Riconversione ecologica - OASI INTELLIGENTE -

Sesto Fiorentino / Italy / 2008

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L’area facente parte dell’ex Caserma Donati si colloca a cavallo tra la zona periferica del Comune di Sesto Fiorentino, il Centro città e la collina. Si tratta di un’area interessante per il fatto di presentare alcune peculiarità che la rendono atta a soddisfare i bisogni degli abitanti dei quartieri ad essa limitrofi, attualmente privi di alcuni servizi di quartiere fondamentali. La presenza infatti, a fianco a quella, di altre vocazioni del territorio definibili come “forti”, di un centro urbano che per tutto l’arco dell’anno non si svuota ma mantiene un nucleo di residenti che necessitano di servizi e di una città che funzioni tutto l’anno, fanno dell’area ex Caserma Donati una realtà per molti versi tipica di quel genere di aree abbandonate a sé stesse e destinate a ricucire solo i bisogni di una non dichiarata operazione di speculazione edilizia a scapito della popolazione residente limitrofa che attualmente necessita di comfort ma che purtroppo in un futuro non troppo lontano si ritroverà con un peggioramento delle proprie condizioni di vita – prima di tutto per la presenza di un’arteria dell’Alta Velocità e secondo poi per il totale disinteresse a mitigare questa “imprescindibile” scelta. L’interesse per questo contesto nasce proprio per la presenza di una collina, una sorta di interfaccia che rende “permeabile” il paesaggio, che consente lo scambio tra piana insediata e contesto naturale e soggetti che appartengono e rappresentano gli attuali bisogni della cittadinanza attuale.
Per procedere in maniera corretta, tenendo conto in modo adeguato delle caratteristiche territoriali e dei problemi di tipo finanziario e gestionale, si è fatto riferimento agli obbiettivi generali di assetto del Parco della Piana – contiguo al territorio urbanizzato di Sesto –.
L’Oasi Ecologica :
- non deve essere costituito da un sistema di servizi e attrezzature, più o meno "pesanti", tutto disegnato ex-novo, tutto pubblico, per non cancellare i caratteri peculiari dell'area e per i costi proibitivi di investimento e di gestione;
- non deve essere finalizzato esclusivamente al recupero ambientale, alla rinaturalizzazione o alla ricostituzione naturalistica, pena il fallimento di un apparato paesistico totalmente modellato dall'opera umana nel corso dei secoli;
- non può essere il risultato della sommatoria di iniziative, pubbliche o private, non coordinate fra loro, né il recipiente privilegiato per la collocazione di manufatti e opere che non trovano posto in altri ambiti.

La riconversione ecologica prevede :
- Recupero dell’immobile denominato “Palazzina di comando” per funzioni pubbliche e sociali
- Recupero di alcuni dei vecchi fabbricati non ancora dismessi ma bonificati dall’amianto per attività connesse al parco
- Creazione di una rete di percorsi ciclabili e pedonali per la connessione tra le due macroaree del quartiere
- Offerta di una serie di servizi di quartiere per lungo tempo assenti o scarseggianti per persone di tutte le età
- Incremento del valore di mercato degli immobili circostanti il futuro parco grazie al miglioramento delle condizioni generali dell’area e della sua attrattiva
- Creazione di un polmone verde che assorba le emissioni inquinanti della rete infrastrutturale
- Inserimento di essenze vegetali e arboree che resistano alle condizioni climatiche avverse e necessitino di una manutenzione limitata
- Inserimento di essenze vegetali e arboree che fungano da riparo dal sole durante la stagione estiva e da barriera ai venti freddi per l’inverno
- Inserimento di essenze arboree di prima e seconda grandezza per mitigare l’impatto visivo e acustico del ramo dell’Alta Velocità che si interra a metà del confine fra l’area dell’ex caserma e l’area già destinata dal Piano Regolatore del Comune ad area per il verde attrezzato
- Inserimento di aree di gioco attrezzate per i bambini residenti nel quartiere e per gli alunni delle scuole limitrofe
- Inserimento di aree per lo sport attrezzate e attrezzabili per i residenti e chiunque voglia farne uso
- Creazione di spazi liberi pavimentati per pubblici incontri, esposizioni all’aperto e quant’altro coinvolga i cittadini
- Riutilizzo dei materiali di risulta derivanti dalle demolizioni parziali e totali dei capannoni presenti nell’area come sottofondo per i percorsi viabili
- Offerta alla comunità di orti di quartiere utili a incentivare il corretto uso e la cura dello spazio globale del parco
- Inserimento di lampioni – necessari all’illuminazione del parco e dei suoi percorsi – alimentati ad energia fotovoltaica per evitare le emissioni, gli sprechi di energia e installabili a costi ridotti grazie allo ricorso ad incentivi previsti per le opere pubbliche

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Sono state necessarie delle analisi di premessa per avere una base solida e logica sulla quale basare e sviluppare la SWOT e i suoi piani di risposta per sostenere la proposta di riconversione ecologica. Si tratta di un processo di management semplificato che descrive i partecipanti al processo di formazione del progetto, gli stakeholders, gli obbiettivi, i rischi, le metodologie operative, le basi dell’idea di riconversione stessa, il criterio di approccio con i futuri utenti e quant’altro occorra a giustificare lo studio di fattibilità. Sono stati messi in rilievo tutti i vantaggi possibili derivanti dalla realizzazione del parco urbano e gli svantaggi eventuali della scelta di tipo immobiliare o di abbandono dell’area. Sono state dedotte minacce e debolezze per il progetto del parco sia in fase di proposta che in fase di esecuzione prima e di realizzazione poi, e le relative azioni di risposta – ragionate ed efficaci –.
Trattandosi di uno studio di fattibilità con “partecipazione condivisa” i principali attori saranno coloro che interverranno – acconsentendo o dissentendo – nelle varie fasi. Essi sono stati divisi in due macrocategorie : i conduttori del processo di partecipazione e gli stakeholders.

L’analisi SWOT differenzia gli elementi in fattori di natura esogena (sociali, politici, economici ... ) e fattori di natura endogena (posizionamento concorrenziale, situazione finanziaria ...). Solitamente vengono classificati i fattori endogeni "positivi" come punti di forza e quelli "negativi" come punti di debolezza. I fattori esogeni possono invece creare opportunità e minacce (o rischi).
Tra i fattori endogeni si considerano tutte quelle variabili che fanno parte integrante dell'organizzazione o del sistema: su queste è quasi sempre possibile intervenire per perseguire obiettivi prefissati. Sui fattori esogeni, invece, non è possibile intervenire direttamente, ma è opportuno predisporre strumenti di controllo che ne analizzino l'evoluzione al fine di prevenire gli eventi negativi e sfruttare quelli positivi.
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    L’area facente parte dell’ex Caserma Donati si colloca a cavallo tra la zona periferica del Comune di Sesto Fiorentino, il Centro città e la collina. Si tratta di un’area interessante per il fatto di presentare alcune peculiarità che la rendono atta a soddisfare i bisogni degli abitanti dei quartieri ad essa limitrofi, attualmente privi di alcuni servizi di quartiere fondamentali. La presenza infatti, a fianco a quella, di altre vocazioni del territorio definibili come “forti”, di un centro...

    Project details
    • Year 2008
    • Client Associazione Culturale Hassan Fathy - Facoltà di Architettura Università degli Studi di Firenze
    • Status Unrealised proposals
    • Type Feasibility Studies / Urban Renewal
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