Progetto di copertura per il Memoriale di Mosé sul monte Nebo

MADABA / Jordan / 2004

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La società occidentale di oggi è attraversata da pulsioni contrastanti tra loro: si ha voglia di libertà assoluta e al tempo stesso si è alla ricerca di sicurezze; si vive in città anonime e si desiderano relazioni a misura d’uomo; immersi nel cemento si è attratti da una natura incontaminata, selvaggia; coinvolti e condizionati dall’economia e dal pragmatismo si è alla continua ricerca di tensioni spirituali; apparentemente sicuri, ci si scopre ogni giorno più fragili ed incerti; abituati ad urlare per imporre la propria opinione si è desiderosi di un silenzio capace di parlare allo spirito. In quale rapporto è l’uomo di oggi con se stesso? Può Dio entrare in comunione con l’uomo moderno così come ha fatto nei secoli passati? E’ capace l’uomo di oggi ad esprimere le proprie tensioni e la propria ricerca di Dio? La Chiesa è l’edificio dell’assemblea cristiana, ma è anche il simbolo della percezione della spiritualità, è l’espressione visiva della ricerca di Dio da parte dell’uomo, luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo. Fin dai tempi remoti, secondo quanto ci dice la Bibbia, Dio si è messo alla ricerca dell’uomo per stabilire con lui un contatto intimo, duraturo, perenne. Dopo aver creato Adamo ed Eva, considerato il loro rifiuto, ha cercato nuovi modi di incontrare l’umanità. Noè e la sua arca diventano il principio di una nuova umanità, quasi una nuova creazione, pur sempre in continuità con il passato. Con Abramo stabilisce un patto di alleanza; lo elegge suo amico e capostipite delle tre grandi religioni monoteistiche. A Mosè, il servo fedele, lo eleva a liberatore e guida di un intero popolo. In Gesù Cristo il mistero della rivelazione divina viene completamente svelato: Dio ama talmente l’uomo da diventarlo lui stesso; Dio figlio, diventa anche uomo in Gesù, l’intimità assoluta è raggiunta. Il progetto diventa chiaro, Dio e l’uomo sono uniti per sempre. Le montagne hanno segnato questo percorso: sul monte Ararat si ferma l’arca e da lì inizia la nuova umanità; sul monte Moria Abramo ed Isacco vivono la notte della fede e Dio si rivela ad Isacco come suo liberatore; sul monte Sinai, Mosè riceve le tavole della legge; sul monte Nebo vede la realizzazione delle sue speranze e della sua fede in Dio; sul monte Tabor Gesù manifesta la sua divinità ad apostoli sbigottiti; sul Calvario redime l’umanità intera. Dio cerca l’uomo e lo mette in cammino. Natura, arca, promessa, monte, tenda, croce, chiesa, Gerusalemme celeste. L’uomo moderno è alla ricerca costante della nuova creazione ed a volte vorrebbe costruirla con le proprie mani, ricadendo negli errori del passato, ha difficoltà a comprendere che deve lasciarsi condurre dallo Spirito, per capire che Dio non è contro di lui ma agisce sempre in suo favore. Il contributo d’idee che viene proposto, attraverso la presentazione di una nuova ipotesi progettuale per il Memoriale, intende esprimere attraverso la sua forma, l’essenza spirituale del segno nello spazio che dà accesso a luoghi lontani da ogni materia; un’architettura che possa rivelare, attraverso la sottrazione del superfluo, “quello che non serve pesa” (M.Teresa di Calcutta), la smaterializzazione delle tensioni umane e la presenza di Dio e del suo infinito amore per il suo popolo, che in questo “luogo di culto ”, si riunisce per la celebrazione dei misteri della salvezza. Il progetto nel rispetto della disposizione della geometria e dell’unità degli scavi, vuole poi, rendere “visibili” e “tangibili”, attraverso la forma e il contenuto funzionale dei singoli elementi architettonici, i diversi avvenimenti che nel tempo hanno segnato il “mistero” dell’incontro tra Dio e l’uomo; dare nuova vita al Memoriale ed alle sue ”pietre” attraverso un’architettura che rappresenti il segno della nostra epoca per mezzo della quale il passato si fa avanti. Come scrive Mario Botta, “… meglio di altri materiali la pietra conserva la memoria delle sue origini e i segni del lavoro di modellazione rammentano un sapere artigiano arcaico di cui serbiamo un’amichevole eco… la pietra riesce così a conservare una memoria che ci lega e ci riappacifica con il grande passato”. La struttura portante del Memoriale, è progettata interamente in legno lamellare, dove le “costole” simboleggiano le ordinate dell’arca di Noè e della barca di Pietro ed i dodici pilastri gli “Apostoli” sui quali si fonda la chiesa. Le travi, anch’esse in numero di dodici sorreggono una copertura rivestita in rame la cui forma simboleggia la “tenda del convegno” di Mosè. Le grandi superfici vetrate consentono un rapporto di osmosi con tutto il patrimonio archeologico circostante, facendo rifluire il rapporto architettura-ambiente nei suoi aspetti fondativi; una forte tensione dello spirito, il legame di profonda comunione dell’uomo con i “segni”, attraverso i quali è possibile percepire la “trascendenza interiore”, propria dei luoghi fondamentali del cristianesimo. La sagrestia, nella nuova struttura, trova la sua naturale collocazione nella parte sud-est, in prossimità della Tricora, con la quale comunica attraverso un ampia scala a chiocciola in pietra. L’accesso dall’esterno è assicurato attraverso una porta alla fine del percorso lungo il lato sud. Lo shop per la vendita di libri, oggetti sacri e souvenirs è posto alla fine del percorso lungo il lato nord ad un quota inferiore. Le passerelle dei due percorsi sono poste ad una quota sopraelevata per agevolare la visita del Memoriale e dei suoi mosaici facilitando, nella dinamica percettiva spazio-temporale del visitatore, il continuo rimando, tra forza evocativa del presente e impronta distintiva del passato, dove “pietre” e “mosaici” sono solida testimonianza di una antica memoria di fede, capaci di esprimere con forza l’immagine originaria degli echi del passato. Concludo, questa breve presentazione, con una significativa riflessione del Cardinale Carlo Maria Martini sul concetto di architettura. “… L’architettura è partecipazione all’attività creatrice e ordinatrice di Dio, alla sua opera di pace e di armonia, non semplice risposta, dunque a un bisogno dell’uomo o della società; è collaborazione al realizzarsi dell’ideale rappresentato dalla Gerusalemme Celeste… Dunque quello architettonico è linguaggio di straordinaria potenza comunicativa. Può parlare di Bellezza di Dio a tutti, anche a chi non crede, a chi porta la fatica di una ricerca di nuovi approdi; anche a chi soffre, aprendolo alla speranza”.



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    Project details
    • Year 2004
    • Client Custodia di Terra Santa
    • Status Competition works
    • Type Churches
    Archilovers On Instagram