Nuovi Uffici Giudiziari Fiorentini

Area ex Stazione Leopolda a Porta al Prato Florence / Italy / 1980

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Progetto per i nuovi Uffici Giudiziari di Firenze nell'area degli Impianti Ferroviari di Porta al Prato a Firenze. L'area individuata, anche in ragione delle sue ampie dimensioni paragonabili all'intero centro storico fiorentino "castrum romanum", avrebbe costituito un polo di aggregazione di attività integrate idonee a soddisfare molteplici necessità della città sia nel campo delle comunicazioni stradali e ferroviarie, sia in quello degli insediamenti tipologici diversi, il tutto ampiamente condiviso dagli operatori e dalla gran parte delle forze politiche della città a cominciare dall'allora Sindaco Gabbuggiani e dall'assessore all'urbanistica Camarlinghi. L'area, demaniale di Porta al Prato, avrebbe richiesto soltanto un cambio di destinazione attraverso una serie di atti amministrativi a costo zero. Il Palazzo di Giustizia di Firenze Il problema di cui abbiamo proposto la soluzione mediante l'utilizzazione dell'area di risulta degli impianti ferroviari di Porta al Prato, nasce dall'esigenza, più che centenaria, di riunire in un unico Palazzo di Giustizia gli uffici giudiziari fiorentini. Questo problema è ormai indilazionabile «per eliminare la vergogna e l'obbrobrio di ben cinque sedi in orrende condizioni» (come disse nel 1974 l'Avv. Cesare Piazza) e per raggiungere in tempi brevi la funzionalità, sentita come necessità primaria da Magistrati ed Avvocati, sia per loro, sia per il servizio alla cittadinanza '. In realtà le condizioni attuali degli uffici giudiziari fiorentini sono ben diverse da quelle del 1974 e stranamente, sotto certi aspetti, migliori. La sede del Tribunale per i Minorenni è stata completamente rimessa a nuovo. Anche se in misure diverse, lo stesso è accaduto per i locali della Pretura e del Palazzo Buontalenti. Il Tribunale acquisirà i locali contigui, attualmente in restauro, di via dell'Anguillara, nei quali verrà trasferito il «Civile». A seguito di ciò verrà predisposto anche il restauro dell'attuale sede di Piazza San Firenze, che versa nelle peggiori condizioni, avendo locali inadeguati e degradati. Per quanto riguarda la sede del T.A.R., è noto che si trova all'ultimo piano di un palazzo ottocentesco di Via Cavour n. 18, in un grosso appartamento, insufficiente tuttavia al fabbisogno. Nonostante vengano fatti lavori di miglioramento e riadattamento delle sedi giudiziarie, gli uffici restano non funzionali e, in previsione di futuri adeguamenti della struttura giudiziaria, non si prestano ad una flessibilità interna adeguata. Oltre a ciò va considerato il fatto che le attuali sedi sono ubicate in ben cinque palazzi diversi, distanti tra loro, con notevoli problemi di collegamento. Rimane quindi ancora necessario prevedere un più organico insieme degli Uffici Giudiziari, tale da permettere una migliore connessione funzionale fra gli stessi, una maggiore efficienza (per risparmio di tempo) degli operatori collegati e ausiliari (avvocati, procuratori, polizia giudiziaria, ecc.), una flessibilità interna organizzativa con la possibilità di spostamento e di applicazione del personale dipendente. Allo stato attuale della situazione in cui vertono gli Uffici Giudiziari fiorentini, siamo giunti dopo centoventiquattro anni di inutili proposte. Le prime ipotesi per i nuovi uffici, furono avanzate fin dal tempo di Firenze capitale quando, nel gennaio del 1867, venne proposta l'acquisizione di un immobile in via Pietrapiana. Ma con il trasferimento della capitale a Roma il problema fu accantonato per motivi economici. Risale al 1880 la prima proposta di riunire in Palazzo Buontalenti gli uffici giudiziari e sempre per questa ipotesi venne elaborato ai primi del