Un metodo per il restauro urbano

Il Vincolo e la Possibilità Syracuse / Italy / 2010

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Dall'introduzione del volume "Una linea critica sul restauro. Il progetto tra vincolo e possibilità" di Giuseppe Scalora, Siracusa, Edizioni Edessae (in corso di stampa).

(...) L’intento è quello di offrire un apporto teorico scientifico alla costruzione di un metodo per il restauro della città storica.
Per conseguire questo ambizioso obiettivo è indispensabile far luce, in maniera sistematica e critica, sul rapporto logico-estetico che s’instaura fra teoria filosofica e spazialità urbana, nonché sulle differenze tra l’approccio umanistico alla questione e quello scientifico e tecnicistico. Il metodo di lavoro descritto guarda alla ‘forma’ dei tessuti e alle correlazioni storiche e spaziali fra i segni presenti nel costruito.
Il compito è piuttosto arduo: come si può dare un senso alla forma della città, così come la osserviamo oggi? È possibile sviluppare un metodo di lettura del tessuto urbano che, a partire da dati empirici, lasci emergere la sua organizzazione interna? È possibile render ragione della complessità e della stratificazione del tessuto urbano, rivelando il processo degli eventi che l’hanno generato? Com’è possibile, all’interno della complessità materiale che ci appare, individuare ciò che può lecitamente essere trasformato o rimosso e che cosa, invece, debba essere conservato? E, ancora, è possibile individuare ‘regole’ di lettura critico-processuale che siano ripercorribili da chiunque affronti l’analisi di un tessuto storico, consentendo, in tal modo, di attingere alle possibilità che il tessuto offre, riconoscendo e rispettando, al tempo stesso, i vincoli che esso pone?

Il punto di partenza del metodo che proponiamo parte dalla riflessione che ogni elemento dell’ambiente esprime un fatto formale e rimanda, da una parte, alla conformazione dello spazio nella sua unità e, dall’altra, all’articolazione dei rapporti reciproci tra i suoi molteplici aspetti. Da qui, la necessità d’interpretare e descrivere, in primo luogo, gli aspetti formali e spaziali della forma fisica esistente, prestando particolare attenzione alle concezioni, configurative e formali, di ‘edificio’ e di ‘complesso architettonico’, studiandone poi le diverse dimensioni che ci aiutano a mettere a fuoco il modo in cui la forma si realizza concretamente (quale organizzazione complessiva) distinguendosi dalle altre.

In una simile prospettiva, si evitano le limitazioni della lettura di tipo esclusivamente settoriale o parziale e si sviluppa una comprensione critica d’insieme della forma, rielaborando e rendendo organici i diversi apporti alla materia, da quelli di tipo urbanistico e programmatorio, a quelli tipo-morfologici, storico-critici, conservativi, tecnici, normativi e via dicendo. Tali apporti sono, infatti, ripensati nei termini di un’efficace attività immaginativa, la quale fa vedere/comparire una forma attraverso una visione globale e un procedimento di comunicazione e scambio, ‘ricettivo’ e ‘produttivo’ al tempo stesso, applicabile e perfezionabile nel tempo.

Il metodo qui esposto propone, infatti, un esercizio di lettura diretta degli archetipi del tessuto edilizio - quali il muro, la cella, la finestra, la scala etc. - mirante all’individuazione delle modalità di crescita e di trasformazione del costruito.
A tale riguardo appaiono decisive due idee: la prima è relativa al ‘fondante’ del costruito, che esprime le ‘permanenze strutturali’ di lungo periodo dotate di grande inerzia quali, ad esempio, i muri di fondazione che rivelano la misura degli isolati, oppure i tracciati stradali antichi; la seconda riguarda il ‘fondato’ del costruito quale lo vediamo oggi. Una lettura critica dei tessuti si pone, dunque, alla ricerca di quei segni fisici che collegano il ‘fondante’ al ‘fondato. Segni di crescita e di trasformazione sono rintracciabili nei rapporti fra i processi di aggregazione e articolazione dei tessuti urbani, nell’evoluzione del sistema viario, nei principali eventi storici, nei rapporti del sistema di percorsi e vuoti, nell’impianto murario, nell’impianto cellulare, nella qualificazione tipologica delle scale, nei connotati linguistici dell’architettura, nelle carenze costruttive e nelle debolezze sismiche. Di conseguenza, il tessuto urbano non è più analizzato quale somma (o totale) di singoli elemento o parti, ma quale ‘unità dinamica’, e organica, da interpretarsi nel suo contesto e nella sua dimensione spazio-temporale.

Il metodo qui esposto può, forse, definirsi ‘strutturalista’ se si assume il termine nel suo senso linguistico-filosofico; un metodo in cui tempo e relazione vengono declinati, nel loro necessario intreccio, nell’ambito dello spazio con cui si misurano gli urbanisti e gli architetti, precipitando così nella concretezza di un’opera precisa. Un simile sistema accetta spontaneamente, pur se non passivamente, l’incertezza e l’approssimazione e, quindi, la possibilità di correzione del sistema stesso.

