ArchitettonicaMENTE: Architettura dell'Umiltà

Vicino Oriente | Analogie con il nostro passato

by Luca Bonci
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E' trascorso esattamente un mese da quando, valigia in spalla e passaporto in tasca, ho sorvolato il Mediterraneo alla volta dell'Israele, e per 7 giorni ho seguito un gruppo di Pellegrini attraverso i luoghi narrati nella sacre scritture; loro leggevano la Buona Novella, io cantavo De Andrè. 

Senza fede ma pieno di curiosità, voglia di scoprire, capire e vedere, mi sono identificato in tutti quei personaggi della letteratura che hanno subìto la dannazione dell'esotico, il fascino dell'oriente. E proprio Baudelaire, uno di questi, disse che i viaggiatori partono per partire e basta.
Beh, non mi sono servite altre motivazioni!

Cosa c'era là di tanto travolgente?
Nelle varie tappe, io e la mia ragazza abbiamo sempre trovato qualche sprazzo di tempo libero per perderci tra le vie più scomode, camminare tra le donne (mai frettolose, sempre composte) con la spesa e gli uomini con gli scatoloni di merci sulle spalle. Era bello passeggiare alla luce del tramonto con i bambini che giocavano semplicemente a rincorrersi senza curarsi di noi.
Ho trovato umiltà ed un senso di forte umanità nella gente.
Quando il povero proprietario di un chiosco di bibite mi ha offerto il caffè della sua caraffa nonostante non avessi acquistato niente, ho sentito un'amicizia vera, semplice; come quando un'anziana signora mi ha chiesto dell'Italia, del nostro modo di vivere e si è stupita del mio orecchino.E mi è scesa una lacrima quando ha detto che lì tutti lavorano, non come in Italia.

Sì, ma loro stanno conoscendo ora lo sviluppo che abbiamo avuto noi 40 anni fa!”. Questa è la scusa più o meno standard a riguardo da parte della maggior parte delle persone a cui lo racconto.

E' vero: anche lì stanno sorgendo, ai bordi delle antiche città, escrescenze di piccoli grattecieli in vetro che riflettono solo visivamente le abitazioni in mattoni e basalto della parte vecchia.

Noi avevamo le periferie fatiscenti ed i casermoni razionalisti; forse loro sono stati più fortunati...













Abitazioni ed edifici quanto mai simili tra loro formano agglomerati urbani compatti, chiusi come un riccio, sono piccole macchie monocromatiche dal colore del rivestimenti in basalto delle costruzioni, sparse in mezzo all'arido paesaggio desertico, collegate da strade illibate ed aiuole non ancora fiorite.

Una chiusura fisica quanto ideale: da fuori tutto si somiglia nella semplicità della pietra biancastra, come a voler donare una sorta di sobrietà e integrità che possa contrastare la mercificazione della spiritualità e della religione; un mascheramento forzato a mo' di contenitore dà l'idea di una difesa contro qualsiasi infezione che da fuori cerca di insinuarsi nella situazione già abbastanza difficile di uno stato diviso, spezzato.

 

 



Sembra una descrizione di un'Italia campestre dei primi '900, dei mattoni tutti uguali dei piccoli paesini rurali, in cui le poche case erano costruite vicine per lasciare poche possibilità di ingresso, sia fisico che di pensiero.

Un'altra analogia può esser fatta con il funzionalismo istintivo dei nostri avi, che portava alla nascita di abitazioni con spazi con finalità differenti: uno in particolare destinato alle future famiglie dei figli. Un'architettura che racchiude speranza e certezza, ritrovata nel Vicino Oriente con case a tetto piano e ferri di ripresa che spuntavano verso il cielo, pronti ad elevare una nuova abitazione per un nuovo nucleo familiare.

Persone che vivono accontentandosi e nascondono tacitamente una speranza nel futuro con il capo chino, di fronte a religioni e poteri (…) di cui ogni giorno sentiamo discutere. Ma anche queste, sono storie già sentite...


 

 

Mi sono limitato a riferirvi le mie impressioni, lasciandovi poi a qualsiasi deduzione. Per interpretare l'architettura ed il costruito di un luogo, bisogna prendere in considerazione tutto ciò che lo ha caratterizzato fino a quel momento; in questo caso, come in molti altri, il compito potrebbe risultare difficile e scomodo. Credo però che anche il discorso inverso sia possibile: partire dall'architettura per cercare di capire il resto, umilmente e con l'ingenuità di un bambino curioso. Ci ho provato...

 

Questo & altro su www.int5.blogspot.it, il blog di ArchitettonicaMENTE!

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