novecento un progetto di stile liberty rimasto poi senza esito. La stessa fine fu fatta da un progetto di stile piacentiniano attorno agli anni trenta che prevedeva la costruzione di un edificio su via S. Gallo nell'area del Palazzo Buontalenti. Le sempre crescenti necessità di più organici uffici, fecero nuovamente parlare dell'area del Palazzo Buontalenti nel marzo del 1962. Due anni dopo l'Amministrazione Comunale scartò tale ipotesi e, sulla base delle indicazioni di P.R.G., propose di utilizzare la vicina area del Parterre, dando incarico all'Ordine degli Ingegneri di Firenze di redigere un progetto che venne poi approvato con delibera il 10 luglio 1964. La scelta, subito criticata dalla stampa e da vari organismi sociali e culturali, fu mantenuta per ben dieci anni, con reiterate ed energiche conferme da parte dell'Amministrazione Comunale. Nell'ottobre del 71, l'arch. Sozzi, opponendosi pubblicamente alla scelta del Parterre, affermò che il nuovo Palazzo di Giustizia avrebbe dovuto trovare una posizione tale da permettere anche un comodo accesso da parte dei Comuni della circoscrizione; fu questa la prima volta che venne indicata l'area del «Porto» per gli uffici giudiziari. Nell'aprile del '73 venne finalmente deciso di reintegrare l'area del Parterre a verde pubblico e fu nuovamente proposta la vecchia ipotesi del Palazzo Buontalenti. Venne quindi affidato l'incarico di redigere un progetto di massima all'ing. P.A. Cetica. Però nella seduta successiva alla reintegrazione del Parterre a verde pubblico, di fronte alle critiche sul modo di procedere, venne annunziata la sospensione della delibera e della proposta di variante. Nel n.5 del «Notiziario forense» del '73, venne pubblicato uno studio circostanziato sulle esigenze e gli afflussi giornalieri al Palazzo di Giustizia, concludendo favorevolmente per l'area Parterre, mentre considerava «fantasiosa soluzione» quella del Palazzo Buontalenti a causa degli scarsi spazi disponibili. Il 1974 rappresenta un anno fondamentale per la risoluzione di quest'annoso problema. Venne infatti nominata una «Commissione di studio per la ricerca e l'esame di tutte le possibili ubicazioni del nuovo Palazzo di Giustizia». Tale commissione, basandosi su uno studio appositamente predisposto dagli uffici tecnici del Comune, scartò, fino dalle prime riunioni, le ipotesi del Parterre, del Palazzo Buontalenti e delle vecchie carceri. Furono invece approfondite le proposte del « Porto » e dei Macelli. Vagliati i prò e i contro delle due zone, venne deciso (con una maggioranza del 58,4% contro il 41,6%) di utilizzare l'area Nord dei Macelli poiché appariva come la meno peggiore di tutte. La minoranza venne definita, dall'avvocato Belletti, «sui generis» poiché, pur non essendo contrari ai Macelli, erano sicuri che lì non sarebbe stato costruito nulla. Furono quindi avviate le procedure del caso e, finalmente, la realizzazione sembrava prossima. In occasione delle elezioni amministrative del ‘75 ci furono, però, numerose opposizioni che ritenevano tale scelta urbanisticamente errata. In seguito, la nuova Giunta, volle rivedere le quantità planivolumetriche necessarie per il Palazzo di Giustizia e le motivazioni di carattere politico, rimettendo quindi tutto in discussione. Successivamente fu rilanciato il Centro Direzionale di Castello detto il «Porto» in modo da alleggerire il centro storico e consentire il rinnovamento della città. Vennero poi approfonditi gli studi fatti precedentemente in maniera da ottenere i dati planivolumetrici per la compilazione del bando di concorso. Il risultato fu di dimensioni faraoniche: ben 76.384 mq con un volume approssimativo di 285.000 mc. Il 28 luglio 1976 la Giunta revocò la delibera del '75 che prevedeva l'utilizzazione dell'area dei Macelli, contemporaneamente bandì un «Concorso nazionale per la progettazione planivolumetrica di un'area direzionale» situata sull'area di Castello. Il Collegio Unitario Toscano per la Giustizia (C.U.T.) reagì a tali iniziative e ottenne un incontro con l'Assessore all'Urbanistica, Avv. M. Bianco, il 14 ottobre 1976. In tale occasione l'Avv. Cesare Bacci chiese che fossero illustrate le ragioni della scelta «Porto», in contrapposizione alle più gradite soluzioni prospettate nel tempo. L'Assessore si dichiarò disponibile ad ogni osservazione e suggerimento, ciò nonostante ribadì le scelte fatte in precedenza. Il risultato del concorso, però, lascia chiaramente intuire che, mancando delle scelte precise, non c'è stata volontà politica di attuare le indicazioni del bando. I 57 progetti esaminati avevano logicamente delle impostazioni urbanistiche diverse fra loro mettendo quindi in seria difficoltà la commissione giudicatrice che, con saggia decisione, conferì numerosi premi e segnalazioni. Nella relazione conclusiva la commissione afferma di aver... «ritenuto opportuno a maggioranza non scegliere un vincitore del concorso, ma ha giudicato preferibile individuare una rosa di progetti emergenti... idonei a fornire un valido contributo al dibattito che si realizzerà nella città...». Di conseguenza l'Amministrazione Comunale si trovò in condizione di poter fare tesoro delle proposte concrete provenienti da poco più del 40% dei partecipanti. Questo risultato contraddice quanto l'Assessore M. Bianco afferma nella breve introduzione al catalogo della mostra quando sostiene che tale esito ha «fornito senz'altro le risposte che l'Amministrazione attendeva». La mostra dei progetti avvenne in Orsanmichele dal 15 aprile al 31 maggio 1978. Da allora, ufficialmente, non si è saputo più nulla. La nostra ipotesi di utilizzare l'area degli impianti ferroviari a Porta al Prato, apparsa per la prima volta sulla stampa nel novembre 1980, ha risvegliato nella città un interesse per il problema degli Uffici giudiziari. Tale proposta è stata caldamente sostenuta dal Collegio Unitario Toscano per la Giustizia. Successivamente, in occasione della seduta straordinaria del Consiglio Comunale del 3 febbraio 1981, anche l'assessore all'Urbanistica Franco Camarlinghi avanzò l'idea dell'area di Porta al Prato, proponendo una eventuale verifica dell'ipotesi urbanistica. La proposta della zona del Porto, come risoluzione di alcuni problemi cittadini, non appare adeguata alla situazione urbanistica della città. Questa dal dopoguerra ha avuto uno sviluppo indiscriminato, accentuandosi sempre di più la separazione fra il centro storico e le periferie. Queste ultime si sono sviluppate spesso con impostazioni urbanistiche squallide e caotiche, frutto della speculazione e delle improduttive polemiche nell'ambito culturale amministrativo fiorentino. Sarà quindi necessario intervenire sul territorio comunale nel suo insieme, considerando i rapporti tra il centro e le parti esterne ai viali, in funzione anche di una ridefinizione degli spazi non edificati della città. Occorrono quindi piani economici e urbanistici capaci di ottimizzare i tempi di attuazione di tali interventi, diminuendo così i costi sociali. L'uso dell'area demaniale di Porta al Prato, da noi studiata a partire dal 1978, rientra nel quadro di una migliore distribuzione decentrata di alcune funzioni pubbliche, nella fattispecie gli uffici giudiziari. È necessario però tener presente che l'intervento deve essere limitato quantitativamente alle effettive esigenze che possono essere risolte «in loco» recuperando più terreno possibile ad altri spazi di fruizione pubblica (vedi foto di copertina). Dopo aver considerato le varie ipotesi che, da oltre un secolo (1867), sono state proposte per risolvere il problema del Palazzo di Giustizia, abbiamo ritenuto che