PARCO DELA MEMORIA STORICA E DELLA COSCIENZA CIVILE AD ERICE (TP)

Lo Sguardo di Barbara Pizzolungo-Erice / Italy / 2010

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LO SGUARDO DI BARBARA
L’elemento generatore dell’intero impianto è costituito da un muro bianco ( largo 90 cm ed alto 150 cm al cui interno sono ricavate delle sedute e gli apparecchi illuminanti ) che, fiancheggiando la strada, conclude l’area oggetto dell’intervento.
La linea dell’orizzonte viene in tal modo ostruita dalla cortina muraria, segnata da tre alberi di mandorlo, per riapparire attraverso l’unico varco, posto in corrispondenza della stele dedicata a Barbara ed ai suoi due bimbi, che riporta improvvisamente alla vista del mare. Questo muro, evocazione di quelli che definiscono gli orti mediterranei, definisce i contorni e protegge una sorta di recinto sacro, un luogo di contemplazione e riflessione. Rivolgendosi verso il mare volge lo sguardo all’orizzonte invitando a pensare al di là delle convenzioni, della paure e dell’omertà.
Il monumento vero e proprio è un piano inclinato che, ingloba e valorizza l’attuale stele, si protende a sbalzo oltre la scogliera contribuendo ad enfatizzare ancora di più lo sguardo verso la linea di congiunzione tra il cielo ed il mare. Questo bianco corridoio, lastricato in pietra di botticino siciliano, taglia e interrompe, sia simbolicamente che fisicamente, l’asfalto della litoranea per accompagnarci verso la dimensione metafisica rappresentata dalla vista del mare. Il monumento diviene così la base di un ponte ideale che chiede un collegamento un contatto solido ed efficace. La campata del ponte è solo apparentemente interrotta perchè là dove finisce il disegno architettonico inizia quello della consapevolezza e del coinvolgimento umano.
L’intera costruzione è caratterizzata dal colore bianco. L’intonaco bianco delle murature, il bianco del botticino di Sicilia per le pavimentazioni ed il rivestimento dei piani orizzontali ed il bianco dei mandorli in fiore. Il bianco è il colore della rinascita e al contempo rappresenta nell’immaginario collettivo l’architettura mediterranea: è l’indice di appartenenza al luogo. I tre mandorli, personificazione dell’assurdo sacrificio di Barbara, Giuseppe e Salvatore, attraverso la purezza dei loro fiori, sono il simbolo di nuova vita che cresce e si sviluppa nella assolata pietra locale. Il mandorlo, infatti, è il primo albero a fiorire in primavera, è il segno della rinascita della natura che richiede cura ed attenzione. Nella tradizione mistica la mandorla rappresenta il tesoro che vive nell’ombra e che bisogna scoprire per nutrirsene, mentre la sua scorza è paragonabile a una porta che risiede nella nostra coscienza: la nostra coscienza civile che ci permette di scegliere l’una o l’altra opportunità.
La costruzione del parco della memoria, più simile ad un racconto, scandisce la sua storia disegnata nella pietra. I tre alberi, cresciuti sulla linea del muro, interrompono l’andamento della storia, la feriscono, si insinuano nel ricordo, sono vivi, emettono fiori in primavera e frutti d’estate indicandoci l’unicità e la preziosità della vita.
Particolare attenzione è stata posta agli aspetti legati alla luce in quanto vivida rappresentazione della speranza. Di giorno il bianco dei materiali riflette ed amplifica la luce naturale, mentre di notte è stato scelto di illuminare l’area attraverso particolari accorgimenti che accrescessero il significato simbolico dell’ intervento.
Per effondere un’idea di sospensione i tre mandorli sono illuminati da altrettante lampade a led poste alla base dei loro fusti, mentre una striscia luminosa continua alloggiata in un incavo posto alla base del muro illumina in modo radente i camminamenti. Ciò consente di ottenere un disegno notturno in grado di accrescere la levità delle parti in elevazione al fine di assumere una veste grafica essenziale che indichi con più forza il carattere simbolico del luogo.
Unitamente ai tre mandorli, l’altro elemento di testata del sistema compositivo, è costituito dalla ristrutturazione del piccolo magazzino in pietra da convertire in un centro per la legalità ed in un luogo di aggregazione. Della costruzione preesistente viene mantenuto, ed incorporato nel disegno complessivo, l’impianto perimetrale e restaurato l’apparato murario in pietra con la realizzazione di una nuova apertura vetrata (l’ingresso principale del centro) e riaperta quella esistente, ma attualmente murata, da destinarsi ad ingresso di servizio per la zona ristoro. Un ampliamento costituito da una veranda rivolta verso il mare diviene una piccola zona ristoro panoramica connessa al corpo principale attraverso una nuova copertura continua.
L’ex magazzino diventa così un deposito della memoria, un serbatoio e un laboratorio per le nuove generazioni.
Dai piedi della terrazza e simbolicamente dalla stele commemorativa di Barbara e i suoi due figli, si giunge attraverso il percorso pedonale in legno alla stele di Anchise, padre di Enea. Padre e Mare lì, forse, potranno ricongiungersi.
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    LO SGUARDO DI BARBARAL’elemento generatore dell’intero impianto è costituito da un muro bianco ( largo 90 cm ed alto 150 cm al cui interno sono ricavate delle sedute e gli apparecchi illuminanti ) che, fiancheggiando la strada, conclude l’area oggetto dell’intervento. La linea dell’orizzonte viene in tal modo ostruita dalla cortina muraria, segnata da tre alberi di mandorlo, per riapparire attraverso l’unico varco, posto in corrispondenza della stele dedicata a Barbara ed ai suoi due bimbi,...

    Project details
    • Year 2010
    • Client Comune di Erice
    • Status Competition works
    • Type Parks, Public Gardens
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