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Energy Skin Vicenza / Italy / 2013

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Come ri-creare, tramite la progettazione di un involucro innovativo, un’idea di paesaggio urbano all’interno di un’area a prevalente destinazione commerciale e produttiva? Spesso le nostre città, all’interno di tali “zone omogenee” frutto della settorializzazione urbanistica, hanno perso ogni dimensione identitaria e alienato la propria qualità architettonica in virtù della mera funzionalità dei contenitori edilizi. La ricerca di un nuovo carattere architettonico oggi passa da un imprescindibile rapporto con la componente tecnologica. Ruolo centrale assume in tal senso il tema dell’involucro edilizio per la complessità di funzioni e valenze ad esso associate, che lo rendono luogo privilegiato di sperimentazione del progetto d’architettura contemporanea. Il nostro voler ridare un nuovo volto all’organismo edilizio, con l’obiettivo di definire un segno cardine all’interno del paesaggio urbano, rinuncia ad una logica d’intervento “per parti” e si traduce nell’ideazione di un nuovo layer architettonico-costruttivo anteposto al volume edilizio. A fronte della staticità compositiva del fabbricato, improntata su un linguaggio seriale che ben si presta ad un’ampia trasformabilità, la proposta progettuale si pone come occasione di reinterpretazione della semantica della “facciata”. La nuova trama intessuta sul background dell’edificio materializza la densità di funzioni, linguaggio e prestazioni in uno scheletro attivo e sostenibile che diviene il foglio sul quale ri-scrivere il linguaggio del prospetto e concentrare i sistemi energetici di mediazione con il clima. Densità e leggerezza divengono le metafore del rapporto funzioni-linguaggio che si correlano all’interno della ricerca progettuale e si traducono nella scelta dei materiali e dei sistemi tecnologici. Aggiungere senza appesantire, si declina in un concetto progettuale che spazia dal piano materiale a quello percettivo fino a quello energetico-ambientale. La ricerca di un dialogo tra legno e sistemi solari fotovoltaici rappresenta l’aspetto vitale e dinamico del progetto. Il progetto coniuga elementi innovativi come i sistemi fotovoltaici con il legno, materiale naturale eco-sostenibile per eccellenza, rielaborato in una innovativa ibridazione tecnologica. Il nuovo sistema di facciata si accosta al volume edilizio esistente, anteponendosi ad esso con leggerezza attraverso una verticalità di intelaiature lignee “cielo-terra” che ne scandiscono il ritmo e la percezione. La sintassi di tutte le tre facciate esprime con evidenza il linguaggio “della tecnica” degli elementi costruttivi che manifestano un ruolo espressivo tramite la propria essenza materiale e il design delle connessioni, delle sezioni, delle anime delle travi, ecc. Al di sopra del background intelaiato acciaio-legno, l’immagine dell’edificio varia in orizzontale per mezzo di una composizione di pixel che, nascendo da una maglia rarefatta ed effimera in corrispondenza del corpo esistente fino a confondersi con esso, si addensa via via lungo la facciata. La connessione della “facciata” con l’edificio esistente diviene un motivo di passaggio progressivo fra due linguaggi in una progressiva sfumatura dialettica e tecnologica. Il linguaggio architettonico è il risultato di criteri bioclimatici, di efficienza energetica, flessibilità, reversibilità e leggerezza del sistema proposto. Architettura e contemporaneità tecnologica si coniugano con i valori ambientali e con le esigenze di benessere dell’utenza. Il modulo in film sottile, dall’apparenza simile a un vetro nero riflettente, diviene l’elemento base di articolazione della texture a “densità variabile”, al tempo stesso sistema attivo per la produzione di energia e sistema passivo di schermatura solare. La presenza di alcune mensole lightshelves in vetro media l’immagine e la funzione di controllo dell’irraggiamento nelle zone di confine con alcune parti trasparenti