Edificio per uffici Mondadori

Segrate / Italy / 1975

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Inaugurated in 1975, Mondadori’s head office is one of the most important works of the Brazilian architect Oscar Niemeyer. His planning of the city of Brasilia had greatly impressed Arnoldo Mondadori. The building complex is composed of three elements. The five floors of the main building are suspended within a parallelepiped, fronted by a series of arches and containing offices and newsrooms. This is set against two low, sinuous structures that emerge from a stretch of water. Their irregular and wave-like forms, which resemble that of a leaf, are made even more suggestive by a 20,000 square-metre artificial lake. The building is surrounded by a large park, laid out by landscape architect Pietro Porcinai. After the number of Mondadori employees jumped to 3,000 in 1965 from 335 in 1950, the company decided to construct a new headquarters on the outskirts of Milan in the town of Segrate, near to the city’s Linate airport and the motorway to Verona. In 1968, Giorgio Mondadori, Arnoldo’s son and chairman of the publishing house, decided to hire Brazilian architect Oscar Niemeyer for the building, three years after admiring the Foreign Ministry (Palácio Itamaraty) he designed in Brasilia. The plan for the new head office would be a kind of “architectural advert”, as Niemeyer termed it, a building that doesn’t need to be identified by a sign but is impressed in people’s memory. Construction began in the autumn of 1970 and finished in 1974, leaving a suspended, light and cadenced structure, with its asymmetrical arches and dramatic setting, a building that could amaze even contemporary visitors. The Brazilian architect had been seeking the idea of an architecturally innovative idea for a while, not only in terms of structure and form but also for the way buildings could be inhabited. He wanted to produce an open space in which people could communicate with each other and work in harmony. Giorgio Mondadori’s intuition and Niemeyer’s idea meant it was possible to execute an ambitious project for the times. In fact, this project was undertaken at a peculiar and complex moment in history, when Italian society was undergoing a period of profound changes, marked by intense social conflict. Constructing a building that was “undoubtedly unique in the city of Milan and probably in Italy”, as Giorgio Mondadori himself stated, represented a willingness to go beyond the difficulties of the here-and-now. Ita L’edificio per uffici della Mondadori si pone come un approdo risolutivo dell’attività progettuale di Oscar Niemeyer. Dopo aver configurato edifici nei quali la tensione formale aveva spesso preso il sopravvento sulla necessità costruttiva, a Segrate l’architetto brasiliano perviene alla perfetta coincidenza tra forma e struttura. Due setti di cemento armato, traforati dal ritmo sincopato degli archi parabolici, reggono un solaio al quale è sospeso il prisma vetrato degli uffici; al rigore geometrico dell’edificio principale si contrappongono le forme libere delle costruzioni annesse che emergono da una distesa d’acqua. La sorprendente sede della casa editrice, fondata da Arnoldo Mondadori nel 1907, è voluta dal figlio Giorgio che nel 1968, affascinato dal Ministero degli affari esteri di Brasilia (1962-64) –Itamaraty: il palazzo degli archi– di Niemeyer, gli affida l’ideazione del nuovo complesso di Segrate. Quando gli viene commissionato il progetto della Mondadori, Niemeyer è l’autore di edifici eccezionali. L’esuberanza formale delle sue opere –che scandalizza i custodi dell’ortodossia modernista– cattura l’attenzione dell’editore, che vuole un’architettura «spettacolare». Niemeyer elabora due successivi progetti per l’area di oltre 230.000 metri quadri della Mondadori a Segrate. Il primo prevede una laguna artificiale dove si specchiano due edifici per uffici dal flessuoso sviluppo longitudinale, integrati dal corpo fitomorfo delle redazioni e dall’agglomerato insulare di auditorium, biblioteca e mensa. Una serie di schizzi datati al settembre 1968 ne attesta la genesi progettuale; le tavole definitive, approntate entro la metà del 1969, campeggiano alle spalle di