ATTITUDINE VERDE

by Leonardo Matassoni
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“….. il problema della nostra società è che è tecnologicamente illetterata e quindi si trova sotto l’incantesimo della tecnica e dei suoi sacerdoti……”

Emilio Ambasz

 

Osservando la California Academy of Sciences vengono in mente certe immagini dell’iconografia fantascientifica che prefigurano habitat estremi rappresentati, non a caso, come bolle di rigogliosa natura terrestre; il museo di Piano è un manifesto di sostenibilità dell’architettura di cui non si può non apprezzare il rigore metodologico basato su chiari e precisi principi scientifici applicati alla scienza della natura e all’architettura. In questo scrigno raffinatissimo contenente “in vitro” alcune nicchie ecologiche tutto funziona e tutto risponde ad una rigorosa logica ambientalista tipicamente contemporanea in quanto ispirata ad uno spiccato tecnicismo. Viviamo infatti una fase storica dominata dal determinismo scientifico e per assurdo nel contempo, dalla consapevolezza che la nostra società ancora “tecnologicamente illetterata”, non ha raggiunto un grado di evoluzione e di maturità tali da consentirle di risolvere il proprio rapporto squilibrato con la natura e dal timore che, nonostante la fiducia nelle nostre prossime conoscenze, potrebbe non riuscirci in tempo. D’altra parte la pressante promozione dei valori ecologici ha generato un senso di colpa latente che probabilmente è anch’esso uno degli elementi alla base dell’attitudine verde dell’architettura contemporanea con le sue coperture e pareti vegetali, i suoi boschi verticali, giardini pensili e volumi ipogei, sulla cui esibizione come fattori formalmente qualificanti, se ne misura anche il grado di accettabilità morale. Insomma se la moderna scienza della natura ha in sé il germe di una concezione meccanicistica del cosmo, responsabile almeno in parte della cinica despiritualizzazione dell’ambiente artificiale creato dall’uomo, l’attuale emergenza ecologica ha riavvicinato l’architettura alla natura, anche se per una via pur sempre tecnicistica. Aldilà di tutto questo però la vocazione ecologica dell’architettura pone questioni profonde che affondano le proprie radici nei miti spostando il campo verso la dimensione inconscia e psicologica dell’esperienza umana: la nostra necessità di natura potrebbe derivare dal senso di imprescindibilità dall’ambiente ancestrale la cui memoria (genetica ?) potrebbe non essersi ancora persa del tutto. In quest’ottica potremmo dire che esiste una via prevalentemente ispirata ad un approccio umanistico all’architettura che presuppone una visione romantica del rapporto tra uomo e natura secondo il quale esso, in quanto parte del “tutto naturale” non può prescinderne: essa non è mai stata dimenticata dai grandi architetti, neanche per edifici costruiti a scopo esclusivamente produttivo. Nel 1968, Kevin Roche completò il bellissimo “Ford Foundation Building” a New York, un palazzo di uffici con pianta ad “L” impostato su un lotto quadrangolare la cui parte centrale venne lasciata libera ed attrezzata a piazza verde coperta. A parte le belle soluzioni architettoniche, il maestro americano comprese che con questo tipo di concezione apparentemente opposta a quella del massimo sfruttamento, si potevano creare le premesse per un comfort psico-fisico molto maggiore che avrebbe consentito di conseguenza una maggiore produttività; non si trattava dunque di una rinuncia alla logica edonistica, ma del suo perfezionamento al massimo grado attraverso la comprensione delle reali necessità psicologiche dell’uomo. I criteri che sono stati adottati molti anni dopo da Norman Foster per la progettazione della torre della Commerzbank di Francoforte con i suoi giardini pensili sono gli stessi. Insomma non è forse vero che una buona architettura dovrebbe assomigliare più ad un rifugio che a una macchina, nella misura in cui ogni essere umano è un’entità spirituale più che un complesso sistema biomeccanico? Architettura “naturale” dunque come prodotto di un approccio umanistico, volendo usare una formula sintetica. Essa può essere ottenuta per una via diretta, con l’utilizzo di metafore evidenti delle immagini naturali attraverso l’integrazione nell’architettura di elementi vegetali come nel caso dei lavori di Emilio Ambasz o attraverso l’utilizzo dell’acqua come nel caso del museo Sayamaike di Ando ad Osaka, che introduce il visitatore all’argomento del museo (la storia dell’ingegneria idraulica giapponese) sfruttando la capacità della materia liquida di stimolare l’immaginazione. Ma può anche derivare da metafore più sottili come nel caso del transetto della chiesa de “La Tourette” di Lecorbusier ; qui il maestro riesce ad evocare con forza l’immagine di antiche caverne rituali, prototipo di  tutti i luoghi sacri e ad imprimere all’ambiente criptico un fortissimo senso di mistero, di sacralità e di trascendenza. In questi casi non si tratta tanto di una inclinazione mimetica o di una citazione diretta delle immagini naturali, quanto di una “impronta psicologica” in grado di suggestionare agendo ad un livello di percezione inconscio e più profondo; in questi casi allora l’architettura naturale diventa architettura empatica.

 

 

 

 

 

GREEN ATTITUDE

 

"..... the problem of our society is that it is technologically illiterate and therefore is under the spell of the technique and its priests ...... "    Emilio Ambasz


Looking at the California Academy of Sciences, certain images come to mind sci-fi iconography foreshadow extreme habitats represented, not by chance, as bubbles of lush land, the museum floor is a manifesto of sustainable architecture that one can not appreciate the methodological rigor based on clear and precise scientific principles applied to natural science and architecture. In this casket containing refined "in vitro" some ecological niches everything works and everything responds to a rigorous environmental typically contemporary logic as inspired by a strong technicality.

