Dalla Stazione Al Lago - Progetto vincitore

Riqualificazione di piazze e di luoghi pubblici della città di Mantova Mantova / Italy / 2010

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Premessa
“…. per coadornare e variare el pavimento degli altri affacciati del tempio, tolse què minuti rottami rimasi dà marmi, porfidi e diaspri di tutta la struttura, e coattatogli insieme, secondo è loro colori e quadre compose quella e quell'altra pittura, vestendone e onestandone tutto el
pavimento....”.
Leon Battista Alberti
Profugiorum ab aerumna Libri III

Con queste affermazioni L. B. Alberti evidenzia come il valore materico, tattile e cromatico delle superfici concorra a definire la conformazione degli spazi urbani. La conoscenza e la trasformazione della città, la scelta dei valori che permettono la crescita e l’evolversi degli insediamenti sono da sempre compito
della costruzione dell’architettura.

Il progetto ambisce a mantenere la complessità delle preesistenti geometrie e giaciture storiche; conservare l’integrità fisica e percettiva dei punti di riferimento monumentali in modo d’attivare un processo di caratterizzazione formale degli spazi aperti, che concepisca l’arredo e il suolo urbano non come insieme di elementi isolati, ma in relazione alla scena urbana, e per promuovere la valorizzazione dei spazi pubblici come luoghi di qualità urbana e architettonica in grado di restituire una vitalità nuova, sia dal punto di vista sociale che di aggregazione.

Visuali materiche
L’approccio che si è adottato è partito dalla consapevolezza di non poter dare imposizioni ad un contesto urbano così consolidato. Di conseguenza ci siamo liberati da modelli, preconcetti ed ordini precostituiti, prendendo come punti nodali alcuni edifici storici del contesto.

Il nostro progetto ha tentato di rappresentare il fluire di un fiume che, al suo passaggio, modella il paesaggio circostante, scavando e sollevando il tessuto tra gli elementi del costruito. I segmenti di percorso che si sono generati da tale approccio sono “frammenti” di una rete che intrappola gli edifici storici di ogni singola piazza e che allo stesso tempo conduce il fruitore da una parte all’altra del percorso con continuità.

L’obiettivo è pertanto quello di costituire un supporto dinamico, ma con caratteri identitari forti, in grado di rispondere alle esigenze e in grado di promuovere nuovi utilizzi e nuove regole di fruizione degli spazi e degli edifici. Il complesso delle soluzioni scelte concorre a trasformare gli attuali parcheggi (che di piazza hanno solo il nome) in Piazze vere e proprie, dove le dimensioni e gli utilizzi rispondano alle necessità umane e non a quelle veicolari; in conseguenza di tali modificazioni si potranno definire nuovi rapporti con il centro storico e nuovi rapporti tra la comunità e gli spazi urbani.

Partendo dai luoghi proposti dal bando e dopo aver effettuato il sopralluogo abbiamo evidenziato alcune aree su cui concentrare gli interventi. Tali aree sono: 1. Stazione Ferroviaria e Vicolo Stabili; 2. Piazze Carlo d’Darco e S. Giovanni; 3. Piazze Filippini, Virgiliana e Lago di Mezzo

Geometrie e campiture delle pavimentazioni
Nel visitare Mantova sorprende l’accuratezza delle scelte visuali attraverso cui è stata edificata; una scena urbana giocata su fondali architettonici autorevoli che chiudono le prospettive, ed improvvise aperture di campo che segnalano percorsi e scorci prospettici. Si percepisce la compresenza di un carattere minuto
– quasi intimo - degli spazi urbani, contrapposto ad una strategia di costruzione della città di grande respiro.
La combinazione dei singoli episodi progettati tenta di dar risposta ad esigenze complesse rinunciando ad una aggregazione semplicemente seriale in favore di una rete integrata di rapporti di complementarità tra gli elementi.

