Riqualificazione urbana del lungomare di Levante – Lotto nord, Isola di Ortigia, Siracusa

I classificato, Concorso per la riqualificazione urbana del lungomare di Levante – Lotto nord, Isola di Ortigia, Siracusa Syracuse / Italy / 2008

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Il progetto per la riqualificazione degli spazi aperti e del waterfront della zona nord del Lungomare di Levante affronta il tema a partire dalla conoscenza e dall’interpretazione della storia urbana della città e della sua evoluzione, mettendo in evidenza le relazioni che intercorrono tra le differenti qualità presenti all’interno dei tessuti urbani che si affacciano al mare. La forma incompiuta, evidente ai giorni nostri, è il frutto di un’espansione del piano della città avvenuta in tempi recenti e nasconde al proprio interno la memoria delle continue variazioni della linea della costa che raccontano nelle varie epoche le differenti figure che ha assunto Ortigia. L’atteggiamento archeologico che proponiamo sceglie di raccontare le variazioni del profilo urbano modificando l’indifferente quota della città esistente per costruire luoghi diversi per funzione e uso. Nessuna sovrapposizione di nuovi segni è stata proposta nel progetto ma la possibilità di leggere le qualità urbane eliminando i piani superflui che ne nascondono il valore contemporaneo fino ad arrivare alla quota del mare.

L’area di progetto, si configura problematicamente come la parte di città in cui convergono le direzioni e le diverse giaciture urbane: il quartiere Umbertino, definito dalla regolarità degli isolati e del tracciato; il quartiere Graziella, in cui predomina la dimensione più minuta e il carattere di aggregazione del tessuto antico; il parcheggio Talete, grande infrazione novecentesca che governa l’affaccio al mare. Questa complessità urbana, individua tre ambiti differenti, ciascuno con il proprio carattere, ma interconnessi.

Il primo ambito è quello definito dalle fortificazioni spagnole, antico limite della città murata, in cui sono state trovate tracce di un antico cantiere navale di epoca ellenistica. Le mura, in questo punto, come su tutto il resto del perimetro dell’isola, corrispondevano alla linea di costa. Il rapporto città/acqua è qui profondamente condizionato dalla costruzione del parcheggio Talete. Oggi percorrendo la via Vittorio Veneto e arrivando ad affacciarsi sul confine con i bastioni spagnoli, non è più possibile relazionarsi direttamente con il mare. È necessario attraversare la strada principale dell’isola e raggiungere la copertura del parcheggio, sulla quale è in corso di realizzazione un nuovo spazio pubblico.

Il secondo ambito si trova a ovest del parcheggio Talete, un’area da cui è possibile accedere direttamente al mare attraverso la spiaggia. Questa parte di città (denominata nel bando di concorso ambito B) è di fatto la più complessa, perché costituisce una vera e propria cerniera urbana tra le due principali direzioni. Anticamente, in corrispondenza del palazzo delle poste c’era lo spigolo dei bastioni difensivi, che definivano, attraverso una duplicazione verso la terraferma, un “canale fortificato”. Anche in quest’area in epoca contemporanea è stato “allontanato” il mare per via della costruzione della nuova sede stradale, del terzo ponte e dell’arenile affacciato all’imbocco del porto piccolo.

Il terzo ambito è rappresentato dall’area che si colloca a sud del palazzo delle poste, una vasta area affacciata sul porto canale, che costituisce il limite ovest del quartiere umbertino, ora in fase di riqualificazione. La forma triangolare della piazza è prodotta dall’ortogonalità del quartiere ottocentesco che si scontra con la direzione definita dal porto canale.

Il progetto intende riconfigurare complessivamente tutti gli ambiti descritti -messi a bando di concorso- attraverso un doppio registro: da un lato attraverso un disegno degli spazi aperti pensati per consentire la fruizione pubblica di tutte quelle parti di città, che oggi risultano sfrangiate, senza alcuna connessione con il tessuto urbano, e che attraverso la pavimentazione, l’alberatura, e l’arredo urbano possano essere riletti come unitari; dall’altra attraverso un elemento urbano che abbia la forza di opporsi alla grande cesura del parcheggio Talete, ridefinendo lo spazio urbano dalle diverse angolature, e di affrontare l’eterogeneità delle diverse parti con un gesto semplice e deciso. Un doppio muro che delimita il parco archeologico e ridà un nuovo fronte al parcheggio, e, soprattutto, è un nuovo grande fondale urbano. Oltre a ridurre quella separazione tra città e mare attraverso nuovi scorci e inquadrature, il muro raccoglie in sé i caratteri dominanti del luogo trascrivendoli secondo differenti livelli di lettura.

Prima di tutto risponde alla questione del bordo, del rapporto con il mare riportando l’idea della fortificazione in maniera ironica e tutt’altro che mimetica o storicistica; in secondo luogo pone l’attenzione sui tessuti, sulla loro inconciliabile diversità e sulla disarticolazione dello spazio urbano, in cui le parti non sono direttamente riconducibili all’unità, ma possono essere riconsiderate come insieme attraverso un’azione dissociata, che ne ridefinisce le possibilità di lettura. Infine sostiene la capacità dell’architettura di generare una nuova narrazione urbana rifluendo in una dimensione collettiva che la accolga e la realizzi pienamente.

Nell’intercapedine del muro, come in un museo particolare, sono appesi i reperti che appartengono al luogo, memoria nella memoria in un cortocircuito continuo di rimandi e visioni antiche e nuove, il muro aspira a diventare parte della città, appartenente alla comunità. Proprio dove è stato realizzato il parcheggio Talete, incurante del mare e della città, il muro riporta in primo piano i caratteri di un luogo attraverso quello che è stato ritrovato, i reperti, e la visione tra il mare e la città che dai ponti-passerelle trovano una nuova espressione.


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