We live in fact a historical period dominated by scientific determinism and absurd at the same time, the awareness that our society still "technologically illiterate" has not reached a stage of development and maturity that would allow it to solve its unbalanced relationship with nature and by the fear that, despite the confidence in our future knowledge, may fail in time.

On the other hand the pressing promotion of ecological values ​​generated a latent sense of guilt which is probably also one of the basic elements of the attitude of contemporary architecture with its green roofs and walls of plants, woods vertical, gardens wall and underground volumes, whose performance as formally qualifying factors, it also measures the degree of moral acceptability. So if the modern science of nature has in it the germ of a mechanistic conception of the universe, at least in part responsible for the cynical despiritualizzazione the artificial environment created by man, the current ecological emergency approximated architecture to nature, even if to a street still technicistic.

Beyond all this, however, the ecological vocation of architecture raises deep questions that have their roots in the myths moving the field toward the psychological and unconscious dimension of human experience: our need for nature may derive from a sense of indispensability from the ancestral whose memory (genetic?) may not yet have lost altogether.

With this in mind we can say that there is a way mainly inspired by a humanistic approach to architecture that requires a romantic vision of the relationship between man and nature, according to which it, as part of the "all natural" can not prescind: it is not never been forgotten by the great architects, even for buildings purposes only production. In 1968, Kevin Roche completed the beautiful "Ford Foundation Building" in New York, an office building with plant "L" set on a rectangular lot whose central part was left free and equipped with garden square blanket.

Apart from the beautiful architectural solutions, the American master realized that with this kind of concept apparently opposite to that of the maximum exploitation, could pave the way for a psycho-physical comfort that would allow much greater resulting in enhanced productivity was not therefore a renunciation of logical hedonistic, but its refinement at the highest level by understanding the real psychological needs of man.

The criteria that were adopted several years later by Norman Foster to design the tower of the Commerzbank in Frankfurt with its hanging gardens are the same.

In short, is it not true that a good architecture should look more like a retreat than a machine, to the extent that every human being is a spiritual entity rather than a complex biomechanical system?

Architecture "natural" therefore as a product of a humanistic approach, wanting to use a synthetic formula. It can be obtained for a direct route, with the use of metaphors of natural images evident through the integration architecture of plant elements as in the case of works of Emilio Ambasz or through the use of water as in the case of the museum Sayamaike Ando in Osaka, which introduces visitors to the topic of the museum (the history of hydraulic Japanese) the ability of the liquid substance to stimulate the imagination.

But it can also result from more subtle metaphors as in the case of the transept of the church of "La Tourette" by LeCorbusier, here the teacher is able to evoke strongly the image of ancient caves rituals, the prototype of all the holy places and to give all ' cryptic environment a strong sense of mystery, of holiness and transcendence.

In these cases, it is less of an inclination camouflage or a direct quote of natural images, as a "psychological fingerprint" that can influence acting at a level of unconscious perception and deeper in these cases then the natural architecture architecture becomes empathetic.

 

 

 

 

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    • Leonardo Matassoni

      Architect

      Montevarchi / Italy

      ARCHITETTURA MATASSONI – [email protected] - Gli architetti Alessandro e Leonardo Matassoni si sono laureati a Firenze e svolgono la loro attività dal proprio laboratorio di architettura vicino ad Arezzo. Fino ad ora il loro lavoro è stato richiesto soprattutto da una clientela di tipo privato, specialmente per la progettazione di nuovi edifici residenziali ma ha spaziato anche nei settori collegati ed affini come quello del riuso e della ristrutturazione di edifici esistenti, dell’architettura d’interni, del disegno industriale e dell’arte dei giardini. Pur utilizzando ogni tipo di mezzo informatico, l’approccio dello studio alla disciplina potrebbe essere definito “artigianale”, specialmente nella prima fase, durante la quale il lavoro si svolge attraverso la costruzione di modelli di studio a grande scala, utilizzati come strumenti essenziali per il controllo delle soluzioni plastiche, dei volumi e degli spazi. Una regolare attività di critica architettonica portata avanti soprattutto dalle pagine di “presS/Tletter”, la voce dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica fondata dal critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi, occupa una parte importante nella vita dello studio attraverso la pubblicazione di articoli o la partecipazione a convegni e dibattiti promossi dall’A.I.A.C. e da altre associazioni italiane. Tra queste varie attività lo studio ha esposto i propri progetti in due mostre personali a Roma nel corso del 2012 e del 2014; la prima intitolata “progressioni spaziali”, è stata accolta negli spazi de “La Casa dell’Architettura”, presso l’Acquario Romano, ed è stata curata dallo stesso Luigi Prestinenza Puglisi, mentre la seconda, intitolata “TORNARE LA FUTURO, abitare con la natura” si è svolta negli ambienti di INTERNO 14, lo spazio romano dell’A.I.A.C. ed è stata curata da L. P. Puglisi e da Roberta Melasecca. Sulle pagine del quotidiano economico “Il Sole 24 ore”, il critico L. P. Puglisi ha classificato il progetto di “Villa N” al terzo posto nella top ten dei migliori progetti realizzati dagli architetti italiani nel mondo per l’anno 2015. Recentemente i lavori e le varie attività dello studio sono state pubblicate in magazines italiani e stranieri come Architizer, Designboom, Dezeen, Archello, Architectural Record, inhabitat, architonic, A As Architecture, World Architecture News, Architecture Lab, Domus web, Houseidea, Divisare – architettura italiana, Progetti e concorsi (Il sole 24 ore), Il Sole 24 Ore, Arketipo, Arkitera, e-architect, Interiores Minimalistas, Design/Curial, Blueprint, presS/Tletter, IoArch, ArchiTravel, Italian Design Agency, Floornature, Design context, Archiscene, AecCafé. )