Dogana d’Acqua. Restauro funzioni di eccellenza del polo della logistica

II classificato al concorso di progettazione "Dogana d' Acqua" Livorno / Italy / 2008

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IL CONTESTO STORICO E TRACCIATI REGOLATORI

Le scelte progettuali operate nascono da un'attenta analisi del contesto storico e delle relazioni che in particolare il manufatto della Dogana d’Acqua genera all'interno del tessuto urbano, ponendosi come nodo essenziale tra il circuito dei fossi e quello delle mura della cinta Daziaria lorenese.

La Dogana d'acqua fortemente compromessa, prima dai bombardamenti e poi dall'incuria cui è stato abbandonata, diviene elemento generatore dell'intero intervento, determinando delle “linee di forza” ortogonali (direzione nord - sud) alle mura.

L'edificio della Dogana d'acqua costituisce l'elemento più interessante quale ingresso obbligato alla città e da cui prende il via l'intero sistema dei canali a nord della città di Livorno.

Recependo le indicazioni del PRG e del bando di concorso, l'intervento riscopre gli antichi bacini andati perduti dalle successive trasformazioni operate nel corso degli anni, che avevano relegato la cinta muraria e la Dogana ad un ruolo secondario nel panorama cittadino.

Il ridisegno della forma dell'acqua è dunque l’elemento fondamentale del nuovo paesaggio urbano, origine e generatrice di flussi e di movimento.
Attraverso un precisa analisi dei rapporti e delle misure del contesto è stata generata una griglia nella direzione nord - sud, che diviene matrice dell'intervento, coordinando tutte le successive scelte progettuali per quello che riguarda gli spazi esterni, la pavimentazione, l'arredo urbano, le misure degli elementi che completano in ogni sua parte il progetto.


IL SISTEMA DEL VERDE E LE AREE PEDONALI
L'intervento rimodella in maniera sostanziale l'intera area della Dogana d'acqua e il sistema delle acque determina tale trasformazione.
Il progetto infatti non solo recepisce le indicazioni del bando riaprendo gli antichi bacini d'acqua, ma grazie ad una rilettura storica della città di Livorno tenta di riproporre e di superare la situazione originaria della Dogana d'acqua la quale nelle carte dell'Ottocento appare completamente circondata dall'acqua dei canali, e dove l'unico limite per chi proveniva da Pisa era costituito appunto dalla Dogana e dalla cinta Daziaria.

Si è scelto dunque di riaprire anche le vasche a nord e a nord est della Cinta, modificando gli argini attuali, alla ricerca dell'originaria immagine della Città.
Il riportare l'acqua in questa parte della città ha dunque generato un nuovo sistema pedonale alla luce anche dei nuovi interventi previsti dal PRG secondo le cui indicazioni immediatamente a ridosso dell'area
saranno realizzati nuovi comparti residenziali.

Ne sono nati spazi a prospettive diverse che riconsegnano questi luoghi all'originaria funzione di “porta di accesso” alla città.

La parte meridionale è occupata dal “nuovo bacino della Dogana d’Acqua”, che riprende in parte la dimensione delle vasche storiche, e tutto il sistema pedonale delle pavimentazioni, dell'arredo urbano, delle piantumazioni si strutturano sull’impianto della matrice dimensionale storica, con precisi allineamenti e regolarità.

Immediatamente a nord della Dogana d'acqua le linee di forza della matrice storica si deformano creando il disegno di quello che è il progetto di una nuova piazza, una “topografia urbana” capace di interagire con gli usi diversificati dell'utenza pubblica.

Quelle che erano matrici ortogonali al manufatto storico si trasformano in linee che si ”increspano” e il terreno intorno all'acqua crea un nuovo profilo, articolandosi in piani inclinati, sedute lineari, il tutto senza costituire alcun impedimento alla libera circolarità dell'area. E' qui che il disegno degli argini perde di rigidità e l'acqua entra liberamente, creando una serie di banchine mistilinee, che avranno una funzione di approdo per le imbarcazioni che percorreranno i canali della città. Anche la regolarità delle piantumazioni viene meno e il tutto assume un vero e proprio carattere di naturalità.

L'EDIFICIO

Il progetto interpreta la precisa richiesta del bando unita alla particolarità del luogo, individuando 4 punti chiave d’intervento:
1- Valorizzazione dello spazio “vuoto” della Dogana d’Acqua; effetto ricercato e chiave fondamentale dell’intervento progettuale è proprio l’integrità visiva e formale dello spazio esistente, rivalutando le sue cortine murarie, senza partizioni “opache“ che ne frammentino la percezione.
2- Inserimento di piani liberi e soppalchi che sfruttando appieno l’altezza libera della nuova volumetria, che si accostano, attraversano, traguardano lo spazio interno della Dogana d’Acqua;
3- Materialità delle partizioni verticali ottenuta attraverso il solo uso di lastre in ottone e acciaio Cor-ten.
4- Individuazione di una serie di elementi di arredo fisso che contribuiscono a completare e a riflettere l’idea del progetto, con il quale sono in stretta assonanza per scelte linguistiche, di dettaglio e di materiali.
Il nuovo intervento si colloca in quella che era l'esatta posizione dell'antica Dogana d'acqua rispettandone la sagoma originaria, mantenendone al di sotto i percorsi d'acqua e conservando la banchina storica dove si svolgevano le consuete operazioni doganali.
Obiettivo principale del progetto è quello di far sì che l'edificio, in quanto oggetto autonomo e diverso per storia, valore e significato rispetto all'antico manufatto assuma un carattere di diversità, tanto formale quanto materica, rispetto al monumento.

