Ponte del Manetti: ponte ciclo-pedonale nella sede del

progetto quarto classificato Prato / Italy / 2011

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Est autem partecipare quasi partem capere ( Tommaso d’Aquino) La differenza tra un ponte e un ponte pedonale è che su quest’ultimo ci si può fermare, indugiando nel mezzo e da lì osservare, sospesi tra una riva e l’altra. Il ponte avvicina le due rive, e lo fa con il presupposto della velocità: ci permette di raggiungere l’altra sponda nel più breve tempo possibile, e tanto ci basti. Il ponte pedonale richiede invece una sosta al centro, perchè attraversando un fiume a piedi ricordiamo i nostri antenati, tutti coloro che prima di noi hanno affrontato il passaggio sul fiume su un tronco disteso, o su una corda tesa tra due alberi, o su un intreccio di liane sospeso; il ponte pedonale rimanda a tutto questo e attraversandolo sappiamo che il tempo che prenderà il passaggio sarà tem¬po necessario, tempo dovuto. Tempo offerto all’idea di attraversamento potenzialmente pericoloso (o almeno un tempo pericoloso), tempo offerto a ciò che si trova intorno. Sul ponte pedonale non è solo la necessità di raggiungere l’altra sponda a guidarci: il pon¬te è parte di un percorso già “lento”, perchè pedonale o ciclabile. Nel nostro caso, inoltre, ci troviamo in un percorso extraurbano che congiunge aree agricole e naturali di grande interesse paesaggistico: un nuovo elemento, inserito in tale contesto, non è destinato soltanto ad assolvere alla sua funzione principale (nel nostro caso, l’attraversamento), ma deve in qualche modo partecipare, per forma e per funzione, al contesto in cui si trova. La partecipazione, dunque, più che l’inserimento ossequioso. Cosa intendiamo per partecipare ? Il verbo partecipare ha un largo uso nel linguaggio ordinario: fra i più evidenti e correnti, è quello in cui il partecipare, nell’ambito di una concezione quantitativa, è un vero partem capere di qualche cosa, e suppone sempre che un tutto qualsiasi, nel campo degli interessi concreti, si sia scisso in parti, che vengono poi distribuite ai partecipanti. In questo caso il partecipare ha tutto il suo significato forte di prendere una parte fra le altre parti, sia come ricevere reale, sia come prendere una parte con esclusione formale delle altre. La partecipazione presuppone una scelta tra le molte possibili. Il ponte può partecipare al contesto storico e paesaggistico in modi diversi: può essere mimetico, può ripristinare la preesistenza, può valorizzare l’esistente.La scelta che è stata fatta esclude (ovviamente) altre possibiltà, e abbracciandone una la porta alle estreme conseguenze. L’elemento-ponte, per motivi idraulici, si posiziona ad una quota più alta rispetto al piano di calpestio dei due portali del Manetti. Utilizzare i due piloni di pietra per la loro effettiva funzione (cioè i punti di partenza e di arrivo) è impossibile: il ponte deve attestarsi ad una quota diversa (+41.00 mt s.l.m.), pertanto la partenza e l’arrivo non possono essere quelli già esistenti. I due piloni hanno perso la loro naturale funzione: non sono più elemen¬ti strutturali ma diventano oggetto di osservazione, monumenti, memo¬ria, testimonianza. Come tali devono essere valorizzati, e il modo nuo¬vo in cui l’ attraversamento si relaziona con loro manifesta questa scelta. Il ponte di progetto è più alto, dicevamo, ed ha un punto di vista privilegiato sull’intor¬no rispetto alle sponde attuali. Deve rispondere però anche all’esigenza di far emer¬gere i due portali, e può farlo creando un percorso che “giri intorno” ai due elementi. Mettersi in relazione con questi due elementi vuol dire legarsi, come forma, alla loro visibilità e possibilità di osservazione: questo concetto ha guidato il disegno del ponte. Abbiamo deciso inoltre di non portare alle estreme con-seguenze le possibilità strutturali dell’acciaio, cioè la dissoluzione delle singole parti, perchè il luogo non sembra espressione di sola esasperazione tecnica. L’esasperazione tecnica che ci fu un tempo, l’opera ingegneristica “meraviglia dell’arte fusoria”, non può essere ripristinata come tale: l’intervento contemporaneo dovrà attestarsi al limite tra lo sfruttamento delle possibilità offerte dall’ingegneria e la ri¬cerca, nell’ambito del contemporaneo, di una forma e una funzione “le più adat¬te possibili al contesto”. Gli interventi di tecnica esasperata tendono a collocarsi in contesti virtualmente vuoti, in questo caso il contesto e la memoria sono ben presenti; le possibilità offerte dall’ingegneria devono bilanciarsi con la preesistenza.
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    Est autem partecipare quasi partem capere ( Tommaso d’Aquino) La differenza tra un ponte e un ponte pedonale è che su quest’ultimo ci si può fermare, indugiando nel mezzo e da lì osservare, sospesi tra una riva e l’altra. Il ponte avvicina le due rive, e lo fa con il presupposto della velocità: ci permette di raggiungere l’altra sponda nel più breve tempo possibile, e tanto ci basti. Il ponte pedonale richiede invece una sosta al centro, perchè attraversando un fiume a piedi ricordiamo i...

    Project details
    • Year 2011
    • Status Competition works
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