TRANSIZIONI NATURALI. Complesso Residenziale a Tricase

I classificato concorso "abitareECOstruire - Tricase" Tricase / Italy / 2008

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Il progetto affronta il tema della transizione, del passaggio, della trasformazione. La transizione avviene dalla periferia al centro, dalla natura al costruito, dall’esterno all’interno e soprattutto da uno stile di vita inconsapevole a uno più cosciente e quindi sostenibile.

1. Dalla periferia al centro
L’area oggetto del concorso è situata all’interno della proposta di P.I.R.P. (Piano integrato di riqualificazione delle periferie) del comune di Tricase ed è ricompresa all'interno di un più vasto comparto che prevede la realizzazione oltreché delle residenze (20 alloggi con tipologia unifamiliare a schiera), di una parte per edilizia direzionale, servizi e di verde pubblico.
Descrizione urbanistica: ci troviamo in una zona 167 che il progetto mira a trasformare in una nuova centralità attraverso due strategie che si muovono su due assi convergenti: a. Connessioni: la creazione di una rete di percorsi ecologici da e verso il centro per collegare l’area con il più ampio contesto urbano. Attraverso percorsi verdi e piste ciclabili l’area del progetto dialoga con la città, è luogo aperto e attraversabile; b. Mixitè: programma funzionale differenziato. Il progetto riserva un ampio spazio a parco, attività commerciali, uffici, biblioteca, servizi di quartiere concepiti non come luoghi di uso esclusivo dei residenti della zona, bensì come servizi rivolti a tutta la città. Il progetto diventa quindi occasione di crescita e di stimolo per l’intera area urbana, propulsore di idee e stili di vita che nascono e vivono nell’interazione ‘dolce’ con l’ambiente. Il progetto si pone in una posizione di sostanziale rispetto dell’impostazione generale data dal P.I.R.P. per l’area. L’area è resa pedonale; il traffico veicolare ne definisce il margine, ma si tratta di un confine permeabile. Grazie a una serie di accessi pedonali e ciclabili l’area è luogo di passaggi e transizioni. In particolare la pista ciclabile, attraversa l’area e diviene il segno forte della rigenerazione urbana.

2. Dalla natura al costruito Il quartiere è situato al margine della città di Tricase, dove la campagna gradualmente (e non sempre gradevolmente) si trasforma in periferia. Si tratta di un punto di transizione delicato, dove la presenza dell’uomo si fa più evidente e così il suo impatto. Controllare tale transizione è uno degli obiettivi del progetto. Da qui la presenza forte del verde, concepito come elemento strutturante del progetto, in grado di accompagnare la transizione dalla campagna all’abitato. L’area del progetto è, in fondo, un parco. Un luogo in cui l’uomo e le sue strutture sono ospiti della natura. I residenti abitano il parco, insieme agli alberi e le piante con cui condividono lo spazio. Gli alberi all’interno delle unità abitative sono i veri padroni di casa, sono loro che, di stagione in stagione, regolano i ritmi del quartiere. Il progetto è innanzitutto il progetto di un nuovo suolo, più accogliente e ospitale. Si tratta in realtà di ricostituire un habitat, di ripristinare un ecosistema in cui l’uomo è parte di un contesto con cui interagisce senza pesare. Il progetto lavora infatti con le quote del terreno, sottolineando il movimento e l’organicità degli spazi. La suggestione è estetica e culturale e affonda le radici in quelle gravine che movimentano il paesaggio pugliese in cavità e stratificazioni. Ma il criterio progettuale è la funzionalità, assecondando la quale le quote sono accentuate e modificate per consentire sia l’accessibilità che il posizionamento dei nuovi edifici. I livelli sono sostanzialmente due: 1. Parco / piazza accessibile da via Giulio Cesare e a un livello leggermente più basso di essa. Dal parco si accede ai servizi commerciali (fare la spesa nel parco!), agli uffici (torre-landmark), alla biblioteca. 2. Abitazioni e servizi di quartiere (sala polivalente, videoteca) dislocate lungo una via in pendenza. Le abitazioni si trovano a un livello superiore rispetto al parco, al quale è possibile accedere attraverso il percorso ciclabile. Proprio come un organismo vivente il quartiere rifiuta la rigidità della struttura finita ed è, in realtà, un sistema in divenire. L’obiettivo è ottenere un disegno unitario pur prevedendo la possibilità di realizzare le diverse parti in tempi diversi.

