Balneolis e la nuova stagione felix

1° classificato del Concorso "Bagnoli UrbaNAture" Bagnoli / Italy / 2020

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Il progetto racconta del ritorno all’ideale di “Campania FELIX”; è declinato secondo una interpretazione contemporanea del genius loci, che si esprime con l’esaltazione dei caratteri naturali, agricoli, cromatici, estetici e del benessere propri di questo Sito.


Da Posillipo il progetto si articola in tre diversi ambiti: il parco naturale, con il recupero della naturalità e di una rete ecologica che unisca il mare alla collina; il bosco produttivo, con il ritorno alle coltivazioni arboree di specie antiche e autoctone; il parco urbano più vicino e funzionale al quartiere residenziale e alle nuove costruzioni che qui si insedieranno. Tre campiture verdi che si integrano, anche attraverso le radure circolari, per valorizzare le archeologie industriali, ma anche un nuovo modello di termalismo.


S.B. Arch. Studio Bargone Architetti Associati (Mandataria), Neostudio Architetti Associati, , Nicola Spinetto Architectes Sarl, Espace Libre Sarl, Rosmani Project Srl, Studio Associato 4eingegneria, T.E.S.I., Engineering Srl, Eco Geo Engineering Srl Francesco Nigro, Luciano Mauro, Marina Mori, Daniele Salvo, Angelo Ancarola, Francesca Icardi.


 


L’idea della trasformazione del Sito (cioè di una metamorfosi che rigenera l’intera area ex industriale, abusata ed inquinata per oltre un secolo) consiste nel ritorno all’ideale di “Campania FELIX”, declinato secondo una interpretazione contemporanea del suo genius loci, espressa attraverso l’esaltazione dei caratteri naturali, agricoli, cromatici, estetici e del benessere propri di questo lembo di Campania, che, come asserivano i Romani, era fertile ma anche “felice”.


Dalla collina di Posillipo (zona di riserva generale) scende e torna la natura che, arrivata in pianura si configura e si articola in tre diversi ambiti:


- il parco naturale, lato Posillipo: il recupero di un ambiente naturale, la rete ecologica che unisce il mare alla collina;


- il parco produttivo, al centro: il ritorno alle coltivazioni, vera identità storica facilmente desumibile dalle antiche mappe, vite, boschi fruttiferi, agrumi ma di specie antiche ed autoctone;


- il parco urbano, lato Bagnoli: più vicino e funzionale al quartiere residenziale e alle nuove costruzioni che qui si insedieranno.


I tre layers verdi si integrano attraverso le radure circolari, di cui alcune identificano e valorizzano le archeologie industriali, altre caratterizzano aree verdi tematiche nella sovrapposizione delle tre tipologie. La natura si spinge lungo la fascia costiera, fino quasi a lambire il mare dove torna la duna e i tipici laghetti retrodunali.


La configurazione del parco, oltre a riattivare i caratteri tipici del luogo e della tradizione declinati nei tre ambiti già descritti (quello naturalistico, lato Posillipo, quello fruttifero e produttivo al centro ed infine quello urbano, lato Bagnoli), innesca nuove relazioni con il contesto paesaggistico/territoriale: 1) con il mare, dove la nuova oasi naturalistica dunale, attraversata da via Coroglio, costituisce l’espansione del parco verso la spiaggia; 2) con Bagnoli dove il nuovo inserimento contemporaneo delle aree 2a1 e 2a2 incontra l’ambito urbano del parco verso il quale il miglio borbonico ne definisce il margine, attivando nuove dinamiche di connessione e d’uso; 3) con via Diocleziano e con il Rione Cavalleggeri, dove i nuovi inserimenti del villaggio residenziale 1f, il centro ricerca Basic 4a1 e 4a2, il borgo lineare 3g1 e 3g2, il mix funzionale delle aree 3a e 3g4 (comprensive del mercato coperto e del faro verde) strutturano il prolungamento del tracciato di via Cocchia, ulteriore margine tra città e parco. L’impianto edilizio dei nuovi volumi è organizzato a partire dal tessuto esistente, i cui principi sono tradotti in chiave contemporanea valorizzando lo spazio interstiziale come elemento primario di qualità diffusa e di ricucitura con l’esistente. Su questa griglia regolare si organizzano elementi variamente declinati, la cui ricchezza tipologica asseconda il programma a base di concorso con una eterogeneità di linguaggi tali da garantire un complessivo senso di orientamento e piacevolezza di insieme.


La prevalente tipologia lineare, con poche eccezioni, segue un’articolazione variegata ed organica, dove slittamenti longitudinali, variazioni altimetriche e di raccordo dei livelli fondono la città contemporanea a quella consolidata, ne contengono l’impatto volumetrico percepibile, assicurando al contempo armonia compositiva e relazione funzionale con il parco e con le imponenti emergenze architettoniche delle archeologie industriali. Un grande unicum il cui obiettivo è l’estensione dell’idea di parco. Un nuovo paesaggio non solo naturale, ma anche urbano.


