Area ex Umberto I - 3° premio

3° classificato del concorso di riqualificazione dell’area comprendente il compendio Umberto I di Mestre Mestre / Italy / 2006

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Un’area strategica per Mestre, nel cuore della città, in adiacenza alla piazza principale e contemporaneamente in una zona di confine, al bordo ovest dell’area di sviluppo della città stessa, insieme centro e limite. Le ragioni legate ai limiti imposti dal territorio (il fiume che abbraccia ed isola l’area stessa e che ne ha determinato la vocazione difensiva del castello medievale) e le ragioni legate ai limiti imposti dall’uomo (la ferrovia) hanno impedito fino ad ora lo sviluppo della città ad ovest preservando gli ambiti verdi. La presenza della struttura ospedaliera ha determinato, inoltre, nel corso del tempo, sia per la disposizione planimetrica degli edifici e la concezione d’impianto, ma anche soprattutto per modi d’uso legati alla sua destinazione, una sorta di spazio chiuso, una “roccaforte” nel cuore della città, impermeabile ai flussi urbani.

L’idea di progetto
Il tema del concorso è ambizioso: la conversione di un’area con collocazione particolare e funzione strategica nel tessuto della città e la creazione di un intervento che si imponga come simbolo, testimonianza di una trasformazione in atto della città. Ambiziosa è la consistenza dell’intervento, date le quantità edilizie poste in gioco, la loro localizzazione in ambiti in cui la “trasformazione” della città, si coniuga- integra- unisce con la parte più antica della città stessa, “il luogo di nascita” della Mestre storica. Il progetto affronta questa molteplicità di temi, dando delle soluzioni sintetizzabili in alcune parole chiave a seconda del livello di analisi: l“Architettura”: il simbolo nella continuità, nell’antitesi semantica e nell’innovazione; la“Città”: la connessione-permeabilità continuità; la“Tecnologia”: la sostenibilità.

“Architettura”
La scelta di un impianto che si sviluppa in altezza, concretizzandosi in tre torri a pianta curvilinea, ha origine prevalentemente da una metafora: le ciminiere. Il paesaggio urbano è caratterizzato da episodi disomogenei e frammentari, di piccola dimensione e a sviluppo prevalentemente lineare. Gli unici riferimenti verticali organizzati in un sistema sono le ciminiere dei vicini impianti industriali, “luogo di nascita” della Mestre contemporanea.
L’uso di tale riferimento viene “stravolto”, o meglio “capovolto” nella lettura contemporanea del progetto. La realizzazione di ciminiere verdi, come luogo della residenza, propone un riferimento nuovo, una metafora positiva, rivolta ad una città che sta vivendo radicali processi di trasformazione urbana. Il verde, rappresentazione della natura, diviene elemento di facciata e si integra al sistema dell’involucro edilizio inteso come parte determinante nel comportamento energetico complessivo dell’edificio. Le facciate, prevalentemente vetrate, in alcune parti si trasformano in giardini pensili, interrompendo la continuità della trasparenza dell’involucro. Il parco urbano, da cui emergono le ciminiere verdi, si stacca da terra lasciando uno spazio prevalentemente aperto per consentire la possibilità di creare una “grande piazza dei reperti”, qualora l’indagine archeologica porti al rinvenimento di resti significativi. Il parco si dissolve in ampi “crateri” che consentono la visibilità anche dall’alto di quanto ritrovato del primo insediamento della città. Le forme curvilinee, che si ripetono nelle sistemazioni esterne e si “estrudono” nelle sagome degli edifici, sono originate dalla morfologia del parco racchiuso tra gli edifici esistenti riqualificati dal progetto. Da ambiti verdi, progressivamente assumono consistenza di volume, elementi materici e generatori di progetto.Il disegno degli spazi aperti (parco dei reperti e parco verde) diventa così la matrice semantica e formale del progetto:
- le “gocce” verdi (vere e proprie colline naturali/artificiali, elementi organizzatori dello spazio ed allo stesso tempo contenitori di microservizi, sedute, parcheggio bici, ecc ) prendono le forme dalla dislocazione delle essenze arboree esistenti e ne ridisegnano una “aggregazione” nuova, capace di generare un disegno di uso degli ambiti spaziali che partendo dal terreno si prolunga fino al suolo verde artificale a copertura della “piazza dei reperti” e degli spazi direzionali e commerciali; -le “gocce” volumetrizzate, costituite dalle tre torri di circa venti piani, rappresentano il simbolo della risignificazione dell’area dell’ex Umberto I, ma anche il simbolo di una Mestre “nuova” in cui l’emblema delle ciminiere (che la ha resa nota nel mondo come controcampo di Venezia) diviene l’elemento di
connotazione del processo di riqualificazione della città. L’impianto così concepito consente la possibilità di una sua realizzazione per parti, (ogni torre e il suo intorno sono realizzabili separatamente) al fine di poter diluire nel tempo i costi dell’investimento in funzione anche dell’andamento del mercato immobiliare. Dal punto di vista funzionale il progetto è costituito da tre elementi: lo spazio delle connessioni urbane a piano terra, la piastra verde di connessione dei parchi urbani e le torri.
Questi distinguono le tre funzioni accolte nel progetto: commerciale, direzionale e residenziale. Lo spazio a piano terra degli edifici storici e delle torri è dedicato agli spazi commerciali, lo spessore della piastra verde accoglie le funzioni direzionali, privilegiando gli affacci su via Circonvallazione e su via A. da Mestre e le torri ospitano le residenze. L’edilizia protetta si situa nei piani superiori degli edifici storici, le attrezzature collettive nel recupero del volume del Monoblocchino e dell’edificio sul lato sud di via A.da Mestre. I parcheggi interrati, con accesso da via Circonvallazione e da via Einaudi di fronte al centro Candiani, sono a servizio del commerciale per i primi due livelli, i tre più bassi supportano il direzionale ed il residenziale.

