La memoria guarda al futuro

Luoghi in cui il tempo si spazializza prendendo forma e diventando un vero e proprio monumento alla memoria

by Monica Botta
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"Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare” Sören Kierkegaard

Anche un incentive e un viaggio culturale possono dare rilevanza ai così detti luoghi della memoria. Attraverso la conoscenza degli eventi, ma soprattutto dei momenti che hanno segnato la storia delle nazioni, da New York a Roma, da Berlino a Santiago del Cile, è possibile conoscere un Paese. Portare le persone a scoprire una città, significa portarle a fare percorsi esperienziali, anche toccanti, commoventi, dove il forte impatto emotivo di quello che si vede lascia una traccia indelebile nel ricordo del viaggio.

E chi pensa che la cultura sia solo sinonimo di noiose osservazioni di quadri, lettura di scritti o di visite con tanto di audio guida, non ha mai provato l’esperienza di percorrere alcuni spazi che definirei “sensibili”.

Luoghi dove è necessario lasciarsi coinvolgere. Mi è capitato di visitarne alcuni - una piazza, un museo, un memoriale - e, spesso, mi sono resa conto che le percezioni sensoriali sono acuite dall’energia sprigionata da elementi architettonici, scelte progettuali, rimandi ed evocazioni, o più semplicemente dal phatos del posto.

L’evento, seppur dolente, può essere portato alla memoria attraverso scelte stilistiche ricche di contenuti, richiami, metafore, che i progettisti possono suggerire per amplificare il “sentire”. Spesso sono simboli commoventi. Ma il viaggio, per portare a casa un ricordo deve anche emozionare e magari sensibilizzare.

A Berlino, negli anni della sua costruzione ho potuto vedere, ancora vuoto, il Jewish museum progettato da Daniel Libeskind. Un luogo unico, coinvolgente, che apre una ferita lancinante nella coscienza di ognuno senza essere mai inquisitorio. Il contenitore architettonico costruito con metallo e cemento armato definisce delle vie, un sistema labirintico di “pieni” e “ vuoti” che conducono a tre diversi destini: un percorso espositivo, un giardino labirintico formato da 49 colonne di cemento con in cima un ulivo, una torre triangolare, fredda, illuminata da una feritoia dall’alto. Attraversarlo, percorrerlo vuol dire avvertire un senso di inquietudine e di disequilibrio che lasciano senza fiato. In questi spazi le sensazioni sono acuite dal sapiente uso dei volumi, dei materiali, dei suoni, delle percezioni. Si tratta certamente uno dei capolavori di architettura sociale, di comunicazione sensoriale legata a un pezzo di storia dell’Europa.

Un recente esempio di edificio commemorativo storico del Paese è il Museo de la Memoria y los Derechos Humanos di Santiago del Cile, opera dei progettisti di Estudio América. Il museo è costituito da un grande parallelepipedo verde, ricoperto da un rivestimento ondulato e perforato di lamiere di rame ossidato, che poggia su due bacini d’acqua, e da una piattaforma di cemento armato, un piano inclinato che si insinua sotto all’edificio e definisce due piazze. La miniera, elemento distintivo dell’economia e della cultura di questo Paese, è riproposta concettualmente nella base - spazio che stimola, percorrendolo, conoscenza e interpretazione della memoria; la barra (il parallelepipedo che accoglie esposizioni permanenti e temporanee) esalta le qualità simboliche della memoria conferendole un valore monumentale collettivo.

Ma forse l’evento e memoriale più atteso - inaugurato proprio quest’anno l’11 settembre a New York - è il National September 11 Memorial Museum & Pavilion, progettato da Michael Arad e Peter Walker. Una coppia di due vasche di granito profonde quattro metri, ricostruite su quelle che erano le fondamenta degli edifici crollati, recano in calce i nomi delle persone che non ci sono più e che sono l’emblema di un cambiamento storico non solo per gli Stati Uniti. Il disegno è quello di un cubo svuotato, dove scorre acqua sinonimo di vita, di contenuti, di ricordo. L’antitesi dell’acqua col fuoco, lo svuotamento con il colmare, gli indelebili nomi incisi nella pietra sono elementi che hanno un peso ma che danno speranza e volgono lo sguardo verso il futuro. Evocativo, simbolico, sottolinea una mancanza che si riempie di vita con l’acqua che scorre. Questo memoriale, attraverso un intelligente e sensibile progetto, riesce a dare speranza, lasciando traccia nell’anima di chi lo osserva.

In Italia il festeggiamento dei 150 anni di Unità ha portato la Soprintendenza dei Beni Culturali a definire il progetto “I luoghi della memoria”, declinato attraverso due dimensioni: geografica (i luoghi) e storico-culturale (la memoria). La mappatura a livello nazionale ha identificato tantissimi spazi, monumenti commemorativi del periodo storico inerente i festeggiamenti, dai vari musei del Rinascimento - come quelli di Bologna, Milano, Verona - ai percorsi dedicati alle figure femminili del periodo storico, dall’apertura di mostre straordinarie, di memoriali come quello dei Mille a Quarto (GE), di piazze come Piazza Cinque Giornate a Milano, fino agli eventi per dare rilievo alla presenza di monumenti dedicati a Garibaldi, a Mazzini, all’Unità d’Italia. Manifestazioni come la Notte tricolore a Roma, Firenze e Torino, hanno permesso di festeggiare con spettacoli e musica dal vivo, oltre a poter visitare gratuitamente musei e centri culturali. Quest’anno eventi e inaugurazioni hanno sottolineato l’importanza del ricordo storico del nostro Paese. Di fatto è stato un anno interamente dedicato alla memoria.

Architetti, ma anche sociologi e pensatori, sostengono che pensandola costruita, una memoria collettiva può anche divenire una memoria condivisa, o potenzialmente condivisibile. Ecco perché visitare i luoghi della memoria è oltre a tutto, un atto di partecipazione. Forse perché la memoria è anche, e paradossalmente soprattutto, una costruzione prospettica che guarda al futuro, alla immagine di noi che in quel futuro vogliamo proiettare.

 

(articolo Architett'Art su 2MORROW nr.4 - 2011)

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    9/11 Memorial Museum Pavilion

    New York / United States / 2014