Una superficie di circa centocinquanta ettari, il rapporto con il mare, la collina di Posillipo e il quartiere di Bagnoli, la feracità dei campi e le acque termali; nasce da questi spunti la “base genetica” del progetto di ricomposizione paesaggistica in un Sito che, per oltre cento anni, ha subìto continue offese alla sua identità più profonda. La rete ecologica immaginata - lunghe fasce di bosco naturalistico che dal mare permeano tutto il parco per poi ricollegarsi, attraverso un ponte, alla collina


di Posillipo - sono il “sistema vascolare” di uno spazio di natura in evoluzione, dove i princìpi di rete ecologica saranno declinati con la massima attenzione scientifica. Un bosco che sarà anche palestra preziosa per le future attività didattiche del Parco Scientifico collegate alla conoscenza della vegetazione dei nostri territori meridionali. Il criterio generatore del Parco di Bagnoli è tutto nella riscoperta della sua anima antica: le terre storicamente destinate alla frutticoltura e viticoltura e l’abbondanza di acque termali della grande caldera vulcanica flegrea sono uno spunto progettuale troppo forte per non raccoglierne l’eco. Il termalismo ha, infatti, un ruolo importante nella futura organizzazione del Parco (vedi “radura del benessere”). Ma il più radicato genius loci echeggia dal rapporto tra le diverse tipologie di “bosco”: alla struttura del “bosco naturalistico” meandriforme si sovrappone, con linee volutamente arrotondate ed organiche, il “bosco produttivo”, fatto di antiche varietà di vitigni e di fruttiferi con la fascia del parco urbano, che guarda verso Bagnoli, ad avvolgere le aree a maggiore presenza insediativa. Una traccia, da nord verso sud, che è ribadita anche dal waterfront, dai laghetti-oasi, dove la natura prende il sopravvento: luoghi di sosta per tanta fauna migratoria, essi costituiscono per gli uccelli di passo (anatidi, rallidi, ardeidi) vere e proprie corsie privilegiate, soprattutto nei tratti più vicini al mare, perché la fascia costiera è il canale di scorrimento lungo la quale si inseriscono le correnti migratorie. In ultimo, non indifferente, il contatto con il mare, nuovamente balneabile e raggiungibile attraverso innumerevoli discese dalla pista dell’ex tracciato di via Coroglio, trasformato in luogo di frequentazione e di socialità.


Il disegno del parco è caratterizzato da un doppio sistema connettivo che lo attraversa e lo relaziona ai propri bordi, parallelo alla costa, con le connessioni longitudinali, in direzione mare, con quelle trasversali. Si aggiungono le due ulteriori dorsali principali di margine, via Coroglio, lungo la costa, rinnovato e trasformato, il miglio borbonico (dalla sua lunghezza di circa 1800 m), che congiunge il molo esistente alla porta del parco, affiancato ed ispessito in alcuni tratti dai nuovi volumi. Due dorsali funzionali e strategiche, al contempo panoramiche e di grande suggestione.


Le discese a mare raccordano via Coroglio alla spiaggia, mentre una serie di zampette, rampe e scale, raccordano la quota del miglio alla quota del parco, sostenendo e collegando il tracciato ciclo-pedonale al suolo.


L’insieme dei percorsi morbidi e sinuosi che attraversano il parco, quindi, sia in direzione longitudinale che trasversale, lo collegano alle radure circolari, ai suoi margini, sia in modalità carrabile che pedonale e ciclabile, alla viabilità esistente e prevista dal Praru, oltre che alle nuove infrastrutture metropolitane, stazione Fabbrica in corrispondenza del grande Centro Benessere, (servito in forma carrabile direttamente dalla rotonda di via Cocchia), e stazione Nisida in corrispondenza del giardino didattico di ingresso al parco.


Il piano del parco, inoltre, è raccordato con continuità lungo i suoi bordi, verso via Bagnoli attraverso una serie fluida di gradonate verdi che compensano il dislivello, lungo le quali sono distribuiti i volumi residenziali, verso la spiaggia in graduale discesa verso mare, dove le propaggini estreme delle


connessioni trasversali ed una serie di discese risolvono il dislivello, ad est e verso la porta del Parco, verso via Cocchia, attraverso rilevati e sistemazioni dei pendii verdi ed alberati.


Il recupero dei 500.000 mc di colmata ipotizzati a base di gara sono ampiamente riutilizzati non solo per i raccordi di bordo dei vari margini, ma anche per la realizzazione dei rilevati del “giardino dell’incontro” e del “giardino delle sculture” (che ricopre interamente il parcheggio multipiano).

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