L'architettura è un mestiere da uomini ma ho sempre fatto finta di nulla

L'eredità di Gae Aulenti nei suoi progetti e nella sua vita

by Mauro Lazzarotto
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Gae Aulenti è stata la prima archistar italiana famosa nel mondo... così iniziano questa sera quasi tutti i servizi alla tv dedicati alla sua scomparsa quest'oggi a Milano. La prima reazione (frettolosa e un po' amara) è di pensare: beh, anche l'unica! Poi per fortuna ne vengono in mente altre, da Benedetta Tagliabue a Lina Bo Bardi, forse non a caso molte divenute famose all'estero.

Certo per lungo tempo quella dell’Architetto è stata considerata una professione prettamente maschile ma per fortuna pare che Gae Aulenti non ci abbia mai dato grande importanza. Indubbiamente vi era una difficoltà oggettiva per la donna, almeno fino a cinquanta anni fa, nel seguire, gestire e controllare le complesse e difficili fasi di un qualsiasi processo progettuale e il controllo del cantiere.

“La donna è analitica, non sintetica" scriveva Benito Mussolini nel 1927 "Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può. Essa è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti, e ciò è simbolo del suo destino”.

Qualche anno dopo le affermazioni del Duce, quando per fortuna molte sue idee avevano perso di attualità, nel '48 Gae Aulenti inizia la facoltà di architettura di Milano in quella che diventerà la sua città. «Ai corsi eravamo una cinquantina in tutto, oggi gli studenti saranno cinquemila... Allora c'era Visconti a teatro, c'erano le gallerie d'arte, c'era il cinema neorealista, la libreria Einaudi...». Milano era una città aperta: «una città europea in grande fermento e noi eravamo molto battaglieri, si guardava in grande: più che a Gio Ponti eravamo interessati al razionalismo internazionale, a Gropius, Le Corbusier, Wright...».

Degli anni della formazione Gae Aulenti  ricordava il maestro Ernesto Nathan Rogers: «Lui mi ha insegnato che l'architetto è in primo luogo un intellettuale e poi mi ha trasmesso l'importanza di uno sguardo internazionale: per me era fondamentale partire per Buenos Aires e prendermi il tempo per passare dalla Bolivia di Che Guevara, conoscere Parigi significava conoscere l'Europa eccetera... Non mi sono mai fermata». 

E infatti Gae non si è mai fermata dalla giovinezza passata a Biella che, oltre che per personale campanilismo (Ricordate La ballade des gens qui sont nés quelque part?) merita di essere citata perchè all'origine dell'impegno civile che l'ha accompagnata tutta la vita. «Prestavo dei piccoli servizi alla resistenza, si fidavano di me e qualche volta portavo fuori dai blocchi le missioni inglesi fingendo di andare in camporella. A Biella ero amica di due sorelle ebree che sparirono da un giorno all'altro. La coscienza civile nacque lì». 

Forse non ci sono architetture da costruire in cielo e magari neanche vecchie stazioni ferroviarie da restaurare ma forse anche là c'è bisogno di donne per progettare un mondo migliore.

Comments
  • monica salimbene

    ...grande donna...grande architetto...

  • Daniela Cicioni

    Quanta verità in queste parole! Purtroppo sono ancora troppi gli ambiti lavorativi in cui la discriminazione sessuale è palpabile e subdola allo stesso tempo...

  • REMO RENZO MAZZOLA

    posso dire, da uomo, che 6 sempre stata un grande riferimento x noi progettisti. ciao gae !

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