Dibujo De Crux -

installazione e fregio pavimentale Grimaldi / Italy / 2017

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L' installazione pavimentale della navata di una piccola chiesa di collina, consta di inserti in acciaio zincato all'interno del nuovo pavimento, atti a definire un segno grafico e simbolico della devozione e dell'affezione dei fedeli per la piccola cappella che si erge sulla valle.


l'umidità di risalita e l'inaduatezza formale dell'ultima versione del pavimento in granigliato di marmo monocromo, reso ancor più inelegante dai fenomeni di degrado cui erano sottoposte le vetuste piastrelle, hanno fatto propendere a che si rimodulasse il rivestimento del piano di calpestio dello spazio religioso. 


L'intervento è divenuto quindi occasione per una riflessione sul significato intimo della chiesa e della sua collocazione, e i fregi argentei compongono una installazione sacra che modulandosi sulla superfice orizzontale restituisce un percorso simbolico legato al luogo e al culto mariano. 


Tema dell'opera pavimentale è il simbolo più pervicace della storia dell’uomo, citato e abusato ovunque anche in contesti che smentiscono in maniera opposta e contraria la storia e i valori che rappresenta.  Il crocifisso è infatti ormai, anche in una  visione prettamente idealizzata del concetto dell’alterità divina, divenuto un simbolo significativamente spogliato più che monumentalizzato,  e quasi per associazioni sotrattive arrivato ad essere un segno laicizzato.


La croce del Golgota non era però un monumentale incrocio di simmetrie assiali su un monte elevato all’incombere di un eclissi, era più mestamente l’intreccio sbilenco di tronchi sui quali si appendevano corpi martoriati che si deformavano e si contorcevano al pari del sostegno sui cui erano appesi a spirare.


Tutt’altro che ben rifinita, la croce di Cristo era un intreccio provvisionale di ortogonalità mai definite, frugali e improvvisate nella sbrigativa essenzialità dell'esecuzione della condanna a morte. I legni del golgota erano quindi un intreccio di storte assi di fibre leggere sui quali penzolavano corpi straziati. Sbilenche sagome indistinte che pendevano su tavole inclinate, sede deputata alla percossa lenta e violenta di corpi sotto tortura.


L’inclinazione della croce è il primo e più sensazionale esempio di come un simbolo diventi altra alterità e sia così potente da deformare se stesso, idealizzandosi, per arrivate alla perfetta simmetria formale e concettuale. Una idea più che un evento o un accadimento, e molto aldilà di un mero mortifero strumento.


 La croce inclinata, sofferente, e contorta come i corpi che su questa vengono sacrificati, è il simbolo che si trasfigura per primo in chi lo osserva; sparisce il martirio nella simbiosi tra la condanna e il condannato, tra lo strumento di tortura e il torturato. Il corpo lacerandosi si porta dietro la croce e in simbiosi con questa, eleva il suo calvario nella fusione tra l’umano e il suo disumano strumento di estrema percossa.  La compenetrazione di entrambi si esaurisce solo quando il corpo lacerandosi si adatterà, combaciandovi al suo simulacro.


Questa assimilazione, quasi fusione tra il corpo del figlio di dio e il suo ultimo giaciglio terreno, la si è immaginata proseguire nel tempo, in tutto il fluire di interpretazioni artistiche del segno più potente mai concepito da mente umana. Tutte le interpretazioni del connubio funerario è come se si avvicendassero assieme e si fondessero, come se tutto il carico di significazione di ogni interpretazione della croce assimilata dall'osservatore, venisse inglobata in quella precedente e ne deformasse la forma.


Quella adiacenza tra corpo e croce è immaginata anche dopo la deposizione. Una deposizione che rimane impressa nell’oggetto. Talmente impressa che quasi come se evanescendo nella resurrezione, sullo stesso oggetto predisposto a sancire il trapasso delal carne,  il corpo passando dalla vita terrena alla luce, e smaterializzandosi in un deflagrare di energia, abbia marchiato la croce. L’abbia bruciata, segnata, forata,  lasciando che di quel divin fuoco ultraterreno, e vincitore sulla morte stessa, permanessero segni evidenti sul legno del martirio.


La sagoma che ne rimane è informe e netta, tagliata internamente dalle luce nell’esplosione di energia nel passaggio tra il terreno e ultra terreno. Come è informe e indefinita la fede allo stesso modo come con nettezza e senza indugi deve essere praticata. Definito e indefinito si alternano nella dottrina Cristiana, rigidezza e evanescenza ne scandiscono i dogmi e i rituali.


 Il disegno in questo mette insieme dunque i due capisaldi del Cristianesimo l’atto conclusivo e iniziale del cattolicesimo. L’atto finale della testimonianza, l’atto iniziale del credo. La morte e la resurrezione.


Il tutto in un movimento centripeto di elementi che si confanno di 7 fregi, tra laterali dorsali e di spigolo; 7 come le virtù teologali, come i 7 doni dello spirito santo, come le 7 opere di misericordia.


L’opera questo disegna, un segno nel segno che restituisce la rappresentazione di Dio nel suo trapasso terreno, nell’atto di evanescere  e rinascere a nuova vita,  nell’istante della ricongiunzione umano divino, trasposta in uno degli infiniti modi in cui l’uomo vede e disegna il suo Dio, così come lo immagino e disegno io.

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    L' installazione pavimentale della navata di una piccola chiesa di collina, consta di inserti in acciaio zincato all'interno del nuovo pavimento, atti a definire un segno grafico e simbolico della devozione e dell'affezione dei fedeli per la piccola cappella che si erge sulla valle. l'umidità di risalita e l'inaduatezza formale dell'ultima versione del pavimento in granigliato di marmo monocromo, reso ancor più inelegante dai fenomeni di degrado cui erano...

    Project details
    • Year 2017
    • Work started in 2017
    • Work finished in 2017
    • Status Completed works
    • Type Interior Design / Graphic Design
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