Concorso di Idee - Pagazzano

Sistemazione delle aree prospicenti il castello Pagazzano / Italy / 2006

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Il motivo conduttore sta nei tratti caratteristici che la storia passata e più recente ha lasciato in questa piccola plaga della bergamasca collocata in un crocevia per lungo tempo strategico, la cosiddetta Gera d’Adda, per gli interessi di due potenze dominanti del Medio evo e Rinascimento italiano come la Repubblica veneta e il ducato di Milano. Il manufatto del castello attuale, da far risalire alla metà del quattordicesimo secolo (come appare da un dettagliato articolo dell’architetto Labaa pubblicato in: Castra bergomensia a cura della provincia di Bergamo), sorge su una preesistente e testimoniata costruzione medievale, fortificazione dell’undicesimo secolo, all’interno di un sistema militare di difesa che annovera i centri più importanti di Treviglio, Caravaggio e Brignano.E’ in questo periodo, nel decennio tra il 1350 e il 1360, che si ritiene abbia più volte qui soggiornato Petrarca, allora ospite di prestigio dei signori di Milano.
Nel passaggio dal modello feudale con complessi rapporti di vassallaggio con le famiglie nobili milanesi, Torriani e Visconti, al modello degli stati rinascimentali, il territorio omogeneo della Gera d’Adda entra nelle mire dell’espansionismo del Leone di san Marco quando nel 1428 Bergamo viene annessa alla Serenissima e il castello di Pagazzano ne segue le sorti alterne date le sue caratteristiche strategiche. La sconfitta dei Veneziani ad Agnadello nel 1509, stabilizza i confini tra i due stati contendenti e Pagazzano resta definitivamente milanese proprio ad un tiro di schioppo dal confine; la proprietà del castello, collocato a ridosso dell’abitato e quindi non vincolato e condizionato nella struttura rispetto agli edifici civili e residenziali del paese, viene definitivamente assegnata ad un ramo bergamasco della famiglia Visconti.
La storia locale di Pagazzano segue, d’ora in poi, le vicende legate allo stato di Milano, caratterizzate da secoli di pace che modificano la destinazione d’uso del fabbricato; entro il fossato vengono edificati una residenza di campagna, (la moda della villeggiatura come ai tempi di Petrarca?) e, di seguito , edifici rurali ad uso agricolo, date le caratteristiche del territorio circostante.
Successivi passaggi di mano, sempre tra privati, ci conducono fino alla fine del secolo ventesimo quando l’Amministrazione, con l’acquisto della struttura del castello e di tutto il comparto, circa ottomila metri quadri, che lo circonda, restituisce alla collettività l’edificio con l’area circostante, non con finalità conservative e museali, ma perchè venga incorporato nel tessuto urbano e piegato alle esigenze dei cittadini.

Il nostro gruppo, concorrente al concorso di idee per la sistemazione dell’area a fregio dell’edificio storico, nel rispetto delle indicazioni e dei paletti fissati dall’Amministrazione di Pagazzano e nella rigorosa attenzione alla realtà concreta dell’esistente, intende fare le sue proposte seguendo i criteri sotto elencati:
- lasciare segni evidenti della storia del passato attraverso simboli e metafore facilmente riconoscibili negli interventi proposti;
- considerare l’opera non come frattura ma come elemento di continuità storica perchè conoscenze antiche, usi e manufatti riaffiorino nell’attualità come utili a questa e alle future generazioni del paese;
- prevedere strutture polivalenti facilmente modificabili a seconda delle stagioni e delle finalità flessibili per il commercio, il tempo libero e le attività culturali.sociali e religiose;
- usare materiali e prevedere piantumazioni nel rispetto ambientale con il criterio del risparmio energetico: acqua ,sole, luce come energia pulita generata da pannelli solari e quant’altro;
- inserire le strutture tecnologiche necessarie parcheggi ascensori, rampe per disabili, illuminazione, strutture a servizio del mercato e delle attività ludiche il più possibile in un contesto di spontanea naturalità.

