European Highlands Institute_Recupero funzionale e riqualificazione di un plesso da adibire a Istitu

2° Classificato Roana / Italy / 2008

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Per chi non ha l’abitudine (e la fortuna) di poter vivere in località montane, la vista dell’Altopiano di Asiago suscita immediate e forti emozioni che solo una vista panoramica è in grado di veicolare con tanta rapidità: l’ampiezza della visuale, la profondità dell’orizzonte, l’alternanza e l’accostamento, quasi disegnati, di spiazzi orizzontali contrapposti alla verticalità delle cime retrostanti. Su molte questioni il confronto all’interno del nostro team ha trovato pareri contrastanti, ma sulle potenzialità paesaggistiche e sullo “sfruttamento” delle stesse ai fini progettuali si è da subito trovata un’unità di intenti che ha accompagnato le nostre idee come un filo conduttore, un caposaldo imprescindibile. La tenacia del carattere dell’infrastruttura sulla quale operare si è dimostrata la più grande sfida per la soluzione progettuale, non tanto per le sue dimensioni che anzi hanno consentito agio nel planning funzionale dell’Istituto di ricerca, quanto per il suo impatto nel contesto e per la sua configurazione morfotipologica. La presenza della Cattedra, che di primo acchito potrebbe rappresentare un ostacolo al totale adempimento del suddetto caposaldo, diventa il fulcro attorno al quale la panoramicità assume una nuova valenza: il volume ingombrante, il cui profilo si staglia netto sull’altopiano, e la sua configurazione planimetrica “a corte” che racchiude, inquadra e limita lo scenario che la circonda, da ostacoli mutano in punti di forza o, per meglio dire, punti di vista privilegiati da cui godere di un panorama sempre mutevole, conferendo nel contempo ai due soggetti in causa (panorama e architettura) simbiosi ed interdipendenza. Tutti gli interventi pianificati nella proposta di progetto vogliono perseguire pertanto questo duplice obiettivo, senza mai perdere di vista la valenza storica del sito sebbene mostrando ai futuri visitatori, con qualche accento anche dissonante ma senza alcuna ambiguità, che rispetto al passato qualcosa di importante e di straordinario è avvenuto in quest’area. MOLTE FUNZIONI PER UN UNICO SISTEMA L’approccio progettuale prende spunto dalla collocazione delle innumerevoli e diversificate necessità logistiche che definiranno il funzionamento dell’Istituto. L’accesso all’area è garantito dall’unica strada esistente ad est e pare ovvia la collocazione in questa zona delle funzioni ricettive dell’Istituto: per i visitatori occasionali l’accesso a tali aree deve essere infatti immediato, mentre per i dipendenti e gli assidui frequentatori si deve garantire un accesso riservato più defilato con posteggio il più possibile attiguo all’area di loro interesse. Nel blocco centrale di quest’area il visitatore è invitato ad entrare subito nel cuore dell’Istituto mediante un taglio significativo, che è poi uno dei gesti più forti del progetto: attraversando il blocco edificio, in un unico punto vengono collegate immediatamente tutte le funzioni ricettive, l’info point, il bar e lo spazio mensa; di immediata fruibilità è anche l’albergo-foresteria che però dispone di un accesso indipendente e di tutte le funzioni pertinenziali di un qualsiasi albergo. Il ristorante trova invece collocazione nell’edificio isolato alla sinistra dell’area di arrivo, con un parcheggio riservato prospiciente l’ingresso: in questo modo si imprime maggior indipendenza all’attività ristorativa che potrà funzionare autonomamente dall’apertura dell’Istituto Europeo per la montagna. A seguire gli spazi che qualificano la struttura, quindi il blocco uffici in posizione strategica “di cerniera” tra il blocco ricettivo-turistico e quello universitario-congressuale; la sala congressi, che occupa invece la posizione baricentrica della corte interna, fulcro ideale dell’intera composizione. La parte più isolata della corte, il blocco edifici ad Ovest, è riservata alle funzioni che più ragionevolmente richiedono quel giusto isolamento e quella quiete che altrimenti, per particolari manifestazioni o eventi organizzati dalla direzione, potrebbero essere disturbate: la biblioteca con spazi espositivi e il polo universitario, con aule studio e laboratori di ricerca. L’assetto del sistema polifunzionale non è completo senza una configurazione architettonica del grande vuoto centrale: è uno spazio proteso da una parte verso sud, senza ostacoli, e dall’altra all’opposto è definito dal profilo interno della corte. La vocazione di quest’area appare da subito evidente come l’unico spazio realmente connettivo tra tutte le funzioni dell’Istituto: il progetto sfrutta questa palese ed intrinseca qualità per attrezzare tale area non solo come luogo di transito e di attraversamento indistinto ma anche come spazio vissuto e di socialità utilizzato analogamente da visitatori, turisti, dipendenti e ricercatori. UN NUOVO SISTEMA PANORAMICO Il raggiungimento della “panoramicità” totale avviene mediante semplici operazioni. 