Piano di riqualificazione urbana Stazione Monaco: Centro Sociale "CSCS" | luigi molezzi
proposta di progetto per l'Amministrazione Comunale di Cosenza nell'ambito del piano di riqualificazione dell'area urbana stazione Monaco Cosenza / Italy / 2007
I centri sociali, nell’accezione più comune ma per questo anche più riduttiva, sono genericamente considerati presidi urbani contro il disagio, a favore dei cittadini più deboli. Essi sono perciò spesso collocati in aree popolate da fasce sociali che presentano problemi di povertà, di disadattamento o anche solo di scarsa integrazione. In una prospettiva più ampia e lungimirante, che trova riscontro in una tradizione ormai consolidata nelle nazioni più avanzate sul piano del servizio al cittadino, ma anche nelle aree più evolute del Paese, il centro sociale diviene invece uno spazio importante per la vita della collettività, rispetto alla quale può giocare il ruolo di polo di aggregazione, di spazio dell’accesso, della comunicazione feconda e creativa, dell’accoglienza e della coscienza e responsabilità civile.
Il luogo
In questo senso l’area nella quale andrà a insediarsi il centro sociale di cui alla presente relazione, ha tutte le potenzialità per diventare un luogo motore di rigenerazione urbana e sociale. Essa infatti ricade nel popoloso quartiere di via Popilia, costruito su un tessuto edilizio consolidato, con una straordinaria concentrazione di alloggi economici e popolari che hanno determinato un ambiente sociale fragile, interessato da fenomeni di disagio e di rischio, acuiti nel tempo in seguito all’insediamento di consistenti gruppi di immigrati. A fronte di tutto questo oggi si pone una nuova prospettiva urbana, in corso di evoluzione, che vede il progressivo innervamento su via Popilia di edifici a uso residenziale in libero regime di concorrenza e ad altra destinazione realizzati sulla scia del boom edilizio che ha seguito l’apertura del Viale Parco. Se a questo si aggiunge il fatto che il sito è attiguo a una fascia di attrezzature sportive, in parte realizzate e in parte da realizzarsi, per loro natura catalizzatrici di popolazione giovanile, e la forte concentrazione di plessi scolastici che si riscontra nelle immediate vicinanze (liceo scientifico, liceo tecnologico, liceo commerciale…), appaiono ancor più evidenti le complesse ma anche feconde dinamiche che potranno innescarsi in un simile coacervo sociale.
Il progetto degli spazi esterni
Alla luce di tutto quanto detto, nonché della premessa fatta, si vogliono quindi valorizzare, del futuro centro sociale, gli aspetti volti all’integrazione, alla partecipazione, alla gestione creativa e consapevole da parte degli stessi utenti. Uno spazio di cui appropriarsi, da interpretare e attraverso il quale esprimersi e trovare un riscatto. Uno spazio nel quale sperimentare anche un nuovo senso civico ispirato a una cittadinanza partecipata, responsabile oltre che libera.
Per queste ragioni gli spazi esterni assumono un importante ruolo progettuale. Nel loro ambito si dilata lo spazio dell’edificio, che alla sua superficie di 450 mq aggiunge i 650 mq delle diverse aree del lotto. Questo ultimo, dalla superficie totale di 1100 mq, è privo di un recinto propriamente detto, perché vuole essere uno spazio aperto, accessibile, in cui ogni singolo margine è interpretato simbolicamente:
- Il lato su strada marca la linea di confine con un dislivello di 60 cm che crea una cavea con due spalti per le esibizioni all’aperto. Lo spazio della rappresentazione così determinato, trova un suo completamento naturale nel patio coperto del corpo basamentale del centro sociale, che si configura come un vero e proprio palcoscenico. La sua quota, sopraelevata di 40 cm rispetto alla quota esterna, garantisce un corretto isolamento dal suolo, una buona visibilità dagli spalti e un’ampia seduta coperta utilizzabile per qualsiasi attività all’aperto. Il pavimento a doghe di legno della cavea, in legno d’abete impermeabilizzato come i praticabili da teatro, ricostruisce il parterre ideale per rappresentazioni di ogni genere. Questo stesso parterre, inchiodato su un sottofondo di gavitelli, diventa esso stesso il fondale per altre interpretazioni artistiche: ogni singola doga, facilmente removibile per le operazioni di manutenzione, può diventare una delle pagine di un racconto in perpetuo rinnovamento, scritto da ogni singolo utente del centro.
- Dalla quota 0.00 del marciapiede lungo la strada parte una rampa che raggiunge la quota di 1.80, dalla quale quindi si eleva una scala, dotata di braccio meccanico per i portatori di handicap, che conduce al secondo livello del centro sociale. La rampa, dalla pendenza, in questo primo tratto, dell’8%, diventa più ripida nel secondo tratto, trasformandosi in una rampa-gioco per pattinatori e skateboardisti. Il margine destro è quindi segnato dalla rampa con il suo muro di contenimento, che diventa un fondale per graffiti e murales.