Ne conseguono alcuni chiarimenti sulle scelte più significative: innanzitutto l’ispirazione letteraria, scelta non a caso in un caposaldo della letteratura italiana e legata al nome di Petrarca:
Chiare, fresche dolci acque
Ove le belle membra
Pose colei che sola a me par donna..................

versi che si possono immaginare riflessi in alcuni punti chiave del progetto: la fontana, i chioschi gazebo, una possibile meridiana sullo specchio acqueo, fulcro che unisce la piazza, il giardino e il castello; la meridiana come segno dell’inevitabile scorrere della storia ma anche segno della ciclicità naturale delle stagioni.
Proseguendo con i segni sottolineiamo l’acqua che scorre gorgogliando come elemento vitale e unificatore dei diversi spazi, la fontana come sorgente di frescura e possibile quinta teatrale, il percorso che finisce nel fossato disegnando il biscione visconteo come segno distintivo di appartenenza della comunità di Pagazzano; tutto questo sistema viene alimentato dal pozzo e dal fossato e mosso da energia prodotta naturalmente.
E’ chiaro il richiamo con l’abbondanza, nel territorio circostante, di questo elemento naturale legato inevitabilmente all’attività agricola prima ed industriale poi e piegato alle esigenze del piacere attraverso la limpidezza e la frescura che indicano la finalità di villeggiatura dell’edificio palazzo adibito a vacanza dalle famiglie nobili milanesi.
I chioschi infine richiamano simbolicamente le strutture difensive del castello e sono collocati nei punti chiave del progetto con molteplici funzioni: stazione d’arrivo dell’ascensore, rivendita giornali punto informazione struttura per complessi musicali, punto giochi, luoghi di appuntamento e di relax, piccolo bar nelle stagioni estive.

