IMA - Institute du Monde Arabe

Paris / France / 1988

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Nell’interessante intervento dell’IMA di Nouvel a Parigi, ormai appartenente alla storia dell’architettura contemporanea, vi è una tensione generale, all’interno di un’opera ricca di sfumature e sfaccettature, a risolvere, in un vocabolario totalmente moderno (con un’ostentazione della tecnica che fino ad allora aveva avuto precedenti solo nell’opera di Foster), il problema dell’evocazione della cultura araba, che in Occidente riesce a giungere solo nei suoi elementi formali e letterari e che invece rimane lontana nella sua identità più profonda. Questo edificio, voluto dalla presidenza Mitterrand ed una delle migliori tra le grandi opere realizzate in quel programma, ha occupato una relativamente piccola superficie lungo la Senna (27.000 m2più la parte interrata sotto la piazza) con delle forme semplici e contenenti specifiche funzioni, una più lineare a sud e l’altra a nord, quest’ultima con la sua sagoma di curva dolce puntata verso l’abside di Notre Dame. Il perimetro dell’edificio è segnato da superfici sempre diverse e tecnologicamente – ma anche esteticamente –molto interessanti, come, ad esempio, le “tapparelle” metalliche della parete vetrata curva a nord o i famosissimi “moucharabiehs” metallici della parete sud, comandati, secondo la luminosità esterna, da cellule fotoelettriche,pareti queste nelle quali il confine tra materiale, componente e superficie “sensibile” ed “interattiva” è davvero poco distinguibile e rappresenta l’aspetto più innovativo dell’intervento. L’elemento di giuntura tra i due volumi allungati dei suddetti corpi di fabbrica è una specie di cubo, anch’esso caratterizzato dalla trasparenza e da numerosi aspetti architettonici originali, come, soprattutto, il “gioiello” del patio interno al cubo, altro pezzo forte dell’edificio, nel suo repertorio di trasparenze mascherate. Tale cavità è completamente rivestita di sottili piastrelle traslucide di marmo bianco, sospese con semplici punti di attacco a secco (delle doppie lingue leggerissime di filo metallico in cui le lastrine sono solo inserite e cosìbloccate agli angoli), a loro volta fissati ad un telaio metallico a modulo quadrato – quasi un casellario – staccato dalla parete vetrata di chiusura, ad affermare non solo l’indipendenza della schermatura, ma, con il tipo di ancoraggio usato, anche l’indipendenza delle singole piastrine tra loro, in una parcellizzazione decorativa e tecnica che non può che offrire un senso di grande leggerezza, traslucenza (ma anche trasparenza, visto che il tipo di ancoraggio permette numerosi spazi interstiziali di vuoto totale) e luminosità piena ma ammorbidita, che di sera inverte la comunicazione interno/esterno, e con un senso di discrezione eppure di profonda innovazione, che ha fatto senza dubbio scuola. La presenza del marmo, qui, è una presenza che non si contrappone assolutamente al sistema costruttivo in acciaio,ma si armonizza in modo moderno ed originale ad esso, senza mai perdere la sua vera identità, vista la forma degli elementi e la loro incorniciatura essenziale, che inducono a considerarne, più che la forma, la materia stessa e la materia nella sua semplicità come elemento innovativo. Jean Nouvel elabora un’architettura della linearità e della tensione al tempo stesso. La pietra ed il marmo, materie dell’opaco, sono qui chiamate a giocare con la luce. L’IMA di Parigi è basato, in generale, sul principio della sovrapposizione delle trame, sul lavoro della luce, dei riflessi, dello scorrere del giorno con le sue variazioni di luminosità. Nel patio, il marmo, suddiviso in placche sottili, ove ciascun quadrato è ancorato delicatamente da sembrare quasi sospeso nel vuoto, partecipa ad un tutto che è concreto ma che sembra non pesare, che filtra ma che non nasconde del tutto. Una tale utilizzazione della pietra, quasi al limite delle sue peculiarità ma essenziale per la sua semplicità interpretativa, ha fatto scuola, in un modo più o meno sommesso, svelando nuove possibilità compositive ed espressive, nonché tecniche, per il marmo in veste sottile e leggera nell’architettura contemporanea.
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    Nell’interessante intervento dell’IMA di Nouvel a Parigi, ormai appartenente alla storia dell’architettura contemporanea, vi è una tensione generale, all’interno di un’opera ricca di sfumature e sfaccettature, a risolvere, in un vocabolario totalmente moderno (con un’ostentazione della tecnica che fino ad allora aveva avuto precedenti solo nell’opera di Foster), il problema dell’evocazione della cultura araba, che in Occidente riesce a giungere solo nei suoi elementi formali e letterari e che...

    Project details
    • Year 1988
    • Work finished in 1988
    • Status Completed works
    • Type Multi-purpose Cultural Centres
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