quest'area possa sicuramente offrire le stesse prerogative delle precedenti senza presentarne gli svantaggi. La disponibilità di tale area potrà avvenire solo a seguito del futuro trasferimento nell'area in località Brozzi, degli ormai insufficienti ed inadeguati impianti di servizio delle Ferrovie dello Stato, come previsto dal P.R.G. Porta al Prato occupa una vasta zona di circa 23 ettari, cioè una superficie pari al « castrum romanum » di Firenze. L'area ha una superficie pressoché orizzontale a forma di racchetta, con il manico rivolto a Nord-Ovest, forma tipica delle stazioni di testa. L'area è compresa tra il Fosso Macinante, Via delle Cascine e la Manifattura Tabacchi, Via Paisiello, Via Ponte alle Mosse e il Viale Fratelli Rosselli. Oltre che per la vicinanza al centro storico questa zona riveste notevoli interessi per altri motivi, primo fra tutti quello relativo alla possibilità di collegarla facilmente con il territorio, attraverso gli impianti ferroviari già esistenti. Ad usufruire maggiormente della nuova utilizzazione saranno le zone che vengono servite dalla linea Firenze-Pisa-Livorno e conseguentemente dalla litoranea, che ad essa si collega e dalla Empoli-Siena. Infatti la stazione Leopolda, la più antica di Firenze, fu appositamente costruita allo scopo di collegare il capoluogo toscano con il bacino industriale dell'Arno. Il ripristino dell'impianto ferroviario a stazione passeggeri per la linea Firenze-Pisa-Livorno è stato di recente ipotizzato anche dall'Amministrazione ferroviaria. Una tale utilizzazione permetterebbe fra l'altro di decongestionare una parte del traffico pendolare, che attualmente si riversa tutto su Firenze S.M.Novella alle zone ipotizzate negli anni precedenti, questa è quindi l'unica ad avere un facile e reale collegamento ferroviario. Gli impianti ferroviari dell'area di Porta al Prato hanno sempre rappresentato, fin dal primo sviluppo edilizio della zona, una barriera artificiale verso il parco delle Cascine, salvandolo da un massiccio ingresso di veicoli privati a causa degli scomodi e radi accessi. Qualunque intervento va però integrato con il verde di progetto in maniera da realizzare una continuità ambientale con il vicino parco delle Cascine. La nuova utilizzazione dell'area si inserisce organicamente all'interno della trama del traffico urbano; non vi determina sconvolgimenti, se si preclude ogni accesso viario alle Cascine; e non si rendono necessarie immediate strutture che non siano facenti parte dell'area stessa. L'area di Porta al Prato risulta favorevole anche perché, trovandosi sulla direttrice delle nuove carceri di Sollicciano, gode di un veloce collegamento con queste, senza attraversare luoghi particolarmente congestionati. Un ulteriore fattore positivo è rappresentato dalla mancanza di necessità di procedure di esproprio, in quanto l'area considerata fa parte del patrimonio immobiliare delle Ferrovie dello Stato. Si tratterebbe quindi soltanto di un cambio di destinazione attraverso una serie di atti amministrativi, qualora le forze politiche si impegnassero in tale direzione. Fra l'altro la proprietà demaniale, non comprendendo alcun manufatto di importanza storica, artistica o comunque ambientale, permette di intervenire rapidamente all'interno dell'area senza dover risolvere il problema costituito da preesistenze o da residenze private. Per comprendere le giuste dimensioni e le potenzialità offerte dall'area di Porta al Prato abbiamo sovrapposto alla sua planimetria uno schema del «castrum romanum» di Firenze. Il progetto elaborato, si compone principalmente di cinque parti: 1 ) le aree libere e il verde con diverse destinazioni; 2) il posteggio sotterraneo per 1.800 posti-macchina; 3) il «nodo scambiatore» della stazione Leopolda; 4) gli edifici per uffici, le residenze e i