In un gioco contrappuntistico vengono così a coesistere chiusure ed aperture degli spazi, discese e salite, percorrenze e spazi di sosta articolati secondo leggi non distanti da quelle che regolano il circostante ambiente della città storica.

Rigenerare il tessuto urbano e sociale delle piazze proposte dal bando significava necessariamente ridisegnare lo spazio con maggior attenzione per la sosta delle persone più che dei veicoli. Dunque si è cercato di garantire comunque l’accesso alle piazze da parte dei cittadini abitanti e/o di mezzi per occasioni particolari, quali manifestazioni od eventi periodici.

La strada-piazza
L’ipotesi progettuale ha tentato di evidenziare quella struttura di strada-piazza, che caratterizza molti centri urbani del territorio padano, tipica dei modi insediativi delle città di pianura nate lungo le vie di comunicazione. Il progetto è stato inteso come occasione per ricostruire una sequenza percettiva di percorsi
in grado di ridurre e rendere meno sensibile il forte sbilanciamento, oggi esistente, tra tessuto minuto storico, trame dei percorsi, tracciati antichi e improvvisi ‘vuoti’ urbani. Una operazione di ricucitura urbana, che prende le mosse proprio dai caratteri consolidati ma anche dagli aspetti più frammentati. Da un’ analisi della conformazione urbanistica dell’area di concorso abbiamo notato che alcune connessioni stradali del centro storico si presentavano sinuose, fatte di leggeri cambiamenti di direzione, nel rispetto del costruito, che testimonia la stratificazione delle varie epoche dal Medioevo ad oggi.

La qualità urbana attuale è fatta proprio di queste piccole metamorfosi del costruito, puntuali, e non derivanti da un piano unitario, bensì caratterizzate da una spazialità più complessa e a volte casuale, pur sempre rimandando a viste prospettiche su edifici di pregio storico architettonico. Ci siamo convinti che l’impostazione della nostra proposta debba rispecchiare ed integrare questi “frammenti” di percorso e far dialogare così tali edifici posti nelle aree di progetto. Ciò si evince facilmente dallo schema della Tavola 1.

Le nuove configurazioni spaziali
Il progetto non è tuttavia una serie di luoghi chiusi in se stessi, ma al contrario, un insieme di percorsi trattati con materiali simili e connessi da un disegno generale con un inizio e una fine, quindi percorribile nella sua interezza, come una sorta di “proménade”. Gli elementi del progetto creano le condizioni per
attivare relazione con le preesistenze, percorsi a sottolineare linee di forza, ma anche a stabilire sottili collegamenti col luogo, coi bordi edificati, le visuali, con il sistema di slarghi che si aprono nel tessuto urbano di Mantova.

Per quanto riguarda i parcheggi a raso, per dare più spazi fruibili dagli utenti, si è lasciato per ogni piazza una quota di parcheggi, privati o pubblici, per le funzioni insediate, anche se non esaustivi della domanda locale. Per mitigare il traffico in tutte le direzioni si è optato per l’innalzamento della quota interna delle piazze al livello dei marciapiedi intorno agli edifici, raccordando il progetto all’esistente tramite rampette con una leggera pendenza.

Stazione Ferroviaria e Vicolo Stabili
Un centro visite, un volume astratto e leggero in parte trasparente, collocato sul canale in prossimità delle mura del complesso architettonico costituito dal Convento di San Francesco costituisce il primo obiettivo da raggiungere per il percorso che parte dalla stazione per raggiungere il lago. L’inserimento dell’edificio nel contesto è stato pensato in modo da stabilire con esso un confronto creativo, con la precisa convinzione che sia sempre possibile produrre architettura contemporanea in grado di dialogare con la storia. Al contempo, il
centro visite cerca di instaurare un forte dialogo con i suoi utenti attraverso l’utilizzo di un’ampia vetrata affacciata sul canale.

L’inizio del percorso è segnato da un “totem” informativo (ripetibile anche in altri punti del percorso) visibile dalla stazione, mentre alla fine si ha un ”belvedere” proiettato sul lago di Mezzo.

