GRANDE PROGETTO POMPEI – ITALIA PER POMPEI

VALORIZZAZIONE DECORO E MESSA IN SICUREZZA DEI PUNTI DI ACCESSO ALLE DOMUS DELL’AREA ARCHEOLOGICA DI POMPEI Pompei / Italy / 2014

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La straordinarietà dei resti archeologici di Pompei ha determinato nel corso del storia degli studi il fiorire di una ricchissima bibliografia su moltissimi temi che riguardano lo studio della città antica. Esiste a disposizione degli studiosi, e dei semplici curiosi, un’enorme quantità di materiale bibliografico che spazia dagli aspetti legati alla storia degli studi ed egli scavi effettuati, fino all’analisi delle tecniche di scavo, passando per studi di dettaglio sulle suppellettili, gli affreschi e ogni altro aspetto, anche il più piccolo, che ruota attorno alla vita quotidiana, artistica e culturale di della città antica. In questa sede appare, dunque, superfluo cercare di tracciare un quadro anche solo sintetico di questa amplissima messe di studi, si farà, invece, cenno rapido solo a quegli aspetti storico - archeologici utili ad inquadrare storicamente l’area oggetto dell’intervento


I primi scavi nell'area pompeiana furono eseguiti nel 1748 per volere di Carlo III di Borbone a seguito del successo dei ritrovamenti di Ercolano. I sondaggi, tuttavia, furono svolti da Rocque Joaquin de Alcubierre, credendo di essere sulle tracce dell'antica Stabiae, e, a causa degli scarsi ritrovamenti, furono ben presto abbandonate per essere e riprese solo nel 1754. Ma fu solo nel 1763 che, grazie al rinvenimento di un'epigrafe, si intuì che si trattava della antica città di Pompei. Tra i più grandi sostenitori degli scavi di Pompei vi furono prima Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV, per volontà della quale, sotto la direzione dell'ingegnere Francesco La Vega, fu indagata buona parte della città, e soprattutto più tardi Gioacchino Murat, durante il cui regno gli scavi godettero di un momento di grande fortuna


A seguito del ritorno dei Borbone a Napoli, gli scavi vissero un periodo di stasi a seguito dell'unità d'Italia e soprattutto grazie a maggiori disponibilità economiche, sotto la guida di Giuseppe Fiorelli, si assistette ad una veloce ripresa delle indagini, in modo ordinato, cui si deve, nel 1858 la prima divisione della città in regiones ed insulae, per esigenze di studio ed orientamento.


Durante il XX secolo, con Vittorio Spinazzola prima e Amedeo Maiuri dopo, le indagini conobbero una notevole accelerazione soprattutto lungo Via dell’Abbondanza e nell’area periurbana, come ad esempio presso Villa dei Misteri. In particolare a V. Spinazzola, direttore degli scavi dal 1911, si deve la volontà di unire l'Anfiteatro con il centro della città. Ed è a seguito di questa decisione che si svolsero la maggior parte delle indagini nelle tre regiones oggetto del presente intervento. Nel 1924 divenne, quindi, direttore Amedeo Maiuri, incarico che mantenne per ben 37 anni nell’arco dei quali la città conobbe uno dei momenti più floridi per la soria delgi studi. In particolare venne completato lo scavo dell'anfiteatro e della palestra grande, si proseguì lo scavo lungo Via dell'Abbondanza e completato quello di Villa dei Misteri.


In particolare dal 1967, il nuovo direttore, Alfonso De Franciscis, considerando che  il patrimonio era diventato molto ampio e tutto il complesso aveva bisogno di continue opere di restauro si decise di focalizzare l'attenzione sull’aspetto conservativo e nuovi scavi riguardarono solo singoli edifici e non più intere aree.


La storia più recente vede una concentrazione delle indagini soprattutto nella zona della regio IX, anche se la maggior parte degli stanziamenti e degli interventi sono stati finalizzati, ancora una volta, alla conservazione ed il restauro di quanto già scavato.


Dal 1997 l'area archeologica fa parte del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO.


Le indagini nella Regio I furono effettuate tra il 1927 e il 1961, questa abbraccia un ampio settore della città a S di Via dell’Abbondanza, che ne costituisce, appunto, il suo limite settentrionale. La regio è, quindi, limitata ad est da via Nocera, ad ovest dalla via Stabiana e a sud dalle mura, un ampio settore centrale non è, a tutt’oggi, stato indagato. La maggior parte degli edifici sono a carattere residenziale, commerciale e artigianale; le case sono di livello medio, ma sono tra le strutture meglio conservate e note di Pompei, in molti casi sono state riconosciute tracce di frequentazione che risalgono all’età arcaica. La Regio presenta una planimetria regolare, fittamente abitata, probabilmente frutto di una profonda ristrutturazione avvenuta dopo il sisma del 62 d.C., precedentemente doveva essere occupata da numerose aree adibite ad orti e giardini.


Tra le case e gli esercizi commerciali maggiormente degni di nota si ricordano:


Casa del Citarista (I 4, 5-25) , articolata su tre livelli. Prende il nome da una statua raffigurante Apollo Citarista e il suo aspetto attuale risale al I secolo a.C., quando fu completata l’annessione, con numerose ristrutturazioni, di altre piccole case circostanti. La casa fu di proprietà dei Popidii, e presenta due peristili ambienti termali ed un'area commerciale adibita a panificio, pasticceria e taverna.


Casa del Criptoportico (I 6, 2) particolarmente interessante per la presenza di un corridoio coperto, utilizzato come deposito di anfore e decorato con diverse raffigurazioni della guerra di Troia.