servizi; 5) gli uffici giudiziari. Anche il P.R.G. prevede una destinazione dell'area per strutture pubbliche, verde pubblico, unità sociosanitaria e scuole. È stato nostro intendimento recuperare la zona all'uso pubblico, escludendo aree per edilizia privata. Questo ci ha permesso di trovare una continuità ambientale con il parco delle Cascine, sfruttando gli ampi spazi verdi intercorrenti tra le strutture di progetto. Potrebbe anche essere questa l'occasione per utilizzare solo ed unicamente le essenze arboree indigene della provincia di Firenze, presenti quasi completamente nel limitrofo parco delle Caseine. Ad integrazione delle attrezzature sportive esistenti abbiamo ritenuto indispensabile prevedere, nel «manico» dell'area, alcune ampie zone per impianti sportivi e relative strutture di servizio. 2) A fianco della stazione Leopolda è stato posto un parcheggio sotterraneo per 1800 posti auto e per i servizi adeguati. Gli accessi e le uscite veicolari, allo scopo di evitare ingorghi del traffico, possono essere quattro e cioè: un ingresso dal viale F.lli Rosselli, un'uscita collocata tra la Stazione e il Palazzo di Giustizia ed un ingresso ed un'uscita per via Ponte alle Mosse. 3) Per le strutture ottocentesche della stazione Leopolda, danneggiate durante la II guerra mondiale, attualmente fatiscenti, è necessario il restauro integrale del complesso per restituirgli la funzionalità. Si prevede che l'arrivo dei treni avvenga in un piano sotterraneo con il conseguente interramento dei binari per un tratto sufficiente a raggiungere la stazione stessa. La stazione viene in tal modo identificata come «nodo scambiatore» di traffico poiché vi viene ripristinata la linea Firenze-Pisa-Livorno, è in diretto contatto con il posteggio sotterraneo e svolge la funzione di capolinea per i taxi, i pullman e gli autobus. A tale scopo il progetto prevede un'ampia piazza per la manovra e il parcheggio dei veicoli pubblici. 4) L'area di Porta al Prato si presta anche ad essere utilizzata per l'insediamento di un organico complesso di uffici e attrezzature commerciali e alle necessarie attrezzature di servizio per il quartiere in linea con le previsioni di P.R.G. Per quanto riguarda l'edilizia abitativa esistente lungo Via del Ponte alle Mosse, il progetto ne prevede il completo mantenimento. All'interno dell'area sono state poi aggiunte delle modeste quote di “alloggi di servizio”, che hanno principalmente la funzione di mantenere nell'area quella vitalità che altrimenti mancherebbe dopo l'orario di chiusura degli uffici. È evidente poi che ad usufruire, di tali abitazioni dovrebbero essere esclusivamente dipendenti delle F.S., dipendenti degli Uffici giudiziari, ecc. 5) L'ipotesi progettuale degli Uffici giudiziari, da noi elaborata, serve principalmente a dimostrare che le effettive dimensioni di tale complesso rientrano largamente nella superficie disponibile dell'area di Porta al Prato, occupandone appena il 7%. Le dimensioni sono state calcolate volutamènte in eccesso sulla base delle esuberanti richieste fatte nel bando di concorso del '76 per il Centro Direzionale della piana di Castello. È evidente quindi che un qualunque intervento reale non avrà necessità di occupare uno spazio superiore a quello del nostro progetto. Quest'ultimo tiene conto anche delle future esigenze di spazi che scaturiranno dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale attualmente in preparazione. I vari organismi che compongono il complesso degli Uffici giudiziari sono stati distribuiti in maniera tale da ottenere sia verticalmente sia planimetricamente un interesse e un afflusso di pubblico inversamente proporzionale alla distanza dagli ingressi principali. In tal modo è possibile limitare solo a certe zone l'accesso al pubblico. Planimetricamente, la caratteristica