Niemeyer fotografato a Milano con il plastico dell’edificio. I disegni rivelano la volontà di emanciparsi dal precedente di Itamaraty, indicato da Mondadori come modello. Se la soluzione dei fronti in cemento armato con pilastri e archi parabolici a sezione rastremata viene identificata come leitmotiv dei due progetti (con un tentativo di variarne la conformazione, traducendola in una sorta di diaframma irregolarmente perforato), la loro diversa ampiezza rivela subito la lontananza dal modello d’oltreoceano. Anche la definizione planimetrica e strutturale dei due edifici contribuisce ad accentuarne la differenza. A Brasilia l’estesa costruzione dalla pianta quadrata era appoggiata a terra e coperta da un solaio staccato, sostenuto dagli archi. A Segrate l’andamento longitudinale della fabbrica permette la messa in opera di un sistema strutturale nel quale la scocca in cemento armato regge i cinque piani sospesi degli uffici. Lo schema statico di un semplice portale viene reiterato trasversalmente lungo la giacitura dei due corpi principali, resi indipendenti per permetterne la costruzione frazionata. Per gli edifici bassi delle redazioni e dei servizi vengono invece scelte delle forme libere e costruttivamente meno audaci (cemento armato ed elementi prefabbricati) anche se inusuali. L’ideazione creativa del progetto è da ascrivere totalmente all’architetto brasiliano, ma la sua redazione esecutiva è gestita all’interno della Mondadori. Un team costituito da Glauco Campello, collaboratore brasiliano di Niemeyer, dall’architetto italiano Luciano Pozzo, che firma le tavole di progetto, dagli ingegneri Giorgio Calanca e Antonio Nicola, dell’ufficio direzione impianti della casa editrice, sviluppano le soluzioni approntate da Niemeyer. Sotto la supervisione di Calanca vengono licenziate le tavole di progetto, mentre Nicola si occupa dei calcoli del cemento armato e alla consulenza esterna degli ingegneri Leo e Marco Finzi ed Edoardo Nova viene demandata la messa a punto della struttura sospesa in metallo. Anche Mondadori –che nel frattempo affida a Niemeyer il progetto di una villa a Cap Ferrat (1968–72)– contribuisce alla definizione del nuovo edificio, tanto che la sua decisione di utilizzare la soluzione dell’open space per gli uffici spinge l’architetto brasiliano alla messa a punto del progetto successivo. Entro la metà del 1970 vengono elaborate nuove tavole che prevedono un’unica costruzione rettilinea (di 203 per 30 metri) dell’edificio per uffici. Il dinamismo perduto nell’adozione dell’impianto ortogonale viene sublimato moltiplicando le diverse luci degli archi, la cui sequenza induce, in virtù della distorsione prospettica, a percepire un andamento sinuoso della facciata. Viene razionalizzato il sistema statico: i portali in cemento armato corrispondenti ad ogni coppia di pilastri (le facciate opposte coincidono) reggono due travi trasversali rettilinee, a cui sono agganciati i 56 tiranti che reggono il corpo sospeso. L’ultimo piano, in origine libero e separato dalla copertura, viene destinato agli uffici della dirigenza; lo stacco tra scocca e corpo sospeso viene mantenuto grazie all’arretramento del perimetro vetrato rispetto al profilo di facciata. La nuova soluzione prevede anche la rettifica parziale del bacino d’acqua, oltre a una serie di varianti messe a punto a cantiere aperto, che riguardano il corpo dei servizi. Da una configurazione a conoidi vulcanici, a un’altra a elementi circolari appiattiti, piuttosto che organicamente libera e in continuità col corpo delle redazioni, l’edificio dei servizi approda infine a una forma di penisola circolare, forata dalla corte poligonale interna, sui portici della quale si affacciano la mensa e i negozi. Viene variata anche la rampa delle scale di sicurezza che, sviluppandosi lungo il camino della centrale termica, definisce un volume cilindrico indipendente. (R. Dulio, Oscar Niemeyer e la Mondadori di Segrate in CASABELLA n.753, pp. 50 – 75.).
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    Project details
    • Year 1975
    • Work finished in 1975
    • Client Mondadori Casa Editrice
    • Status Completed works
    • Type Corporate Headquarters
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