Fullonica di Stephanus (I 6, 7).


 Casa di Paquio Proculo (I 7, 1), esplorata a partire dal 1911 conserva una pavimentazione a mosaico nell’atrio e nel tablino in buono stato di conservazione. 


Termopolio di Vetutius Placidus (I 8,8). Si tratta di una normale abitazione con un parte adibita a caupona: l'intera struttura presenta numerose decorazioni pittoriche, soprattutto nelle pareti del triclinio; il giardino presenta colonne intonacate in rosso.


la Casa del Menandro (I 10, 4). La casa, nel suo impianto originario, risale al III secolo a.C., ha poi subito numerosi rifacimenti che hanno incentrato la costruzione a partire dal peristilio. Presenta un atrio tuscanico con pitture in quarto stile ed un triclinio con la raffigurazione umoristica delle nozze di Ippodamia Il quartiere termale ha un calidarium adornato con mosaico con scene di animali marini. Di questa casi si conosce anche il nome dei proprietari che appartenevano alla gens dei Poppaei


 


La Regio II, scavata tra il 1950 e il 1961, mostra tracce di occupazione già da età sannitica. È delimitata da Via dell’Abbondanza a N ed ad O da Via di Nocera, che la divide dalla regio I.


Costituiva, con ogni probabilità, una zona periferica della città dove molte aree erano riservate al verde con orti e vigne. La maggior parte della superfice costruita, invece, è occupata dai grandi edifici pubblici: la Palestra Grande (II 7), edificata in età augustea, e l’Anfiteatro (II 6). L’anfiteatro sfruttava il terrapieno delle mura a cui si appoggiava. La scelta, inoltre, di costruire questo grande edificio da spettacolo in quest’area così periferica era dettata proprio dall’esigenza di favorire l’accesso delle grandi masse di spettatori.


Tra i principali edifici privati a carattere abitativo e/o produttivo si ricordano:


Casa degli Aemilii, Primio e Saturninus (II, 1, 2). Il nome dei probabili proprietari si conserva in diverse iscrizioni elettorali rinvenute sulla sua facciata. Fu indagata nel 1915 e successivamente nel 1985, nel corso degli scavi fu possibile recuperare diversi oggetti utilizzati per la produzione di prodotti cosmetici.


Casa di Octavius Quartio (II 2, 2) il nome del probabile proletario, da cui prende appunto il nome, è stato attribuito sulla base del rinvenimento di un sigillo del II secolo a.C. La struttura, di grande impatto scenografico, si sviluppa attorno all'atrio dotato di un complesso sistema di vasche di cui quella superiore era decorata con statue di divinità egizie e quella inferiore, che attraversava anche il giardino, era divisa in tre scomparti. Tra la vasca superiore e quella inferiore era posto un sacello.


Praedia di Gliulia Felice (II 4, 2). Il nome di Giulia Felice ci è stato conservato da un'iscrizione in cui annunciava la propria volontà di affittare per cinque anni una parte della sua proprietà immobiliare, dopo il terremoto del 62 d. C. Scavata tra il 1755 ed il 1757, quando fu rinvenuta l’iscrizone, e poi nel 1953. Questa ampia proprietà immobiliare era formata da un doppio atrio ed un giardino con peristilio, al centro del quale era posta una peschiera ed un altare dedicato ad Iside. Il complesso, inoltre, appare diviso in due parti, con ingressi indipendenti, di cui una, più riccamente decorata, era privata e l'altra, con una stanza adibita alle terme, era pubblica


 


La Regio III, si estende a N di Via dell’Abbondanza, che ne determina appunto il limite meridionale, ad è limitata E dalla prosecuzione della Via di Nocera, a O dalle mura e a N da via di Nola. La regio fu indagata tra il 1913 ed il 1926, ma furono portate alla luce solo alcune case, poste agli angoli di importanti assi viari, ed identificati gli accessi di case e botteghe aperte lungo il fronte sud su Via dell’Abbondanza, per il resto buona parte e dell’insula è tutt’oggi non scavata.


Tra le principali case indagate anche solo parzialmente meritano un cenno:


Casa di Trebio Valente (III 2, 1). La facciata era contraddistinta da numerose pubblicità politiche e di spettacoli che si svolgevano all'anfiteatro, fu in parte distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Di particolare interesse è il peristilio che presenta una parete decorate a scacchi policromi.


Schola Armaturarum. (III 2, 6). Fu costruita nell'ultimo periodo di vita della città, ed era un edificio utilizzato come palestra per gladiatori e presenta decorazioni in stile militare.


Casa del Moralista (III 4, 2-3). Questa abitazione conserva un raro esempio di piano superiore completamente conservato e deve il suo nome a tre distici moralistici che ne decorano le pareti. La proprietà immobiliare è costituita dall'unione di due case indagate nel 1916 e nel 1917. Tra i proprietari spiccano i nomi di a T. Arrius Polites e M. Epidius Hymenaeus che appaiono su cinque manifesti elettorali sulla facciata della casa.


Casa di Pinarius Cerialis (III 4, b). stato possibile ricavare il suo nome da tre scritte dipinte e da due graffiti rinvenuti sulla facciata dell’edificio. La proprietà, con un cubicolo decorato da pitture di elevata fatture con scene di teatro, apparteneva ad un gemmarius, infatti, al suo interno sono state ritrovate centosedici tra gemme, pastiglie vitree e cammei.


 

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    • Year 2014
    • Status Completed works
    • Type Restoration of Works of Art
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