3. Dall’esterno all’interno Ancora il tema del progetto è la transizione. Attraverso l’interazione tra il quartiere e il suo contesto e quella tra la casa e il quartiere, vengono a costruirsi due paesaggi: da una parte il parco, ovvero l’insieme, concepito come “paesaggio esterno”; dall’altra la casa che è “paesaggio interno”. Gli spazi della casa vengono così a organizzarsi intorno a un patio in cui i residenti, scegliendo un albero o una pianta, possono dare vita al proprio paesaggio interno. Il patio permette inoltre di vivere la casa in continuità e sinergia con l’esterno, ampliando lo spazio dell’abitazione. Nelle stagioni temperate, infatti, le stanze possono essere lasciate aperte sul patio. Nel patio c’è anche il segno di una cultura e di una tradizione prettamente mediterranee, distinte dalla tendenza a vivere moto più all’aperto, nelle piazze, nei cortili, che non nel chiuso della casa. Attraverso il patio cade la divisione tra interno ed esterno e la stanza a cielo aperto in cui svetta un albero diventa il cuore intimo della vita sociale.

4. Da uno stile di vita inconsapevole a uno consapevole (nel senso ecologico…) La salvaguardia dell’ambiente non passa necessariamente attraverso sofisticate tecnologie. La natura sa dettare le sue regole e se noi sapremo leggerle impareremo a convivere con l’ambiente. Tutto comincia con la (ri)scoperta di uno stile di vita più autentico, con la riscoperta di un uomo che prima di essere macchina produttiva era animale sociale. Le scelte progettuali sono quindi dettate da regole semplici, che derivano dai luoghi, dai materiali, dalle forme. Il risparmio energetico comincia da qui. Le case sono bianche, come nella tradizione mediterranea. Da sempre l’uomo che abita questi territori ha a che fare con sole intenso ed estati torride. E da sempre sa che il bianco riflette il calore prodotto dall’irraggiamento solare. L’intonaco è di argilla, un materiale antico, da sempre presente negli edifici del sud Italia. Un materiale locale e naturale che viene trasformato in materiale da costruzione con il minimo consumo di energia e con semplici e brevi processi di lavorazione. Non c’è cottura, né trattamenti chimici. L’esterno come l’interno delle case è, di fatto, ricoperto di terra cruda: pulita, economica, facilmente smaltibile, riutilizzabile. L’argilla, infine, migliora il clima interno dell’abitazione consentendo la traspirazione delle pareti. La struttura delle abitazioni è realizzata in casseri portanti in legno cemento. Questi blocchi, fatti di legno di recupero derivato da trucioli, hanno un alto potere isolante e, essendo portanti, consentono di evitare il ricorso al cemento armato. Inoltre hanno il vantaggio di essere economici e di facile posa in opera. Le mura e il solaio sono omogenei e si evitano così i ponti termici. La struttura risulta avere una notevole inerzia termica complessiva: in inverno il raffreddamento degli ambienti interni è lento, mentre d’estate il materiale resiste bene al caldo. Il tutto unito ad un forte potere traspirante che impedisce la formazione di condensa all’interno degli ambienti.
Nella facciata est, su un reticolo di brise-soleil, rampicanti a foglia caduca assicurano ombreggiamento e fresco d’estate, mentre consente il passaggio del sole in inverno. Per lo stesso motivo anche gli alberi sul fronte strada sono spoglianti. L’inerzia termica delle pareti portanti è agevolata dal ridotto numero di aperture. Una serie di accorgimenti che migliora l’efficienza energetica della abitazioni nelle quali sono montate caldaie a condensazione collegate a impianti di riscaldamento radiante. L’acqua calda è assicurata da pannelli solari termici montati sul tetto. Parte dell’energia elettrica (di media un kw per unità abitativa) viene prodotta dai pannelli fotovoltaici installati al di sopra delle abitazioni. I pannelli sono appoggiati su una schermatura reticolare che ha la funzione di separare i pannelli dal tetto con il duplice vantaggio di rendere i