Piazza Carlo d’Arco
Piazza Carlo d’Darco si colloca in posizione baricentrica di un ideale percorso artistico e turistico fra la stazione e il lago di Mezzo. L’ipotesi progettuale risente della necessità di trovare un centro piazza isolato dove si prevede una nuova funzione che dà forma e significato di una presenza pubblica socializzante e
sicura quale quella dell’auditorium. La vicina sede universitaria permette di servire un’utenza varia: giovani, residenti e turisti. La nuova funzione risulta ipogea ma trasparente da via Fernelli, in perfetta continuità con il percorso che lega Palazzo d’Arco con Palazzo De Grado e si presenta come un grande invaso che porta dalla quota 0.00 mt della piazza a – 3.50 mt , tramite un sistema di rampe che scendono in modo da creare uno spazio riparato dal traffico e adatto anche per la sosta.

Tale spazio è stato ricavato scavando la piazza e non alzandola per due esigenze: rendere meno visibili i prospetti dell’edificio residenziale su via Fernelli, di bassa qualità architettonica e, allo stesso tempo, operare nel rispetto volumetrico del contesto

L’effetto che si vuole ottenere è quello di “innalzare” il fronte del Palazzo d’Arco, che verrebbe percepito con maggiore forza. La prospettiva del percorso di progetto infatti inquadra decisamente il suo prospetto principale. L’auditorium si configura come sala polivalente, adattabile ad eventi di carattere vario come conferenze, proiezioni cittadine o eventi musicali; è messo in collegamento sotterraneo con il piano interrato del palazzo d’Arco, stabilendo con esso un dialogo sia funzionale sia visivo. I segni decisi che caratterizzano la proposta progettuale hanno una precisa funzione: sottolineare gli assi prospettici e indirizzare lo sguardo verso le opposte emergenze del Palazzo d’Arco e del Palazzo De Grado uniti tra loro in un percorso visivo ovvero assegnando alle forme della pavimentazione il valore di guida e di misura dello spazio così come avviene nelle piazze italiane.

Piazza S. Giovanni
Le aree verdi di Piazza San Giovanni contribuiscono alla composizione dello spazio e rivestono ruolo di importanza assoluta nella caratterizzazione delle vedute attraverso coni prospettici primari. Si è così scelto di trattare le superfici verdi come elementi architettonici, generando dei movimenti in altezza e dividendo in campiture secondo direttrici provenienti dagli edifici e dalle loro corti. Questo disegno del verde è arricchito in alcuni frangenti con sedute e illuminazione, in modo da costituire anch’esso un polo attrattivo per l’utente. I due sistemi del verde e degli spazi pavimentati collaborano in sinergia per costituire un ambito urbano univoco. L’acqua assieme al verde diventano poi anche occasione necessaria di integrazione degli elementi naturali in ambito urbano (materiale vegetale e acqua), a vantaggio anche della varietà ecologica dell’ambiente, del paesaggio sonoro e della qualità dell’aria.

Piazza dei Filippini
L’area viene ridisegnata come chiusura e completamento del parco di Piazza Virgiliana di cui diventa il termine naturale dell’accesso sud in continuità con il percorso di collegamento alla statua di Virgilio. L’intervento crea uno nuovo spazio urbano, scenografico ma anche “ludico” con l’introduzione di due elementi fortemente caratterizzanti: una fontana composta da una superficie d’acqua a raso con la pavimentazione dalla quale il fragore dei getti introduce al parco e una lunga striscia di verde che inquadra
prospetticamente il palazzo storico.

Il disegno della pavimentazione è generato dall’asse lungo il percorso di collegamento con il parco virgiliano.
Caratterizzata dalla presenza dell’edificio storico medievale piazza Filippi ni è organizzata attraverso un progetto di sistemazione del suolo pubblico che tiene insieme questa preesistenza storica del palazzo con il collegamento visivo della pazza Virgiliana.