principale del complesso è determinata dalla stecca delle aule di maggior capienza con esclusione dell'Aula Magna. L'asse di questa stecca, ruotato di 10° rispetto alla maglia quadrata, spacca in due il complesso degli uffici, determinando due parti di dimensioni e caratteristiche diverse (vedi foto n. 1). Queste distinguono le funzioni a scala territoriale da quelle a scala più locale pur mantenendo dei collegamenti semplici e lineari fra i due complessi. In quello più piccolo, ci sono il Tribunale per i Minorenni, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, la Corte d'Appello, la Corte d'Assise d'Appello, il T.A.R., le Commissioni Tributarie di 1° e 2° grado e l'Ufficio di Sorveglianza; in quello più grande vi sono il Conciliatore, la Pretura civile e penale, il Tribunale civile e penale e la Corte d'Assise2. L'ingresso principale degli uffici è situato di fronte alla facciata N-O della stazione Leopolda dove è prevista la riapertura degli ingressi originari per i treni rimasti a disposizione del transito pedonale dopo l'interramento dei binari. Si viene così a creare un collegamento diretto con il « nodo scambiatore » (vedi foto n. 2). Tale collegamento viene proseguito all'interno degli uffici attraverso il rapporto intercorrente tra l'ampia piazza con copertura inclinata a cui si accede dopo aver superato l'ingresso principale, e il livello del mezzanino, che svolge quasi essenzialmente la funzione di distribuzione verso i vari punti di interesse (vedi foto n.3 e 4). Da questa piazza, che serve da ambiente di ritrovo e smistamento per il pubblico, è possibile vedere completamente tutti i ballatoi di attesa per chi deve entrare in una delle piccole aule dislocate nel blocco soprastante l'ingresso. Dislocati nel complesso più piccolo vi sono altri due ingressi principali: uno, per legge, è di esclusiva pertinenza del Tribunale per i Minorenni, l'altro permette di accedere al resto degli uffici. Il livello del mezzanino è quasi integralmente destinato ai servizi generali, tra cui bar-tabacchi, tavola calda o ristorante, centro foto-eliocopie, copisteria e ambiente di sosta per il pubblico. Le aule giudiziarie sono collocate in tre posizioni differenti secondo la grandezza che le caratterizza (vedi foto n. 5). L'aula magna è collocata al piano terra in corrispondenza di un collettore verticale del complesso più piccolo. L'aula ha una capienza, per il pubblico, di circa 180 posti ed è corredata di tutti quei locali accessori necessari. Essendo soprattutto raggiungibile dall'esterno, l'aula è provvista di un ampio ambiente di attesa. Le aule di dimensioni intermedie sono state collocate tutte nella stecca centrale a quota m + 6,00; sono di uguale profondità ma di due larghezze diverse: quattro aule di 15 m e dieci aule di 10 m. In queste aule il pubblico è disposto su una gradinata sopraelevata rispetto al piano ove avviene il dibattimento. La capienza massima varia tra le 60 e le 90 persone. Sotto al piano di accesso alle gradinate ci sono i locali per i testimoni e per gli imputati. I percorsi dei magistrati e del pubblico hanno due livelli diversi, privi di interferenze. Le 20 aule più piccole, invece, sono collocate quasi tutte all'interno del blocco soprastante l'ingresso principale ed hanno una capienza massima di 40 persone. In questo caso il pubblico si trova allo stesso livello del dibattimento. La camera di consiglio e i locali accessori sono disposti a fianco delle aule, a sbalzo verso la strada. Altre piccole aule sono collocate in altri punti dell'edificio e sono quelle relative alle Commissioni Tributarie e al T.A.R. I numerosi e qualificati consensi alla nostra proposta, sono la conferma che allo stato attuale dei fatti, le decisioni che verranno prese in proposito saranno soprattutto di carattere politico. In