1. La prima operazione prevede la rimozione del corpo di fabbrica attualmente adibito a ricovero delle attrezzature agricole: tale edificio, privo di peculiarità e valenze architettoniche, è il primo ostacolo alla percezione panoramica completa, inoltre posto in prossimità dell’arrivo, biglietto da visita dell’intero plesso. La demolizione è prevista anche per tutte le superfetazioni attualmente insistenti all’interno della corte, comprese le strutture a silos verticali ed orizzontali. 2. Il perimetro esterno del plesso è marcato da una trincea che avvolge quasi interamente il lato settentrionale ed occidentale della Cattedra, originariamente utili al collegamento diretto con i piani superiori degli edifici, indubbiamente funzionale all’attività agricola ma incredibilmente in contrasto con la volontà di liberare l’orizzonte in ogni sua posizione, oltre che un limite ingombrante e debilitante per un utilizzo funzionale dei piani terra degli edifici. 3. A sud della corte insiste attualmente un vivaio di conifere, anch’esso decisamente in contrasto con il nuovo ruolo che avrà quest’area: si propone pertanto un graduale dislocamento degli abeti in quanto la loro piantumazione artificiale si configura inevitabilmente come un forte ostacolo visivo del paesaggio circostante; al fine di delimitare la semicorte della Cattedra verrà altresì conservato, anche a livello simbolico, un filare fruibile e permeabile, come un’ideale prosecuzione del percorso che affianca l’edificio del polo universitario. 4. Un grande limite dell’attuale configurazione della Cattedra è rappresentato, a nostro avviso, da quella serie di edifici cerniera che uniscono e connettono i vari blocchi nei punti in cui essi variano la loro inclinazione planimetrica: la loro inutilità funzionale (gli elementi del sistema funzionano bene proprio perché separati) e il loro configurarsi inevitabilmente come ostacoli impone una scelta che potrebbe sembrare drastica ma che in realtà non fa altro che valorizzare l’intero complesso. Questo gesto, che consente facilmente di liberare importanti coni visivi costituisce la base di un nuovo sistema permeabile che mette in relazione la “piazza” interna esposta a Sud con i parcheggi del sistema polifunzionale dell’Istituto collocati per lo più a Nord. 5. I nuovi vuoti che si creano mediante la liberazione di quelle piccole porzioni di edifici sono lo spunto per inserire i cunei dei “bastioni”: la memoria e la presenza nel genius loci della valle (e della provincia) dell’architettura fortificata si delineano nel progetto con questi elementi che conferiscono un immediato e spontaneo rimando alla cittadella fortificata connaturata e radicata nella popolazione. 6. Mediante operazioni di sterro, oltre ad eliminare l’attuale trincea (cfr. punto 2) ci si porta ad una quota ulteriormente inferiore rispetto al Piano Terra degli edifici (-1,2 mt): in questa zona trovano ottima collocazione i parcheggi che sono così opportunamente nascosti, non disturbano la vista anche dalle vetrate del Piano Terra e possono essere ben distribuiti lungo i fianchi di tutti gli edifici dell’Istituto. Rampe e scale nelle immediate vicinanze dei parcheggi danno diretto accesso all’interno della corte e quindi agli accessi degli edifici. 7. L’ultimo edificio che conclude la corte interna dell’Istituto (il Polo Universitario) si configura come Edificio Binocolo: il fronte, esposto a sud, è completamente svuotato della muratura e trattato come una grande lente vetrata che si apre sul paesaggio (è l’unico edificio che subisce questo trattamento sul lato corto); la distribuzione interna dell’edificio, con un grande open space a doppia altezza, amplifica questa sensazione di inquadrare il paesaggio attraverso l’obiettivo di un binocolo (o di una macchina fotografica) ed ancora una volta si rinforza questo rapporto di interdipendenza che lega architettura e paesaggio circostante. 8. La corte interna merita un disegno architettonico che bene si sposi con questi intenti di visuale panoramica totale: mediante un meccanismo a pettine il sistema piazza viene compenetrato dal prato dell’altopiano attraverso delle strisce di verde che, alternandosi ad altrettante strisce pavimentate, subiscono variazioni di quota con dolci pendenze uguali contrarie che non si configurano come ostacoli visivi del panorama a sud. 9. La torre nasce come “totem” e naturale gesto progettuale nel quale culmina l’asse di ingresso portante dell’Istituto. E’ l’estrema sintesi della volontà di panoramicità, punto privilegiato per eccellenza, annullamento di qualsiasi ostacolo: dalla sua sommità è possibile infatti scrutare l’interezza dell’altopiano a 360° senza nessun compromesso. La torre si costituisce inoltre come un’emergenza visiva percepibile da lontano, un faro, elemento di riferimento (configurazione materica delle alte intenzioni che si pone l’Istituto) nonché ulteriore ed inequivocabile elemento totemico e rappresentativo della trasformazione di questo luogo che può finalmente essere da volano per lo sviluppo della valle. 