Il fine urbanistico del progetto è quello di connettere e riabilitare una zona di passaggio e parcheggio per promuoverla a piazza pubblica. L’occasione è fornita dalla creazione di un nuovo passaggio con il parco di piazza virgiliana. L’obiettivo è la definizione di un sistema urbano flessibile e dinamico, fatto di collisioni, incontri e intersezioni spazi capaci di catalizzare gli aspetti relazionali delle attività urbane, luoghi della collettività ed espressione del valore pubblico dell’identità di una città. Un giardino lineare. Da un punto di vista compositivo il progetto di Piazza Filippini è organizzato su due direttici desunte dalla conformazione sostanzialmente regolare dell’area.

Una risultante dal collegamento tra via Virgilio e via Monteverdi, definisce il bordo esterno della nuova piazza e delimita lo spazio pubblico pedonale (di sosta e di gioco) dall’asse di scorrimento viario di via Cavour. La seconda direttrice è ottenuta dal collegamento tra via Virgilio e vicolo Fieno. Il progetto ha voluto valorizzare l’idea dello spazio pubblico come “stanza all’aperto”, cioè uno spazio caratterizzato e interessante, in cui la vivibilità del luogo assomigli il più possibile a quella dello spazio privato. Individuati i elementi di criticità presenti nella piazza, si è operato cercando di riordinare dell’impianto spaziale e andando ad arricchire l’esistente con elementi di arredo, quali sedute e fioriere integrate al verde. Ciò permette di vivere la
piazza come vera stanza pubblica all’aperto.

Piazza Virgiliana e Lago di Mezzo
La sistemazione si configura come una sorta di ricomposizione dello spazio libero e interstiziale ad ovest della piazza Virgiliana un ripristino di tracciati e di percorsi pedonali in grado di restituire un nuovo collegamento tra la piazza Filippini e il nuovo accesso al Lago di Mezzo.

Il piccolo parco pubblico è stato progettato in funzione del suo ruolo di collegamento delle varie parti dell’esistente attraverso una spina pavimentata che mira dritto al palazzo attualmente sede della Polizia e che mette in connessione i diversi ingressi al parco, nel tentativo di estendere la città oltre le mura per un collegamento più diretto con il Lago.

La presenza di questa passeggiata è la riconquista di un’area di risulta, sfrangiata e complessa, l’apertura al Lago è intesa sia come traguardo prospettico delle direttrici pedonali sia semplicemente come opportunità di
godimento “estetico”.

I percorsi che si snodano al suo interno legano l’area del parcheggio con il viale principale e il comparto residenziale. Ampie zone verdi, di grandezza progressiva, ospitano attrezzature per il gioco per i bambini e per il tempo libero degli adulti, un chiosco e zone per il relax. La morfologia del suolo è stata leggermente modificata al fine di arricchire la spazialità del giardino e configurare paesaggisticamente le differenti zone del giardino attrezzato.

Le zone attrezzate con arredi per le attività ludiche sono collegate tra di loro da spazi esclusivamente verdi. Le parti sono indipendenti tra loro ma ognuna svolge un ruolo essenziale nella definizione del parco pubblico come giardino privato. Il progetto del giardino coniuga la libertà di movimento dei bambini e l’esigenza di
controllo da parte degli adulti privilegiando piccole stazioni di gioco inserite in un paesaggio strutturato.
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    Premessa “…. per coadornare e variare el pavimento degli altri affacciati del tempio, tolse què minuti rottami rimasi dà marmi, porfidi e diaspri di tutta la struttura, e coattatogli insieme, secondo è loro colori e quadre compose quella e quell'altra pittura, vestendone e onestandone tutto el pavimento....”. Leon Battista Alberti Profugiorum ab aerumna Libri III Con queste affermazioni L. B. Alberti evidenzia come il valore materico, tattile e cromatico delle superfici concorra a...

    Project details
    • Year 2010
    • Client Comune di Mantova
    • Status Competition works
    • Type Restoration of old town centres
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