conclusione, considerate le condizioni attuali, le sempre crescenti necessità e l'assurda altalena di ipotesi e verifiche abbandonate e poi inutilmente riprese, siamo legittimamente convinti di aver contribuito positivamente a risolvere quest'annoso problema. NOTE. a) Le cinque attuali sedi degli Uffici Giudiziari sono le seguenti: 1. P.za S. Firenze: Tribunale Penale e Civile: Procura della Repubblica; 2. Via Cavour - Palazzo Buontalenti: Corte di Appello; Procura Generale della Repubblica; Ufficio dei Giudici Conciliatori; Ufficio del Giudice di Sorveglianza e Sezione di Sorveglianza; 3. P.za S. Martino: Pretura civile e penale; 4. Via della Scala: Tribunale per i Minorenni; Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni; 5. Via Cavour n. 18: T.A.R. b) I servizi generali sono stati così distribuiti: A livello del 1° piano interrato: — Servizi tecnici generali: Impianto di riscaldamento e condizionamento, Impianti tecnici, Impianti di gruppi elettrogeni per luci di emergenza. — Magazzino per materiali di manutenzione. A livello del seminterrato: — Servizi tecnici generali; Impianto idraulico e smaltimento liquami con depuratore (esterno); Impianto di telescriventi, Terminali elaboratori elettronici, Impianto di posta pneumatica, Impianto di trasporto carte e fascicoli, Laboratorio microfilm. — Autorimessa per polizia giudiziaria. — Ufficio tecnico per manutenzioni e Locali per addetti. A livello del piano terra: — Guardaroba e deposito materiali ingombranti. — Ufficio postale. — Banca — Corpo di guardia. — Sala stampa. — Uffici del registro atti giudiziari: Servizio cassa; Ufficio cassiere principale, Direttore ufficio, Smistamento e tassazione, Ispettore, Valutazione, Archivio-magazzino. — Sale riunioni. — Biblioteca centralizzata. — Stazione carabinieri (uffici). — Uffici Pubblica Sicurezza. — Ordine degli Avvocati: Sala assemblee, Sala avvocati, Biblioteca e magazzino. A livello del mezzanino: — Bar tabacchi valori bollati. — Tavola calda o ristorante. — Centro foto-eliocopie e copisteria. — Ordine degli Avvocati: Sala del Consiglio, Segreteria, Archivio, Presidenza. — Sedi di associazioni di categoria Associazione sindacale: Magistrati, Avvocati, Cancellieri e segretari, Ufficiali giudiziari e per aiutanti Ufficiali Giudiziari. Testo tratto da: bollettino tecnico – marzo aprile 1981 Bimestrale d’informazione per architetti e ingegneri fondato nel 1936 (pag.1-7)
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    Progetto per i nuovi Uffici Giudiziari di Firenze nell'area degli Impianti Ferroviari di Porta al Prato a Firenze. L'area individuata, anche in ragione delle sue ampie dimensioni paragonabili all'intero centro storico fiorentino "castrum romanum", avrebbe costituito un polo di aggregazione di attività integrate idonee a soddisfare molteplici necessità della città sia nel campo delle comunicazioni stradali e ferroviarie, sia in quello degli insediamenti tipologici diversi, il tutto ampiamente...

    Project details
    • Year 1980
    • Main structure Mixed structure
    • Status Unrealised proposals
    • Type Parks, Public Gardens / Public Squares / Urban Furniture / Government and institutional buildings / Town Halls / multi-purpose civic centres / Airports / Railway Stations / Parking facilities / Neighbourhoods/settlements/residential parcelling / Adaptive reuse of industrial sites / Feasibility Studies / Multi-family residence / Office Buildings / Business Centers / Offices/studios / Multi-purpose Cultural Centres / Theatres / Concert Halls / Shopping Malls / Sports Centres / Swimming Pools / Law Courts / Bus Stations / Leisure Centres / Urban Renewal / Private clubs/recreation centres / Passenger Terminals / Bridges and Walkways / Media Libraries / Markets
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