Palazzo Branciforte

Palermo / Italy / 2012

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L’incarico di redigere il progetto per il restauro integrale di Palazzo Branciforte viene affidato nel 2007 dalla Fondazione Banco di Sicilia alla celebre designer e architetto Gae Aulenti. I lavori sono stati mirati a rendere lo storico edificio, situato nel cuore del centro storico palermitano, un prestigioso polo culturale aperto a tutti i cittadini e caratterizzato da spazi nuovi e dinamici destinati all’arte e alla cultura, attraverso un lavoro di recupero e di ripristino degli ambienti più rappresentativi dell’edificio, la cui superficie lorda è pari a 5.650 mq. I restauri hanno consentito di ridare vita al Palazzo, ridonandogli la sua raffinata bellezza e creando al suo interno ambienti adeguati a diverse funzioni d'uso. Il tutto nel più assoluto rispetto delle originarie caratteristiche morfologiche e degli elementi architettonici più significativi. Uno degli obiettivi principali che ha guidato l'intero iter dei lavori di ripristino, è stato quello di rivalutare quegli importanti spazi architettonici che nei secoli avevano perso la loro originaria funzione: una piccola stradina interna, il cortile principale, la scuderia al piano terra. Il progetto di riqualificazione architettonica predisposto dall’architetto Aulenti ha previsto l’insediamento all’interno del Palazzo di una serie di ambienti, tra cui una zona espositiva, un percorso museale, una biblioteca, una sala conferenze (Auditorium Branciforte), un ristorante, una scuola di cucina, spazi di rappresentanza e uffici per il personale. L’edificio originario inizialmente occupava solo una porzione del lotto attuale ed era caratterizzato dalla presenza di un cortile interno con un doppio ordine di logge sui lati settentrionale e meridionale, da cui si accedeva alla scala principale, che consentiva di raggiungere i piani nobiliari superiori, destinati ad abitazione. Il piano terra era invece occupato da magazzini. In seguito, a metà del 1600, il palazzo venne ampliato annettendo tutta la porzione di isolato che stava al di là della strada su cui si apriva l’originario ingresso principale. La strada da pubblica divenne così privata, e inglobata all’interno della residenza. Il palazzo, dunque, si sdoppiò sui due lati della via interna mantenendo una pianta di forma quadrata. Al piano terra della nuova ala dell’edificio venne realizzata un scuderia coperta da volte a crociera sostenute da colonne in pregiato marmo grigio. Ai piani superiori si ampliarono invece le stanze di rappresentanza e abitazione, raggiungibili dalla scala già esistente attraverso una loggia che congiungeva le due ali del Palazzo passando sopra alla strada. Il fronte principale divenne quello su via Bara all’Olivella, dove venne trasferito il vecchio portone ligneo. La strada interna rappresenta, dunque, un luogo urbano ed è stata ripristinata come tale. Pertanto, è stata liberata dagli spazi chiusi realizzati nel secondo dopoguerra, che interrompevano il cono prospettico che attraversa in senso trasversale l’edificio. Dal portone su via Bara all’Olivella si accede così adesso a una strada vera e propria, coperta solo dalla loggia centrale, che divide in due ali distinte il palazzo; percorrendola si può uscire sul lato opposto, in via Seminario Italo-Albanese, poiché grazie ai restauri è stata ripristinata anche l’antica apertura di cui si conservava solo la cornice in pietra sul fronte. La strada interna consente di raggiungere le diverse zone dell’edificio, che risultano, così, indipendenti ma direttamente collegate: il nuovo spazio espositivo, collocato dentro l’antica scuderia, il ristorante, la sala conferenze (Auditorium Branciforte), la scala secondaria, il cortile interno che apre poi agli uffici e a tutti gli ambienti dei piani superiori. La zona espositiva che ospita la grande collezione archeologica occupa l’intera ala orientale del palazzo, dove, attraverso la demolizione delle murature costruite dopo l’incendio del 1848, si è creato un unico spazio colonnato. Il progetto di restauro ha realizzato un percorso espositivo vero e proprio, arricchito dai soffitti voltati della cavallerizza e dal ritmo regolare delle colonne. Sul lato opposto allo spazio espositivo, attraversando la strada interna, si arriva al cortile dell’ala occidentale che, nel