Riqualificazione architettonica e funzionale del Capannone 18 nell’area Ex “Officine Reggiane” | andrea oliva

Reggio Emilia / Italy / 2019

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Il Capannone 18 è il risultato di un pensiero collettivo: un progetto condiviso con le aziende utilizzatrici che ne hanno da subito plasmato i contenuti. I principi di organizzazione generale del comparto, il funzionamento del quartiere, le attività del supercondominio fino al coordinamento degli spazi interni sono stati portati avanti sulla medesima piattaforma cooperativa, supportata dalla Società di Trasformazione Urbana e dal Comune di Reggio Emilia. Le aziende, diventate da subito partners progettuali, hanno potuto così insediarsi anche durante il cantiere nonostante le difficoltà causate dai lavori. Un approccio inedito di partenariato pubblico – privato che ha saputo coinvolgere anche la comunità in un progetto di riqualificazione urbana e culturale. Un progetto che ha innescato un meccanismo virtuoso auto-generativo nutrito dalla conoscenza, dalla storia, dalla qualità architettonica e dal principio di cooperazione tra i vari soggetti attuatori.


 La memoria delle ex “Officine Reggiane” è una componente statica: scena immobile di un teatro d’aria in cui descrivere prospettive suggerite dai binari, dalle macchine e dai muri usurati dal tempo, dalla fatica e dal lavoro. Modificare la scena è sinonimo di alterazione della memoria, quindi della realtà; inquadrarne parti è sinonimo di valorizzazione della testimonianza, quindi della verità.


 Il Capannone 18, bonificato dell’amianto e dal terreno inquinato, rivela all’interno la sua storia come una grande sala affrescata dove si moltiplicano le prospettive e i punti di vista mentre, all’esterno, si chiude nella sua tipologia basilicale.


La fabbrica, dopo il consolidamento strutturale, ha ritrovato il suo aspetto originale; le prospettive interne, per loro dimensione, appartengono alla scala urbana a tratti persino paesaggistica. Lo spoglio e la sostituzione per parti del manto di copertura hanno introdotto ampi scorci di luce naturale che hanno permesso una reinterpretazione morfologica dello spazio “contenuto”: corti urbane su cui si attesteranno nuovi affacci, piazze e attraversamenti. 


Coniugare testimonianza e innovazione è stato possibile grazie alla costruzione nel costruito, traducendo i caratteri insediativi della macchina che opera nella fabbrica in un progetto architettonico.


I volumi, inseriti all’interno del grande vuoto basilicale, sono adibiti prevalentemente ad uffici e laboratori e contribuiscono a mettere in relazione il rapporto di scala tra fabbrica e uomo.


Terrazze, sbalzi e ponti registrano il programma funzionale interdisciplinare sottolineando il rapporto tra forma e funzione.


Nei blocchi delle nuove architetture prevale l’astrazione materica del legno, per un dialogo mai competitivo con la sintesi costruttiva del Capannone 18.


La reciprocità tra vuoto e pieno, elementi lineari e volumetrici, forma e funzione, conduce il visitatore ad una percezione distale, o diretta, delle funzioni specializzate (laboratori e uffici) e ad una percezione prossimale, o ragionata, delle pareti di fondo del capannone dove viene descritta la memoria dello spazio pubblico (viali e terrazzi).


 La configurazione dell’edificio si presenta a pianta semilibera, impostato su una maglia strutturale con campate di circa 6 metri. Lo schema di layout, rispettoso del rigore della scansione della struttura, è tuttavia libero dal punto di vista distributivo, organizzativo e temporale. Il layout interno è un racconto sospeso tra passato e futuro, dove le aziende contribuiscono a determinarne la qualità relazionale e funzionale.


All’esterno sono stati realizzati i manufatti per servizi tecnologici, per accogliere parcheggi privati e spazi tecnici; tali elementi trovano coerenza formale, in chiave sintattica, con la tipologia basilicale dell’architettura storica.


Nel Capannone 18, l’architettura storica circoscrive, come un monumento, lo spazio relazionale, custodendo i significati della storia e della memoria e lasciando all’implementazione reversibile dei nuovi volumi il ruolo dinamico di organizzare e sollecitare le relazioni, assegnando così all’edifico, nel suo complesso, il significato più ampio di edificio pubblico, di caposaldo urbano di spazio per la città, nonostante la funzione specialistica.


 

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