retrostanti. La facciata nord-est conserva il linguaggio di quella principale, sostituendo ai laminati solari dei moduli “passivi” con solo ruolo figurativo, dato l’orientamento sfavorevole. L’altra facciata nord-ovest invece, sulla base del diverso orientamento che riceve prevalentemente irraggiamento pomeridiano, si connota per la presenza di un involucro continuo in moduli di rete metallica stirata (o lamiera traforata) che, nei diversi scenari, può risultare completamente chiuso (ad esempio durante i pomeriggi estivi, proteggendo dalla radiazione diretta) dando un’immagine unitaria e omogenea del prospetto oppure apribile (ad es. per accogliere luce diffusa da nord) grazie ad ante a tutta altezza movimentabili dall’interno.La nuova pelle diviene, sulla facciata sud-est, l’elemento di “respiro” attraverso il quale l’edificio entra in un simbiotico rapporto “passivo/attivo” con i fattori climatici; il sistema è al tempo stesso un involucro “selettivo e rigenerativo” con capacità di adattamento rispetto al ciclo climatico stagionale. Nelle fredde giornate invernali la complessa trama è capace di offrire un’adeguata captazione della risorsa solare per beneficiare dei guadagni termici all’interno degli ambienti garantendo inoltre un ottimale comfort luminoso. In estate la stessa texture è pensata per schermare i raggi solari e ridurre i guadagni di calore sugli ampi tagli vetrati che articolano il corpo di fabbrica. Nell’ottica della sostenibilità e del risparmio energetico il sistema comprende la progettazione di tre “serre bioclimatiche” in corrispondenza delle asole vetrate previste, pensate come i polmoni solari del complesso. Il sistema costruttivo in tali aree prevede, in aggiunta alla vetratura interna dell’involucro (lasciata secondo il disegno originale), una doppia pelle esterna vetrata appesa tramite spiders a dei puntoni verticali in legno sospesi ad una trave reticolare spaziale sommitale. La leggerezza di questo complesso sistema è ottenuta grazie a un accurato design delle connessioni costruttive e dei frames in acciaio e legno (trave reticolare, travi alveolari in acciaio, fissaggi puntuali dei vetri, trasparenza totale della pelle…) che connotano un involucro immateriale quasi invisibile che genera un pozzo di luce ed energia per edificio.Questi cubi di vetro hanno in inverno la funzione bioclimatica di captazione, accumulo e distribuzione di calore ossia di “buffer zones” grazie all’effetto serra che consente il guadagno diretto di aria calda, la riduzione del gradiente termico fra interno ed “esterno” e l’eventuale possibilità di pre-temperazione dei sistemi impiantistici ad aria. In regime estivo grazie all’apertura superiore, alla presenza di schermature sulle aperture c’è la possibilità di lavaggio termico per ventilazione diretta che evita il surriscaldamento degli ambienti interni. Grazie all’inverdimento interno avviene un ulteriore raffrescamento evapo-traspirativo dell’aria in estate oltre al controllo solare selettivo in presenza di essenze caducifoglie. Il verde, presente anche sui tratti della facciata nord-ovest sotto forma di rampicanti verticali che risalgono su cavi tesi predisposti, diviene un simbolo di una natura che riaffiora fisicamente sull’edificio. L’integrazione fra natura e tecnologia diviene il carattere connotante di questo nuovo “segno” architettonico all’interno del comparto urbano. La sperimentazione progettuale è finalizzata a dimostrare come i fattori ambientali ed energetici possano divenire, oltre che fondamentali requisiti da soddisfare, anche l’elemento modellatore di una nuova architettura che si pone al di là dei puri scopi e della logica del calcolo, con un’immaginazione capace di configurarsi come ecologica ma, al contempo, di aggiungere qualità al suo intorno.
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    Project details
    • Year 2013
    • Main structure Wood
    • Status Competition works
    • Type Business Centers / Recovery of industrial buildings
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