“Città”
Il piano terra e il parco (al terzo livello) sono completamente permeabili al flusso ciclo-pedonale, al fine di poter creare un sistema, su più livelli, di connessione, tra il centro storico, il nuovo intervento e l’asse di sviluppo ad ovest. La connessione urbana in senso proprio avviene a quota 0,00 attraverso le aree commerciali in modo tale da creare continuità funzionale tra l’ambito urbano sedimentato e tutta l’area d’intervento, sia nella zona dove insistono gli edifici storici sia in quella di nuova edificazione; la continuità e il collegamento dei parchi urbani avviene invece al terzo livello, con la realizzazione piani inclinati e aree verdi, un “continuum” naturale tra il parco di via Einaudi, la sponda del fiume Marzenego, il parco di Villa Querini e la messa a sistema dei giardini di via Olimpia. Proprio in via Olimpia, ad ovest della città, nascerà una importante punto di accesso al centro con la realizzazione della stazione della S.F.M.R. La conformazione del parco, articolata in diversi piani e livelli, permette al verde di scendere e toccare in più punti i percorsi urbani, consentendone il diretto ed immediato accesso. Tra questi, il più importante darà la possibilità di arrivare, con una lieve pendenza, direttamente all’asse che attraverso P.le Candiani e P.za Ferretto porta fino a Piazza Barche.

“Tecnologia”
La scelta del simbolo, le ciminiere verdi, si traduce in “sostenibilità” nelle scelte progettuali che caratterizzano la logica della costruzione degli edifici. Oltre alla predominanza del concetto di “verde” esteso a tutto il sistema urbano e alla piastra a giardino, anche gli edifici si propongono di risolvere alcune questioni relative alla sostenibilità, ponendo l’accento sui seguenti aspetti:
-la morfologia e tipologia: (disposizione planimetrica); la scelta di edifici a torre con impianto a forma curvilinea permette che la loro vicinanza, finalizzata a lasciare la maggior superficie del lotto libera, non infici la luminosità ed ariosità degli appartamenti e che, per quel che riguarda il soleggiamento gli effetti delle ombre portate tra gli edifici non solo siano modesti nel corso della giornata ma siano anche in corrispondenza di spazi di servizio non pregiati;
-le scelte dell’involucro edilizio, inteso come elemento “organico” alle soluzioni impiantistiche, essendo parte integrante del sistema al fine dell’ottenimento di condizioni di comfort ambientale. Il tema del comfort ambientale non riguarda solamente aspetti termoigrometrici ma anche aspetti legati alla luce naturale e artificiale e al comfort visivo in genere.

Impianti ed energia
L’obiettivo è una sostanziale riduzione dei fabbisogni energetici, rispetto alla pratica corrente, pur con elevati livelli di comfort e qualità ambientale, in modo da ottenere una certificazione ecologica riconosciuta (p.es. GBC, Green Building Challenge) e contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 (protocollo di Kyoto). La procedura obbligatoria di certificazione energetica degli edifici (D.Lgs. 192/05, Direttiva 2002/91/CE) è già in vigore dal 2005 e la dimostrazione di un efficiente comportamento energetico costituirà un valore aggiunto degli edifici. In questa prospettiva si va consolida il concetto di “sistema edificio–impianto”, rispetto ad una visione tradizionale dell’edificio concepito per sé stesso, al quale viene “sovrapposto” un impianto in grado di controllare il microclima. Questo modo di procedere richiede, come strumento fondamentale della progettazione, l’analisi del comportamento termico e illuminotecnico del “sistema edificio–impianto” mediante opportuni modelli di simulazione (ENERGYPLUS, TRNSYS, RADIANCE ecc.). La destinazione degli edifici e le attuali esigenze dell’utenza richiedono certamente la climatizzazione su base annuale, un adeguato rinnovo dell’aria e il controllo delle condizioni ambientali locali.