Il nuovo edificio si appoggia all'antico basamento e ne riveste la cortina storica sulla quale sono previsti interventi di integrazione e risarcitura.
La strategia progettuale si è tradotta nella volontà di rendere l'intervento autonomo dal manufatto delle Dogana d'acqua sia strutturalmente che ancor prima architettonicamente.

L'edificio lavora sul tema della superficie e della sua piegatura; nasce infatti dall'idea di un “foglio” che riveste la sagoma storica con una superficie forata in modo differenziato (acciaio Cor-ten e ottone), e che attraverso movimenti, pieghe e tagli, crea un dialogo materico e cromatico con il manufatto, assumendo l'aspetto di un oggetto mutante e sintetico capace di non entrare in concorrenza con esso ma di costituire un elemento altro, quasi un suo silenzioso commento.

Queste grandi superfici in lastre di ottone e acciaio Cor-ten, alle quali sono state effettuate delle operazioni di foratura, che si densificano in corrispondenza delle aperture finestrate, delimitano i solai d’uso (nello spazio espositivo), comprimono gli spazi a doppia altezza (negli uffici e nei laboratori); le lastre metalliche danno luogo a un volume peculiare fortemente plastico e, al contempo, smaterializzato e trasparente; un intervento decisamente “atmosferico”, continuamente cangiante in ragione dell’accostamento di superfici riflettenti diverse, per natura e consistenza materica.

La ricerca della sintesi cromatica e materica, continuamente mutante, si contrappone all’opacità delle murature della Dogana d'acqua, e la reversibilità dell’ottone e dell’acciaio Cor-ten, si pone come fattore dialogante non passivo.
Inserendo qui funzioni rare che collocano la città di Livorno in un panorama internazionale l'antica Dogana sembra allora assumere la funzione di porta sul futuro della città.

Gli argini dei bacini storici saranno qui ridisegnati anche sul fronte nord est dell'edifico a recuperare l'antica immagine della città.
Cambiata la circolazione carrabile che mutilava drammaticamente l'antico manufatto e restituita così la pedonabilità all' area, si accederà all'edifico tramite una passerella ancorata alla cinta daziaria, mentre a fare da contrappunto all'edifico sul margine opposto, un ponte costruito anch'esso come una superficie piegata e tagliata, collegherà i due lati del Canale dei Navicelli permettendo una completa fruibilità dell'area.

Concetto strutturale
La struttura portante è costituita da un telaio metallico di travi composte da piatti in acciaio di forte spessore, che si conformano secondo le linee di tensione dei carichi e delle deformazioni.
Gli appoggi dei solai, oltre a sfruttare parzialmente porzioni murarie esistenti (murature appositamente rinforzate) e le strutture portanti degli elevatori, si conformano in pilastri, che posti in linea di scarico con altrettanti telai portanti, arrivano a fondarsi in acqua.

Concetto impiantistico
Sulla base delle tipologia dell’edificio e delle attività in esso contenute, si ipotizza un sistema di cogenerazione di energia elettrica ed energia termica, in grado di soddisfare le esigenze previste per l’utenza finale.
Per la produzione del calore si predisporrà quindi l’installazione di microcogeneratori alimentati a gas, in grado di produrre energia elettrica e allo stesso tempo, recuperando il calore di combustione, energia termica per la produzione di acqua calda, sia per uso di riscaldamento che per uso sanitario. Per la produzione del freddo, a tale impianto verrà associato un gruppo frigorifero del tipo ad assorbimento, che utilizzerà l’acqua calda prodotta dai cogeneratori: lo scambio termico per il raffreddamento avverrà con l’ausilio di uno scambiatore di calore del tipo a piastre, che a sua volta scambierà calore con l’acqua prelevata direttamente dai canali, opportunamente filtrata e trattata ed ivi successivamente reimmessa.

I fluidi caldi e freddi prodotti dagli apparecchi descritti saranno convogliati presso una sottocentrale termica, nella quale saranno disposti i collettori di mandata e di ritorno: da tali collettori si dipartiranno le tubazioni dei circuiti di alimentazione di tutte le apparecchiature in campo, sia per il trattamento dell’aria primaria che per il trattamento locale degli ambienti.
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    Project details
    • Year 2008
    • Client Comune di Livorno
    • Status Unrealised proposals
    • Type Urban Renewal
    • Websitehttp://www.bv36.it
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