- Il confine ad est è delimitato da un muro di gomma, simbolo della incomunicabilità e del rifiuto che spesso segnano la condizione contemporanea generando disagio sociale. Il muro è disegnato da copertoni recuperati di varia sezione che fanno da ammortizzatore per le discese dei pattinatori e progressivamente si diradano diventando altalene, sedute.
- Il confine a nord, infine è costituito da una sequenza di orti, pensati come fonte di sostentamento da dare in gestione per l’autoproduzione e la vendita.
Il progetto dell’edificio
Per lasciare aperte le più ampie possibilità di uso degli spazi del centro sociale, si è pensato a una struttura flessibile, costruita su una maglia ampia, che, a partire da un modulo quadrato di 5 m per lato, garantisce una luce libera, negli ambienti, di ben 10 m, così da risultare compatibile con il tipo di attività che solitamente si svolgono all’interno di laboratori (artistiche, teatrali ecc.). L’ampiezza degli spazi consente altresì la possibilità di prevedere un loro frazionamento, volto eventualmente a pervenire a una maggiore caratterizzazione delle funzioni (ambulatorio, consultorio, ecc.). Il volume si articola quindi in due corpi rettangolari sovrapposti tenuti insieme da un nucleo verticale che contiene una scala interna di servizio e i locali igienici (1 bagno uomini + 1 bagno donne + 1 bagno disabili per ciascun piano). Al piano terra, la spina centrale, contenente l’atrio (25 mq) e il nucleo scale-servizi (25 mq), serve 2 sale, rispettivamente orientate a est e a ovest, ciascuna di 50 mq, mentre al primo piano – accessibile, come si diceva, autonomamente dall’esterno attraverso una rampa di pendenza inferiore all’ 8% e da una scala con braccio meccanico - la stessa spina centrale serve a est un’unica grande sala di 150 mq con funzione di grande laboratorio, sala conferenze, ecc., e a ovest due sale rispettivamente di 50 e 37,5 mq che ampliano la superficie del corpo sottostante attraverso ampi aggetti. Questi stessi aggetti, lungo i lati e nel corpo posteriore, generano delle profonde zone d’ombra per le attività all’aperto.
La flessibilità interna è rispecchiata all’esterno da un assetto figurativo volutamente instabile e modificabile: per operazioni di manutenzione e per le prevedibili e attese interpretazioni che interverranno nel tempo per mano degli utenti. Lo stesso assetto dei volumi appare quasi precario, come si trattasse di due corpi indipendenti accatastati l’uno sull’altro e tenuti insieme da un terzo corpo verticale, contenente le scale e dei servizi.
I dati permanenti sono dunque i seguenti:
- Il trattamento degli involucri è differenziato: Il corpo basamentale ha una finitura in cemento a vista con una vernice a smalto, rinnovabile nel tempo, mentre il volume superiore, tamponato con una muratura tradizionale a cassa vuota, ha una finitura di pannelli in onduline di pvc colorato la cui sovrapposizione genera delle sfumature variate. Sono previste due opzioni possibili: a bande orizzontali di diverso colore (nella gamma dei blu e dei rossi) e a bande verticali con diverse sfumature ottenute sulla base di un unico colore e accentuate dalla luce che traspare attraverso alcuni tagli verticali nella muratura.
- Le tamponature trasparenti delle due testate a est e a ovest del volume di base sono ugualmente realizzate in onduline di pvc trasparente e incolore, con due luci ai lati apribili.
- Le fonti di luce del corpo superiore sono contenute in fasce orizzontali in onduline di pvc trasparente e incolore, inframmezzate, nelle due testate est e ovest, da due stringhe realizzate fuori opera con tre oblò a rilievo (ricavati da tubi prefabbricati in cemento vibrato per opere civili del diametro di 1,2 m) che garantiscono l’areazione degli ambienti e disegnano il logo del centro: CSCS (Centro Sociale CoSenza). Lo stesso logo disegna poi sulla facciata laterale nord, dove è impresso a rilievo con la stessa modalità, una teorie di sedute, e sulla facciata sud la serigrafature delle porte di ingresso ai due livelli.
I centri sociali, nell’accezione più comune ma per questo anche più riduttiva, sono genericamente considerati presidi urbani contro il disagio, a favore dei cittadini più deboli. Essi sono perciò spesso collocati in aree popolate da fasce sociali che presentano problemi di povertà, di disadattamento o anche solo di scarsa integrazione. In una prospettiva più ampia e lungimirante, che trova riscontro in una tradizione ormai consolidata nelle...
- Year 2007
- Main structure Mixed structure
- Client Comune di Cosenza
- Contractor Galati Costruzioni Spa
- Cost 500.000 euro
- Status Unrealised proposals
- Type Adaptive reuse of industrial sites / Multi-purpose Cultural Centres / Leisure Centres / Urban area recovery, squares and streets / Clubs, recreation centers, youth centers

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