Aspetti energetici dell’involucro edilizio: fattore di forma e superfici opache
La tipologia di edificio con forma a torre consente, di per sé, un contenimento dei consumi energetici legato al favorevole rapporto di forma (rapporto S/V tra superficie esterna e volume racchiuso, in questo caso pari a 0.16) in funzione del quale il citato Dlgs.192/05 definisce i fabbisogni energetici limite attribuendo i valori più bassi a edifici con basso rapporto S/V. Un’accurata definizione dell’isolamento termico consentirà il raggiungimento di un fabbisogno energetico annuo di energia primaria per riscaldamento ampiamente inferiore al valore limite (circa 45 kWh/m²). Le superfici trasparenti saranno ottimizzate, adottando vetrature ad elevato potere fonoisolante (DM 5/12/97), con caratteristiche bassoemissive e di controllo solare adeguate alle diverse esposizioni. La morfologia degli edifici prevede balconi di ampia profondità non sporgenti rispetto al filo esterno, con frangisole perimetrali orizzontali a lamelle fisse opportunamente inclinate; schermi esterni mobili sulle vetrate esposte a Sud – Ovest, in modo da ridurre il carico termico dovuto alla radiazione solare incidente nelle ore estive con minore altezza solare.

Centrale trigenerativa e impianti centralizzati
La produzione di energia termica e frigorifera sarà centralizzata. In base alla morfologia degli edifici ed alla collocazione territoriale specifica è stata condotta un’analisi alla ricerca di sistemi innovativi, energeticamente efficienti e di facile praticabilità, che comportino al tempo stesso un investimento economico del tutto accettabile. La possibilità di utilizzo delle acque superficiali del Marzenego per gruppi frigoriferi o pompe di calore è stata scartata in quanto la portata di prelievo necessaria sarebbe superiore a quella disponibile con conseguente alterazione del sistema locale di acque superficiali. Parimenti è stato scartato il ricorso all’acqua di falda, trattandosi di un’area appartenente al PALAV (Piano di Area della Laguna e dell’Area Veneziana) Una soluzione che tiene conto delle considerazioni sopra esposte è la seguente:
A) centrale termofrigorifera
- cogenerazione di energia termica ed elettrica;
- caldaie a condensazione per il fabbisogno termico invernale di picco;
- refrigeratore d’acqua ad assorbimento per la produzione di energia frigorifera utilizzando il calore di recupero reso disponibile dal cogeneratore;
- refrigeratori d’acqua a compressione per il fabbisogno frigorifero di picco;
- pompe primarie a portata variabile per le reti di distribuzione.

B) Reti di distribuzione: due reti di tubazioni preisolate, per la distribuzione di:
- acqua calda per riscaldamento (inverno) e acqua refrigerata per raffrescamento (estate) in commutazione sulla medesima rete;
- acqua calda per la produzione di acqua calda sanitaria.
Tale configurazione consente una temperatura di esercizio in riscaldamento più bassa rispetto a quella necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria, in relazione all’utilizzo di sistemi di utenza a bassa temperatura (pannelli radianti, ventilconvettori o unità di trattamento dell’aria) sfruttando al massimo il recupero di calore del cogeneratore ed elevando il rendimento delle caldaie a
condensazione (sistemi LTDS: Low Temperature Difference Systems).

C) Sottocentali di edificio
Sulla copertura di ogni torre, opportunamente inclinata e orientata, è prevista la realizzazione di un campo di pannelli fotovoltaici e di collettori solari piani per produzione di acqua calda sanitaria, anche in ottemperanza alla disposizioni legislative in materia di energie rinnovabili. Al piano interrato di ciascuna torre una sottostazione conterrà scambiatori di calore, pompe di calore geotermiche, pompe secondarie di edificio e serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria collegati ai collettori solari e all’integrazione dalla rete centralizzata. Per ogni unità edilizia è previsto un modulo di intercettazione e contabilizzazione del riscaldamento/raffreddamento e dell’acqua calda sanitaria. Questa tipologia impiantistica, abbinata ai terminali di impianto più oltre descritti, consente elevata efficienza energetica, ridotti costi di manutenzione e facilità di utilizzo per gli utenti

Impianti di utenza
Sono previste le seguenti configurazioni d’impianto:
A) unità residenziali: riscaldamento/raffrescamento a pannelli radianti, ventilazione meccanica controllata con recuperatore di calore e deumidificazione estiva; nelle stagioni intermedie la ventilazione naturale sarà favorita da opportune modalità di apertura dei serramenti.
B) Spazi direzionali: riscaldamento/raffrescamento a travi attive con aria primaria.
C) Spazi commerciali: riscaldamento/raffrescamento con ventilconvettori e aria primaria o impianti a tutta aria con opportune centrali di trattamento.

Considerazioni legate ad altri aspetti innovativi di potenziale utilizzo
Non si ravvisa l’applicabilità di tecniche di fitodepurazione, in ragione degli elevati volumi di reflui che richiederebbero un’estensione inaccettabile. E’stato infine scartato il recupero delle acque meteoriche per usi irrigui, vista la ridotta estensione delle superfici di copertura.
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    Project details
    • Year 2006
    • Status Competition works
    • Type Urban Renewal
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