La metropoli alienata

Florence / Italy / 2015

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Lo scenario apparve immoto, tiepido, denso di presagi e scaramanzia. Attendeva quello che restava quando un dopo non c’è più, perché il dopo era già quello.


La ragione era stata la forma del sotterramento del limite.


La follia distorse il proprio viso nella solita smorfia che faceva quando raggiungeva determinati gradi di intensità, lasciando il suo ghigno muto, per un tempo molto lungo.


L’epopea degli eroi finì. Apparvero organismi collettivi, assembramenti tipo muschio o licheni, ammassamenti di uomini resi monolitici dalla tecnoscenza come nel medioevo li rendeva monolitici la religione. 


L’antico antagonismo non poté far altro che ritrarre fidanzati effimeri, che furono incoronati re di coppe in alto mare. E il grande tacchino marmoreo della virtù smise di pigolare.


Da allora non fu più importante trovare una gora di comprensione. Solo una indefinita sensazione di imbarazzo: un divario tra il posto dove si era e quello dove si doveva essere.


Nel delirio, senza il bisogno di rendere grazie a Dio di essere nati e senza coscienza dell’insopportabile dolore, l’uomo diguazzò nell’esplosione dell’alienazione. Qui, senza un alone di pensiero, iniziò a recitare versi senza principio e senza fine.


Abbandonò anche l’ultimo briciolo del dilemma morale, scaricando da sé l’ultimo paradosso.


La mancanza di significato non poté giustificare neppure una parte del suo disagio: sarebbe stato già troppo.


Così, gli antagonisti con le vesti cenciose del Bene e del Male si dettero una breve e scivolosa stretta di mano, come accade tra due concorrenti mal assortiti.


Balbettando, l’uomo pensò tra sé quanto tempo era passato e quanta strada aveva fatto per essere al punto di partenza. Tutte le storie parvero inezie. Eppure, non si era mai sentito così pronto.


Non si tratta di resistere alla vista del terribile, dell’orrore, di esporsi alla distruzione, di convivere con la decomposizione, la bruttezza, il male. Si tratta di fermarsi molto prima, di rispettare il limite che la Natura segna. Si tratta di vivere il tempo circolare delle stagioni e, terminato un giro, di ricominciare sgomberi di memoria; di iniziare un nuovo giro dopo aver dimenticato tutto. 


Non rimase proprio alcuna speranza. A parte qualche rammarico, da dimenticare con l’inizio del nuovo giro.


Mi guardò senza dire niente, perché non c’era niente da dire.


L’uomo aveva imparato a volare, a curare le malattie, a vivere nella più smisurata ricchezza, ad assomigliare al proprio Dio.


Ora doveva imparare a tramontare.


Ora doveva imparare a morire.


 


Lapo Lani


Marzo 2015 


 


(Le immagini sono state elaborate con la collaborazione di Camilla Mori.)

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    Project details
    • Year 2015
    • Status Unrealised proposals
    • Type Neighbourhoods/settlements/residential parcelling
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