Spirito Mediterraneo

by Leonardo Matassoni
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 ” ….. Camminando lungo un tunnel stretto e scuro dell’Alhambra, ai miei occhi comparve, sereno, silenzioso e solitario, il bel Patio de los Mirtos. Racchiudeva ciò che deve contenere un giardino perfetto: niente meno che l’universo intero”.

Luis Barragan 

Si sa che l’architettura ha una grande capacità comunicativa e può trasmettere dei significati subliminali; ciò vale tanto più per un museo che come opera architettonica specializzata nella trasmissione dei suoi contenuti dovrebbe essere esso stesso, in quanto oggetto architettonico, il loro principale veicolatore.

Per il MuCEM museo delle civiltà mediterranee, aperto al pubblico recentemente nel porto di Marsiglia, senza dubbio Rudy Ricciotti si sarà interrogato su come sia possibile far sì che un’architettura museale possa sublimare i caratteri della mediterraneità.

E’ possibile codificare questi elementi e farne la base di un processo progettuale?

Parlamento di Dacca – Louis Kahn; immagine tratta dall’album di Naquib Hossain 

Osservando l’opera si intuisce bene la volontà promozionale  delle istituzioni che l’hanno voluta e quella dell’architetto, di tentare la creazione di un’icona contemporanea della cultura puntando soprattutto sull’espressività dell’involucro come elemento simbolico la cui intricatissima grafia probabilmente intendeva riecheggiare suggestioni mediorientali o forse i riflessi della superficie marina; però questo grande monolite scuro dalla superficie spugnosa, non si lascia interpretare con la necessaria immediatezza, perché questi rimandi non ci sembrano funzionare granché.

Se non fosse per la presenza del mare e per quella  dell’antica fortezza che gli sta di fronte (e che ne fa parte), il museo di Marsiglia non ha molto a che vedere con il luogo in cui sorge ed ha anzi, un carattere piuttosto “nordico” nel senso che rientra in quel filone minimalista con antenati illustri come la “Maison de Verre”, che a partire dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso ha  declinato le proprie realizzazioni verso la leggerezza e la trasparenza ma soprattutto, verso l’enfatizzazione dell’involucro e la compattezza stereometrica fino a queste estreme conseguenze quasi grafiche o bidimensionali.

Aldilà dell’idea, molto sfruttata per la verità, del guscio traforato a nido, nassa, gomitolo o quant’altro, ci sembra che lo spirito della mediterraneità semplicemente non sia stato trasfuso nell’opera.

Ci chiediamo allora come possa essere codificato il carattere dell’architettura mediterranea: vengono subito in mente tutti quegli elementi allusivi in modo diretto, efficaci ma anche abbastanza scontati, come l’incisività delle luce solare sulle superfici piene o i muri che delimitano spazi esterni protetti “alla Barragan” e ipotizziamo che,  in questo senso forse, Ricciotti avrebbe dovuto lavorare in maniera più plastica e meno grafica per ottenere un’architettura più massiva e con più superfici cieche come ha fatto Norman Foster per il progetto del Masdar Institute Campus, per esempio. 

 

 Salk Insitute – immagine tratta dall’album di jacqueline.poggi

 Aldilà di tutto questo però, ci sono altri elementi ben più importanti di quelli appena citati; un’opera pubblica come questa che si propone come nuovo polo attrattore e motore culturale, dovrebbe far emergere dal “subconscio collettivo” quelle reminiscenze profonde e quei sottili riferimenti a spazi archetipici, come l’agorà, il foro, il tempio, la piazza o il sagrato della cattedrale, “spazi aperti” che fanno parte dell’identità culturale dei popoli dell’Europa meridionale e nei quali si è materializzata la loro socialità.

Per il Miami Art Museum Herzog e De Meuron stanno realizzando un progetto basato sulla leggerezza e sulla trasparenza, ma non tanto in senso letterale; si tratta più che altro di una forma di  trasparenza che si potrebbe definire di tipo psicologico, di un’architettura cioè “invitante”.

L’insieme sembra voler alludere a qualcosa di simile all’iconografia mediterranea ma in maniera vagamente classicheggiante e declinata in senso caraibico-latino ed è impostato su un podio coperto dai volumi sospesi delle sale espositive e protetto da ampie pensiline che consentono di creare un nuovo spazio pubblico dotato di profonde zone d’ombra e permeabile alla vita della città.

Insomma un’architettura aperta e “sfumata”  nella distinzione tra spazi interni ed esterni, pubblici e semipubblici e non definita da un guscio chiuso, anche se trasparente, non sarebbe stata più efficace?

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    • Leonardo Matassoni

      Architect

      Montevarchi / Italy

      ARCHITETTURA MATASSONI – [email protected] - Gli architetti Alessandro e Leonardo Matassoni si sono laureati a Firenze e svolgono la loro attività dal proprio laboratorio di architettura vicino ad Arezzo. Fino ad ora il loro lavoro è stato richiesto soprattutto da una clientela di tipo privato, specialmente per la progettazione di nuovi edifici residenziali ma ha spaziato anche nei settori collegati ed affini come quello del riuso e della ristrutturazione di edifici esistenti, dell’architettura d’interni, del disegno industriale e dell’arte dei giardini. Pur utilizzando ogni tipo di mezzo informatico, l’approccio dello studio alla disciplina potrebbe essere definito “artigianale”, specialmente nella prima fase, durante la quale il lavoro si svolge attraverso la costruzione di modelli di studio a grande scala, utilizzati come strumenti essenziali per il controllo delle soluzioni plastiche, dei volumi e degli spazi. Una regolare attività di critica architettonica portata avanti soprattutto dalle pagine di “presS/Tletter”, la voce dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica fondata dal critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi, occupa una parte importante nella vita dello studio attraverso la pubblicazione di articoli o la partecipazione a convegni e dibattiti promossi dall’A.I.A.C. e da altre associazioni italiane. Tra queste varie attività lo studio ha esposto i propri progetti in due mostre personali a Roma nel corso del 2012 e del 2014; la prima intitolata “progressioni spaziali”, è stata accolta negli spazi de “La Casa dell’Architettura”, presso l’Acquario Romano, ed è stata curata dallo stesso Luigi Prestinenza Puglisi, mentre la seconda, intitolata “TORNARE LA FUTURO, abitare con la natura” si è svolta negli ambienti di INTERNO 14, lo spazio romano dell’A.I.A.C. ed è stata curata da L. P. Puglisi e da Roberta Melasecca. Sulle pagine del quotidiano economico “Il Sole 24 ore”, il critico L. P. Puglisi ha classificato il progetto di “Villa N” al terzo posto nella top ten dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani nel mondo per l’anno 2015. Recentemente i lavori e le varie attività dello studio sono state pubblicate in magazines italiani e stranieri come Architizer, Designboom, Dezeen, Archello, Architectural Record, inhabitat, architonic, A As Architecture, World Architecture News, Architecture Lab, Domus web, Houseidea, Divisare – architettura italiana, Progetti e concorsi (Il sole 24 ore), Il Sole 24 Ore, Arketipo, Arkitera, e-architect, Interiores Minimalistas, Design/Curial, Blueprint, presS/Tletter, IoArch, ArchiTravel, Italian Design Agency, Floornature, Design context, Archiscene, AecCafé. )

    References
    MuCEM 149

    MuCEM

    Marsiglia / France / 2012

    Masdar Institute Campus 52

    Masdar Institute Campus

    Abu Dhabi / Italy / 2010