzioni lineari e pure, in conformità anche con l’oggetto immesso ma, soprattutto al fine di assicurare sistemi di areazione e illuminazione congrui a uno spazio destinato a notevoli e mutevoli usi anche quando l’oggetto è chiuso e non utilizzato. La pelle esterna in legno laccato bianco a poro aperto, composta da una serie di pannellature ,all’esterno crea un gioco di fughe orizzontali dovute all’alternanza di doghe di due differenti dimensioni che si ripercuotono lungo i 10 metri circa di alzato, mentre all’interno diventano in legno più scuro fino a diventare policarbonato quando questi oggetti vengono discostati dalla conformazione zero. Il tre strati di materiali semplificano la lettura dell’oggetto. L’esterno è tutto bianco per richiamare un po’ alla purezza del resto della sala, l’interno è tutto legno compreso il rivestimento delle scale, del controsoffitto e dei pavimenti. E gli oggetti che subiscono le azioni [gira] [spingi] [tira] vengono smascherati diventando di un materiale differente.
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    Ripensare ad una nuova destinazione per l’aula minerva ,nella sede dell’accademia, come aula ad uso degli studenti di architettura, è un operazione che parte dall’analisi delle esigenze e le richieste delle le sedi attuali e abitudinarie di S. Teresa e S. Verdiana. L’assenza di spazi in grado di supportare eventi diversi con un numero di persone maggiore rispetto alla capienza che le aule attuali (esempio l’aula 5) posso offrire, fanno pensare alla necessità per la facoltà di Architettura di...

    Project details
    • Year 2008
    • Main structure Mixed structure
    • Status Research/Thesis
    • Type Colleges & Universities / Pavilions / Exhibition Design
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