Il progetto di restauro non è, infatti, limitato alla cura degli aspetti esteriori o di gusto dell’architettura. Al contrario, in una visione integrata e complementare, esso mira unitamente alla conservazione delle permanenze, al progetto del nuovo, alla produzione di nuove relazioni e nuove forme possibili e al soddisfacimento di esigenze funzionali e sociali. Punterà, insomma, a definire i diversi livelli di trasformabilità del costruito storico, non certo a congelarlo né a devastarlo, più o meno deliberatamente.

La coerenza e la qualità degli interventi su di una città storica derivano, dunque, dalla conoscenza e dall'interpretazione della sua forma. Se nel ’gioco‘ interpretativo il progettista ha riconosciuto il potere ontologico dei tessuti storici, gli interventi contemporanei che riguardino edifici o spazi urbani, conservazione o nuova costruzione ricondurranno inevitabilmente e proficuamente alla forma stessa. La qualità del progetto non deriva, pertanto, da capacità innate o trascendentali, e neppure dall’applicazione meccanica di semplici dati tecnici, ma da un esercizio critico di riconoscimento incessantemente applicato al costruito della città che genera un progetto inserito secondo un principio di sempre più organica armonia, concretamente espressa in termini di linguaggio architettonico.

È, quindi, possibile custodire ciò che è ‘permanente’ della città, confrontandosi criticamente con ciascuno dei suoi livelli morfologico-strutturali, compreso quello archeologico, affrontando in modo critico riflessivo il rapporto tra struttura, spazio privato e spazio pubblico. Si può, dunque, dire che la progettazione del nuovo non si contrappone alla conservazione, bensì collabora con essa.

Ecco, dunque, l’ambiziosa finalità: un’attività urbanistica e architettonica attenta ai valori della complessità formale ed estetica di spazi e oggetti urbani, nella convinzione che sia compito dell’offerta progettuale - in modo alternativo agli attuali termini dell'incarico sociale -, stimolare la domanda collettiva e farla crescere, nella prospettiva di migliorare la qualità complessiva dell'ambiente in cui viviamo e di comporre, nei limiti di quanto ancora praticabile, il dissidio tra l'aspirazione alla bellezza e la realtà.
Fine ultimo, è quello d’innestare una filosofia riflessiva della conservazione a partire dall’interpretazione storico critica del processo di produzione/trasformazione della ’forma‘ urbana, nella città storica come in quella ’diffusa‘, per restituire le ‘cose’ a sé stesse e per ritrovarne il significato e la memoria.

Riferimenti Bibliografici

Autore del capitolo "Simple urbanistic-based assessment of lifelines: the seismic risk reduction as incremental evolutionary process", pubblicato all'interno del volume "Building and Lifeline Models for Seismic Assessment of Existig Structures", University of Roma "La Sapienza" , Roma, 2001

Scalora G, editor. I tessuti urbani di Ortigia. Un metodo per il progetto di conservazione. Siracusa: Ente Scuola Edile Siracusana; 2003.

Braga F., Monti G., Scalora G. (2006). A method for urban restoration applied to Ortigia (Sicily, Italy). FACH Conference on the Construction Aspects of Built Heritage Protection, Cavtat, Croatia, 14-17 October

Braga F., Monti G., Liberatore D., Scalora G. (2006). Survey and restoration: the case of the block between Vicolo II and Vicolo III at the Giudecca of Ortigia, Sicily. Conference Structural Analysis of Historical Constructions (SAHC 2006), New Delhi, India, Nov.

Braga F., Monti G., Scalora G. (2006). A conservation plan method for historical city centres. Conference Structural Analysis of Historical Constructions (SAHC 2006), New Delhi, India, Nov.

Sorrentino, L., Kunnath, S., Monti, G., Scalora, G.. Un modello accoppiato nel piano-fuori del piano per valutare il ruolo del peso dei solai, del livello di immorsatura, della qualità muraria e dei muri di controvento sulla risposta sismica. Proc. XII Convegno L’Ingegneria Sismica in Italia, Pisa, 2007

Sorrentino, L., Kunnath, S., Monti, G., Scalora, G. Non-linear static and dynamic analyses of one-sided rocking of unreinforced masonry façades. USNCCM9 Mini-symposium on Computational Mechanics of Masonry Structures, San Francisco, 2007

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Sorrentino, L., Kunnath, S., Monti, G., Scalora, G. (2007). Seismically induced one-sided rocking response of unreinforced masonry façades. Engineering Structures, Elsevier, 2007.

Scalora G., Riggio A., Di Pace A., Miraglia C.. Pianificazione territoriale e Piano di Protezione Civile (EPC). 10a Conferenza Italiana Utenti E SRI, Roma, 2007

Autore del capitolo "Un isolato della Giudecca", pubblicato all'interno del volume "Siracusa la ricostruzione", Flaccovio editore, Palermo, 2007

Sorrentino, L., Kunnath, S., Monti, G., Scalora, G. . Seismically induced one-sided rocking response of unreinforced masonry facades. Engineering Structures (2007), doi:10.1016/j.engstruct.2007.02.21- 2006), New Delhi, India, Nov.

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    Project Authors
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      Giuseppe Scalora

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    Project details
    • Year 2010
    • Work finished in 2010
    • Status Completed works
    • Type Urban development plans / Restoration of old town centres / Urban Renewal
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