Torno Internazionale

Ampliamento della sede Milan / Italy / 2006

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L’edificio rappresenta il secondo blocco del complesso edilizio di via Valtellina ed affianca l’edificio ristrutturato in precedenza che è già operativo e, pur mantenendo gli elementi e le caratteristiche fisiche e dinamiche dell’esistente, si presenterà con un impatto completamente diverso.

La nuova forma nasce da una precisa ricerca mirante ad ottenere le medesime performance energetiche del primo edificio, nel contesto dei vincoli urbanistici presenti; inoltre si voleva ottenere che l’edificio, essendo esposto su di un angolo aperto, implodesse su se stesso quasi ad autoproteggersi.
Qui l’ingegneria strutturale ed impiantistica è diventata prevaricante rispetto al segno architettonico; acciaio, vetro e luce danno vita ad una nuova macchina per operare nel nostro tempo.

L’edificio è dotato da 5 piani interrati a parcheggio per 250 posti auto e 8 piani fuori terra con funzioni miste articolate in uffici open space, completamente liberi da pilastri interni, per permettere una organizzazione interna particolarmente versatile ; nel basement, spazio polifunzionale che può assolvere svariate destinazioni d’uso: da ristorante a centro congressi, ad area espositiva , con la lobby di ingresso a tutta altezza (H 40 mt) che funge da giunto di dilatazione ed innesto tra il nuovo edificio e l’esistente. La flessibilità e fruibilità dell’edificio è garantita dalla possibilità di avere più accessi dotati di reception (quindi anche per eventi aperti alla città) e connessioni orizzontali a vari livelli.

L involucro ed il corpo edilizio sono costruiti totalmente in acciaio dove gli elementi caratterizzanti sono il grande “spinnaker” di 26 tons, il cui rivestimento è un particolare acciaio AISI 316 20/10 microperforato Ugitop di Uginox (Gruppo Arcelor) che culmina svettando sopra la copertura in vetro dell’edificio esistente e dà origine ad uno scivolo concavo che copre, creando un'unica composizione, l’edifico commerciale più basso, e dalla struttura portante del fronte Ovest che è stata portata all’esterno

Il progetto di massima concepito nel 2001 partendo da una serie di modelli plastici in cartoncino ed il progetto esecutivo, redatto utilizzando software di modellazione tridimensionale per il controllo della geometria spaziale e dinamica delle strutture, e posto a base di gara d’appalto nel 2003, contengono sostanzialmente informazioni per lo stesso risultato progettuale: L’ idea è rimasta inalterata ed i contenuti progettuali sostanzialmente identici nello sviluppo del progetto con una emblematica integrazione multidisciplinare tra DOBP ed i consultants di ingegneria strutturale (Arup e DLC)

Ciò che ha avuto una grossa influenza sulla ingegnerizzazione del cantiere, oltre alla complessità del progetto, rendendola ancora più accurata e complessa è stata la gestione del processo di integrazione di diversi appaltatori delle carpenterie metalliche e sistemi di serramenti (Lorenzon, Pichler, Somec, Metalsigma Tunesi) selezionati da un cliente imprenditore di se stesso e gestore del processo di appalto e del coordinamento di cantiere per la ricerca assoluta dell’ottimizzazione di costi e qualità.

La canterizzazione quindi ha influenzato il progetto costruttivo di officina che ha dovuto tener conto dell’integrazione tra i varie appaltatori, secondo i propri caratteristici know how, brevetti e procedure di montaggio. Ciò ha anche portato integrazioni al progetto esecutivo, in termini di adeguamento ai pezzi di edilizia industrializzata tipici e sotto brevetto, come anche viceversa ha portato il know how tipico e l’industrializzazione del processo ad adeguarsi con pezzi custom made, laddove il progetto esecutivo era prevaricante.

In sintesi, il nostro progetto esecutivo ha dovuto sostenere vari esami, molti più di quanto non avvenga nella normalità, dove gli interlocutori unici sono cliente e budget.

Qui, l’impresa (anche con i giusti titoli di credito ), ha seguito attentamente tutti gli elaborati esecutivi da noi prodotti, sia dal punto di vista tecnico/commerciale che da quello delle performance del manufatto finito.

A questo si aggiunga quanto prima descritto dal punto di vista dei singoli appaltatori per quanto riguarda i progetti di officina e si avrà così un quadro completo della complessità.

Grande ruolo nel processo progettuale ha certamente avuto la prototipizzazione che è stata effettuata praticamente per tutti i componenti e manufatti. Questo in un progetto così complesso ci ha permesso di gestire al meglio processi costruttivi lavorando sul dettaglio al vero, e di interpretare con meno problematiche e rischi le fasi dei singoli montaggi dei macro componenti e dei complementi costruttivi; il tutto nella massima espressione conosciuta di industrializzazione edilizia

Cura particolare è stata data al lighting interno ed esterno dell'edificio (sempre progettato da DOBP), per il comfort ambientale e per esaltare le caratteristiche costruttive ed i mutevoli linguaggi dell'edificio (esempio: la lamiera micoroforata grande scudo di giorno / grande scheletro evanescente quando illuminata la sera)

Il principio della sostenibilità è stato basilare sin dalla fase di concept e ha pervaso le scelte strutturali di involucro edilizio e di finitura, nonché impiantistiche, secondo modelli fisici matematici.
In sintesi::
A. l'edificio è passivo costruito cioè con un modello resistivo/capacitivo e le sue facciate e il sistema dei serramenti sono a tipologie differenziate secondo l'orientamento, la quota, la posizione.
B. la facciata su via Valtellina è dotata di una seconda pelle di vetro con meccanismi termoregolati attivi che sfruttano la ventilazione naturale e meccanica per massimizzare l'apporto energetico in inverno e sgravare il consumo in estate.
C. lo scudo in lamiera microforata rivolto a Sud protegge passivamente l’edificio, creando ombreggiamento e microclima bilanciato naturalmente.
D. si sono utilizzati cementi, malte e vernici fotocatalitici che abbattono le sostanze organiche e inorganiche responsabili dell'inquinamento atmosferico, attraverso un processo di ossidazione che sfrutta la luce naturale e che trasforma le sostanze inquinanti in composti non nocivi, prevenendone quindi l'accumulo e preservando le superfici che non necessitano più manutenzioni e pulizie e non ingrigiscono (una vera e propria capacità autopulente).
E. acciaio e vetro largamente costituenti l’edificio ed il suo involucro sono totalmente riciclabili.
F. La sistemazione esterna di tutti gli impianti, in copertura e con percorsi verticali dietro lo scudo, oltre che aumentare lo spazio utilizzabile all’interno degli edifici, ne facilita la manutenzione, che può essere effettuata senza intralcio per le attività normalmente svolte all’interno, con il duplice risultato di non ridurre la “produzione” e di abbattere in termini di durata i costi manutentivi. La gestione integrata e centralizzata degli impianti con il sistema di illuminazione artificiale completano il quadro di economia di gestione

Integrazioni a cura di Luca Gonzo
Architect Partner - Chief Executive Officer
DOBP architects


Ingegneria Strutturale
Arup Italia – Milano – Ing. Gabriele del Mese,
DLC – Milano – Ing. Antonio Cavalazzi

Progetto Impianti
Manens Intertecnica - Verona

Consulente Paisaggistico
Studio GPT – Giardini, Paesaggio, Territorio - Bergamo

General Contractor
Torno Internazionale S.p.A.
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