Proposta per il nuovo polo culturale M9

Mestre / Italy / 2010

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Il progetto per M9 e la riconversione dell’ex convento delle Grazie in un centro commerciale conserva le facciate e le parti significative della struttura dell’edificio esistente e prevede soltanto la demolizione di alcune pareti divisorie. La strategia adottata è di inserire gli accessi (scale e ascensori) nel corpo di spessore minore, mantenendo libero quello di maggiore profondità per i negozi. Affinché nel centro commerciale non vi siano corridoi ciechi e le condizioni siano le migliori per la vendita, le scale mobili sono posizionate in modo da obbligare il pubblico a percorrere tutto il piano per salire o scendere.
Per il nuovo museo è stata adottata la tipologia a patio, analoga a quella dell’ex convento annesso, che comporta una circolazione continua. Il patio propriamente detto può essere anche utilizzato come estensione all’aperto delle sale del piano terra e in particolare della caffetteria. Il volume dell’edificio si adegua alle preesistenze che lo circondano, sia che si tratti di edifici di qualità (ex convento delle Grazie) o di edifici anonimi. Anche in questo caso la città è un’entità compatta e anche in questo caso un punto di vista selettivo o moralistico non è il più appropriato per affrontare un progetto urbano: come diceva Fernando Pessoa, infatti, “basta esistere per avere qualche ragione d’essere”.
Il museo è costituito da un piano interrato, dal piano terra, da altri due piani e da un piano arretrato in copertura, non percepibile da nessun punto della città o dal patio interno. Adeguare il coronamento della nuova costruzione all’intorno è stato uno dei nostri principali obiettivi, perché siamo convinti che la città si costruisce nella continuità, seguendo una regola; le eccezioni valgono per i monumenti e non è questo il caso. I materiali di cui è previsto l’impiego all’esterno sono mattone, vetro e cemento faccia vista bocciardato per l’entrata di servizio. Questa “pelle” esteriore è sostenuta da una costruzione mista in cemento armato e acciaio, a sua volta portata da pareti strutturali. Si prevede un parziale riuso dei mattoni delle costruzioni demolite e delle cornici di alcune finestre, non per ragioni ecologiche, ma per ricreare l’atmosfera di un ambiente le cui proporzioni e i cui materiali meritano di venir salvaguardati. I muri e le finestre finte così ottenute formano una scena, un ready made che rende funzionale a un museo ciò che è banale e anonimo. Citare un “testo” che sta per scomparire, rientra infatti nel nostro modo di intendere l’architettura come continuità. Il vetro è presente soprattutto al piano terra, dove crea una trasparenza graduale tra strada, museo e patio. L’assenza di una struttura in facciata e il vetro antiriflesso attribuiscono una permeabilità agli spazi possibile solamente in una costruzione del XXI secolo.
Il museo ha quattro ingressi: un’entrata di servizio da via Pascoli, dove un camion può invertire la marcia con una sola manovra; un piccolo passaggio tra la piazzetta commerciale corte Legrenzi e il patio di accesso all’atrio del Museo; un’entrata laterale, con una lettera in marmo di grandi proporzioni leggibile da via Poerio, che conduce all’atrio suddetto attraverso un giardino (collegato a quello della chiesa) e i negozi del Museo. L’ingresso principale, ubicato tra la chiesa e il centro commerciale è segnalato da una sigla in marmo di grandi proporzioni; poiché è molto visibile e prossima al centro commerciale, faciliterà la frequentazione del Museo.
I percorsi si sviluppano con continuità dall’atrio attraverso rampe mobili che conducono all’ultimo piano, dedicato alle esposizioni temporanee. A partire da quest’ultimo il senso di percorrenza si inverte e si può visitare la collezione permanente scendendo da un piano all’altro. Affinché la visita non risulti meccanica, abbiamo inserito piccole ambienti di sosta illuminati da luce naturale.
Gli spazi espositivi per la collezione permanente sono attraversati soltanto da alcune pareti strutturali; a partire da esse possono venire configurati a seconda delle esigenze. Gli ambienti per le esposizioni temporanee ricevono luce naturale dalla copertura, mentre uno spazio particolare con un’altezza netta di quasi sette metri e luce più controllata potrà essere utilizzato per eventi o situazioni particolari.
Questo nuovo edificio, legato all’ex convento delle Grazie, non sarà una nuova “icona” dell’architettura contemporanea. Le circostanze sono mutate e in greco “crisi” significa cambiamento. Cambiamento in questo momento a Venezia-Mestre, così come in Europa, significa essere più “naturali”, più “adeguati”, più silenziosi perché come diceva il poeta portoghese Herberto Helder “é con il silenzio che si fanno le voci”.

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