pannelli più facilmente ispezionabili e di consentire il passaggio dell’aria sul tetto per migliorarne il raffrescamento in estate. Il tetto ha una leggera pendenza che consente la raccolta e il recupero delle acque piovane utilizzate per annaffiare i giardini delle case. All’interno delle abitazioni, un doppio impianto garantisce il recupero delle acque si scarico dei sanitari da utilizzare per gli sciacquoni dei Wc. Il sistema di riutilizzo dell’acqua serve a prelevare l’acqua stoccata nei serbatoi e a distribuirla agli apparecchi che la riutilizzano (lavatrici, lavastoviglie, sciacquoni dei wc), che risultano allacciati ad un ‘doppio impianto’ – impianto idrico normale e impianto di riciclaggio- per permette il prelievo differenziato in relazione ai consumi e alla disponibilità delle riserve, azionando un apposito deviatore. Oltre a ciò, è possibile prevedere un sistema di riuso delle acque grigie, proveniente dai lavabi, dalle vasche da bagno e dalle docce. In questo caso l’acqua viene raccolta per mezzo di una rete dedicata, filtrata, disinfettata ed inviata al serbatoio di accumulo, da dove viene ridistribuita agli alloggi e alle cassette di risciacquamento dei vasi sanitari. Per favorire il risparmio idrico sono inoltre previsti riduttori di flusso su tutte le rubinetterie. Le acque bianche degli appartamenti vengono inoltre raccolte negli impianti di fitodepurazione e vengono poi riutilizzate per annaffiare il tetto giardino che copre l’area servizi. Se, infatti, le case hanno il verde a livello strada, per poter mettere in comunicazione lo spazio esterno e quello interno, l’area dei servizi sembra invece parte integrante del parco. I tetti giardino che ne coprono le strutture rendono il costruito quasi invisibile e comunque omogeneo con il contesto naturale. Una scelta che è parte di una concezione del quartiere che vive su quel punto di equilibrio nel movimento di transizione tra l’ambiente naturale e l’ambiente costruito.
Lo spazio urbano diventa luogo di condivisione, diventa punto di partenza per esperimenti di vita comunitaria che archiviano l’ossessione separatista del Novecento e aprono all’altro. Così chi abita nel quartiere condivide un orto che innaffia con l’acqua piovana raccolta sui tetti delle case e dove coltiva frutta e ortaggi che permettono di riscoprire il gusto di ciò che è autentico, sano e autoprodotto. Gli orti diventano fulcro di una riappropriazione della terra, ma anche di un ritorno a una socialità che nasceva intorno a quelle preparazioni tradizionali che una volta scandivano le stagioni di chi abitava in paese. La condivisione e lo sperimentarsi come società sono sollecitati da spazi che non sono mai delimitati, dall’interazione dei volumi, dalla possibilità di incontrare l’altro. Fuori, intorno, dentro le case, nel tessuto vitale del quartiere si diffondono, come per osmosi, comportamenti e scelte dettati dal rispetto per l’ambiente. Le strade, le piste ciclabili, i percorsi pedonali, l’organizzazione dei parcheggi e dei mezzi pubblici spingono verso una nuova concezione della mobilità. I servizi pensati per essere utilizzati da più utenti favoriscono l’incontro. La possibilità di trovarsi insieme negli spazi aperti consente di recuperare quella socialità tipica del Mediterraneo. Torna il piacere di avere una comunità di riferimento con cui poter spartire diritti, doveri, piaceri e impegni. L’individuo è alleggerito. Il tempo si libera. La casa, con il suo patio, resta aperta verso questo mondo, verso questo fermento di vita che è oltre la porta. Allo stesso modo anche il quartiere apre alla città diventando modello e simbolo di una transizione, di un cambiamento verso uno stile di vita più sostenibile, verso un futuro migliore.
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    Project details
    • Year 2008
    • Status Current works
    • Type Urban development plans / Neighbourhoods/settlements/residential parcelling
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