New Orleans, lezione di città resiliente? Le strategie della ricostruzione dopo una catastrofe naturale.

New Orleans / United States / 2014

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Negli ultimi decenni i casi di catastrofi naturali sono stati sempre più frequenti: terremoti, uragani tsunami, inondazioni hanno messo in ginocchio intere popolazioni. Ma quanto di tutto questo dipende effettivamente dalla natura? Il cambiamento ambientale e altri fattori non climatologici provocati dall'uomo oltre ad aumentare il numero delle calamità hanno messo in evidenza la sempre maggiore vulnerabilità umana, legata anche alle condizioni di povertà del luogo e alla mancanza di organizzazione nei casi di emergenza.
Il ciclone Nagir che ha colpito lo stato di Burma nel 2008 è un chiaro esempio di vulnerabilità. La mancanza di un piano di evacuazione, come una rete locale che permettesse una rapida via di fuga e la fragilità delle case, dovute alla povertà del luogo, hanno causato la morte di migliaia di persone e danni per miliardi di dollari.
La domanda che nasce spontanea e in qualche modio ovvia è: quale potrebbe essere il metodo per prevenire tutto questo? E nel caso di avvenuto disastro, quali sono le operazioni di ricostruzione che si dovrebbero mettere in atto senza che la città perda la propria identità?
A seguito di questi eventi catastrofici un termine che ha preso un ruolo sempre più centrale sia per l’analisi che per la strategia di ricostruzione è “resilienza”. Con il termine resilienza si indica la capacità individuale e sociale di risollevarsi dopo una catastrofe, di rivedere nuovi orizzonti della propria esistenza e di cogliere nuove opportunità che la vita potrebbe offrire.
Così l'uso di strategie resilienti sarebbe in grado di dare ai luoghi più esposti alle catastrofi naturali un metodo di prevenzione e delle linee guide per una ricostruzione che migliori il funzionamento della città.
Un metodo per capire come la resilienza possa diventare una vera e propria forma strategica ed essere applicata nei casi di ricostruzione di una città è esaminare i casi del passato/presente per individuare quali siano stati effettivamente i procedimenti positivi e negativi.
La potenza dell'uragano Katrina, che colpì New Orleans nel 2005 ha provocato il cedimento delle dighe e degli argini del delta del Mississippi, causando l'inondazione delle zone limitrofe e distruggendo interi quartieri. Per procedere alla ricostruzione e al miglioramento delle problematiche di New Orleans legate alla vicinanza al delta del Mississippi e di conseguenza all'erosione costiera, oltre ai metodi mediatici e pubblicitari come gli eventi organizzati dall'associazione Make It Right, la città si è basata sul “modello Amsterdam” per prevenire inondazioni future. Tale compito è stato affidato sia al sistema universitario sia alle fondazioni in modo da ottenere una città quanto più possibile resiliente, diventando così, a sua volta, essa stessa un modello per altre città, come è accaduto per New York colpita dall'uragano Sandy.
Se quindi si ritiene importante la resilienza di un luogo per la sua capacità di contrastare i possibili eventi catastrofici diviene chiaro come l'architettura abbia sempre di più un ruolo fondamentale e difficile nei confronti della popolazione. Uno dei più ardui è la capacità di salvaguardare la memoria del luogo dando al tempo stesso una nuova impronta alla città che inevitabilmente subirà una trasformazione urbana. I processi dei sistemi che interagiscono in modo complesso in questa operazione sono molteplici: il sistema delle infrastrutture, dei percorsi, del verde, degli edifici dovranno dare una risposta immediata per il rifunzionamento della città.
Se tutto verrà progettato nell’ottica della resilienza, sarà possibile curare quelle carenze che hanno provocato enormi danni e perdite, velocizzando il ripristino del sistema di equilibrio scosso dai fattori catastrofici.
Un’altra strategia fondamentale per il raggiungimento dell'equilibrio è quella di far ripartire il sistema economico e rieducare la manodopera locale permettendo alle persone di riappropriarsi della propria identità. Un esempio positivo è quello dello Sri Lanka, dopo il terribile tsunami che ha colpito le coste dell'Oceano Indiano nel 2004.
Attraverso la guida dell'architetto Shigeru Ban e grazie anche all'educazione della manodopera locale sono stati realizzati villaggi non più nei margini costieri ma nell'entroterra oltre a dei centri comunitari per le emergenze, luoghi di condivisione e di organizzazione per eventuali casi futuri.
È chiaro quindi che l'unico modo per diminuire gli effetti catastrofici è proteggere meglio le città attraverso delle strategie specifiche per ogni luogo e l’utilizzo della tecnologia, che è una componente chiave nella protezione e realizzazione delle infrastrutture resilienti ed efficienti. Le città dovrebbero quindi integrare la resilienza in tutti gli aspetti della loro pianificazione edile in modo da ridurre i danni potenziali, da migliorare la produttività e da creare un luogo sicuro in cui vivere.

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    Negli ultimi decenni i casi di catastrofi naturali sono stati sempre più frequenti: terremoti, uragani tsunami, inondazioni hanno messo in ginocchio intere popolazioni. Ma quanto di tutto questo dipende effettivamente dalla natura? Il cambiamento ambientale e altri fattori non climatologici provocati dall'uomo oltre ad aumentare il numero delle calamità hanno messo in evidenza la sempre maggiore vulnerabilità umana, legata anche alle condizioni di povertà del luogo e...

    Project details
    • Year 2014
    • Status Research/Thesis
    • Type Urban Furniture / Bridges and Roads / Neighbourhoods/settlements/residential parcelling / Hospitals, private clinics / Libraries / Showrooms/Shops / River and coastal redevelopment / Book shops / Building Recovery and Renewal
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