Passiamo infine ad una analitica descrizione delle scelte in progetto. attraverso il disegno architettonico, l’uso dei materiali e l’aspetto culturale-sociale.
L’idea guida propone una piazza formata da un basamento disposto ad L che richiama edifici caratteristici del territorio bergamasco (a titolo di esempio ricordiamo il palazzo Appiani sede del comune di Trezzo e le case Giovanelli di Gandino recentemente aperte al pubblico nella giornata del FAI), si chiude verso la zona agricolo/industriale e forma un cono ottico che incanala la visuale sul castello visconteo e viceversa da quest’ultimo sulla piazza stessa.
Sottostante al corpo ad L (disegno richiamato anche nell’impostazione delle tavole grafiche qui presentate), avente struttura in cemento armato, troviamo l’autorimessa seminterrata, con una capienza di circa 125 posti auto, raggiungibile da un nuovo svincolo sulla via Crivelli e con due corpi di risalita verso la zona all’aperto disposti agli estremi.
In superficie il “basamento” è prediposto ad ospitare le piazzole per il mercato e per le esposizioni temporanee e contiene una cordonata che scende e accentua la prospettiva verso il castello. La cordonata è progettata in modo da poter ospitare le sedute e guarda anche verso la zona “absidale” a valle che, così disposta, costituisce un anfiteatro di tipo moderno atto ad ospitare spettacoli e manifestazioni. La pavimentazione della piazza come quella delle strade del centro storico è stata prevista in pietra di ceppo ora prelevata a Castro, ma una volta cavata lungo il fiume Adda e usata nelle piazze pubbliche, nei palazzi signorili storici della Gera e anche nell’architettura industriale ad opera dall’architetto Moretti nella centrale di Trezzo. Sullo sfondo absidale la grossa vasca dalla quale tracima dolcemente dell’acqua che emana suoni e crea una scenografia permanente è alimentata dal rigagnolo che nasce dalla sommità della piazza e va a sfociare nel fossato del castello creando un sistema ciclico mosso da energia alternativa. Per evidenziare e creare immagini suggestive nelle ore serali nel bacino di raccolta e nei rigagnoli d’acqua viene prevista una illuminazione con fibre ottiche di immersione. Diversamente la parte sopraelevata del mercato avrà un’illuminazione a pilastri in contrapposizione con la restante parte della piazza che avrà un’illuminazione a pavimento. La vasca artificiale svolge anche una funzione di perno/filtro verso il giardino all’italiana tipico dei castelli, adattato alle nuove esigenze di vita ed uso tipiche della collettività attuale. Questo garantisce due zone distinte, come espressamente richiesto dal bando di concorso, e nello stesso tempo induce a percepire uno spazio omogeneo e ben integrato. Dislocate all’interno del parco troviamo delle strutture sparse componibili con pannellature in legno, che richiamano le strutture difensive del castello ma che hanno funzione sia commerciale che di aggregazione, oltre a creare energia pulita attraverso l’uso di pannelli fotovoltaici sulle coperture che alimentano il fabbisogno energetico sopra citato.
Nel parco troviamo un bosco permanente itinerante (linea continuativa del lato piu’ lungo del basamento della piazza) il quale oltre a fungere da discreta zona ombra nei periodi estivi, funge da museo all’aperto permanente racchiudendo e catalogando diverse specie di piante autoctone storicamente ben radicate nella zona. Nel bosco verranno pertanto piantati alberi a foglia caduca (acero campestre, ontano nero, tiglio selvatico, pado, olmo campestre, frassino maggiore, ciliegio selvatico, ciavardello, farnia, pioppo bianco e nero,carpine), in modo da garantire e far percepire la ciclicità delle stagioni e il passare delle giornate. Per accentuare la naturalità del luogo non verrà in alcun modo prevista alcuna illuminazione del bosco.
La perimetrazione del giardino all’italiana risulta delimitata da siepi composte da diverse speci locali che in inverno dormono e si limitano a determinare la morfologia del parco, mentre nelle altre stagioni grazie alla molteplicità dei colori e degli odori differenziano con varie sfumature ogni angolo. Si tratta di una variegata vegetazione tipica della zona, come il “rosso e pungente” crespino, il “rustico” sanguinello, il “candido e fruttifero” biancospino, il “verdissimo” ligustro, l’”assetata” frangola, il “giallo” dondolino, il “rosso lucente” pallon di maggio ed il “brutto ma appetitoso” sambuco.
E’ attraverso la conformazione geometrica della pavimentazione in erba e terra battuta e il reticolo delle rinfrescanti rogge, che si riesce a rivivere un labirinto senza comunque essere vincolati entro il ristretto spazio volumetrico che lo costituisce tradizionalmente. Pertanto in questo grande spazio, grazie anche allo spostamento e alla flessibilità delle strutture artificiali si riescono a praticare molteplici attività culturali per ogni grado di età. Lungo i viali del giardino è prevista una illuminazione a stelo in una alternanza tra fusti arbustivi e pilastri, tra naturale ed artificiale.
A livello economico si è cercato di pensare ad una struttura che possa essere realizzata per lotti dilazionati nel tempo e che possa garantire un costo di esercizio limitato in quanto energeticamente autosostenibile attraverso fonti energetiche rinnovabili come i pannelli solari e finanziabili, anche a fondo perso, a livello istituzionale.
Anche per il parco l’impiego di una vegetazione locale consente finanziamenti ad opera di enti regionali (per esempio le piante sopra elencate possono essere reperite presso l’ERSAF senza alcun costo organizzando la giornata dell’albero).
Per concludere noi riteniamo, non per presunzione, ma per dovere civico, che questo intervento promosso da un ente pubblico possa e debba catalogarsi non solo come opera piacevole e funzionale alla cittadinanza locale e a tutti gli ospiti esterni della struttura, ma come esempio per un uso consapevole utile ed economico non solo delle risorse naturali locali (piante, materiali, di pavimentazione e quant’altro), ma anche di quelle piu’ generali come acqua e luce, l’una e l’altra per felici combinazioni naturali, abbondanti e generose nel nostro territorio.
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    Project details
    • Year 2006
    • Client Comune di Pagazzano
    • Status Competition works
    • Type Parks, Public Gardens / Public Squares / Urban Furniture
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