10. Le aperture degli edifici verso l’esterno sono il pretesto affinché si configurino non più come semplici finestrature, come vuoti che scandiscono i pieni delle murature, bensì come obiettivi fotografici: con logiche formalmente diverse ma concettualmente simili, i prospetti dei fronti esterni ed interni rielaborano, dove possibile, l’idea di apertura, talvolta come taglio, spaccatura o feritoia, conferendo ad ognuna di esse un modo “esclusivo e singolare” di vedere l’esterno. VOLUMI ORGANICI COME ELEMENTO UNIFICANTE Nonostante la diversificata funzione che ogni elemento del sistema deve esprimere con vigorosa efficienza, si è deciso di impostare l’interno dei vari edifici con un unico linguaggio sempre riconoscibile: eccezion fatta per l’albergo-foresteria, nel quale è stata in gran parte recuperata la struttura ricettiva già esistente, gli edifici sono stati trattati nella loro attuale configurazione interna di contenitori fondamentalmente vuoti, inserendo in essi volumi ed elementi di connessione verticale in assoluta libertà. Gli interni, pur configurandosi con proporzioni e potenzialità molto differenti tra un edificio e l’altro, si strutturano sempre con grandi open space, nei quali le funzioni che abbisognano di isolamento si organizzano sempre in volumi cilindrici che si stagliano nel vuoto: salette circolari, scale a spirale, vuoti, servizi igienici, piani a sbalzo nel vuoto con parapetti che assecondano le curve generate da questi volumi cilindrici, quasi a ricordare i silos che occupavano gli spazi esterni di questo podere. Un’altra caratteristica di planning ritenuta valida e ripetuta in tutti gli edifici riguarda la collocazione del blocco servizi e connessioni verticali sui lati corti degli edifici: tale logica consente di non porre limiti alla gestione organica a pianta libera e garantisce alla stessa una più ampia duttilità. UNA VESTE RINNOVATA La cura degli alzati svela un atteggiamento progettuale molto accorto. Il prospetto esterno è austero e per nulla rimaneggiato, sostanzialmente rispettoso dell’imprinting originale, nel quale sono solo enfatizzate certe linee che ne confermano la struttura schematica originale. Il prospetto che si svela all’interno della corte al contrario, si sviluppa come una sorpresa, è avvertito nell’immediato come un mix di materiali incastrati sui prospetti in modo apparentemente casuale tra aperture di diverse forme e dimensioni. Ma lo sguardo più attento rivela come questo maquillage non sia altro che un tentativo di ricerca di un colloquio tra contemporaneità e senso costruttivo di una tradizione edificatoria che mostra una capacità di tendere all’essenziale e di utilizzare i materiali coniugandoli direttamente, senza mediazioni: l’obiettivo perseguito è quello di identificare un linguaggio evocativo e rappresentativo che assume come linea guida l’apparente semplicità dei mezzi utilizzati. Le articolate suddivisioni geometriche di superficie compongono, tra pieni e vuoti, lo schema della texture: accanto alle lastre di pietra locale e ai pannelli in legno bachelizzato, strati di rasante colorato oppure lastre di calcestruzzo che si corrugano in determinate posizioni formando linee di profondità e inducendo espliciti richiami all’andamento dei corsi di pietra delle abitazioni tradizionali dei paesaggi montani. L’unione di materiali diversi soddisfa anche le tecniche odierne di isolamento termico, in modo che le lastre di facciata, pietra o calcestruzzo, funzionino come un rivestimento a involucro, con intercapedine d’aria. BONIFICA ED ECOSOSTENIBILITA’ Al fine di garantire un positivo reimpiego di queste strutture e di tutti i suoi spazi, si propone in fase preliminare una consistente e mirata operazione di bonifica del suolo con particolare attenzione a tutte quelle zone che nel corso degli anni sono state a diretto contatto con le deiezioni animali; anche per questa importante operazione è prevista una voce specifica nel computo estimativo. L’impiego di materiali e di tecniche costruttive ecocompatibili è praticamente d’obbligo nell’intervento sulla Cattedra: in particolar modo si fa riferimento all’utilizzo di terra stabilizzata ecocompatibile, al rame per le coperture, al legno, alla pietra locale, al rasante e alla pittura fotocatalitica autopulente, agli autobloccanti per la pavimentazione dei parcheggi, alla predisposizione di impiantistica per l’utilizzo della tecnologia fotovoltaica.
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    Project details
    • Year 2008
    • Client Associazione tra i comuni di Asiago Enego Foza Gallio Lusiana Roana Rotzo
    • Status Competition works
    • Type multi-purpose civic centres / Colleges & Universities / Research Centres/Labs
    • Websitehttp://ec2.it/lucabarcella
    Archilovers On Instagram