MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Brutalismo degli anni'60 Cagliari / Italy / 2008

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Obiettivo del progetto era il superamento della barriera architettonica rappresentata dall’enorme dislivello esistente fra la quota della Piazza San Michele e quella degli attuali unici accessi alla chiesa, posti a circa mt. 4,70 di altezza. Formalmente il progetto è ispirato a criteri compositivi di massima semplicità e sobrietà, se non ad un rigoroso minimalismo. Esso prevede, infatti, la realizzazione di una semplice sequenza in linea di piani inclinati, intercalati da pianerottoli di sosta, che risvoltano attorno ad un setto murario che svolge funzione di contenimento terra. Tale setto, in virtù delle sue importanti dimensioni in lunghezza ed altezza, assume valenza architettonica di elemento dominante ed ordinatore di tutta la composizione; valenza accentuata dal suo combinarsi – all’estremità che si protende verso la piazza San Michele – con un altro elemento murario dall’avvolgente forma semiellittica che, risolvendo il raccordo fra il grande setto ed il sagrato sopraelevato della chiesa, definisce uno spazio racchiuso di sosta ed aggregazione sociale. Il setto rettilineo è altresì caratterizzato da un motivo plastico ricavato per ‘intaglio’ nella citata testata verso la piazza, che, pur senza definirlo in maniera esplicita, allude al simbolo per antonomasia dell’iconografia religiosa cattolica, al quale si è voluto attribuire il valore di segnale inequivocabile dell’identità e presenza della nuova architettura. Per assecondare, poi, il linguaggio brutalista e la sincerità strutturale dell’edificio preesistente (temi tipici e ricorrenti di certe architetture degli anni ’60), oltre che il diffuso degrado del quartiere – che si sono voluti qui interpretare enfatizzandoli, piuttosto che negandoli, poiché in essi è chiaramente ravvisabile il ‘genius loci’ della preesistenza e del contesto edilizio ed ambientale – si è optato, nella scelta dei materiali, per il ferro ossidato (per cancellate, torretta ascensore e parapetti) ed il calcestruzzo a vista (muri in elevazione), ancorché riscattati dalla loro ‘ruvidezza’ da textures e finiture superficiali ricercate. Si è voluto così fornire alla chiesa, ed a ciò che essa rappresenta, l’opportunità di protendersi fisicamente e simbolicamente verso il quartiere ed il suo contesto sociale entrando in dialogo con essi e parlando il loro stesso linguaggio, piuttosto che ponendosi in antagonismo con l’uso di un simbolismo altisonante e scostante. Ultimo, ma non meno importante intento è stato, infine, quello di dimostrare come l’architettura possa anche farsi interprete del disagio e, trasponendolo in forme, volumi e spazi significativi e ‘notevoli’, possa portarlo all’attenzione della collettività, riaffermando allo stesso tempo – per il tramite della sua qualità compositiva - la dignità del contesto che l’ha generata. The target of this project was the overcoming of the “architectural” obstacle represented - for disabled people - by the huge difference in height existing between the square (Piazza San Michele) and the only possible access to the church, located about 4,70 meters over. The project is formally inspired by extremely simple and sober compositional principles, if not by a severe minimalism. It actually implies a simple linear sequence of sloping surfaces, alternated with resting landings, turning around a central wall which – because of its wide dimensions in both height and length – plays the role of predominant and organizing element of the whole architectural composition; such role being emphasized by its combination – at its end stretching out towards the square – with an other wall having an encircling semielliptical shape which, while solving the connection between the central wall and the superelevated parvis of the church, defines an enclosed space devoted to rest and socialization. The central wall also features a plastic element - carved into its end leaning out towards the public square – which, although not explicitly described, alludes to the antonomastic symbol of catholic iconography, which assumes the role to unmistakably identify the character of this new architecture. In order to comply with the brutalist language and the structural frankness of the existing building (typical of certain architectural works of the ‘60es), besides the widespread decay of the neighbourhood – which have been here emphasized, rather than denied, since they represent the genius loci of the environmental context – the choice of materials has been oriented towards rust iron (as for gates, elevator, railings and fences) and showing concrete (as for elevation walls), although their roughness has been redeemed by special textures and finishes. The project aimed, this way, to give the church – and what the church represents, too – the opportunity to symbolically and physically lean out towards the neighbourhood and its social structure, and to dialogue with them speaking their same language, rather than opposing to them through a magniloquent and off-putting symbolism. Last but not least aim has been the purpose to show how Architecture can sometimes act as a spokesman for social uneasiness and, translating it into shapes, volumes and meaningful spaces, point it out to the attention of the community, reaffirming this way – at the same time – the dignity of the contest by which it has been generated.
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    Project details
    • Year 2008
    • Work started in 2008
    • Work finished in 2008
    • Client Comune di Cagliari
    • Status Unrealised proposals
    • Type Public Squares / Urban Furniture / Churches / Monuments
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