progetto, ritrova la sua funzione di spazio aperto e si trasforma in giardino 'segreto', rifacendosi ai primi insediamenti arabi del quartiere. Sul cortile si affacciano i loggiati, caratterizzati da grandi aperture che creano continuità tra gli spazi interni ed esterni. Il progetto ha consentito la ricostruzione della loggia a Nord, distrutta da un bombardamento nel 1943. Da lì si accede al piano superiore, dove sono ospitate le collezioni numismatiche e filateliche e dove è situato uno dei nuovi ambienti più significativi: la biblioteca. La sala della biblioteca è costituita da uno spazio unico a doppia altezza, ottenuto mediante la demolizione della soletta intermedia esistente, ed è caratterizzato da grandi scaffalature destinate ad accogliere i libri e da un doppio ordine di ballatoi sospesi che permettono di percorrere tutto il perimetro della sala. Nella sala spicca un meraviglioso affresco di Ignazio Moncada di Paternò. La biblioteca occupa la parte centrale del primo piano ed è direttamente collegata sia agli spazi di rappresentanza sia, attraverso la loggia che passa sopra alla strada interna, alle sale a doppia altezza dell’ala orientale, fortemente caratterizzate dalle scaffalature in legno che un tempo contenevano gli oggetti del Monte dei Pegni. Le doppie altezze e il disegno complesso degli scaffali, che vengono conservati attraverso un intervento di consolidamento e restauro, conferiscono agli ambienti un aspetto quasi surreale, creando di per sé un allestimento scenografico. All’interno del palazzo si vengono a creare così molteplici luoghi, diversi sia per funzione che per tipologia architettonica: i grandi e suggestivi ambienti destinati all’esposizione, la sala centrale e moderna della biblioteca, i nuovi spazi ricavati nelle antiche stanze. Il restauro ha dunque, consentito di ripristinare e valorizzare quegli spazi, stravolti a seguito delle vicende storiche e delle modificazioni subite in varie epoche: alcune modifiche al nucleo originario, dopo il primo ampliamento, furono apportate a partire dal 1801 quando il palazzo divenne sede del Monte di Santa Rosalia. Queste però riguardarono solo le aperture sui fronti, dove i balconi furono demoliti e le finestre furono chiuse da grate in ferro. Il volume complessivo dell’edificio, e la distribuzione su tre livelli, rimasero inalterati. Le modifiche più evidenti e invasive furono effettuate qualche decennio più tardi, in seguito ad alcuni eventi accidentali che colpirono ripetutamente il palazzo: primo fra tutti, un incendio a seguito di un bombardamento nel 1848, che provocò il crollo di gran parte delle volte e delle solette interne. I lavori di consolidamento e ristrutturazione furono immediati, ma non tennero conto delle caratteristiche architettoniche dell’edificio. Nella scuderia, per esempio, le colonne di marmo vennero inglobate dentro nuovi setti murari, le volte puntellate con pilastri e rinforzate con travi posticce in legno. Si ricostruì la copertura a falde dell’edificio ma si decise di non ripristinare le solette tra il primo e secondo piano, creando degli ambienti a doppia altezza dove vennero collocate le grandi scaffalature in legno che ancora oggi caratterizzano l’ala orientale del palazzo. L’ultimo bombardamento, quello americano del ’43, provocò il crollo del loggiato superiore meridionale nel cortile interno, che non venne più ripristinato nonostante i lavori di ristrutturazione del Dopoguerra. Le successive destinazioni d’uso dell’edificio comportarono ulteriori stravolgimenti interni: dopo il passaggio della proprietà del palazzo alla Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele, nel cortile venne aggiunto un nuovo spazio con gli sportelli per i servizi bancari e nuovi muri divisori vennero aggiunti a per rispondere alle esigenze dei diversi uffici lì insediati. L’attuale intervento di restauro compiuto dall’architetto Gae Aulenti è stato volto a valorizzare la natura intrinseca di Palazzo Branciforte, restituendo funzionalità a quegli spazi segnati dalle sue successive destinazioni. I lavori di ripristino hanno trasformato l’edificio in un luogo urbano nuovo, pur nel rispetto dell’aspetto originario, aperto a tutti e caratterizzato da spazi unici, rendendolo un punto di riferimento di primo piano nel panorama culturale siciliano e nazionale.
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